La notte è sempre più buia prima dell’alba, prima o poi questa oscurità andava affrontata, è il momento del singolo post più invocato dai lettori della Bara Volante, è il momento del nuovo capitolo della rubrica Nanananananana…Batman!
Sapete, io non odio “Il cavaliere oscuro”, sono semplicemente stanco di sentirne parlare in un modo che va da “Il più grande film della storia del cinema” a salire, non avete idea di quante ore della mia vita abbia sprecato a fare a capocciate con i fanboy (e le fangirls) di questo film, accecati dalla luce, anzi dall’oscurità del Dio Nolan, colui a cui tutto è concesso perché è daaaaaaark fino al midollo e ha reso Batman realistico. Io li capisco, anche a me è piaciuto tanto Batman Begins, era legittimo attendere questo seguito in maniera spasmodica, ma è dal 2008, quando lo vidi al cinema con un tizio che russava a due poltrone di distanza da me (storia vera) che continuo a pensare la stessa cosa: “Tutto qua? Questo è il vostro Cavaliere Oscuro per cui siete andati giù di testa, trovando tutte le scuse possibili per vestirvi da Joker e ripetendo le frasi del film con non facevate dai tempi de Il corvo?
![]() |
| «Visto che Nolan dice che la benzina costa poco, usiamola per dare fuoco alla Bara Volante, tanto è un blog con i minuti contati dopo questo post» |
La verità è questa: questo sarà anche il post più richiesto di sempre dai lettori della Bara, ma è quello che non volete leggere, perché è dal 2008 che tutti (e dico proprio tutti) esaltano l’incredibile bellezza di questo film, chiudendo entrambi gli occhi sui suoi difetti, quando sarete arrivati alla fine del post non avrete più voglia di leggere questo blog. Lo so, perché o muori da blogger o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo ed io davanti all’ipocrisia di Nolan reagisco sempre allo stesso modo, con un sorriso, perché lo sapete meglio di me, la follia è come la gravità: basta solo una piccola spinta.
Con il suo budget spropositato, “The Dark Knight” incassa più montagne di bigliettoni verdi con sopra le facce di tanti ex presidenti spirati, di quanto il Joker riesca ad ammonticchiarne e bruciarne in questo film, diventato quello che citano tutti i cinefili colti, quelli con gli occhiali e la pipa che parlano finalmente di un supereroe realistico, come se il realismo fosse l’unica via da seguire per i fumetti al cinema, eppure io continuo a pensare che le parole di David Mazzucchelli siano ancora quelle più azzeccate: più i supereroi diventano “realistici” meno risultano credibili.
![]() |
| Nolan ha letto tanti fumetti Graphic Novel, però forse ha guardato solo i disegni. |
Ma la verità è un’altra: a nessun critico serio interessa se Nolan non sa dirigere le scene d’azione, oppure che alcuni buchi della trama giganteschi come crateri vengano semplicemente ignorati, perché l’atteggiamento fin troppo comune è quello di considerare i fumetti e le scene d’azione roba per la plebe, per la massa ignorante che solo il Dio Nolan può educare. Un’ipocrisia che, ripeto, mi fa ridere, perché se vuoi un film realistico non vai a vedere la storia di un miliardario che si veste da pipistrello per combattere i criminali, lo puoi anche chiamare “cavaliere oscuro” e infilare a forza una frase finale per giustificare questo nomignolo più daaaaaaark, più realistico, ma sempre di Batman stai parlando, quello con il mantellino e le orecchiette a punta.
![]() |
| La mia scena preferita di tutto il film? Alfred che si lamenta perché deve spalmare di crema solare le modelle russe (Maccosa!?) |
No, per me “Il cavaliere oscuro” è un film ipocrita in tutte e per tutto, identico agli opportunisti contro cui il Joker nel film si scaglia e per uno come me che proprio con il Joker ha imparato a fare il tifo per i cattivi, è normale che quello con i capelli verdi e la faccia pittata sia l’unica fonte di interesse del film. Solo che io lo dico, perché “The Dark Knight”, con la sua serietà congenita è una palla fatta di dialoghi, beghe legali, burocrazia raccontata, una roba degna degli embarghi e della federazione dei mercanti, che diventa interessante quando entra in scena quell’anarcoide pagliaccio viola vestito.
