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I don’t feel at home in this world anymore (2017): …nell’azzurro mare d’agosto

Oltre ad
essere cinefilo, sono anche cinofilo, così se vi stavo in culo per i miei
commenti ai film e amate i gatti, ora avete due ragioni per odiarmi.

Detto questo,
come tutti i padroni di cane (perché ci chiamano così? Sono i quadrupedi a
comandare), ho la responsabilità delle passeggiate e dei maleodoranti “ricordini”
da raccogliere con appositi attrezzi del mestiere, in modo da lasciare, parchi,
marciapiedi e strade pulite. Perché lo dico chiaro e tondo: non sarà l’attività
più “sexy” del mondo, ma mi viene una forma di terrorismo nei confronti dei
padroni di cani che si rifiutano di pulire la cacca, questo non
fa di me il paladino del pulito (Kick Cacc), ma solo, si spera, un cittadino con
la testa sulle spalle.
Inoltre, tendo
già di mio all’ossessività compulsiva, odio il disordine, tipo al supermercato
odio quando qualcuno cambia idea all’ultimo secondo e molla la confezione di
dentifricio in mezzo ai cereali, un giorno la mia mente farà il definitivo “CRACK!”
e diventerò il Frank Castle dell’ordine e della pulizia cittadina: IL PULITORE!
Se ci fosse l’Asylum alla lettura, ciao ragazzi, ricordatevi di aggiungere il
mio nome ai credits del possibile film.
Insomma, per
chiudere questa lunga premessa sulla mia malattia mentale, mi ha fatto piacere
scoprire che Ruth (Melanie Lynskey) la protagonista di “I don’t feel at home in
this world anymore” che picchiò il cane, che morse il gatto, che si mangiò il
topo, condivide il mio stesso senso di fastidio verso l’umana maleducazione e
per quegli stronzi che non riescono a parlare di un libro o di un film senza
doverti per forza dire come cazzo va a finire! E prima che vi preoccupiate per
il “CRACK!” della mia mente, vi tranquillizzo dicendo che è una delle scene
iniziali più azzeccate del film.



“Io oooooooodio chi rovina il finale dei libri!”.

La distanza
tra Ruth e il resto del mondo aumenta quando qualcuno s’infila in casa sua e le frega portatile e argenteria dell’amata nonna, non trattandosi proprio dei
gioielli della regina, la polizia ci mette il giusto livello di impegno nell’indagine, quindi Ruth, come Scalfaro, “non ci sta”, ma prima di trasformarsi nella Pulitrice fa un
giro del quartiere per scoprire se qualcuno ha visto qualcosa e fa la
conoscenza di Tony (Elijah Wood), codino, occhiale alla ‘Nello Venditti’,
maglietta dei Saxon e una passione per tutto quello che fa ninja, una specie di
Metal-Nerd armato di Shuriken e Nunchaku, fuori come un vaso di gerani, ma
utilissimo se ti metti in testa di recuperare la tua roba dal ricettatore a cui
l’ossigenatissimo Christian (Devon Graye) ha venduto tutto. Ovviamente, la trama
si complica…

Bella maglietta Elia Bosco, meglio di quando andavi in giro scalzo per la Contea.

“I don’t feel
at home in this world anymore in un turbine di sesso e politica”, è scritto e
diretto da Macon Blair, che nel film interpreta lo stronzo con lo Spoiler da
libro facile, mentre di solito lo si vede in altri ruoli poco rassicuranti nei
film di Jeremy Saulnier, sì, quel fenomeno che ha sfornato di recente l’ottimo Green Room che, a proposito, è uscito in
DVD, ora non avete più scuse per non vederlo.

“I don’t feel
at home in this world anymore per causa di una vedova si sospettano moventi
politici”, inizia con quel ritmo sospeso tra la risata e il condiviso senso di
fastidio verso chi semina il caos al supermercato o non raccoglie la cacca del
suo cane. Non pesa nemmeno troppo il fatto che sia il film che ha mandato in
brodo di giuggiole il Sundace che, di solito per il sottoscritto, è motivo più
che sufficiente per avere uno sfogo allergico alla pelle, aggiungete questo tra
i tanti miei problemi.
Macon Blair
quando è il momento SBAM! Come il ninja Metallaro di Elijah Wood ti pianta in
faccia lo Shuriken di un’esplosione di violenza (con relativi spuzzi di sangue,
che a noi Metallari piacciono tanto) del tutto inaspettati, ma sempre conditi
da quell’umorismo nero che con il sottoscritto sfonda sempre porte aperte. C’è
almeno una sparatoria? La si può chiamare così? Bah, non so, uno “Shutdown” che
mi dicono dalla regia che usare parole ammerriCANE a caso aiuta a sembrare più
fichi, dicevo uno Shutcoso che si risolve in un modo assurdo e grondante sangue
(e vomito). Insomma: bene, si ride forte, si ride facendo “EUCH!” come i personaggi
dei fumetti.



Mai andare con un coltello le mutande in testa ad uno scontro a fuoco.

Certo, forse il
finale, che arriva dopo la riuscita scena “EUCH!” di cui sopra, risulta un pelo
troppo ricercato e quindi meno efficace, ma non cambia troppo la valutazione generale
su un film d’esordio molto solido del nostro Macon Blair, anche grazie ad una
coppia di attori azzeccata. Elijah Wood dopo la serie tv su Dirk Gently, pare averci preso gusto con
i personaggi vestiti strani alle prese con eventi tutti matti, inoltre, è l’eroe
di tutta la roba Indie e pseudo tale, non ne perde uno di film così e qui,
tutto sommato, funziona, quindi, bravo lui.

Padron Frodo si è svegliato con le palle girate.

Ma il premio “Bravò!”
va sicuramente a Melanie Lynskey, una di quelle che sfogliando la sua
filmografia, ti rendi conto di averla vista in un sacco di film (ha fatto pure
l’ottimo “Creature del cielo” di Pietro Di Giacomo!?!) e beccami gallina se me
la ricordo in mezzo, risultato: sembra la versione low cost e con le curve di Mary
Elizabeth Winstead (brutto?) e proprio il fatto che sia una che si ricorda
poco, la rende perfetta per la parte, un filo di gas in più e chiunque sarebbe
scivolata nella macchietta, lei no. Brava, anzi “Bravò!”.

Sulle pose da duri dobbiamo lavorarci, ma è un inizio…

Ah! Lo trovate
sul paginone di Netflix, dura 96 minuti, non vi cambierà la vita, ma nemmeno ve
la rovinerà e non fate poi quelli che non vi ho avvisati che sto ad un passo
da quel “CRACK!”. E poi non c’è Nunchaku con cui argomentare!

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  1. Film delizioso, a suo modo delicato e con una malinconia che mi ha lasciato un bel magone addosso per diversi giorni.
    Un plauso per frodo che continua a scegliersi titoli minori e pazzarelli (dirk gently, come to daddy, the trust, questo…).
    E poi c’è David Yow (si legga alla voce “capalovaro” sezione “Goat” sotto il paragrafo “Jesus Lizard”…)che gli vuoi dire ad un film dove David Yow interpreta praticamente se stesso?

    • In effetti fa davvero il suo, la carriera di Frodo da studiare, uno che ha scelto i film di genere per prendere le distanze e non restare etichettato, bravo 😉 Cheers

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