Home » Recensioni » Hot Fuzz (2007): sono armi letali, ragazzacci duri a morire

Hot Fuzz (2007): sono armi letali, ragazzacci duri a morire

Le settimane passano, ma la voglia di (trilogia del) Cornetto resta, oggi tocca al secondo capitolo della mini rubrica… Edgar was always (W)right!

Nei tre anni passati dopo l’uscita di Shaun of the Dead – tempo che ho impiegato per consigliare a TUTTI di vedere quel film – il culto del primo capitolo della trilogia del Cornetto è cresciuto a dismisura, infatti l’uscita di “Hot Fuzz” in Inghilterra è stata salutata con un incasso totale oltre i cento milioni di euro, al netto di un costo di soli sette milioni di budget (storia vera). I freddi numeri spesso non dicono tutto, ma questa volta forse aiutano.

E qui da noi nel terzo mondo in uno strambo Paese a forma di scarpa? Bene, ma non benissimo. “Hot Fuzz” è stato relegato ad una misera uscita estiva il 15 di agosto e ricordo che in sala a vederlo, beh, c’ero solo io (Storia vera). Nessun problema perché “Hot Fuzz” non solo riesce ad essere un film anche migliore di Shaun of the Dead, ma di colpo avevo non uno, ma due film da consigliare a tutti
quelli che conoscevo.
La mia reazione quando qualcuno mi dice che non conosce la trilogia del Cornetto.

“Hot Fuzz” è un film migliore proprio perché ancora più pensato per funzionare sul grande schermo e sempre meno legato a Spaced, la serie televisiva che ha messo i nomi di Edgar Wright, Simon Pegg e Nick Frost sulla mappa geografica. Anche se, a ben guardare, un ultimo punto di contatto ancora c’è: avete presente la leggendaria scena della sparatoria immaginaria di Spaced? Con i protagonisti impegnati a replicare le mosse di tutti i film d’azione che abbiamo visto nella nostra vita, solo facendo i rumori con la bocca e mimando le armi con le mani? Un passaggio di quella serie talmente mitico e ultra citato, anche nel 2010 durante un flash mob organizzato davanti a Trafalgar Square.

Ora, fate un salto indietro con la mente fino a quando da bambini giocavate a guardia e ladri, oppure “alle armi” (prendo in prestito dal mio vocabolario di allora), non so voi, ma per me era la normalità rifare durante i miei giochi di bambino le scene dei film che vedevo su Italia 1. Credo ci siano ben poche cose che urlano a pieni polmoni «INFANZIA» più di questo.
Bambini (troppo) cresciuti.

Per il secondo capitolo della trilogia del Cornetto, i tre amici inglesi a lungo accarezzano l’idea di uno “Shan 2” con altri mostri al posto degli zombie, il geniale titolo sarebbe stato “From disk till Shaun” talmente sfizioso da restare comunque nell’immaginario di molti, da venire omaggiato anche in Spider-Man – Un nuovo universo.

Eppure, il secondo capitolo di una Trilogia è spesso il più complicato, deve confermare quanto visto nella prima parte, ma tenere anche le fila con il gran finale in arrivo, “Hot Fuzz” è perfetto perché non rinnega elementi horror del film precedente (anzi un po’ li sfrutta) e con il senno di poi è più facile notare anche qualche strizzata d’occhio al genere che verrà sviscerato nel prossimo capitolo (a me la placida Sandford ricorda il villaggio di “Il prigioniero”, 1967). Anche se il “gusto” scelto per questo capitolo è il Cornetto alla vaniglia, incartato nella sua carta blu, il colore della polizia anzi, degli strambi sbirri.

Dare tutto un nuovo significato all’ammonimento di polizia:
Freeze!

