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Housebound (2014): In the middle of the street…

Ve lo
ricordate “La Casa Nera” di Wes Craven? Io me lo ricordo bene, perché la prima
volta che lo vidi ero con un mio amico, onestamente, se dovessi fare un’ipotetica classifica delle giornate più sinceramente divertenti della mia vita,
quella visione del film di Craven è almeno nella Top Five, tanto che ancora
oggi, quando sento parlare di “La Casa Nera” scoppio a ridere (storia vera).

Sì, perché il
film, con il suo miscuglio di generi, un po’fiaba per bambini un po’ Horror,
si offriva ad alcuni momenti di “ridoppiaggio” da parte mia e del mio compare,
il risultato è che quel pomeriggio, ci siamo spanciati dal ridere fino alle
lacrime. Da allora, non credo di averlo più rivisto, anche perché vi giuro… Mi
viene da ridere ancora oggi solo a pensarci.
Evidentemente,
non sono l’unico che si è spanciato guardando “La Casa Nera” da ragazzetto,
perché mentre guardavo “Housebound” ho trovato dei punti di contatto con il
film di Craven ed ora vi spiego il perché…Contenti?


“Eh si felicissime, non vediamo l’ora…”.
La Nuova
Zelanda non è nuova all’Horror comico, tutti vogliamo bene a Pietro di Giacomo
ben prima che vincesse la statuina di Zio Oscar (un po’meno per la battaglia dei cinque eserciti), questo “Housebound” viene proprio dalla Terra dei Kiwi.
Kyle Bucknell
(Morgana O’Reilly non proprio la vostra tipica protagonista di Horror come
attitudine e bellezza) viene arrestata mentre cerca di portare a termine una
strampalata rapina ad un bancomat, il giudice la condanna a 8 mesi di carcere?
No, molto molto peggio… Ai domiciliari. Ma a casa con i suoi genitori! (E
questo dimostra che si tratta davvero di un film dell’orrore!!).


“No! A casa con i miei genitori no! Dovrete passare sul mio cadavere…”.
Kyle non
sopporta la petulante madre, non comunica con il patrigno Graeme, è infastidita
da Amos, il tizio della compagnia di sicurezza, addetto al controllo dei suoi
movimenti e al funzionamento del suo braccialetto elettronico, ma soprattutto…
Si annoia, si annoia da morire, peggio di dover tornare a convivere con i
proprio genitori, con cui ha evidenti problemi non risolti, c’è solo il logorio
delle lunghe giornate di far niente…
La madre di
Kyle è convinta che la casa in cui vivono sia infestata da qualche spirito
maligno, tra rumori notturni, un inquietante orsetto a pile e alcune sospette
sparizioni di oggetti, anche Kyle comincia a crederlo. La trama si complica
quando Kyle scopre che proprio in quella casa, anni prima, è avvenuto un
efferato fatto di sangue, con l’aiuto di Amos, Spiritista e Detective delle
Domenica, inizia ad indagare.


“Guarda che come sosia di Jimmy Stewart sei penoso…”
Voi direte: a
parte la situazione iniziale dei domiciliari della protagonista, che è un
espediente abbastanza originale per tenerla chiusa in casa, sarà il solito
Horroricchio pieno di Jump Scare e trovate già viste mille volte…. Invece no! Perché
“Housebound” è soprattutto un riuscitissimo miscuglio di generi.
Ci sono
premesse Horror e alcuni momenti grondanti sangue, il sottogenere delle case
infestate si mescola al giallo, al Thriller e tutto è condito in salsa di
commedia, ma soprattutto “Housebound” è un film scritto bene: le
motivazioni dei personaggi funzionano, il rapporto tra di loro è chiaro e la
trama cambia di direzione più volte, ma sempre in maniera sensata e ogni colpo
di scena, funziona sempre perché riesce a mettere in moto il prossimo
momento Comico/Horror/Giallo a seconda dell’esigenza.
Al pari di “La
Casa Nera” si gioca molto bene la trovata di “Qualcosa che vive nelle
intercapedini”, sempre come il film di Craven, riesce ad essere un misto di
generi, ma la differenza di “The People Under the Stairs” è che in questo film,
quando ridi non è per le trovate involontariamente comiche della trama, ma
perché c’è la volontà precisa di far ridere, riuscendoci molto bene, senza parodiare
nessuno dei generi utilizzati.


Cantatevi la sigla de “La Famiglia Adams” nella vostra testa…
Gerard
Johnstone, scrive, dirige e monta il film, il nostro arriva da un Sit Com
Neozelandese che non faccio nemmeno finta di conoscere. Si vede perché il
personaggio della madre della protagonista, sembra davvero un personaggio ben
fatto di una Sit Com, solo traslato all’interno di un film Horror.
Girato con
pochi soldi e tanta passione per i generi utilizzati, il film di Johnstone non
fa ridere per una singola battuta memorabile, ma diverte perché funziona nei
suoi contrasti e l’umorismo scaturisce naturalmente dai personaggi e dalla
situazioni. E’ il classico film che sembra semplice e soprattutto facile da
realizzare, che poi è la caratteristica principale delle cose fatte da quelli
bravi: farvi credere che fare una commedia Horror intrisa di Giallo sia una
roba alla portata di tutti.
Un ruolo
importante lo gioca la casa stessa, ci va una mano ferma per gestire in maniera
logica una location che di fatto è un labirinto. L’unico difetto di questo
film è probabilmente la sua impossibilità di essere etichettato, troppo horror
per i fan del Giallo, e troppo comico per quelli dell’Horror, ma a mio avviso,
è proprio la principale qualità della pellicola, la sua natura deviante,
secondo me potrebbe piacere a chi ad esempio, è allergico agli Horror,
anche perché un buon film di solito mette d’accordo tutti.
Housebound in the
middle of the street



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