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Howard e il destino del mondo (1986): la Marvel Comics dei vostri padri

Fate una cosa:
provate a guardare dietro il monitor del computer o del telefono su cui state
leggendo queste righe, vi aspetto qui vi lascio il tempo per controllare.
Fatto? Bene, ci avete trovato il disegno stilizzato di una mela morsicata? No?
Poco importa, se sì, non è un grosso problema, basta che non vi facciate anche
vedere in giro con un dolcevita nero a collo alto, altrimenti siete a rischio
coppino sulla nuca, sapevatelo!

Se l’azienda
che detiene i diritti sull’utilizzo di quel logo è molto famosa sapete chi
dovete anche ringraziare? No, non Steve Jobs, ma Howard il Papero! Il cui
disastroso film quest’anno compie i suoi primi trent’anni!

Negli ultimi
sei lustri “Howard e il destino del mondo” si è guadagnato la fama di essere
uno dei 50 film più brutti della storia del cinema, ma tutto questo io da
bambino non lo sapevo e la cosa non mi ha mai impedito di rivedermi il film a
ripetizione durante l’infanzia. Questo fa di lui il candidato ideale per la mia
non-rubrica de I Bruttissimi di rete Cassidy!



L’intento dei
“Bruttissimi” è quello di parlare di quei film oggettivamente brutti, ma che
hanno saputo comunque diventare mitici, non è una celebrazione del brutto fine
a se stessa, ma un modo per ricordarci che a
nche un
brutto anatroccolo cinematografico può salvare, magari non il mondo, ma
probabilmente una serata davanti alla tv.
Il dettaglio
davvero incredibile è che Howard il papero è stato il primo personaggio della
Marvel Comics ad avere un film ad alto budget tutto suo, sì perché fino a quel
momento, i suoi colleghi più celebri erano relegati a film per la tv dal budget
risibile e spesso poco rispettosi del materiale originale, i vari Capitan
American, Hulk e Spider-Man si sono visti sorpassare a destra da un papero
amante dei sigari e dal brutto carattere.
Ma Howard non
è certo un personaggio minore dell’universo Marvel, creato da Steve Gerber e
Val Mayerik nel 1973, fa il suo esordio nel numero 19 di “Adventure into Fear”,
diventando da subito un personaggio di culto. La Casa delle idee ha sempre
saputo stare al passo coi tempi, allineandosi ai gusti del pubblico, spesso
introducendo nelle storie a fumetti, gli argomenti sociali in voga, penso a
cose come Peter Parker coinvolto nelle rivolte studentesche degli anni ’60, o
la controcultura psichedelica rappresentata da Dottor Strange.


Fun Fact: La Marvel evitò una causa milionaria con la Disney, facendo indossare i pantaloni ad Howard (storia vera!).


I fumetti sono
strapieni di animali antropomorfi, partendo dei topi e (guarda caso) dai paperi
di casa Disney, fino a Pogo di Walt Kelly, senza dimenticare la satira pungente
di Fritz il gatto di Robert Crumb. 
Steve Gerber
con il suo Howard ha avuto il grande merito di portare questa tradizione nel
fumetto mainstream, con un personaggio che sta esattamente a metà tra Paperino
e i vizi del gatto Fritz, grazie ad un utilizzo massiccio di ironia, ha
dimostrato che la parodia poteva funzionare anche sulla pagine dei fumetti
Marvel, il risultato è un successo di pubblico che portò Howard a candidarsi
come presidente degli Stati Uniti, ma non nei fumetti… Ma alle elezioni del
1976!

Sempre meglio di Donald, e non sto parlando di “Duck”.

Howard non ha
alcun potere, è solo un papero piombato dal suo pianeta di pennuti (Duckworld)
sulla Terra, ma essendo più strano delle media in un mondo popolato da super
eroi, viene scambiato per qualcuno di davvero speciale, ritrovandosi un po’ per
caso a vivere avventure surreali accanto agli eroi Marvel. Occasione perfetta
per utilizzare tutte le possibilità offerta dal media, per prendere di mira i
clichè del fumetto super eroistico. Nel 2016 questo compito tocca a Deadpool, ma nel 1973 c’era solo
Howard!

Come vedete, non sono il solo in fissa con i nomi tradotti in Italiano.

