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Hitman vol. 1: c’è un nuovo sicario in città

Di quante prove abbiamo bisogno per considerare Garth Ennis uno dei più importanti autori di
fumetti di sempre? La mia stima per quel pazzo di un Nord Irlandese è ai massimi, già solo per aver scritto il mio fumetto preferito, per le sue ottime storie di guerra, per il suo ciclo di storie di “Hellblazer” o quella bellissime dedicate al Punitore. Ah sì, poi ci sarebbe sempre quella cosina intitolata “Hitman” e qui come direbbero gli americani: And the crowd goes banana!

Sulle pagine di Hellblazer Ennis ha preso in mano un personaggio creato da altri (Alan Moore per la
precisione) regalando a John Constantine alcune delle sue storie più
rappresentative, forte di quel successo ha potuto insieme al compagno di sbronze
Steve Dillon (ciao Steve! Minchia
come mi manchi!) creare i suoi personaggi, il risultato è quel capolavoro
gigante di Preacher. Ma “Hitman”, beh,
è tutto un altro affare.

Lavorare per un
colosso fumettistico americano, come potrebbe essere la Marvel o la DC Comics
(pardon Distinta Concorrenza) non è un affare semplice, il più delle volte
lavori con personaggi che non sono di tua proprietà, che devono sottostare
a rigidi controlli da parte della censura e ad ogni piè sospinto, la “scuderia”
organizza qualche maxi saga, mega evento che altera lo status quo dei
personaggi, senza alterarlo poi davvero, ma più che altro per un pugno di
dollari, o per qualche fumetto in più.


Quando vi chiedete dove Garth trovi l’ispirazione per le sue storie, ora lo sapete.

Inoltre, negli
ultimi anni, il famigerato e integerrimo “Comics Code Authority” ha perso la
sua onnipotenza, ma negli anni ’90 vi assicuro che faceva il bello e il cattivo
tempo e se il mostro ha prima barcollato per poi cadere, è merito anche del
lavoro di un iconoclasta come Garth Ennis. Ma se Preacher era un carro armato
lanciato contro le istituzioni, Hitman è il guastatore paracadutato dietro le
linee nemiche, se il risultato finale è un fumetto in pieno stile Garth Ennis,
è soltanto perché un autore (pazzo) e di razza come lui, non può essere
facilmente imbrigliato.

“Hitman” è durato
60 numeri, tutti pubblicati nell’era del Comics Code Authority, dal 1996 al
2000, ho seguito la serie fin dal suo italico esordio saltellando tra la serie
regolare e le raccolte in volume e approfittando della ristampa della Planeta
DeAgostini in tre comodi volumoni, mi sto concedendo una molto gradita
rilettura, quindi come già fatto per Preacher, mi sembra doveroso omaggiare anche
“Hitman”.


Hitman, Sicario,
ovvero il protagonista della serie e anche la professione di Tommy Monaghan, se
già lo conoscete lo idolatrate, altrimenti ve lo dico: il vostro prossimo
personaggio dei fumetti preferito!

Irlandese di
origine, irriverente per formazione, Tommy Monaghan vive a Gotham City, sì la
città di Batman, ma il suo quartiere è talmente losco che penso che nemmeno l’uomo
pipistrello voglia avvicinarsi, si chiama il Calderone, il posto dove gli
immigrati in cerca del sogno americano venivano scaricati direttamente dalle
navi, con venti isolati tutti dedicati agli Irlandesi e qui ci starebbe una
citazione dal film “The commitments”.


Tommy e i suoi compari di bevute giù al Pub.

Il primo esordio
di Tommy Monaghan avviene sulle pagine di “The Demon annual” #2, come
comparsata dell’altro personaggio ai tempi scritto da Ennis, ovvero Etrigan, il
demone che parla in rima della Distinta Concorrenza. A questo punto, subentra la
prima (di tante) imposizioni della scuderia, il personaggio deve entrare a far
parte del crossover “Linea di sangue” in cui alcuni alieni giunti sulla Terra,
si divertivano a mozzicare umani risvegliando i loro poteri latenti, una roba da
lettori di fumetti di super eroi, non agitatevi, il bello arriva dopo.

