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I tre amigos! (1986): esportare la democrazia, un sombrero alla volta

Come sapete, oltre ad essere uno dei Guru di Trailers from Hell (il miglior sito di cinema di sempre), uno degli eroi della Bara Volante (il secondo miglior sito di cinemahahaha), John Landis è anche mio grande amico, in prossimità del suo compleanno ho questa tradizione, ricordare i suoi film e quest’anno, il 2026 mi mette davanti due gustosi compleanni landissiani, vado in ordine e inizio con… I Tre Caballeros? Beh quasi.

Conoscete la regola, se l’Africa non permetterà mai ad Allan Quatermain di morire, il continente perduti degli anni ’80 non permetteranno mai a John Landis di sbagliare un film, nemmeno con un processo in corso, nemmeno un lavoro su commissione come questo, perché il bellissimo Tutto in una notte è stato un clamoroso flop al botteghino, ma uno dei film più personali e influenti diretti dal regista di Chicago, mentre Spie come noi, era la commedia “facile” per rientrare subito di un insuccesso al botteghino, però sceneggiata dall’amico Dan Aykroyd, insomma, tutto in famiglia per certi versi.

La magia del cinema, secondo il mio amico John Landis!

Questa volta invece la sceneggiatura è stata scritta da un altro mito degli anni ’80, Steve Martin, a più mani insieme a Lorne Michaels e Randy Newman: il soggetto di Martin è stato rivisto e ampliato da Michaels e oltre alla sceneggiatura, Newman si è occupato anche delle canzoni, per un copione che in fase di lavorazione era intitolato Three Caballeros, in omaggio al I Tre Caballeros, film della Disney nel 1944, da cui è stato tratto un famoso e redditizio podcast di cinema, non so se lo sapete (storia vera in entrambi i casi).

Il casting ha subìto parecchie modifiche, come accadeva spesso alle commedie americane degli anni ’80, i nomi in gioco erano sempre quelli, mitologici: inizialmente Martin avrebbe dovuto recitare con Dan Aykroyd e John Belushi, tutti e tre diretti da Steven Spielberg, e se vi suona strano, continuate a leggere e fidatevi del vostro amichevole Cassidy di quartiere. Dopo una breve parentesi in cui si parlava di Bill Murray e Robin Williams, con la morte di Belushi pare sia stato avvicinato John Candy per il ruolo di Ned Nederlander, ma il grande comico canadese aveva le sue (esuberanti!) idee per il personaggio che poco si allineavano alla storia, niente di fatto. Candy però, da buon canadese, fece l’Hockey pass, l’assist decisivo prima dell’assist che porta al punto, raccomandando Martin Short e con l’arrivo di Landis a bordo il trio si completò con Chevy Chase, che arrivava da Spie come noi, portandosi dietro la sua incapacità di non essere, sempre e comunque Chevy Chase, il che vuol dire, simpatico come una spinta alle spalle quando stai scendendo le scale.

«Chevy, questa città non è abbastanza grande per me, te, e il tuo super ego»

Rifiutandosi di recitare una battuta, che sua detta avrebbe fatto apparire stupido il suo personaggio (strano, anni a vedere e rivedere questo film e a pensare che Dusty Bottoms fosse uno scienziato), Landis minacciò di farla pronunciare a Short, risultato? Da brava diva isterica Chase recitò la battuta ma aggiunse commenti piccati sull’incidente con l’elicottero, per cui il mio amico John era ancora sotto processo, facendolo giustamente incazzare come El Guapo. Per fortuna Short faceva da pacere e Steve Martin non ha creato un problema che fosse uno, basta dire che i numeri con il lazo che gli vediamo fare nel film, non sono l’abilità presa in prestito da una controfigura, ma un talento che Martin ha appreso quando da ragazzino, lavorava a Disneyland (storia vera).