Fin dal titolo questo film dimostra di essere competentissimo sulla questione film d’azione con poliziotti, argomento a me molto caro, perché molti film del genere hanno titoli come Red Heat, oppure Dead Heat, ma anche semplicemente “Heat” (1995), qui quello stesso “calore” viene portato in piena Inghilterra, dove gli sbirri sono i “Bobby” con il caratteristico elmetto nero, anche noti in gergo come Fuzz. Un modo perfetto per localizzare e portarsi in casa stilemi (e vocabolario) tipico del cinema di genere americano.

Anche questo secondo capitolo della trilogia del Cornetto funziona alla perfezione su tre livelli: è una commedia dal montaggio frenetico e dalla sceneggiatura di ferro (ogni dettaglio descritto torna e trova il suo posto, dalle mine anti nave, alle bustine di Ketchup), è una parodia fatta con il cuore colmo d’amore per tutti i film d’azione e un racconto di amicizia maschile e di confronto (in questo caso armato) tra pulsioni adolescenziali e responsabilità adulte, il vero filo rosso che lega tutti e tre i capitolo della trilogia. Classido? Senza nemmeno di bisogna di sparare in aria facendo “Aaah”!

La trama è semplice: il super poliziotto di città Nicholas Angel (Simon Pegg) viene spedito dai suoi capi (Martin Freeman e Bill Nighy) nella sonnacchiosa cittadina di Sandford perché con il suo eccesso di zelo, rischia di far fare brutta figura al resto dei suoi colleghi. Ingoiando il rospo Angel parte con il suo Spatifillo in vaso (un po’ come Léon) verso la provincia, dove il massimo dell’azione è dare la caccia ad un cigno particolarmente bravo a sfuggire.

Qui, oltre ad una serie di attori che vanno a rimpolpare la “Factory” Wright (come Timothy Dalton, Paddy Considine e la brillante Olivia Colman la poliziotta che si fa le battute sessiste da sola) Angel incontro il capo della polizia locale Frank Butterman (Jim Broadbent) che lo aggiornerà sulle ben poche novità della placida cittadina e farà presto la conoscenza con il figlio del capo, Danny Butterman (Nick Frost) il poliziotto più imbranato di Sandford, uno che, però, ci rappresenta molto, visto che conosce a memoria tutti i film d’azione che contano, da Die Hard ad Arma Letale, passando per i citatissimi Bad Boys (entrambi i capitoli).
Nuove facce (baffute) a bordo («You got a mustache», «I know» Cit.)

La prima cosa da notare è che Simon Pegg qui interpreta un personaggio opposto a quello di Shaun,
Nicholas Angel è un eroe fin da subito ed è anche fin troppo ligio alle regole, all’inizio del film si concede al massimo del succo di mirtillo e per sua ammissione non riesce a “spegnere il melone” e a staccare dal lavoro, problema che lo ha fatto rompere con la sua ex Janine (una Cate Blanchett mimetizzata sotto la mascherina delle scientifica, in una comparsata fatta solo perché anche lei è una fanatica di Shaun of the Dead, storia vera).

Danny, invece, è quasi identico all’Ed del capitolo precedente, anche se Nick Frost è bravissimo a caratterizzarlo come se fosse ancora più ingenuo, un bambino appunto legato a filo doppio all’infanzia, grazie alla sua mania per i film d’azione. Angel con tutto il suo carisma e la sua esperienza da poliziotto fa subito colpo su Danny, molto interessato ai precedenti trascorsi, tipo quella volta che è stato accoltellato alla mano da un tizio vestito da Babbo Natale (Peter Jackson, altra comparsata mascherata di lusso) e lo martella di domande: «Mai sparato con due pistole mentre saltava?», «No», «Mai sparato con una pistola mentre saltava?», «No», «Mai fatto un inseguimento in auto?», «No».
Mai saltato una staccionata in ogni capitolo della trilogia?

Come da tradizione dei film con sbirri, i due opposti sono costretti a lavorare insieme ed insieme impareranno l’uno qualcosa dall’altro (anche a saltare le staccionate, una gag ricorrente in tutti i capitoli della trilogia), perché a Sandford qualcosa non torna, ma è davvero un complotto oppure è tutto nella testa iperattiva di Angel?

