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Hot Shots! (1991): sei il top dei top Topper, troppo Topper!

Qual è la vera conferma del successo? Quando puoi dire di essere veramente arrivato in alto? Facile, quando iniziano a parodiarti, solo allora quando qualcuno inizia a scherzare su quello che hai fatto, vuol dire che sei parte della cultura popolare.

Il prestigio aggiuntivo è dato dal vedere chi si occupa di prenderti amabilmente per i fondelli, in epoca recente quando a farlo sono i Simpson, puoi dire davvero di far parte della cultura “pop”, in passato i nomi illustri erano Mel Brooks da una parte e ZAZ (Zucker-Abrahams-Zucker) dall’altra. Differenze tra i due stili? Ad un occhio distratto poche, ma qui alla Bara Volante ci vediamo benissimo infatti tutti ci chiamano Sguardone.

Con il senno di poi hanno tutti dieci decimi. Scusa Sguardone.

Infatti se Mel Brooks fa film veri e proprio in cui i personaggi hanno un loro arco narrativo, il trio di genietti ZAZ firmava parodie nella loro forma più scanzonata, di fatto quei tre erano i padri nobili dei Video commentatori, i padrini di quando con gli amici sul divano a guardare un film, si finiva per perculare ogni singola scena sottolineando la stupidità intrinseca di certi passaggi, trasformando magari un film brutto in un piccolo culto personale grazie al pomeriggio passato a ridere, ma ridere tenendosi la pancia intendo dire.

Di fatto Zucker-Abrahams-Zucker hanno portato quest’arte ai massimi livelli, i loro film sono quelli che faremmo noi, se avessimo soldi mezzi e talento, ecco perché non mi potevo perdere il compleanno di “Hot Shots!” che compie i suoi primi trent’anni!

A mani basse, nella sua produzione solista lontano dai suoi due compari, questo è il mio film preferito di Jim Abrahams, o meglio la mia coppia di film preferiti, visto che considero i due “Hot Shots!” quasi una cosa sola, ma il mio capitolo prediletto è il secondo (a breve su queste Bare), in ogni caso questo cambia poco, per il suo talento nel sottolineare l’importanza di tanto cinema giusto, ma anche per quell’immutata capacità di fare ancora ridere, ma ridere davvero, anche a trent’anni dalla sua uscita, questo film è un Classido!

Scrivere di un film come “Hot Shots!” è più complicato di quello che potrebbe sembrare, ancora di più in vista del suo compleanno, perché il rischio sarebbe quello di trasformare il post in un mero elenco di gag divertenti, un elenco molto lungo a dirla tutta, visto che il film è una constante smitragliata di momenti scemi, ancora più scemi e poi volendo, ancora qualcuno abbastanza cretino per condire il tutto. Impressionante il numero di battute per centimetro quadrato della pellicola, non passa un minuto di film senza una trovata da spaccarsi dal ridere, in 84 minuti – esilaranti titoli di coda compresi, con l’elenco delle cose da fare dopo aver visto il film – “Hot Shots!” è un fuoco di fila di trovate assurde e di persone che si siedono sopra Chiwawa che spuntano nei posti a sedere più improbabili.

Posa plastica per la fotografia di gruppo!

Questo film è talmente consolidato nella cultura popolare da venire dato per scontato, ad esempio ormai passa in cavalleria anche il suo spregiudicato titolo, una velata, quasi suggerita (seee proprio!) metafora sessuale che non solo è in linea con l’umorismo del film ma anche con lo sfottò paramilitare strisciante. Già perché di base “Hot Shots!” è ricalcato scena per scena su un film che da decenni, si espone già da solo alla parodia del pubblico come Top Gun. Tutto quel “Bromance”, quelle scene di beach volley di cui nemmeno Tony, lo Scott giusto sapeva esattamente cosa farsene, diventano materiale perfetto per Jim Abrahams, che non pago ci mette dentro qualcosa pescato anche dal film che nel 1991 era ancora sulla bocca di tutti per il suo straordinario successo: Balla coi lupi.

Infatti l’inizio di “Hot Shots!” è la versione pirla della glorificazione dei POSTBRUCIATORI (scritti così, con il Caps Lock attivo) con cui Tony Scott apriva il suo film, dal minuto uno fino ai titoli di coda, Abrahams si scatena in un fuoco di fila di trovate assurdo, il tipo di umorismo demenziale che sento molto mio e per questo, mi fa sempre ridere di gusto, ad esempio la scena «Ho gli occhi di mio padre» ha il tipo di retrogusto da umorismo nero che uno con un blog con una Bara nel nome non può che trovare spassoso.

Impennare con la moto is for boys, ballare sul sellino is for men.