![]() |
| Bisogna avere un asso nella manica e questo ragazzo pittato è quello di Nolan. |
“Il cavaliere oscuro” è un film opportunista perché lo stesso Nolan non riesce a rispettare le regole che si autoimpone, con Batman Begins ha abbracciato il rigoroso patto di rendere ogni elemento dell’iconografia dell’Uomo Pipistrello realistica, logica e daaaaaaaarrrrrkkkk, salvo, poi, in questo seguito, scadere in momenti che di realistico non hanno proprio nulla e che sono farina del suo sacco visto che il film lo ha scritto insieme a suo fratello Jonathan Nolan e poi lo ha diretto, quindi non possiamo dire che qualcuno gli abbia messo i bastoni tra le ruote, dopo il successo di Batman Begins? Impossibile, non siate così seri, non con me.
Beh, ma lo so cosa state pensando: almeno un paio di intoppi Dio Nolan li ha avuti. Prima la morte sul set dello stuntman Conway Wickliffe e soprattutto quella di Heath (in amicizia “BIP”) Ledger, destinato allo splendore dopo la sua magnifica prova qui, tragicamente ricordato come il Brandon Lee di un decennio successivo. Una mossa che la Warner Bros. ha gestito in maniera posata, nel rispetto del dolore della famiglia Ledg… Seeee proprio! Ci hanno costruito su una campagna mediatica delicatiiiiissima che ruotava tutta intorno al concetto di: «Venite a vedere l’attore che è morto per fare il Joker!», un opportunismo che è stato criticato pensata un po’ da chi? Da un clown anarcoide vero, Terry Gilliam, l’unico che, poi, un film senza il suo protagonista ha dovuto girarlo davvero e senza il quantitativo di soldoni della Warner Bros. Quindi, ancora una volta, nel mescolamento tra realtà e finzione, tra la rigorosa ipocrisia carica di soldi di Nolan e la follia creativa spiantata e senza regole di Gilliam, non stupitevi poi se mi ritrovate schierato.
![]() |
«Nessuno ha più fantasie sexy sulle infermiere? No? Chissà perché» |
Badate bene, io sono solo un cane che insegue le macchine, non saprei che farmene se le prendessi, ma sarei del tutto matto ad affermare che questo film non ha un valore, in “The Dark Knight” si trovano dei picchi incredibili che arrivano, non a caso, quando Nolan resta fedele alla sua ferrea regola di razionalizzare tutto e renderlo realistico e da(aaaaaaaaa)rk.
![]() |
| Un clown entra in banca per fare un prelievo. Contanti? Si, con tanti morti. |
La scena iniziale è fantastica, degna dei migliori “Heist movie”, posso sorvolare sul fatto che il direttore di banca William Fichtner (Nolan che usa uno degli attori feticcio di Michael Bay? GENIO! GENIO! Urlano i critici seri) tenga un cannemozze sotto la scrivania, perché è un ottimo omaggio al cinema di Michael Mann, uno che fa film d’azione che i critici seri non calcolano mai, non ci vedete un po’ di opportunismo in tutto questo? Anche perché uno così fedele al realismo come lui, avrebbe potuto evitare di fare spallucce sul fatto che Rachel passa da Katie Holmes a Maggie Gyllenhaal senza addurre motivazioni plausibili, come cantavano gli Elii.
![]() |
| «Un taglietto e avrai la bocca storta come Katie Holmes, non se ne accorgerà nessuno!» |
L’altra grande intuizione di Nolan è proprio il personaggio del Joker… Dài andiamo, c’è qualcuno al mondo che non conosce Batman? Dopo fumetti, film e serie tv penso proprio di no. Allo stesso modo, davvero esisterà qualcuno che non sa che la principale nemesi dell’Uomo Pipistrello è il Joker? Proprio per questo Nolan fa la prima scelta davvero matura nell’approcciarsi ai fumetti: prende un personaggio che già tutti conoscono e che nei fumetti non ha un nome e delle origini ufficiali (ma solo ufficiose) e ne fa un uso espressivo, lo rende un agente del caos perché la sua storia di quello ha bisogno.
Il Joker di “BIP” Ledger non è paragonabile a quello di Jack Nicholson, un po’ perché l’atmosfera dei due film è volutamente diversa, ma soprattutto perché a Nolan non interessa avere un personaggio che è un regista delle tragedia, uno che porta in scena spettacoli tragici da usare per far emergere il peggio della natura umana (la scena dei battelli conta poco o nulla, tenetevi l’icona aperta, più avanti ci torniamo). Nolan è più interessato all’effetto collaterale di tanta teatralità (il caos) e si concentra su quello. Heath Ledger risponde con un Sid Vicious sudaticcio, smascicante, che si aggira su uno scuolabus rubato come Scorpio, un punk che tenendo a mente la lezione di Alan Moore, cambia la sua storia di origini ogni volta e che Nolan spesso inquadra a testa in giù, perché il suo punto di vista è opposto a quello di tutti gli altri.

