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Home Movies – Vizietti familiari (1980): la macchina da presa mente in continuazione, mente ventiquattro volte al secondo

No, non ho deciso di lanciare una rubrica sui filmini
amatoriali, quelli prodotti in casa, anche se con De Palma di mezzo non si sa
mai, in ogni caso, benvenuti al nuovo capitolo della rubrica… Life of Brian!

Anche se Fury non
è stato il successo di critica e pubblico che in precedenza era stato Carrie, ormai Brian De Palma era caldo
come una stufa, il suo talento sotto gli occhi di tutti, tanto che le grandi
case di produzione lo volevano a tutti i costi. Brian da Newark non aspettava
altro, infatti, si lanciò nella lunga e travagliata pre produzione di un
soggetto a cui teneva molto, basato su un romanzo-verità di Robert Daley, la
sceneggiatura scritta da De Palma sarebbe diventata “Il principe della città” (1981)
che nella realtà parallela dove viviamo voi ed io, però, è un film diretto da Sidney
Lumet, perché per le canoniche differenze di vedute artistiche con la Warner
Brothers il nostro Brian, finì tagliato fuori da un progetto che si stava
allontanando dai suoi piani… Quindi, mettiamola così: alla fine “Prince of the city”
è finito a far parte della filmografia di Lumet, ma questa è solo la partita di
andata, perché i due grandi registi finiranno a palleggiarsi un altro titolo,
ma per quello ci sarà modo e maniera di parlarne nei prossimi capitoli di
questa rubrica, ma tenete a mente il vecchio Sydney che avrà ancora un ruolo
chiave prossimamente.

Cosa fare a questo punto della carriera? Non voglio avere la
pretesa di poter stare nella testa di De Palma come Koji Kabuto in quella di Mazinga
Z, però mi sembra evidente che in piedi sulla soglia di tutte le maggiori case
di produzione di Hollywood, De Palma abbia avuto un moto d’orgoglio, ma se
vogliamo anche un modo per ribadire le sue origini di artista indipendente,
come abbiamo visto nei primi capitoli di questa rubrica, quando il nostro Brian
non piega i generi cinematografici alle sue esigenze è sempre alla commedia che
si rivolge.

«Kirk Maestro, ho proprio bisogno di te, vuoi insegnare cinema?»

“Home Movies” è un ritorno alle origini, quasi una piccola
vacanza dal peso delle celebrità e più in generale un vero e proprio ritorno a
casa, come l’atleta in crisi che torna nella vecchia palestra dove ha iniziato
per ricordarsi la gioia delle origini, De Palma viene invitato al Sarah
Lawrence College dove ha studiato cinema per tenere una lezione ad un gruppo
ristretto di quindici fortunati studenti.

Ovviamente, viene accolto come quello che è: un Maestro
venuto a distribuire il suo sapere ai proseliti… Ma De Palma ha le idee
chiarissime, invece di avvolgersi la sciarpetta bianca intorno al collo dandosi
aria da divinità scesa in terra, il nostro ha un approccio molto pratico: per
imparare a fare i film, oltre alla teoria ci vuole la pratica. Quindi, cerca di
raggranellare il budget per realizzare un film insieme al gruppo di studenti,
tutto girato tra le aule del Sarah Lawrence College, il parco attorno alla
scuola e un paio di set da interni.

La prima passione del giovane alter ego di De Palma.

Per il budget sembra fatta, un volenteroso dentista
galvanizzato dall’idea scolastica di De Palma mette i soldi che mancano, poi,
però, si tira indietro costringendo il regista a trovare una soluzione, dopo il
disastro di I cancelli del cielo di
Michael Cimino tutto era cambiato, per gli autori la strada era più in salita,
per fortuna De Palma può contare sui suoi compari della New Holywood, quindi al
posto del dentista come finanziatori sono entrati Spielberg e Lucas (storia
vera).