Ecco perché Charlie Sheen, figlio di cotanto padre, cresciuto artisticamente sotto l’ala protettiva di Oliver Stone e sdoganato come comico da quella bomba di “Major League” (1989), qui è il perfetto facente funzione di Tommaso Missile, il tutto ben prima che Sheen diventasse l’eroe delle riabilitazioni selvagge e dei comportanti socialmente inaccettabili, in tal senso forse Jim Abrahams era stato profetico.

La bella di turno è la prezzemolina Valeria Golino, per noi abitanti di uno strambo Paese a forma di scarpa una presenza fissa in tre quarti della nostra produzione cinematografica, ma considerando che solo nel 1988 era accanto al vero Tom Cruise in “Rain Man”, qui sembra quasi una scelta di continuità, posso peccare di mancato patriottismo? Per me Valeria Golino in versione attrice drammatica non funziona nemmeno quando a dirigerla è John Carpenter (ovvero il meglio del meglio), eppure qui e nel seguito del film, l’ho sempre trovata perfetta, sexy e imbranata, comica ed azzeccata nei momenti in cui deve fare quella seria della coppia (per far funzionare meglio le gag), vederla cantare sexy mentre cade dal pianoforte oppure quando Charlie Sheen le mette a bollire la pentola con l’acqua sull’ombelico, per rifare la “bollente” (in tutti i sensi) scena di sesso di Top Gun, l’ho sempre trovata perfetta.

Avete capito perché si chiama HOT Shots?

A garantire sulla continuità, il vero eroe del film, Lloyd Bridges direttamente da L’aereo più pazzo del mondo si divora ogni singola scena in cui compare, il suo ammiraglio Thomas “Tug” Benson, che per tutto il film fa l’elenco delle parti del corpo che ha perso nelle guerre più improbabili è un cartone animato vivente, un generatore di trovate idiote, come ingoiare i tappi per le orecchie come se fossero pastiglie, oppure impuntarsi a voler far manovra con la porta aerei per recuperare il suo cappello, poverino tutto solo disperso in mare.

Un personaggio pedante nella sua tontaggine, che funziona proprio per quello, è allo stesso tempo la più alta carica del film (secondo solo a Papa Giovanni II, che fa il verso a Rocky II nella gara dei nomi seguiti da numero romano), in un film che non lascia tregua al pubblico, un costante bombardamento di scene idiote (la sfida tra moto e cavallo tra Topper e Ramada) oppure di citazioni alla cultura popolare, io non posso più guardare il volo romantico di Clark e Lois nel Superman di Richard Donner, senza rivedere Charlie Sheen e Valeria Golino, che poi è quello che dovrebbe fare una buona parodia: sostituirsi e sovrapporsi nella mente del pubblico all’oggetto del suo sfottò.

Una prova di questo? La presenza di Cary Elwes nei panni dell’arrogante tenente Kent Gregory, qui ci regala la sua versione dell’Iceman di Val Kilmer, fino qui tutto bene, se non fosse poi che nel 1990, proprio Cary Elwes ricopriva il ruolo di facente funzione di Val Kilmer nel seguito su gomma di “Top Gun”, ovvero Giorni di tuono, protagonista? Tom Cruise. Ogni volta che un cinefilo su “Infernet” da un parallelismo cinematografico, da qualche parte nel mondo Jim Abrahams scoppia a ridere.

Iceman non aveva la presa di fuoco però.

Penso che dopo trent’anni passati a far ridere il pubblico, dire qualcosa di sensato su “Hot Shots!” senza risultare banale sia davvero impossibile, Carne Morta e Sguardone sono forse più famosi della loro controparti originali in Top Gun, questa è la prova che la parodia di Abrahams ha fatto in pieno il suo dovere, per l’elenco delle trovate più divertenti, la sezione commenti è stata inventata dal signor Henry Blogger (creatore della catena di montaggio e del cibo per cani) proprio per questo no?

Possiamo solo valutare il film in base al suo lascito, il tipo di umorismo di Jim Abrahams adesso è suddiviso tra i meme in rete oppure serie come “I Griffin”, che ne hanno idealmente raccolto il testimone. Negli anni ho rivisto molte volte questo film e alcune sue battute, sono diventante delle mie “citazioni involontarie” quelle frasi che utilizzo nella parlata quotidiana, come la satirica «Esiste un Diooooooooooo!» perfetta per sottolineare i momenti che passano dal glorioso al tragicomico senza passare dal via.

Insomma il 2021 non poteva terminare senza che io facessi gli auguri a questo classico, ed ora che ho scritto un post su “Hot Shots!” che cosa farò? «Andrò a Disneyland!» (cit.), intanto non perdetevi i rarissimi titoli di testa italiani del film direttamente dalla pagine del Zinefilo!

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