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Il cavaliere del male (1995): William Sadler fuggì nel deserto e Billy Zane lo seguì

Tra i compleanni più sfiziosi dell’anno in corso, non potevo perdermi di certo l’esordio di una grande personalità cinematografica. No, non mi riferisco a Ernest R. Dickerson, direttore della fotografia di fiducia di Spike Lee che arrivava da titoli come Malcolm X, lo sappiamo tutti che lui è solo formalmente il regista de “Il cavaliere del male”, che in realtà è stato diretto dal guardiano della cripta in persona!

Quanto è importante il prologo in un Horror? Tanto, quello de “Il cavaliere del male” gioca con noi spettatori, tra assassini improvvisati e bionde poppute nei pochi panni di ancora più improbabili “Scream Queen”, in realtà la sequenza iniziale serve a tracciare il legame tra questo film, in uno strambo Paese a forma di scarpa uscito con il titolo semplificato de “Il cavaliere del male”, e la sua vera origine, la mitologica serie televisiva Tales from the crypt.

Potrebbe essere il regista preferito di questa Bara, peccato abbia diretto così poco.

La sceneggiatura di “Demon Knight” era finita nelle mani su Sua Maestà Joel Silver – produttore di tutto, anche della serie – già nel 1987, in teoria avrebbe dovuto essere la nuova fatica di Tom Holland subito dopo La bambola assassina, nei vari passaggi dietro la schiena, ognuno ha aggiunto qualcosa, Mary Lambert ha avuto l’idea di aggiungere una protagonista di colore, la Full Moon di Charles Band invece, ha semplicemente abdicato: troppo costoso per le loro tasche.

Con il crescente successo della serie tv, nel testone vulcanico di Silver balenò l’idea di iniziare a sfornare soggetti non più per il piccolo schermo, ma per il cinema, in particolare una trilogia, che ovviamente finì per non essere mai realizzata, ad esclusione di una postilla che vedremo a fine post, insomma il film affidato formalmente a Ernest R. Dickerson diventa di colpo qualcosa su cui puntare, si spinge per farlo uscire ad Halloween del 1994, ma causa tempi di lavorazione, finì a vedere il buio della sala solo a gennaio 1995, raccogliendo pernacchie, ingiustamente, perché bollato come un B-Movie nato dalla costola di una serie tv, “Demon Knight” è beh, un B-Movie nato dalla costola di una serie tv, però è bellissimo lo stesso.

“Il cavaliere del male” è uno di quei film che si gioca tutte le facce giuste, né è strapieno, inoltre applica la buona norma di non affidarsi ad iconografia pre-esistente, al massimo sfrutta un elemento Cattolico di fondo, ma poi si crea una sua mitologia, quindi parafrasando un’introduzione piuttosto riuscita di Stephen King, potremmo dire che William Sadler fuggì nel deserto e Billy Zane lo seguì.

«Nessuno torna. Nessuno ritorna a casa. E nessun altro verrà qui. Siamo solo lui e me» (cit.)

Il primo è Frank Brayker, il cavaliere del titolo, veterano di molti episodi della serie tv, il secondo è un misterioso è bizzarro collezionista, con cappello da cowboy, inarrestabile tanto che nemmeno la sua auto in fiamme nella scena iniziale sembra fermarlo, tanto risulta trafelato Frank, quando risulta calmissimo e dieci metri sopra le righe il buon (si fa per dire…) Billy Zane.

Il personaggio di Sadler si imbatte prima nell’adorabile ubriacone della cittadina, lo zio Willie fatto a forma di quel gran mito di Dick Miller, che appena entra in scena, suggerisce un brindisi alle scimmie, facendo aumentare, se fosse ancora possibile, la mia già enorme stima per l’attore feticcio di Corman e Dante.

«Gatto?», «No ho smesso, non insistere»

L’affranto Frank in fuga, si barrica in uno scalcagnato albergo decadente, popolato da ogni genere di personaggio, dalla proprietaria CCH Pounder, fino alla bella di turno che ovviamente mette subito gli occhi addosso a Frank, anche se uno dei personaggi più caratteristici è rappresentato dal mio primo incontro con Jada Pinkett (ai tempi non ancora Smith), in un ruolo raro oggi, figuriamoci nel 1995, ovvero quella della donna di colore con sulle spalle un compitino da niente, quello di dover salvare il mondo.

