Le settimane passano, ma la voglia di (trilogia del) Cornetto resta, oggi tocca al secondo capitolo della mini rubrica… Edgar was always (W)right!
Nei tre anni passati dopo l’uscita di Shaun of the Dead – tempo che ho impiegato per consigliare a TUTTI di vedere quel film – il culto del primo capitolo della trilogia del Cornetto è cresciuto a dismisura, infatti l’uscita di “Hot Fuzz” in Inghilterra è stata salutata con un incasso totale oltre i cento milioni di euro, al netto di un costo di soli sette milioni di budget (storia vera). I freddi numeri spesso non dicono tutto, ma questa volta forse aiutano.
quelli che conoscevo.
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| La mia reazione quando qualcuno mi dice che non conosce la trilogia del Cornetto. |
“Hot Fuzz” è un film migliore proprio perché ancora più pensato per funzionare sul grande schermo e sempre meno legato a Spaced, la serie televisiva che ha messo i nomi di Edgar Wright, Simon Pegg e Nick Frost sulla mappa geografica. Anche se, a ben guardare, un ultimo punto di contatto ancora c’è: avete presente la leggendaria scena della sparatoria immaginaria di Spaced? Con i protagonisti impegnati a replicare le mosse di tutti i film d’azione che abbiamo visto nella nostra vita, solo facendo i rumori con la bocca e mimando le armi con le mani? Un passaggio di quella serie talmente mitico e ultra citato, anche nel 2010 durante un flash mob organizzato davanti a Trafalgar Square.
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| Bambini (troppo) cresciuti. |
Per il secondo capitolo della trilogia del Cornetto, i tre amici inglesi a lungo accarezzano l’idea di uno “Shan 2” con altri mostri al posto degli zombie, il geniale titolo sarebbe stato “From disk till Shaun” talmente sfizioso da restare comunque nell’immaginario di molti, da venire omaggiato anche in Spider-Man – Un nuovo universo.
Eppure, il secondo capitolo di una Trilogia è spesso il più complicato, deve confermare quanto visto nella prima parte, ma tenere anche le fila con il gran finale in arrivo, “Hot Fuzz” è perfetto perché non rinnega elementi horror del film precedente (anzi un po’ li sfrutta) e con il senno di poi è più facile notare anche qualche strizzata d’occhio al genere che verrà sviscerato nel prossimo capitolo (a me la placida Sandford ricorda il villaggio di “Il prigioniero”, 1967). Anche se il “gusto” scelto per questo capitolo è il Cornetto alla vaniglia, incartato nella sua carta blu, il colore della polizia anzi, degli strambi sbirri.
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Dare tutto un nuovo significato all’ammonimento di polizia: Freeze! |
Fin dal titolo questo film dimostra di essere competentissimo sulla questione film d’azione con poliziotti, argomento a me molto caro, perché molti film del genere hanno titoli come Red Heat, oppure Dead Heat, ma anche semplicemente “Heat” (1995), qui quello stesso “calore” viene portato in piena Inghilterra, dove gli sbirri sono i “Bobby” con il caratteristico elmetto nero, anche noti in gergo come Fuzz. Un modo perfetto per localizzare e portarsi in casa stilemi (e vocabolario) tipico del cinema di genere americano.
La trama è semplice: il super poliziotto di città Nicholas Angel (Simon Pegg) viene spedito dai suoi capi (Martin Freeman e Bill Nighy) nella sonnacchiosa cittadina di Sandford perché con il suo eccesso di zelo, rischia di far fare brutta figura al resto dei suoi colleghi. Ingoiando il rospo Angel parte con il suo Spatifillo in vaso (un po’ come Léon) verso la provincia, dove il massimo dell’azione è dare la caccia ad un cigno particolarmente bravo a sfuggire.
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Nuove facce (baffute) a bordo («You got a mustache», «I know» Cit.) |
La prima cosa da notare è che Simon Pegg qui interpreta un personaggio opposto a quello di Shaun,
Nicholas Angel è un eroe fin da subito ed è anche fin troppo ligio alle regole, all’inizio del film si concede al massimo del succo di mirtillo e per sua ammissione non riesce a “spegnere il melone” e a staccare dal lavoro, problema che lo ha fatto rompere con la sua ex Janine (una Cate Blanchett mimetizzata sotto la mascherina delle scientifica, in una comparsata fatta solo perché anche lei è una fanatica di Shaun of the Dead, storia vera).