Le musiche di Musiche  Randy Newman coadiuvato dal bravissimo compositore Elmer Bernstein, contribuiscono largamente a far funziona un film che è un’amorevole parodia, ovviamente al cinema western (tra i titoli di riferimento “Vera Cruz” di Robert Aldrich del 1954), I Magnifici sette, per via degli Yankee che intervengono ad aiutare il villaggio messicano in pericolo, ma anche tutti i western musicali con attori che fino ad un giorno prima portavano al pascolo vere mandrie, senza dimenticare i film muti d’avventura, beh poi ci sarebbe un altro fondamentale elemento preso messo alla berlina, ma ribadisco, fidatevi del vostro amigos Cassidy, ci arriveremo. Quello che va chiarito è che questo film resta un lavoro su commissione per Landis, si capisce dall’assenza di poppe, scimmie, camei di registi famosi e dall’assenza della sua gag ricorrente, il film immaginario “See You Next Wednesday”, insomma spazio di manovra ridottissimo, che il mio amico John si è presto tutto, utilizzandolo al meglio.

Messico, 1916, il villaggio di Santo Poco (… nome geniale!) è minacciato dal terribile bandito El Guapo (… altro nome geniale, impersonato da Alfonso Arau), la figlia del capo villaggio Carmen (Patrice Martinez) viene spedita in cerca di aiuto, un aiuto qualunque, non trovandolo, la donna si rifugia al cinema per assistere ad un – per noi spettatori moderni – finto film in bianco e nero con protagonisti Lucky Day (Steve Martin, con un doppiatore diverso dal solito se guardate il film in italiano), Dusty Bottoms (Chevy Chase che doppiato “parla” come Clint Eastwood, visto il tema, ha senso) e Ned Nederlander (Martin Short), loro sono i tre amigos! Tre taglie di eroe, tre talenti diversi per altrettanti eroi con sombreros e lustrini, che potete trovare ovunque la libertà sia minacciata, e che per altro, entrano in scena facendo una sorta di Macarena, anni prima della Macarena.

… eeeeeh Macarena ah ah!

Vi ho parlato di Spielberg prima? Carmen si lascia affascinare dalla magia del cinema e se quella scena il regista di Cincinnati forse, l’avrebbe caricata ancora di più, quando si parla di amore per il cinema, Landis non è secondo a nessuno, anche se i tre amigos ormai per Hollywood sono quasi tre ex famosi, i cui vecchi film non fanno più soldi, e vengono cacciati a pedate (e in mutande) dalla Mecca del cinema americano. Sarà l’esilarante scena del telegramma, troppo costoso per essere prolisso, a mettere in modo una classica commedia degli equivoci che Landis sa rendere spassosissima.

La presenza del secondo e comunque riuscitissimo cattivo, il tedesco interpretato da Kai Wulff (perché Landis giustamente odia i Nazi), è legna secca sotto il fuoco della commedia degli equivoci, quindi quando i tre amigos arrivano nel saloon messicano, vengono accolti da un irreale silenzio come i due turisti americani nella campagna inglese. Mi fa sempre ridere il fatto che i locali si aggiungano al coro del loro, in parti uguali divertente e imbarazzante, numero musicale, solo per timore, credendogli gli sgherri del tedesco che poco prima ha fatto una mezza strage.

Nella loro candida idiozia, i tre yankee, finto messicani (praticamente un’appropriazione culturale) volano sulle ali dell’illusione, protetti dalla magia del cinema, infatti fanno la figura degli eroi, tenendo botta al primo leggere assalto al villaggio degli sgherri di El Guapo, mettendo su uno spettacolino che Lucky Day definisce proprio un matinée, ma la loro esibizione è destinata a durare poco, la magia si infrange quando arriva El Guapo in persona sparando proiettili veri, generando il piagnisteo dei tre attori, che minacciano di coinvolgere l’associazione attori per l’uso di vere pallottole sul set… Eh, ditelo al povero Alec Baldwin! Scusa Alec, ho fatto il Chevy Chase della situazione.

La scena del bivacco notturno ogni volta mi fa rotolare dal ridere, sembra il classico momento da “musicarello” che non mancava mai nemmeno nei western di Howard Hawks, solo che tutto è volutamente posticcio: il deserto, il cactus palesemente di plastica, i pipistrelli, gli animali, il cavallo canterino e persino la tartaruga che dice buona notte. Grazie John Landis! Se non ci fossi bisognerebbe inventarti!

