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Hundreds of Beavers (2026): tipo Revenant, ma meglio!

Sono profondamente convinto che lettrici e lettori della Bara Volante, da questo feretro svolazzante vogliano i titoli strani, un bisogno di scoperta che ben si sposa con il mio amore per il “Weird”, categoria da film festival in cui posso nutrire la mia passione per il cinema indipendente, che è la forma più pura dell’amore per la settima arte.

Pensateci, magari di mestiere fate tutt’altro, il postino, il falegname, il Beavers manager (esiste? Forse si), ma spendi i tuoi soldi, il tuo tempo e il contributo dei tuoi amici, più o meno professionisti, per portare in scena un’idea che molto probabilmente, se sei tanto, ma tanto fortunato, farà il giro di qualche festival di genere. Una cosa così la fai solo se ami davvero il cinema perché per dirla alla Talking Heads, lo fai sempre per amore, mai per soldi.

Con il film di oggi ho assistito a due miracoli, il primo, il fatto che “Hundreds of Beavers” esista, il secondo che sia addirittura arrivato in sala… Persino in uno strambo Paese a forma di scarpa. Ok, per due minuti, in due sale, ma ho finalmente potuto vederlo, ecco perché ho scritto 2026 (tra parentesi), anche se questo film è del 2022.

Non so voi, ma io un film così vorrei vederlo tipo, ieri. Infatti l’ho fatto!

Non è proprio da allora che lo seguo su Instagram, ma poco dopo, perché un film così io voglio vederlo ieri e ora che ci sono riuscito, posso dirvi che questo è cinema nel suo stato più puro, non solo per la natura stessa del cinema Indie, ma perché il risultato è favoloso, sul serio, niente meno che favoloso. Se volete vederlo anche voi, seguite questa pagina Instagram per restare aggiornati sulle uscite in sala, in uno strambo Paese a forma di scarpa, di questo gioiellino.

Siamo nel 1800 e qualcosa, tra gli spazi infiniti del nord degli Stati Uniti, facciamo la conoscenza di Jean Kayak (Ryland Tews), eroe locale in fissa nera con il sidro di mele di cui è molto appassionato, aprire il vocabolario alla pagina: alcolismo. Il suo Applejack va via come il pane presso i grezzi e tosti cacciatori di pellicce che vagano nelle foreste locali, fino al giorno in cui un disastro (forse benzinato dal sidro) devasta l’impresa di successo di Kayak. Costretto a ripartire da zero, per mera sopravvivenza nel selvaggio Nord, regredito di colpo a cacciatore di pellicce, anche perché la bella figlia del maggior compratore è bellissima (Olivia Graves) gli fa perdere la testa, per conquistarla il nostro Trapper improvvisato deciderà di portarle quante più pellicce di castoro possibili immaginabili, oltre a vendicarsi della sua azienda saltata per aria.

Se non amate tutto questo, mi dispiace, siete senza cuore (o siete dei castori)

Ora, tutto questo lo puoi realizzare con un budget milionario, Leo Dicaprio, un milione di piani sequenza oppure, puoi far realizzare tutto a Mike Cheslik, un giovanotto con il cuore dal lato giusto, che con solo centocinquanta mila fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, ha firmato il Revenant giusto: 108 minuti di durata, in bianco e nero, con una canzone (dedicata al sidro) e letteralmente una riga di dialogo in tutto il film, un cast minimale e TUTTE le tecniche cinematografiche casalinghe possibili immaginabili, ha raccontato la lotta di un uomo contro centinaia di castori.

Ah… Vi ho detto che i castori sono delle comparse con un “pigiamone” a metà tra il peluche gigante che compri su Temu e la mascotte di una squadra di Football? Si, questo film esiste davvero, non ho bevuto sidro (non ancora!) ed è favoloso, non meno che favoloso.

Quando un uomo con un procione peluche in testa incontra un uomo vestito da castoro… (quasi-cit.)