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| Mai saltato una staccionata in ogni capitolo della trilogia? |
Come da tradizione dei film con sbirri, i due opposti sono costretti a lavorare insieme ed insieme impareranno l’uno qualcosa dall’altro (anche a saltare le staccionate, una gag ricorrente in tutti i capitoli della trilogia), perché a Sandford qualcosa non torna, ma è davvero un complotto oppure è tutto nella testa iperattiva di Angel?
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| «No, da quale dei due vuoi iniziare Shaun o Hot Fuzz?» |
L’altra grande critica mossa al secondo capitolo della trilogia del Cornetto e il suo sembrare un po’ meno intimo e personale rispetto ai fratellini, più intento ad omaggiare il genere a cui fa riferimento che altro. Niente di più sbagliato, perché le tematiche e le dinamiche dei film con gli sbirri, sono già così aderenti alla sotto trama dell’amicizia maschile della trilogia che la scelta era ovvia sì, ma comunque non facile da portare avanti.
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| Mi fa sempre ridere, perché ne facevo lo stesso identico utilizzo (storia vera) |
Angel impara a rilassarsi, non a caso la rivelazione sul mistero, gli arriverà quando romperà il suo rigido schema e si concederà un Cornetto durante il servizio (il successivo gioco di parole “Brain freeze” è l’ennesima conferma che questo film va visto in lingua originale, per godere di tutte le sfumature e i giochi di parole). Dal canto suo, Danny diventerà un poliziotto e un adulto migliore, anche se si rivelerà incredibilmente pronto, perché quando l’azione richiederà il suo tributo, Danny si confermerà essere già nel suo ambiente naturale, dopo una vita passata a prepararsi guardando tutti i film giusti, nella dimensione giocosa dell’azione di questo film, quello più in contatto con l’infanzia non si fa nessun problema a sparare con due mani saltando.
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Roger e Murtagh avevano il gatto, loro due hanno un cigno. |
Nella trilogia del Cornetto l’età adulta è sempre rappresenta con un genere cinematografico, ma anche come una forza omologatrice, capace di passare come un rullo compressore sopra gli individualismi dell’adolescenza. Dimostrando di aver fatto propria la lezione romeriana, nel primo capitolo la forza omologatrice erano ovviamente gli zombie, in “Hot Fuzz” se pur meno marcata rispetto agli avversari del prossimo capitolo (a breve su questa Bare) resta molto ben rappresentata dal famigerato «Per il bene di tutti», affermazione che nel corso del film passa dal bucolico allo spaventoso senza passare dal via.
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| Guardare i film di Kathryn Bigelow non è mai più stato lo stesso. |
Da questo punto di vista “Hot fuzz” non è bello, è meraviglioso! L’inseguimento a piedi del cigno tra le viuzze di Sandford è la versione locale (e spassosa) della stessa scena di Point Break, capolavoro che qui viene saccheggiato nei temi e nelle situazioni. Ma nel trionfo post moderno di rielaborazione, Edgar Wright raggiunge apici incredibili, pesca da ogni tipo di film (spari da una biciletta? Sembra di guardare “Clockers” di Spike Lee) e qualcuno anche lo anticipa, come il corpo a corpo nella città in miniatura in stile Godzilla, arriva due anni prima della stessa scena di “Crank 2” (2009).
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| Roddy Piper sarebbe orgoglioso di te. |
Nel finale “Hot Fuzz” porta in scena il meglio del meglio di tutti i film d’azione che abbiamo visto nella nostra vita ma sempre con una dimensione giocosa, perché nei momenti di crisi un cinefilo si affida sempre all’immaginario in cerca di un appiglio e Danny da questo punto di vista è il Virgilio nel mondo dello spara-spara-ammazza-ammazza!
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| Sandford come Hong Kong. |
Per quello che mi riguarda “Hot Fuzz” è la parodia moderna definitiva sui film d’azione, quella che porta avanti la tradizione dei vari “Hot Shots!” con lo stesso azzeramento di distanze tra pubblico e spettatori,
se Zucker-Abrahams-Zucker sapevano ridere dei film proprio come facciamo noi guardandoli, Wright-Pegg-Frost sembrano noi spettatori, cresciuti a pane e film d’azione, arrivati là dove i film si fanno per davvero, con quella stessa gioia malcelata di poterli rifare tutti, da Kathryn Bigelow a John Woo, da Tony Scott a Michael Bay (a cui Wright scippa intere sequenze e soluzioni di montaggio), passando per Roger, Martin e John McClane. Ditemi che se non aveste la possibilità, non fareste come loro? Edgar, Simon e Pegg, una trilogia di amici che ci rappresenta in tutto e per tutto.

















