
30 luglio, festa nazionale sulla Bara Volante, compie gli anni uno degli eroi di questo feretro ovvero Arnold Schwarzenegger, per festeggiare ho scelto di tornare indietro ad una tappa chiave della sua carriera, il momento in cui ha aperto alle commedie.
Va detto che da persona molto intelligente quale è sempre stato, il buon Arnold ha sempre dimostrato tanto senso dell’umorismo, ma questo film è stata la sua prima commedia ufficiale, un film che il nostro ha cercato tornando a bussare a tutte le porte per avere la parte, dopo aver letto il copione scritto da numerose mani da William Davies, William Osborne, Timothy Harris, Herschel Weingrod. I due gemelli del film avevano sei padri, la sceneggiatura si è fermata a quattro, ed io penso a quelle povere porte, prese a pugni dal motivato Arnold.

Ovviamente Arnold una volta entrato, ha fatto le cose alla sua maniera, Danny DeVito apprezzava l’idea, ma quando ha saputo che il suo gemello (diverso) sarebbe stato la quercia austriaca, ha capito l’infinito potenziale comico e ha accettato il ruolo in un film che se fosse stato più pigro, si sarebbe basato tutto su quei due, non è un caso se tutti ricordano la scenetta in cui si vestono allo stesso modo e camminano per strada, perché “Twins” è diventato un Classido proprio grazie alla perfetta coppia di protagonisti.

La sottotrama pseudo d’azione (in realtà una scena, più comica che altro) ruota tutta intorno al sicario che deve recuperare l’oggetto MacGuffin nel bagagliaio di Vincent, il personaggio di DeVito, anche perché Webster, l’assassino che uccide tutti quelli che lo vedono in faccia, è fatto a forma di un attore che sarebbe tornato in Atto di forza, ovvero Marshall Bell, non mi sembra che sia nemmeno obbligatorio fare il giochino dei sei gradi di separazione, qui si tratta solo di Arnold che Arnoldeggiava.

La trama la conoscete tutti, è riassunta nel suo prologo e funziona cosi bene che nessuno, in tutti questi anni si è mai chiesto come mai il governo americano, utilizzando un dottore dal fortissimo accento tedesco, abbia messo su un programma di fecondazione con l’obbiettivo di creare il super uomo perfetto, tutti dubbi di nazionalsocialismo che vengono cancellati dalla nascita al sorpresa del secondo, inaspettato gemellino, la cui scalciante entrata in scena mette in moto i titoli di testa e che oggettivamente, fa molto ridere.
Ma oltre ai miei dubbi di esperimenti in odore di, diciamo super soldato alla Capitan American per non dire altro, spero non vi sfugga il fatto che nei panni della giovane Mary Ann Benedict, la Maria scelta per mettere al mondo l’uomo perfetto, compaia in un secondo, non accreditata e senza righe di dialogo, Heather Graham, la cui filmografia un giorno andrà studiata, visto che ha incarnato eternamente il ruolo della bella bionda, costretta a dire sempre di sì. A tutte le studentesse e gli studenti del DAMS in cerca di materiale per la vostra tesi, vi ho appena regalato un 110 e lode sicuro, passate almeno a ringraziare.

Il modo in cui Arnold riesce a calarsi nella parte salva il film dal disastro, una lezione che molti suoi palestrati colleghi non sono riusciti a capire, finendo a fare i baby sitter o le fatine dei denti. Arnold non ridicolizza mai il suo Julius, infatti a livello fisico sta tirato a lucido, però lo caratterizza come quello che lui, arrivato dall’Austria, non è mai stato, un talento sì, ma con zero esperienza di vita, uno a cui non è mai stato spiegato che Converse alte e calzini di spugna non vanno mai insieme e che la giacca offre il tocco di eleganza, i pantaloncini ti fanno stare comodo e al fresco, ma insieme fanno subito sfigatone.
Julius è Naif ma non stupido, il fatto che Arnold si sia messo comodo nel ruolo diventa chiaro quando anche qui, non perde occasione per lanciare lo sfottò all’eterno amico/rivale, con la misurazione dei bicipidi nel confronto diretto con il poster di Rambo III.