Ennis, gestisce
questa (possiamo dirlo) stramba richiesta a modo suo, il morso dell’alieno nei
limiti della censura assomiglia ad un mezzo stupro, a Tommy passa dall’essere
un sicario di poco conto, ad un vero e proprio Hitman (nuovo soprannome di
battaglia), dotato di vista a raggi-X e una capacità telepatica di leggere la
mente. Due poteri che un ragazzaccio mezzo irlandese sfrutta alla sua maniera,
nascosti i suoi occhi dalla pupille completamente nere, dietro ad un paio di
occhiali da sole (un po’ come il vampiro Cassidy), Tommy sfrutta i suoi poteri
per iniziare a farsi un nome, diventando un assassino con una sua etica, specializzato
nell’uccisione di metaumani… Che ogni tanto sbircia le donne sotto i vestiti,
mah vabbè non formalizziamoci, dai!

Un campione di stile, classe a raffinatezza.

Pastrano fino
alle caviglie, sorriso irriverente sempre sul grugno, occhiali neri, una
sigaretta appesa ad un angolo della bocca e una 45 automatica per ogni mano, Tommy
Monaghan, spara dritto, insulta duro e beve forte, ma soprattutto diventa
subito un personaggio di culto nel panorama della Distinta Concorrenza.

Garth Ennis ha
sempre dichiarato di non odiare i super eroi, ma di odiare il modo in cui
monopolizzano il mercato dei fumetti americano e ha sempre trovato il modo di
inserire le tematiche e le situazioni (anche assurde ed estreme) che ama lui
all’interno di questo mondo fatto di tutine aderenti e nomi altisonanti, Tommy
Monaghan con i suoi modi irriverenti, è come un disco dei Clash o dei Pogues,
sparato a palla durante una serata in cui è richiesto l’abito da sera.
Dove lo trovate
un personaggio che nella sua seconda storia (tratta da Batman Chronicles #4),
si becca un cazzotto nello stomaco da Batman e in tutta risposta, gli vomita
la cena a base di curry del ristorante indiano sugli stivali?

Ci vorrà parecchio Bat-olio di gomito per pulire quei Bat-Stivali.

Oppure, che si
permette di interagire con quello che io (ed evidentemente anche Garth Ennis)
ho sempre considerato il super eroe più stupido di sempre, ovvero Lanterna
Verde, trattarlo come un cretino verde vestito e fargli fare pure la figura
del taccagno, quando al bar con gli amici, Lanterna non può offrire un giro,
visto che il suo costume non ha tasche… Più che Lanterna Verde, Lanterna al
verde!

Anche questa volta il super eroe più scemo di sempre, porta a casa un’altra bella figura di niente.

Poi ci sono gli amici di
Tommy, un branco di sicari coloriti quasi quanto lui, il suo amico Sean Noonan,
figlio del barista e veterano della seconda guerra mondiale Pat Noonan. Oppure,
il freddissimo Ringo Chen (e ditemi che non è il nome più figo che vi sia mai
capitato di sentire, dai?), ma anche quel cazzone di Hacken, cresta a t-shirt
della guerra del Golfo, senza averla mai combattuta davvero.

A differenza del
fidato Natt il cappello (in originale Nat the hat, purtroppo perdiamo l’allitterazione),
commilitone di Tommy proprio durante Desert Storm e famoso oltre per il suo
vistoso cappello, anche per il tentativo di non utilizzare parolacce, cosa che
vi assicuro in un fumetto di Garth Ennis non succede tanto spesso.

Nat il Cappello, il compare di bevute (e sparatorie) ideale.

Se proprio
dovessimo dirla tutta, tra gli amici del Pub ci sarebbe anche il super eroe Six
Pack! Oddio, super eroe, lui va conciato con una tutina fatta in casa e il suo
tasso alcolico costantemente alterato gli fa credere di avere qualche potere,
ma oltre quello di straparlare e vomitare, Six Pack è più colorito che davvero
utile, almeno nelle prime storie di “Hitman”, dategli tempo.

In questa storia
di amici, Garth Ennis si porta dietro un suo amico direttamente da Belfast, il
grande John McCrea, uno che si è fatto le ossa sulle pagine di “Judge Dredd” e
con Ennis ha prodotto l’anarchico e controverso (tanto per cambiare) “Dicks”,
ma anche un ciclo di storie per “The Boys”. Ennis ha sempre definito il
disegnatore come uno della vecchia scuola, uno che quando disegna usa la
matita e che se vuoi parlare con lui, o tiri su il telefono (scordati di
mandargli un email), oppure vai al pub più vicino, su “Hitman” fa un lavoro
splendido: non solo da forma alle follie di Ennis, ma riesce a rendere una
sparatoria perfettamente coreografata, insomma l’uomo giusto per un personaggio
come Tommy Monaghan.
Questo primo
volumone raccoglie gli esordi del personaggio ed è uno spasso vedere Tommy interagire
con il demone Etrigan, il personaggio creato da Jack Kirby, che Garth Ennis
riesce a rendere tosto malgrado la parlata in rima. Il primo ciclo di storie “A
Rage in Arkham” prevede una missione speciale per Tommy, un viaggetto da incubo
nel famigerato manicomio criminale di Arkham per uccidere un cliente metaumano
molto speciale: Il Joker!