«Questi sono i tuoi ultimi applausi Cassidy, i fan di Nolan hanno già messo mano ai forconi»
L’attrattiva principale, uno che, a differenza di Batman, è senza regole, purtroppo non lo sapremo mai cos’avrebbe potuto regalarci “BIP” in carriera, ma la sua prova qui è davvero monumentale, anche quando fa numeri di magia, facendo sparire matite ben prima di John Wick. Tutta robetta da film “di genere” che Nolan nobilita, mentre i critici seri gli urlano “GENIO! GENIO!” alla Renè Ferretti, mentre possono godersi il cameo di tre secondi del Michael Jai White peggio utilizzato della storia del cinema.
Per me Chris Nolan in questo film è come l’Harvey Dent di Aaron Eckhart, l’eroe scintillante che tutti invocano che nel corso del film si perde incapace di stare alla regole che si è imposto da solo.
![]() |
| «No, voglio dirigerti, tu mi completi. Tu… tu completi… me!» |
All’inizio fa scelte pragmatiche, tipo modificare il costume di Batman in modo da permettergli finalmente di voltare la testa (e smettere di sentire il piagnucolare di Christian Bale che ha passato tutto Batman Begins a lamentarsi di avere caldo sotto il costume. Storia vera), il modo in cui l’Uomo Pipistrello si libera velocissimamente di cattivi vecchio stampo, troppo fumettistici come lo Spaventapasseri di Cillian Murphy, sembra la presa di posizione di Nolan per differenziarsi da tutta la concorrenza fin troppo colorata. Anche se il modo in cui Batman liquida i suoi imitatori con le imbottiture da Hockey è il primo accenno di ipocrisia: loro hanno armature improvvisate, Bruce Wayne le ha in Kevlar solo perché (proprio come Nolan) è strapieno di soldi e può permettersele.
La prima parte del film procede tutto sommato bene, la trasferta di Batman ad Hong Kong mette in chiaro che Nolan sembri fatto dal sarto per dirigere un film di 007 e, considerando l’omaggio a “Al servizio segreto di sua maestà” (1969) fatto in “Inception” (2010) non so perché ancora non gli sia stato proposto. Ma vedendo la Hong Kong di questo film, identica in quasi tutto a Gotham City (in realtà “interpretata” da Chicago), qui Nolan fa il primo madornale errore.
![]() |
| Hong Kong? Gotham City? Chicago? Mestre? Tutto uguale. |
Non puoi fare un buon film su Batman dimenticandoti di dare spessore alla città dell’Uomo Pipistrello, sì, certo, qui fin troppo tempo viene impiegato nel descrivere la corruzione dei rappresentanti cittadini e i giochi di potere in atto a Gotham, ma la città in sé è anonima, una qualunque grande metropoli americana che non somiglia per niente a quella vista in Batman Begins, come se Nolan si fosse spostato nella parte ricca della città e anche qui ci vedo qualcosa di metaforicamente opportunista in questa pessima scelta.
Tra le personalità che popolano Gotham City Chicago, uno dei più influenti è Harvey Dent, un personaggio con un arco narrativo lungo e abbastanza ben articolato, in cui ogni elemento del procuratore viene contestualizzato (la moneta), magari anche tradendo il materiale originale a fumetti, ma in un modo comunque riuscito, che sarebbe impietoso paragonare a quanto fatto con lo stesso personaggio da Joel Schumacher, ma così è stato, perché per tutta l’infinita, esagerata (152 minuti) durata di “Il cavaliere oscuro” ci troviamo a giocare alla versione di Gotham City Chicago del popolare “Dov’è Wally?” che, per comodità, chiameremo: “Dov’è Harvey?”.
Pare che degli ottimi effetti speciali per realizzare la metà sfigurata del volto di Due Facce e i critici seri che sempre al grido di “GENIO! GENIO!” fanno le scoregge con la mano sotto l’ascella pensando alla versione di Tommy Lee Jones, siano bastati a far dimenticare il fatto che spesso Harvey Dent sprofondi in un paio di enormi voragini sparse qua e là lungo il film.