Un giorno riuscirò a realizzare il mio sogno, mettere le mani su una copia di tutti i film (ne ho visti moltissimi, ma qualcuno mi manca) del grande Maestro Minoru Kawasaki per dedicargli la rubrica che sogno su di lui e che si meriterebbe, la volete? Aiutatemi a trovare tutti i suoi film e la realizzerò per voi, giuro! Ma fino a quel momento vi anticipo un concetto chiave: la zip, si deve vedere.

Per il Maestro Kawasaki, la zip sui costumi è parte integrante della magia del cinema, per i castoroni di “Hundreds of Beavers” la zip si vede, eccome, è una volta sdoganata quella, il resto è… Logica. Se i castori sono costumi di peluche con il testone, il classico berretto da Trapper di Jean Kayak deve essere per forza un procione, anche lui di Peluche, anche lui sovradimensionato, se riesci a distaccarti dal realismo a tutti i costi, il resto è una straordinaria discesa, da affrontare lottando e correndo contro beh… Hundreds of Beavers che ti inseguono.

Facciapalmo castoresco.

Il genio, ho scritto genio, non me lo rimangio, anzi lo ribadisco, il genio di Mike Cheslik sta nell’aver totalmente assimilato il linguaggio dei cartoni animati: Hanna e Barbera, Chuck E. Jones i Looney Tunes, l’arco narrativo composto da caduta e rinascita di Jean Kayak è tutto narrato con quel tipo di registro narrativo, alimentato dal fatto che “Hundreds of Beavers”, al netto di una canzoncina iniziale e una riga di dialogo, è un film muto in bianco e nero che fa dello Splapstick la sua ragione di vita.

Immaginatevi la versione “live action” di un cartone animato a caso di Chuck E. Jones, che ha potuto avvalersi di trovate non-sense, avanzata tra quelle mai utilizzate da Mel Brooks, io vorrei essere più bravo con le parole per cercare di farvelo immaginare meglio, ma un linguaggio del genere, parla attraverso le cadute, le gag, le trovate insensate ma comicissime e parla, senza bisogna di parlare, in un crescendo di follia e amore per il cinema che finalmente, sta sotto gli occhi di tutti, non solo dei pazzi come me che su Instagram cercando “Hundreds of Beavers” e non beh, le castorine. Questa caSSata suonava meglio nella mia testa (o in inglese) che scritta, ma fidatevi, siamo di fronte ad un film non meno che meraviglioso.

Miglior scena di lotta dell’anno? Forse anche dell’anno prossimo!

Un film pazzo e scemo? Certo! Ma per essere scemi e far ridere ci vuole una grossa dose di intelligenza di fondo e Mike Cheslik sembra avere più quella che budget, perché “Hundreds of Beavers” è un fuoco di fila di trovate brillanti, anzi, una cornucopia – perché so che vi piace quando utilizzo questa parola – di momenti di umorismo non-sense da cartone animato tanti e tali, da poterli donare ai film meno fortunati.

Questo gioiellino è una barzelletta che procede per accumulo di momenti pazzi, realizzati con tecniche artigianali, con lo scopo di raccontare una storia coerente che altrove, sarebbe stato un cartone animato dei Looney Tunes: la spiegazione delle strane tracce nelle neve, l’uso creativo della fisica a favore del protagonista e contro i suoi inseguitori (come faceva Beep-Beep con la gravità), la scena delle moneta, lo stereotipo di nativo americano gigante o il Kaiju di castori (quindi un Kastoru? Basta con il sidro Cassidy…) ha come risultato finale quello di riempiervi gli occhi di gioia indie, di puro amore per il cinema e il linguaggio dei cartoni animati.

Anche perché a livello di inseguimenti, risse e combattimenti uno contro tanti (castori) questo film è il The Raid dello Slapstick, che alza l’asticella ad un livello che va ben oltre le mie più rosee aspettative, quelle irraggiungibili davanti alla locandina di una roba che si intitola “Hundreds of Beavers”, che invece vengono superare dalla realtà di un film che esiste, ed è stato anche nelle nostre sale, forse per dieci minuti, ma c’è stato, ed ora completiamo il triplete del miracolo… Blu-Ray 4K, stiamo arrivando!

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