Anche se non è tratto da nessuno degli episodi delle serie tv, “Il cavaliere del male” incarna quello spirito originario, quello dei fumetti della EC Comics, la cui ferocia veniva sprigionata da ogni pagina, dove i personaggi spesso venivano puniti per il loro comportamento, trattandosi di “morality tales” a tutti gli effetti. Ernest R. Dickerson in tal senso è bravissimo a curare la regia, scegliendo tutte le inquadrature giuste, nel finale poi riesce a trasformare lo schermo in un vero fumetto, rendendo omaggio alla fonte originale.

Inoltre i personaggi vengono tutti tentati dalla mefistofelica personalità di Billy Zane, che cala la maschera molto presto, e che si oppone, anche in termini di colori al personaggio di William Sadler, quest’ultimo protegge tutti con il sangue rosso della sua sacra ampolla in grado di sigillare le porte, il primo invece, evoca morti e bestiacce varie usando il sangue verde, e vi ricordo che nei fumetti americani, il verde è uno dei colori (insieme al viola) storicamente associato ai cattivi.

Quando bevi troppo è senti la lingua come una spugna.

Ad uno ad uno il collezionista cerca di tentare tutti e “Il cavaliere del male” non ci concede nemmeno la coperta calda e comoda delle abitudini cinematografiche, non sembra quello con la faccia da traditore finirà per cedere alle lusinghe, anzi, magari lo farà qualcuno di inatteso.

Ad esempio, il mezzo fricchettone impersonato da Thomas Haden Church sembra carne da cannone, fa in tempo a snocciolare una frase maschia bellissima in quanto incredibilmente ignorante («Per quanto riguarda il vostro ritorno delle tenebre, che volete che sia dopo che ho avuto le emorroidi») e poi il suo personaggio svolta ancora, il tutto per un film del 1995, che sembra uscito dal decennio precedente e se non fosse chiaro, questo è un grosso complimento.

Basta dire che Dick Miller si ritrova al centro di una sequenza con un abbondante quantitativo di poppe come era normale negli anni ’80, vietatissimo dopo, mentre in generale il film è una sorta di Evil Dead 2 in tono minore, un lungo film d’assedio che mi trova sempre molto propenso, per una storia che procede per eliminazione (… fisica!) dei personaggi.

Dicono che gli occhi verdi siano affascinanti, ma qui si esagera!

Dovessi trovargli un difetto? Ernest R. Dickerson ha talmente occhio che in un paio di flashback riesce a raccontare tutto il passaggio (in trincea) di Frank, poi però il copione prevede lo stesso che William Sadler sia costretto a dover rispiegare tutto per filo e per segno, vabbè, sono problemi da poco.

A tutto aggiungeteci il tripudio di effetti speciali pratici, di sangue finto, di braccia mozzate, una meraviglia di cui Billy Zane è il Re senza corona, dieci o dodici metri sopra le righe, azzecca proprio il tono giusto per il suo personaggio e non lo molla più, un diavolo tentatore che fa sorgere il sospetto: ma è stato anche pagato? No, perché ha davvero l’aria di uno che si sta divertendo troppo nel suo lavoro.

«Sappi che se lo scopre Will Smith fai la fine di Chris Rock»

“Il cavaliere del male” andrebbe un po’ riscoperto e rivalutato, si citano sempre film più famosi, pieni di sangue e mostri provenienti dagli anni ’80 e questo, lo ricordano in pochi forse perché alla sua uscita è stato considerato come un B-Movie nato dalla costola di un programma tv, ma come dicevo lassù, dove sarebbe esattamente il problema se il risultato è così riuscito?

Vi ero debitore di una postilla, un’icona lasciata aperta sul secondo ed ultimo film di questa trilogia, che trilogia non è mai stata, la seconda regia del guardiano della cripta non ha potuto contare sullo stesso budget di questo primo e troppo poco citato capitolo, ma “Bordello of blood” andrà comunque trattato, non ora però, teniamolo per i compleanni del 2026 della Bara, intanto per oggi, care le mie mostriciattole e i miei mostriciattoli, Ciak si spira!

«Che fai Cassidy? Ti prendi il mio ruolo? Tornatene nella tua Bara, come vedi ho da fare!»
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