Qualcuno potrebbe
ricordare il personaggio con il nome di Orestolo il papero, perché è così che
il mitico editoriale Corno ha tradotto e portato in Italia il personaggio negli
anni ’70, se sì, complimenti, vuol dire che avete una cultura fumettistica
invidiabile! Ultimamente la Marvel sta rilanciando il personaggio con una sua serie personale, ma Howard non
ha mai davvero lasciato le pagine dei fumetti e, sicuramente, è rimasto nei
ricordi di un’intera generazione di lettori, tra i quali anche uno piuttosto
influente: George Lucas.

Non so se ti conviene farti dirigere un prequel da lui Howard.

Negli anni ’80
Lucas era il capo assoluto della galassia, forte del successo di Star Wars,
poteva permettersi ogni cosa, tipo produrre un film di Akira Kurosawa (“Ran”,
1985), oppure farci ballare tutti sulle note di Dance Magic Dance. Ma, evidentemente, non pago di ben DUE film per la
TV sugli Ewoks (di cui preferisco non parlare), o di aver prodotto il più matto
viaggio ad Oz di sempre, un giorno se
ne esce con la strampalata idea di un film ad alto budget su Howard il papero. Alla
Marvel avranno festeggiato la notizia con un baccanale degno delle nozze di Re
Priapo.
Bisogna anche
dire che il vecchio George stava ancora finendo di pagare la costruzione del
Skywalker ranch, una cosina da 50 milioni di ex presidenti defunti, ma che
volete che sia: “Ora faccio questo filmetto, sfondo i botteghini e poi sotto
con i mobili in cocobolo!”.
Oggi è normale
pensare ad un film tratto da un fumetto della Marvel, con protagonisti molto
ironici, che porta a casa soldoni, nel 1986 era un’idea assurda, per farvi capire quanto Lucas credesse in questo progetto vi basti sapere che il budget
stanziato per Indiana Jones e il tempio maledetto era di 28 milioni di ex
presidenti defunti stampati su carta verde, Il ritorno dello Jedi si attestava
sui 33 milioni, mentre Howard the Duck ha potuto contare sulla bellezza di 36
milioni di “banane verdi” (cit.), tre, sei, vi lascio il tempo per assimilare la botta.


“Hai pagato il conto?”, “Sì ho spedito l’assegno per posta a George Lucas”.

Lucas affida
la scrittura del film ai suoi sceneggiatori di fiducia, Willard Huyck e sua
moglie Gloria Katz, già autori di “American Graffiti” e degli stereotipi
raziali sull’India de Il Tempio maledetto.
Inizialmente, Giorgione avrebbe dovuto occuparsi anche della regia, poi con una
finta di corpo e il più classico dei “Ci pensi tu?” ha sbolognato la patata
bollente allo stesso Huyck, vedi? Chi trova un amico trova un tesoro.

Le furie pennute del Quack-Fu!


Non so più
nemmeno quante volte ho visto “Howard e il destino del mondo” durante la mia
infanzia, complici anche i numerosi passaggi televisivi, ho davvero avuto tutto
il tempo necessario per mitizzarlo a dovere, rivedendolo in occasione di questo
trentennale, mi sono stupito della chiarezza con cui ricordassi ancora tutti i
dettagli e i dialoghi. Devo averlo visto più volte con i suoi
effettivi meriti e demeriti!



Inutile
girarci attorno: IL DIFETTO principale di questo film sta tutto nella resa
visiva del suo protagonista, nel 1986 non c’era un solo modo possibile per
rendere credibile un papero alto 93 centimetri, che parla, fuma, fa mosse di
Quack-fu e brontola come il vostro New Yorkese medio, la patata bollente tocca ai ragazzi della Industrial
Light & Magic.

“Fate ciao ciao all’esaurimento nervoso dei ragazzi della IL&M”.

Una faccenda è
farcire un costume da Ewoks che deve giusto saltellare e fare versi come un
personaggio di contorno, un altro paio di maniche, invece, se il personaggio dev’essere protagonista di TUTTE le scene, la soluzione scelta dalla ILM è l’unica
possibile per il 1986: un costume di piume con becco ed occhi animatronici, indossato
dall’attore affetto da nanismo Ed Gale e a turno da altri sei colleghi tutti
della stessa “altezza”. Me ne rendo conto solo ora che ne sto scrivendo: Howard
il papero e i sette nani.

“Come non posso essere un divo di Hollywood? Vesto meglio di Mickey Rourke”. 

