Avete presente quei cinefili che hanno visto TUTTO? Quelli
impossibili da prendere in castagna perché conoscono tutti i film, di tutte le
filmografie, di tutti i registi, di tutto il pianeta e forse anche di qualche
universo parallelo? Ecco, io non sono uno di quelli.
dopo aver visto “I fratelli Sisters” mi viene da aggiungere che forse ho capito
anche il perché, ma non voglio fare quello negativo, prendiamola dall’altro
verso. Dico sempre che il western e il genere con cui prima o poi tutti i
registi americani devono fare i conti, però anche quelli stranieri gradiscono
cimentarsi con revolver e cappelli a tesa larga.
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| Anche perché se così non fosse, non ti metti a rifare l’inquadratura dal portico di “Sentieri selvaggi”. |
Tratto dal romanzo del 2011 “Arrivano i Sister” di Patrick
deWitt, questo film è il primo in lingua inglese di Audiard, la trama è molto
semplice, quasi canonica rispetto al genere a cui appartiene: I due fratelli
Charlie ed Eli Sisters, il primo più giovane impulsivo e con la propensione ad
attaccarsi alla bottiglia (Joaquin Phoenix), il secondo più maturo e sensibile
(John C. Reilly), vorrebbero cambiare vita e concludere una carriera da assassini
a pagamento, con un ultimo omicidio commissionato del misterioso Commodoro (Rutger
Hauer, lasciatemi l’icona aperta su di lui che ci torniamo).
lanciatissimo Riz Ahmed quello di The night of e di beh, Venom) che avrebbe rubato dei soldi al Commodoro, ma anche inventato una
tecnica rivoluzionaria per scovare l’oro nei letti dei fiumi.
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| Se non si fosse capito, l’obbiettivo di tutti nel film, è questo signore qui. |
Sulle sue piste
anche John Morris (Jake Gyllenhaal) che finirà presto per stringere una solida
amicizia con l’inventore. Per altro l’ex Donnie Darko, con quella sua espressione sempre un po’ da Labrador malinconico sembra fatto dal sarto per l’atmosfera che Jacques Audiard vuole dare al suo film.
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| Jake ha due espressioni: con il cappello “svirgolato” a sinistra oppure a destra. |
Dopo una scena iniziate notturna, in cui i “Fratelli Sorelle”
si scagliano su alcuni malcapitati come la folgore divina, il film si rivela
per quello che è, una pellicola più intima ed incentrata sui personaggi molto
umani, e malgrado alcune scene d’azione, ci sono parecchi dialoghi per approfondire i personaggi e le loro dinamiche. Dimenticatevi
le atmosfere rugginose di “Gli spietati” (1992) le due ore del film, sono tutte
incentrate sui personaggi e sulle loro chiacchiere, come detti, non mancano i momenti d’azione,
ma non sono quelli che interessano a Jacques Audiard, che malgrado una certa
propensione per far sfoggiare ai suoi personaggi i vecchi revolver Colt 1851 Navy,
porta il suo film in altre direzioni.
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| «L’ultimo che mi ha minacciato, era un procione di nome Rocket. Guarda che fine ha fatto» |
Fin dal titolo è abbastanza chiaro che questi “Fratelli
Sorelle” non sono i duri che ti aspetteresti di trovare in un film western, in
questo film si ubriacano, sognano un futuro più tranquillo, vomitano, sputano,
e uno di loro si mangia anche un ragno, mentre russa a bocca aperta sotto un albero.
Non so se Jacques Audiard, abbia mai visto il classico di Renato Pozzetto, “Ragazzo
di campagna” (1984), ma la scena è davvero la stessa.
esibirsi in una stramba alleanza quasi fraterna, almeno finché l’avidità per l’oro
non rovina tutto quanto, con svolte meno banali di quelli che potreste
immaginarvi, ma altrettanto drammatiche.
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| «Voi siete i fratelli Dalton?», «No, noi siamo i fratelli ehm, sorelle» |
Nel suo far intuire l’andamento della trama, ma cambiando
continuamente rotta, questo film ricorda un po’ “I due volti della vendetta”
(1961) diretto ed interpretato da Marlon Brando. Penso sia chiara la costante volontà
di smontare i cliché del genere, non mi va di fare rivelazioni perché il film un paio di momenti ad effetto li ha, però fatemi chiudere quell’icona lasciata
aperta su Rutger Hauer: avevo già notato che le sue comparsate nei film stanno
diventando sempre più brevi, ma qui ha
davvero trovato il modo di farsi pagare con il minimo sforzo possibile!
festival di Venezia, insieme all’ultimo film dei Coen, sono pienamente d’accordo
con Lisa quando dice che questa pellicola sembra un episodio extra di La ballata di Buster Scruggs, e per quanto abbia trovato cinica e beffarda l’ultima
vendetta dei “Sorelle”, devo dire che l’umorismo nero viene meglio ai Coen che
a Audiard.
per me la merita John C. Reilly, a sorpresa perché non pensavo potesse
mangiarsi lo schermo in questo modo, considerando che deve dividerlo con un cavallo di razza
come Gioacchino Fenice. Ma Reilly qui è quello che interpreta meglio il tono un
po’ beffardo del film, e quando serve che il suo personaggio si lasci andare
alla malinconia, beh mi é sembrato quello più pronto di tutti.
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| Più che John Wayne sembra Taddeo dei Looney Tunes, ma si mangia il film lo stesso. |
Sul film invece, ho qualche
riserva, come direbbe Geronimo. Posso capire la volontà di partire da un genere per parlare d’altro,
ma le due ore di durata si sentono tutte, forse anche troppo, in ogni caso, anche se in versione autoriale, il western si conferma il re di tutti i generi cinematografici, prima o poi tutti i cineasti proveranno a dire la loro, il che per un appassionato come me, va più che bene, anche se quando si parla di “Fratelli western”, sono cresciuto con film un po’ diversi da questo qui.