Con un pugno di dollari ormai in tasca, De Palma si rivolge
a quella che ormai è la sua factory
(per usare un termine alla Andy Warhol), Pino Donaggio firma lo spigliato tema
musicale del film, quello che si sente sui titoli di testa animati di “Home
Movies”. Kirk Douglas, fresco della sua esperienza sul set di Fury, accetta di recitare nel ruolo del
Maestro solo per stima nei confronti del regista, mentre la parte della bella Kristina
viene affidata a colei che nel frattempo e diventata la fidanzata (e a stretto giro
anche moglie) di De Palma, ovvero Nancy Allen, al secondo film con il regista
del New Jersey e occhio, perché il tassametro delle collaborazioni corre.

La quasi futura (ex) signora De Palma: Nancy Allen.

Manca un attore giovane per il ruolo chiave di Denis Byrd,
De Palma lo trova in Keith Gordon, che di sicuro ricorderete alla guida di Christine diretto da Carpenter, uno che
in giovane età ha avuto modo di stare su tutti i set giusti, insomma. Il quadrosdi completa con Gerrit Graham, direttamente da Il fantasma del palcoscenico, nel ruolo di un altro personaggio
vanesio, in questo caso il fratello del protagonista, James Byrd, non manca
altro, la lezione di cinema di De Palma può iniziare.

Purtroppo qui non canta nessuna canzone, peccato.

“Home Movies” (da noi appesantito dal pruriginoso
sottotitolo italiano immancabile) si muove su due livelli, entrambi molto
personali per De Palma: da una parte abbiamo questo sedicente Maestro interpretato
in modo energico da Kirk Douglas, un po’ santone cinematografico un po’
Spartacus redivivo che, come un moderno profeta, spiega il cinema ai suoi
studenti. Non solo De Palma sfoggia della notevole autoironia, visto che era
esattamente la sua condizione in quel momento della carriera, ma ne approfitta
per rifilare due stilettate anche all’industria cinematografica, il suo
tentativo di ribadire la sua condizione di autore indipendente. Non è un caso
che nel corso della sua carriera, De Palma abbia trovato un modo suo, per altro
anche piuttosto schematico, di convivere con questa condizione, finendo per
alternare progetti personali a titoli più su commissione, seppur sempre girati
con il suo stile e la sua maestria. Lo vedremo in maniera molto chiara nel
corso della rubrica, insomma da questo sperimentare commedia tra studenti è
emerso il De Palma che ha firmato la porzione più sostanziosa e creativa della
sua carriera, un ritorno a casa che si è rivelato provvidenziale.

«Vedi ragazzo è così che si fa il cinema, ora vai e dirigi»

Forse anche perché con “Home Movies” ha potuto togliersi
qualche sassolino dalla scarpa, non solo con la satirica critica al mondo del
cinema, ma anche alla sua famiglia, facendo idealmente scendere quella scimmia
che si portava sulla spalla da chissà quanto tempo. Lo abbiamo visto nei
precedenti capitoli e lo vedremo ancora, il tema del doppio è uno di quelli
chiave per De Palma, doppio è anche il protagonista di “Home Movies”, se da una
parte abbiamo lo spavaldo Maestro di Kirk Douglas, dall’altra parte dello
spettro dei colori, arriva il secondo protagonista, il Denis di Keith Gordon
anche lui è l’alter ego di De Palma, il classico ragazzino “invisibile”
(specialmente in famiglia) con il sogno di fare cinema e una famiglia
disastrata alle spalle.

La SECONDA passione del giovane alter ego di De Palma.

Il fratello è un mitomane tenuto in altissima considerazione
anche quando sproloquia di cinema snocciolando nomi a caso (Gerrit Graham va un
metro sopra le righe giocandosi cognomi illustri come quelli di Melville e
Milius nei dialoghi), la madre del ragazzo è sull’orlo di una crisi di nervi,
mentre il padre, un dottore proprio come il vero padre di De Palma, fa sempre
tardi la sera per “sperimentare tecniche” con le infermiere. Leggete tra le
righe.

