
Ci risiamo, presentato fuori concorso tra le proiezioni di mezzanotte all’ultimo festival di Cannes, la nuova fatica dei fratelli Coe… No, Cassidy fattene una ragione, ormai Ethan e Coel non sono più il regista a due testa di una volta, sono due solisti.
Due solisti che però non perdono le vecchie abitudini, visto che Ethan Coen e sua moglie e sceneggiatrice Tricia Cooke, non solo se ne sono usciti con questo “Honey don’t!”, ma hanno annunciato che fa parte di una “Trilogia di film lesbici di serie B”, secondo vertice di un triangolo insieme al precedente Drive Away Dolls e al già annunciato, tenetevi forte perché il titolo è uno spasso, “Go beaver”, in uscita l’anno prossimo.

Se trilogia deve essere, immagino che la lanciatissima Margaret Qualley sarà protagonista anche del terzo capitolo, di sicuro al momento è due su due nella trilogia, anche se non interpreta lo stesso personaggio del film precedente, qui la ritroviamo nei panni Honey O’Donahue, con la sua targa di automobile personalizzata (che per altro è anche il titolo del film), alle prese con un’altra protagonista fieramente omosessuale, che poi è l’unica vera costante di questa trilogia, un po’ come Eastwood per Leone, che impersonava non proprio lo stesso personaggio, ma un pistolero senza nome con lo stesso poncho, Qualley per Ethan Coen ha un’altra caratteristica, e considerando che qui il suo interesse amoroso e la collega poliziotta MG, fatta a forma di Aubrey Plaza, comprendo in pieno il suo interesse. Perdonatemi il commento extra cinematografico, ma ci sta tutto.

La storia inizia con un incidente d’auto che, come scopriremo, è tutt’altro che casuale. Ad indagare la nostra eroina Honey O’Donahue, una poliziotta fiera della sua passione per le ragazze e sarcastica, un personaggio tutto sommato interessante in una trama che, malgrado i tanti personaggi – anche bizzarri – scorre su binari narrativi abbastanza classici. Ma è proprio in questa semplicità che si cela il punto forte del film: Ethan Coen, della coppia, è chiaramente quello con la fissa di ammazzare la gente sul grande schermo male, ma male male proprio, come accade anche qui, specialmente nello scontro risolutivo finale. Joel come abbiamo capito, era quello che curava la parte estetica, ora abbiamo le prove.

In generale “Honey Don’t!” ha un po’ l’atmosfera di un romanzo di Joe R. Lansdale, va detto, non uno dei migliori di sempre, ma ha quello spirito lì, scene di sesso e personaggi bizzarri compresi. Tra i protagonisti dei momenti sia bollenti che pazzi, troviamo Chris Evans, in un ruolo che stravolge il suo solito immaginario da supereroe Marvel, ma comunque molto adatto a lui, che con la sua faccia da scemone (nel senso migliore del termine), risulta giusto per la parte di un perverso reverendo sessuomane, un personaggio assurdo e grottesco in cui Evans sembra trovarsi a suo agio, quasi divertito a smontare i propri personaggi e a ribaltarli.

Se “Honey Don’t!” è meno irriverente e decisamente più in zona “B-Movie” rispetto ai film firmati a quattro mani dall’ex regista a due teste, porta avanti in maniera coerente il discorso iniziato con Drive Away Dolls – più leggero, forse, ma orgogliosamente queer, soprattutto grazie a Margaret Qualley che conferma la sua versatilità e la capacità di incarnare personaggi che, pur diversi tra loro, portano in scena un’identità forte e contemporanea, per altro, dividendo lo schermo con Aubrey Plaza, viste insieme, sembrano la continuazione di The Substance per quanto si somigliano.

Tecnicamente, il film è un lavoro piattino ma onesto, senza quella follia sardonica a cui eravamo abituati con i Coen, un racconto che non si prende troppo sul serio e che mi fa venire voglia di mordermi le nocche, non tanto in stile meme di DiCaprio, davanti alla coppia Qualley e Plaza, quanto più che altro perché questo è quanto di più vicino ad un film dei Coen basato su un romanzo di Lansdale che mai vedremo, solo che non è uno dei migliori soggetti di Champion Joe e manca il 50% dei Coen.

In definitiva, “Honey Don’t!” non è la solita bomba coeniana, ma nemmeno un passo falso, sta a metà strada e verrà ammazzato dalle aspettative che il cognome del regista si porta dietro, sono quasi curioso di vedere la fine della trilogia, ma la mia invocazione finale resta sempre la stessa, fatemi parafrasare gli Elii: Coen tornate insieme!


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