Non esiste
sospensione dell’incredulità abbastanza grande per credere davvero che quello
sia un papero, forse l’unico modo per credere davvero a questi effetti speciali
palesemente non pronti per l’impresa, è avere meno di dieci anni e questo è
anche il vero motivo per cui forse mi sono sempre goduto il film durante la mia
bambinezza.

Nel tentativo
di replicare al cinema la componente provocatoria e surreale del fumetto di Steve
Gerber, il film manda a segno degli scarti di tono che per un film di oggi
sarebbero impossibili, ma che risultarono fuori luogo anche per i ben più
permissivi canoni delle pellicole anni ’80. Una cosa sono le battute esplicite,
ma comprensibili solo dagli adulti del Dottor Peter Venkman, un’altra è mostrare papere femmina con le poppe al
vento nella vasca da bagno (Ma allora sono mammifere!), oppure far lavorare
Howard come improvvisato idraulico in una sauna dove le coppie vanno ad
intrattenersi (storia vera!). Sembra di guardare “E.T.” con un 
papero alieno scorbutico e una cantante rock cotonata al posto di Elliot, però farcito di strizzatine d’occhio al mondo degli adulti.

“Quello è il numero di Ottobre con Ava Paperotica in copertina?”.

Al pari degli
effetti speciali, drammaticamente non all’altezza nel 1986, anche le auto
citazioni sembrano più adatte alla nostra Era cinematografica che vive di
strizzate d’occhio, tipo il poster di “Breeders” (versione pennuta di Raiders) o le due lune di Duckworld, che
ricordano quelle di Tatooine, sembrano
messe lì per dimostrare che trent’anni fa il mondo non era pronto per un film
così.

Non importa da che pianeta vieni, alla fine siamo tutti fan di Indy.

Eppure, “Howard
the Duck” riesce in qualche modo a girare attorno ad una buona parte di questi
(ENORMI!) problemi, il disastroso umorismo e le battute a sfondo “Paperesco”,
sono quasi tutte condensate nella prima metà del film. Quando, finalmente, viene
introdotto il laboratorio, il laserone (come direbbe il Dr. Male) che apre il
portale da cui è stato accalappiato Howard, il film aumenta di ritmo e gli
attori fatto un lavoro davvero ottimo.
Fa un certo
effetto vedere, Tim Robbins, il futuro vincitore del premio Oscar, fare la parte dello sfigato irritante, con il
compito di fare da spalla comica e terzo incomodo, non credo sia una caso che
quando il suo personaggio, grazie ad un buco di sceneggiatura mica da ridere
(uno dei tanti), torna per aiutare Howard nella seconda metà del film, la trama migliori e Robbins risulti quasi simpatico, impresa notevole visto
che ogni volta che apre bocca nei primi minuti di film, viene voglia di
colpirlo sul naso con un giornale arrotolato.


“Ti giuro, ho vinto un Oscar!” , “Si certo, ed io sono Zio Paperone dopo la crisi economica”.

La scena in
cui Howard e Phil fuggono sull’aliante a motore è il momento in cui il
personaggio di Robbins diventa simpatico e il film cambia passo, le battute a
sfondo “paperesco” diventano quasi divertenti (“Onora i tuoi progenitori
Howard! Vola!”) e fino ai titoli di coda il film si trasforma in un’unica
travolgente tirata, la ciliegina sulla torta è un favoloso mostro
Lovecraftiano, realizzato in bellissima stop motion, con un design che ancora
oggi risulterebbe moderno e gustosamente schifoso, non a caso era la mia parte
preferita del film da bambino… Sì, lo so, ho sempre avuto gusti macabri.

Devo dire che
anche la scena della tavola calda (un sushi bar che sembra uscito da Happy
Days) mi è sempre piaciuta molto, specialmente grazie alle battute che
finalmente iniziano a girare come si deve, e alla straordinaria prova di Jeffrey
Jones, uno che negli anni avrei apprezzato in tanti ruoli da caratterista (Caccia a Ottobre Rosso, “Beetlejuice”)
che qui ci regala la trasformazione del Dr. Walter Jenning in uno degli Occulti
Super Sovrani dell’Universo, semplicemente girando gli occhi all’indietro e
cambiando di colpo voce, da quella piagnucolosa del povero dottore (“La fine
del mondo è vicina, ed io sono stato la causa di tutto questo!”) fino a quella
ringhiante dell’Occulto super sovrano, che in un momento di distruzione in
stile “Carrie – Lo sguardo di Satana” manda a segno una battuta che più di una
volta nella mia vita mi sono ritrovato ad usare nella vita reale: “Se non
sopportate il calore venite fuori da quella cucina”. No sul serio, ho davvero
visto questo film troppe volte!