Denis nel suo essere completamente invisibile a casa,
diventa il soggetto perfetto per la “Divoterapia” del Maestro, anche se, bisogna
ammetterlo, quello che rende Denis così interessante per tutti è la sua
fidanzata Kristina che, essendo fatta a forma di Nancy Allen, non serve nemmeno
stare troppo a spiegare come mai attiri così tanto l’attenzione. Sul fatto che poi l’attrice
fosse anche la vera fidanzata di De Palma ci dice molto di questa operazione,
quasi una seduta di psicoterapia fatta utilizzando lo strumento che il regista
del New Jersey conosce meglio, ovvero il cinema, e la sua coperta di Linus
preferita in particolare, ovvero la commedia.

«Non starei mica giocando al dottore papà?», «Tu va a guidare l’ambulanza e non disturbarmi!»

Tanti registi hanno impresso a fuoco una loro massima nella
cultura popolare, ci sarebbero molti esempi, ma la frase simbolo di De Palma
resta una dei più illuminanti: la macchina da presa mente in continuazione,
mente ventiquattro volte al secondo. Con “Home Movies” De Palma fa proprio
questo: racconta la sua storia personale. Qui, partendo da elementi reali per
fare quello che il cinema fa sempre, mentire, il trionfo della finzione applicato
ad uno spunto che sarà anche reale, ma che diventa immediatamente finzione
quando lo trasformi in cinema, con macchine da presa e attori sul set.

Il tutto filtrato dalla sensibilità da commedia caustica,
ovvero un ritorno ai primi titoli della filmografia di De Palma, quindi è
normale che Denis si ritrovi impegnato in uno spettacolo con attori che si dipingono
il volto di nero (come in “Be black, baby” il film nel film dentro ad Hi Mom!) oppure che Kristina confessi al
suo ragazzo di aver fatto l’amore con la mascotte del coniglio che diventa un
tormentone nel film. Non serve Freud per capire che questo è il tentativo di De
Palma di esorcizzare il suo primo contatto con una grande produzione
Hollywoodiana, finito malissimo con Conosci il tuo coniglio.

Meglio non indagare ulteriormente sui trascorsi con il coniglio.

“Home Movies” è tutto così, una commedia piena di satira che
ha tutto per divertire il pubblico, ma che nel suo mentire utilizzando il
cinema come scusa (anche educativa in questo caso) non fa altro che permettere
a De Palma di far scendere quella scimmia dalla spalla, fare il punto della
situazione sulla sua vita e la sua carriera, per poter ripartire di slancio.
Più dettagli della biografia di Brian di Newark conoscete e più ne ritroverete
in questo film

Ma questa commedia è di fatto anche un film sui film, una
messa in scena costruita su una messa in scena, insomma, non avrà raccolto molti
consensi tra il pubblico, ma al suo regista è servita molto e anche ai suoi
studenti. Prendiamo, ad esempio, anche solo lo stesso Keith Gordon, oltre alla
carriera da attore ha firmato quattro film da regista, quindi la tecnica
da Maestro Miyagi di De Palma ha pagato i suoi dividendi, ci sono cose che s’imparano facendole. Anche se mi rendo conto solo ora che potrebbe essere tutta
una metafora sul sesso (elemento che spesso motiva i protagonisti di “Home
Movies”)… Beh, ma poco male, non si possono scindere le pulsioni sessuali e il
cinema di De Palma, come vedremo chiaramente tra sette giorni, perché a questo
punto il nostro Brian dopo il suo ritorno alle origini, era carico a pallettoni
e pronti a non fare più nessun prigioniero, diventerà chiaro la settimana
prossima con il nuovo capitolo, non mancate e mi raccomando, venite vestiti con
l’abito giusto.

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