Il film dura anche parecchio, 121 minuti, alcuni sostengono troppi, ma io no figuratevi, io ci campo su questo film, ogni volta che me lo vado a rivedere (e lo faccio con una certa frequenza credetemi) me lo godo come se fossi alla prima visione, siete liberi di immaginarvi Danny che riguarda Bad Boys II, ricorda molto me davanti ai film che mi piacciono tanto.
«No, da quale dei due vuoi iniziare Shaun o Hot Fuzz?»

L’altra grande critica mossa al secondo capitolo della trilogia del Cornetto e il suo sembrare un po’ meno intimo e personale rispetto ai fratellini, più intento ad omaggiare il genere a cui fa riferimento che altro. Niente di più sbagliato, perché le tematiche e le dinamiche dei film con gli sbirri, sono già così aderenti alla sotto trama dell’amicizia maschile della trilogia che la scelta era ovvia sì, ma comunque non facile da portare avanti.

Il “Bromance” tra i due protagonisti non manca (quando ad Angel la fioraia chiede se lo Spatifillo è per una persona speciale, lui ci pensa un attimo poi, però, dice di sì), ma i due poliziotti opposti e destinati a diventare amici fraterni si applicano alla perfezione al tema della trilogia. Angel rappresenta la maturità, quella che ti chiede di essere sempre perfetto e responsabile ed uscire dalla situazione usando il taccuino piuttosto che la forza bruta. Danny, invece, è l’adolescenza (se non proprio l’infanzia) suo padre lo punisce come si farebbe con un bambino (costringendolo a portare dolci per tutti per le sue “marachelle”), il taccuino, se va bene, si usa per disegnare cartoni animati artigianali e per il resto si gioca a fare la guerra, come nei film d’azione visti e rivisti.
Mi fa sempre ridere, perché ne facevo lo stesso identico utilizzo (storia vera)

Angel impara a rilassarsi, non a caso la rivelazione sul mistero, gli arriverà quando romperà il suo rigido schema e si concederà un Cornetto durante il servizio (il successivo gioco di parole “Brain freeze” è l’ennesima conferma che questo film va visto in lingua originale, per godere di tutte le sfumature e i giochi di parole). Dal canto suo, Danny diventerà un poliziotto e un adulto migliore, anche se si rivelerà incredibilmente pronto, perché quando l’azione richiederà il suo tributo, Danny si confermerà essere già nel suo ambiente naturale, dopo una vita passata a prepararsi guardando tutti i film giusti, nella dimensione giocosa dell’azione di questo film, quello più in contatto con l’infanzia non si fa nessun problema a sparare con due mani saltando.

Roger e Murtagh avevano il gatto, loro due hanno un cigno.

Nella trilogia del Cornetto l’età adulta è sempre rappresenta con un genere cinematografico, ma anche come una forza omologatrice, capace di passare come un rullo compressore sopra gli individualismi dell’adolescenza. Dimostrando di aver fatto propria la lezione romeriana, nel primo capitolo la forza omologatrice erano ovviamente gli zombie, in “Hot Fuzz” se pur meno marcata rispetto agli avversari del prossimo capitolo (a breve su questa Bare) resta molto ben rappresentata dal famigerato «Per il bene di tutti», affermazione che nel corso del film passa dal bucolico allo spaventoso senza passare dal via.

La minaccia che Angel e Danny dovranno affrontare ha ancora in sé qualcosa di horror, ci sono momenti splatter e dinamiche degne di “Scream 2” (1997), ma non stiamo qui a girarci attorno: “Hot Fuzz” resta un glorioso e sentito omaggio a tutto il cinema d’azione orientale ed occidentale migliore, perché una buona parodia è quella che ti viene in mente quando guardi il film originale, ma è anche quella che prima di prenderlo in giro un film, uno qualunque, dimostra di amarlo e conoscerne a fondo i meccanismi.
Guardare i film di Kathryn Bigelow non è mai più stato lo stesso.