“Avevo chiesto ben cotta la bistecca, questa ancora muggisce!”.

Malgrado il
fatto che il costume risulti palesemente posticcio, Howard riesce ad essere
carismatico e, con il passare dei minuti, è impossibile non fare il tifo per
lui, un povero inetto drammaticamente fuori posto in un mondo di “Scimmie senza
peli” che diventa l’eroe più improbabile possibile.
Una menzione
speciale se la merita Lea Thompson, forse l’unica che ha davvero pagato il
flop del film, peccato perché la Thompson aveva dei numeri, di sicuro la
ricorderete nei panni di Lorraine Baines (McFly) in Ritorno al Futuro, un ruolo quasi opposto a quello della spigliata Beverly
di questo film, ma che ha in comune quella sensualità che la
Thompson ha saputo mettere in entrambi i ruoli.


“Ehi tu porco papero levale le mani di dosso!”

Nel film di Zemeckis il suo
personaggio le tentava tutte per portarsi a letto il suo futuro figliolo, di
qua, invece, rende credibile l’impossibile, ovvero che una bella ragazza possa
trovare allettante l’idea, non solo di condividere il letto (tanto per
cominciare) con un papero marziano, ma che possa anche innamorarsi di lui.
Inoltre, malgrado quel look che avrebbe fatto impallidire le Madonna e Cindy
Lauper dei tempi d’oro, riesce pure ad essere carina.

Acconciature di cui potresti pentirti, rivedendoti in foto trent’anni dopo.

Di 36 migliori
di Paper-Dollari (è il caso di dirlo) spesi, il film ne porta a casa appena 16,
Roger Elbert lo etichetta come il peggior film del 1986. Eppure, anche
rivedendolo, specialmente nel secondo tempo, è impossibile non notare quanto i
singoli talenti abbiano saputo fare il meglio con un personaggio che non era
possibile rendere credibile con gli effetti speciali del 1986. Devo dire che mi
sono davvero divertito a rivedere il film, il tema musicale è riuscito ancora
una volta ad esaltarmi e il mostrone finale è invecchiato alla grande!

Possiamo tenerlo? Lo porterò fuori tre volte al giorno, promesso!

Se i film
brutti fossero tutti così, sicuramente non vivremmo in un mondo migliore, ma
avremmo un cinema molto migliore, per quanto fuori luogo, l’umorismo di “Howard
e il destino del mondo” e il suo protagonista, sono davvero peggio di altri
film sfornati da George Lucas? No, sul serio, se Howard è tra i 50 peggiori film
di sempre, mi auguro che al numero uno di questa ipotetica classifica ci sia il maledetto Jar Jar!

“Penso che ancora non siate pronti per questo papero… ma ai vostri figli piacerà.” (Quasi-Cit.)

Sbaglio o vi
sono debitore di un’icona sulla Apple lasciata aperta lassù? Rimedio subito!
Lucas aveva ancora il problema di finire di pagarsi il suo costosissimo ranch
ricordate? Alla canna del gas dopo il flop di Howard, il suo amico Steve Jobs,
si offrì di comprare la divisione della Lucasfilm che si occupava di computer
grafica, Lucas che attaccato ai soldi lo è sempre stato, accetta l’offerta di
buon grado ed esce dalle secche economiche, l’uomo con il dolcevita nero a
collo alto, invece, ha utilizzato quella tecnologia per dare man forte ad un
altro progetto in cui aveva le mani in pasta, una casa di produzione nota come Pixar
Animation Studios. Visto? Howard aveva davvero il destino del mondo tra le sue
piume!

Per assurdo,
trent’anni dopo, i tempi sono molto più adatti per un film su Howard che, non a
caso, ha già fatto una comparsata nei titoli di coda di Guardiani della galassia, un film con umorismo (anche per adulti),
animali antropomorfi in computer grafica e tratto da un fumetto
che per anni è stato scritto da… Steve Gerber. No, sul serio signori della
Marvel, se volete vantarvi al bar con quei tristoni della Distinta Concorrenza,
di essere riusciti a mandare a segno anche un remake migliore dell’originale,
qui avete il vostro uomo, anzi… Il vostro papero!

Ed ora, non osate perdervi il post di Doppiaggi Italioti dedicati all’adattamento di questo film!
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