Il momento folle da musicarello western (primo estratto)

L’apice della “stupidera” si raggiunge nella, volutamente inutile e idiota, missione secondaria del trovare lo spadaccino invisibile vicino ad un beh… Cespuglio canterino (che canta con la voce di Randy Newman), una scemenza che conferma quanto i nostri tre amigos, non vivano in un mondo reale, ma credano alle stesse favole che poi, sono quelle che, in quanto attori, raccontano al cinema.

Il momento ancora più folle da musicarello western (secondo estratto)

Il lungo finale è una gloriosa tirata non impossibile da intuire nell’andamento, perché stando alle parole del discorso motivazionale, nella vita tutti noi abbiamo un El Guapo da affrontare, per alcuni è la timidezza, per altri la scarsa educazione, per il villaggio di Santa Poco, guarda caso, si tratta del vero El Guapo! Che viene sconfitto quando i villici fanno l’unica cosa che sanno fare, cucire, cucire come se non ci fosse un domani, cucire quello che a tutti gli effetti sono costumi di scena. A questo punto la satira è doppia, da una parte abbiamo la magia del cinema che torna utile anche nella vita reale, dall’altra manodopera a basso costo messicana, sfruttata per una messa in scena hollywoodiana Yankee, e qui veniamo finalmente al punto, chiudo quell’ideale icona lasciata aperta giocandomi il vero pregio di “¡Three Amigos!”.

Cosa ha sempre fatto John Landis, convinto Democratico, Stregatto nell’animo e amigo mio? Ha passato la vita e la carriera a prendere apertamente per il culo i Repubblicani (e tutto quello che della vita da americani comporta esserlo), facendosi pagare soldi veri, in termini di biglietti staccati al cinema, dagli stessi Repubblicani, che andavano in sala a vedere i suoi film, e nemmeno si accorgevano di essere sbertucciati da Landis, per altro, nel pieno degli anni ’80, ovvero all’apice della reaganomics. “I tre amigos!” è, nemmeno velatamente, una presa per i fondelli alla propensione americana ad “Esportare la democrazia” fuori confine, al modo in cui quello che, stando al motto di Superman, viene chiamato “American way of life”, diventa lo stampino su cui tutti sul pianeta, si devono allineare, e spesso lo fanno utilizzando anche una delle loro armi più potenti in assoluto, che non è la bomba atomica, ma il Cinema.

«Siete molto ma molto democratici, sembrate quasi degli Yankee»

Se non fosse già di suo un film drittissimo e molto divertente, “¡Three Amigos!” è l’ennesima presa per i fondelli al suo Paese da parte di quello Stregatto guascone che non poteva sbagliare un film nemmeno per sbaglio negli anni ’80, che risponde al nome di John Landis, considerando poi che questo, è forse uno dei suoi film più su commissione, nel senso più stringente del termine, confermo la sua impossibilità di fare meno che bene negli anni ’80.

Purtroppo non ci sono tette, non ci sono scimmie e manca anche la parata di cameo di facce note, di solito registi, con cui Landis ama farcire tutti i suoi film, questo già ci fa capire quando poco il regista di Chicago abbia potuto mettere le mani sul volante. Aggiungiamo poi il fatto che Landis, ha consegnato il montaggio finale alla Orion Pictures e poi è dovuto scappare, preso fin sopra i capelli con il suo processo ancora in corso, dopo i tragici eventi sul set del film Ai confini della realtà. La Orion dal canto suo cosa ha fatto? Ha tagliato alcune scene (come la presentazione del cattivo) rimontando il film, che comunque ribadisco, risulta divertente e landissianamente sovversivo malgrado tutte queste manipolazioni.

Per questo ricordate: ovunque c’è ingiustizia, là ci troverete! Ovunque c’è sofferenza, noi saremo là! Ovunque la libertà è minacciata, voi troverete la Bara Volante, sempre pronta a parlare del suo amigo John Landis, anzi, a breve replichiamo, abbiamo un altro compleanno a tema che va trattato per forza, per questo, l’unico modo giusto per salutare voi e il mio amigo John è questo… See You Next Wednesday!

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