Da questo punto di vista “Hot fuzz” non è bello, è meraviglioso! L’inseguimento a piedi del cigno tra le viuzze di Sandford è la versione locale (e spassosa) della stessa scena di Point Break, capolavoro che qui viene saccheggiato nei temi e nelle situazioni. Ma nel trionfo post moderno di rielaborazione, Edgar Wright raggiunge apici incredibili, pesca da ogni tipo di film (spari da una biciletta? Sembra di guardare “Clockers” di Spike Lee) e qualcuno anche lo anticipa, come il corpo a corpo nella città in miniatura in stile Godzilla, arriva due anni prima della stessa scena di “Crank 2” (2009).

A ben guardare, ci sono anche echi Western, come il ritorno in città dello “Sceriffo” Angel a cavallo, con tanto di stuzzicadente in bocca (il simbolo universale di “ignoranza” degli eroi d’azione), ma la cifra stilistica qui sono i film d’azione e “Hot Fuzz” diventa l’occasione per giocare alla guerra come in Spaced, ma con i mezzi messi a disposizione dal cinema.
Roddy Piper sarebbe orgoglioso di te.

Nel finale “Hot Fuzz” porta in scena il meglio del meglio di tutti i film d’azione che abbiamo visto nella nostra vita ma sempre con una dimensione giocosa, perché nei momenti di crisi un cinefilo si affida sempre all’immaginario in cerca di un appiglio e Danny da questo punto di vista è il Virgilio nel mondo dello spara-spara-ammazza-ammazza!

In “Hot Fuzz” troviamo tutto: un duello corpo a corpo con uno sgherro gigante ed apparentemente indistruttibile (per altro interpretato dal futuro Mastino di Giocotrono)? Presente! Dei macellai che lanciano accette come se fossero usciti da un film d’azione indonesiano? Li abbiamo! Inseguimenti in auto sgommando? Non mancano! Ma nemmeno una mega sparatoria in strada, una in un Pub risolta, ovviamente, sparando con due pistole saltando, come insegna sua maestà John Woo.
Sandford come Hong Kong.

Per quello che mi riguarda “Hot Fuzz” è la parodia moderna definitiva sui film d’azione, quella che porta avanti la tradizione dei vari “Hot Shots!” con lo stesso azzeramento di distanze tra pubblico e spettatori,
se Zucker-Abrahams-Zucker sapevano ridere dei film proprio come facciamo noi guardandoli, Wright-Pegg-Frost sembrano noi spettatori, cresciuti a pane e film d’azione, arrivati là dove i film si fanno per davvero, con quella stessa gioia malcelata di poterli rifare tutti, da Kathryn Bigelow a John Woo, da Tony Scott a Michael Bay (a cui Wright scippa intere sequenze e soluzioni di montaggio), passando per Roger, Martin e John McClane. Ditemi che se non aveste la possibilità, non fareste come loro? Edgar, Simon e Pegg, una trilogia di amici che ci rappresenta in tutto e per tutto.

Bad boys, bad boys, whatcha gonna do. Whatcha gonna do, when they come for you? (Cit.)

Prossima settimana, ultimo capitolo della trilogia, quello più alcolico di tutti, non mancate!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Film del Giorno

    Giorni di tuono (1990): una specie di Rock ‘n’ Roll su asfalto

    Per imporre il proprio dominio bisogna conquistare il cielo, la terra e i mari. Il primo è andato, per l’ultimo ci sarà tempo, quindi quella di oggi è la storia di [...]
    Vai al Migliore del Giorno
    Categorie
    Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
    Chi Scrive sulla Bara?
    @2024 La Bara Volante

    Creato con orrore 💀 da contentI Marketing