Eppure Arnold lo sapeva benissimo di viaggiare sul velluto se fosse riuscito a salire sul carro di Ivan Reitman, campione del mondo di commedie brillanti, regista mai abbastanza ricordato oppure, sempre per gli stessi titoli, che questo film lo fa filare alla grande, tutta l’apparente semplicità di un film come “Twins” sta tutta nell’abilità di Reitman di non reiterare troppo sulle situazioni, oppure di farlo in modo azzeccato, come tutte le sequenze in cui DeVito e Schwarzenegger ripetono le stesse mosse. Un regista bene brillante avrebbe basato tutto il film sulla contrapposizione, invece “I gemelli” funziona proprio perché non si è impigrito solo su questa perfetta scelta di casting.
Il modo in cui i due guidano («Che stai facendo con quel dito?», «Imparo a guidare») o come si approcciano alle donne è la base su cui Reitman mette su una trama che è un film “On the road” come amano dire gli americani dall’altra parte della grande pozzanghera nota come oceano Atlantico ma anche la ricerca della loro madre biologica, anche se per Vincent è una scusa per mettere le mani su ciiiinque, milioni di dollari. Ciiiiinque, miiiiilioni di dollari, ciiiiinque milioni. Si vede che l’ho vista tante volte? Erano anni che non lo rivedevo, e l’altra sera stavo ancora lì con la Wing-woman a “doppiare” tutte le battute (storia vera).

“I gemelli” fila talmente liscio che persino la sotto trama amorosa tiene botta, senza inventarsi nulla di rivoluzionario e tutta basata sullo sguardo da cotta con cui Kelly Preston guarda Schwarzenegger, tutta quella porzione di film va a segno anche perché senza mai scadere nelle battutacce triviali, riesce a mettere su una situazione anche tenerella che funziona, dove ancora una volta il tocco di Reitman si nota tutto.

Anche se, parliamoci chiaramente, il film è ben riassunto nella sua locandina, la chimica messa su da DeVito e Schwarzenegger risulta spettacolare, il loro arco come personaggi fila alla grande, con Vincent che prima cerca di scaricare questo energumeno salvo poi capire che la sua forza può essergli utile («Se te la vuoi vedere con me, te la devi vedere con tutta la famiglia!») fino a diventare gemelli a tutti gli effetti, con tanto di “supersensi” per ritrovarsi a distanza.
Ma se Danny DeVito è impaccabile nella parte del furbacchione sciupafemmine, Arnold non sbaglia un colpo e nei piccoli momenti in cui il film apre all’azione, ci si infila alla grande scherzando sulla sua immagine («Nati per essere cattivi»), basta dire che anche qui, trova il modo di utilizzare la sua battuta più iconica di sempre.

Alla sua uscita “I gemelli” ha spaccato i botteghini, costato quindici milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, il film è andato oltre i duecento milioni per la gioia dei due gemellini, DeVito e Schwarzenegger si erano ridotti lo stipendio in cambio di un 20% sugli incassi del film, altro che la cresta di un milioncino di dollari fatta da Vincent sui cinque, ufficialmente riconsegnati però solo quattro.
Il film è ancora oggi molto amato, tanto che inevitabilmente per un po’ si è parlato di un seguito, dal titolo “Triplets” con l’entrata in scena di un terzo gemello, che nei piani, avrebbe dovuto essere interpretato da Eddie Murphy, anche se il progetto è stato messo sotto ghiaccio dopo la dipartita di Ivan Reitman come forma di rispetto per il regista, posso dirlo? Meglio così, meglio fermarsi ad un unico, riuscito e grosso successo.

Dal canto mio invece, non perderò mai occasione per far tornare uno degli eroi di questa Bara dove merita di stare, specialmente in occasione del suo compleanno, anche perché ricordate: butta tutto nella spazzatura, o non avrai una Lira, se non pulisci il pavimento, non ballerai più il Rock ‘n’ Roll, iachiti-ia! iachiti-ia!


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