Mettiamo un bel proiettile su quella faccia.

In questa
porzione di storie esordisce anche un altro personaggio pazzesco, il temibile Mawzir
demoniaco sicario infernale con dieci braccia (tutte armati di pistole!) inviato
sulla Terra dall’Arkannone, l’inferno delle persone uccide da un proiettile,
che vorrebbero Tommy Monaghan come suo nuovo assassino a piede libero sulla Terra, ovviamente Tommy è di un altro avviso e le pallottole voleranno sul
serio.

Ma ne volano
ancora di più nel secondo ciclo di storie contenute nel volume, ovvero “Ten
Thousand Bullets” (Hitman #4-8 e Hitman ANNUAL #1) probabilmente il piatto
forte del primo volumone. Qui Ennis si concentra sul sottobosco criminale di
Gotham City, in una storia di assassini arrivati da Miami per uccidere Tommy e
un lutto grosso e molto drammatico nella sua vita, ve lo dico? Una delle mie
storie di “Hitman” preferite di sempre, in cui Tommy e Nat fanno volare davvero
quintali di pallottole, in una versione su carta di un film di John Woo (non
Tarantino, a cui Ennis viene sempre paragonato).

La soluzione Monaghan ai problemi della vita: Un’automatica per ogni mano in stile John Woo.

Non manca nemmeno
il grande amore di Ennis per il western, nel primo Annual dedicato al
personaggio, Tommy che normalmente cita Guerre Stellari ad ogni piè sospinto, ci rivela l’altra sua grande passione,
quella per gli spaghetti western e si trova protagonista di un’avventura oltre
il confine in pieno stile Western intitolata “Una bara piena di dollari” (mica
male come nome, no?), disegnata da un’altra leggenda del fumetto e storico
collaboratore di Ennis, il grande Carlos Ezquerra (in collaborazione con il
bravissimo Steve Pugh) che con Ennis aveva già sfornato tra le altre cose,
anche lo speciale di Preacher dedicato al Santo degli Assassini, giusto per stare in tema western!

“Sai che somigli a uno che vale duemila dollari?” , “Già, ma tu non somigli a quello che li incassa” (Cit.)

Si torna, invece,
nel Calderone con il ciclo “Local hero” (Hitman #9-14) dove Tommy diventa il
beniamino del suo scalcagnato quartiere, tenendo testa ad alcuni poliziotti
mandati ad incastrarlo e dando pienamente forma alla sua etica, si ammazzano
solo i cattivi, sicario assassino con vista a raggi-X va bene, ma con una
morale cacchio! Inoltre, proprio qui fa il suo esordio la tostissima detective
del distretto di Polizia di Gotham Debbie Tiegel, che inizierà una complicata relazione
con Tommy. Sì, perché Ennis sa curare le sparatorie, farcisce le sue storie di
trovate folli, ma sa davvero creare personaggi sfaccettati, capaci di
corteggiarsi e innamorarsi in modo efficace e realistico. Salvo poi un minuto
dopo inventarsi una storia come “Zombie Night at the Gotham Aquarium” che
anticipa la mia degli squali zombie di una ventina d’anni o giù di lì!

Nelle ultime
pagine, anche l’inizio della mitica saga “Ace of Killers” in cui oltre a
ritornare il malvagio Mawzir, Tommy si ritrova incastrato in un assedio, con
una certa signora appassionata di gatti piuttosto famosa a Gotham City, non
aggiungo altro, perché la storia si completa nel secondo volume e, tranquilli,
ne parleremo presto.

Ho come l’impressione che il vecchio Tommy sia un tipo da gatti, anzi, da gattine.

Insomma, “Hitman”
è un capolavoro di un artista talmente irriverente, iconoclasta e talentuoso,
da non poter essere imbrigliato tra maxi saghe e censure di sorta, il fatto che
Tommy Monaghan abbia infestato la pagine della Distinta Concorrenza con la sua
faccia da schiaffi e la sua attitudine Punk, è la prova della vittoria di Garth
Ennis, l’uomo che non odia i super eroi no no… Se lo avesse fatto allora? Cosa
gli avrebbe combinato?

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