![]() |
| Giochiamo tutti al gioco più amato da grandi e piccini: Dov’è Harvey? |
Trovo incredibile che durante la scena della festa organizzata da Wayne in onore del rampante procuratore, quando il Joker fa irruzione esibendosi nel suo monologo prima di “lasciare andare” («pessima scelta di parole») Rachel giù dalla finestra, nessuno si sia mai posto il problema che il Joker sarebbe andato alla festa per rapire Harvey Dent, chiuso in uno sgabuzzino da Wayne. Perché non lo rapisce? Non era lì per quello? Anche se capisco che pensare a questi futili dettagli mentre tutti ti urlano «GENIO! Ma quanto cazzo sei daaaaaaaaark!» sia abbastanza complicato.
Va ancora peggio quando Nolan si esibisce nella classica scena della scelta dell’eroe: da una parte l’innocente da salvare dall’altra la donna amata, la stessa già portata in scena da Joel e da Sam, solo che Nolan è una cifra più daaaaaark di quei due, dài! Un attimo prima Dent è in centrale, un attimo dopo è stato rapito e tutti sanno che è stato rapito (quando l’hanno scoperto?), quindi a nessuno importa se il – NON – colpo di scena su James Gordon, è più facile da intuire del destino del gelato stracciatella, pistacchio e amarena, lasciato nella stessa stanza con il sottoscritto. Ormai i cori «GENIO! GENIO!» hanno sovrastato anche la colonna sonora di Hans Zimmer e James Newton Howard, a mio modesto avviso, l’ultima firmata da Zimmer prima che i suoi lavori iniziassero a sembrare tutti troppo uguali uno all’altro.
![]() |
| «Questo è il mio film», «Perché vedi scritto il tuo nome nel titolo? Non mi sembra, lamentati con il regista» |
I cellulari di tutta Gotham City Chicago usati come sonar a me sembrano una trovata parecchio fumettistica che Nolan si autoconcede, così come il fatto che Batman potrebbe evitare di prendere a pugni tutta la SWAT della città in scene d’azione che Nolan non sa girare, comunicando alla radio la frase: «Gli ostaggi sono quelli vestiti da clown». Per non parlare dell’inseguimento in macchina, con colpi di bazooka e la Bat-mobile che diventa la Bat-moto a scureggetta, tutta roba che se la firma Nolan è seria, realistica e daaaaaaaaark, la facesse un altro regista sarebbe caciara da fumetto.
![]() |
| Tanto figo quanto inutile, non basta per fare grande una scena d’azione. |
Voi non avete idea di quante persone abbiano etichettato TUTTI i film di supereroi usciti dopo il 2008 (e sono stati giusto un paio) come monnezza ultra pop paragonabile giusto ai Bat-capezzoli di Schumacher, perché “Il cavaliere oscuro” doveva essere universalmente riconosciuto come il più grande film della storia del cinema. Ha azzeccato un Joker memorabile, no? Non può essere diversamente. Sarà… Ma è dal 2008 che penso che la scena dei battelli sia una cagata pazzesca e risparmiatevi i 92 minuti di applausi, non sono qui per quelli, a Nolan l’avevo promessa da tempo ed è ora di chiudere quell’icona lasciata aperta… And here we, go!

Segnati le ossa Nolan, che ora te le mischio.
Sorvoliamo come farebbe Batman su tutto il casino che Chris & Johnny, i Nolan’s Brothers organizzano pur di riuscire ad avere un battello pieno di bravi cittadini di Gotham City Chicago da una parte e un altro pieno di criminali, assassini e avanzi di galera dall’altra. Un detonatore a battello per far saltare l’altro, è il piano del Joker per dimostrare che tutti possono diventare dei mostri come lui. Come viene gestita questa situazione da Christopher Nolan? Beh, ovvio, con il REALISMO che è la parola che dal 2008 tutti ripetono quando si parla di questo film, di solito alternata a GENIO.
Le persone a bordo stanno composte, ferme, confrontano il loro punto di vista sulla situazione aspettando che l’interlocutore finisca di parlare, per non correre il rischio di interromperlo risultando scortesi. No, sul serio Nolan? Va bene che tu sei Inglese e siete un popolo con una certa grazia nel prendere le decisioni, ma sono stato a riunioni di condominio più violente della tua scenetta con i battelli, posti dove volano le sedie su scelte del tipo «Ma il citofono lo rifacciamo?» SBADABAM! E tu vuoi farmi passare per realistica una scena dove, invece del panico più nero, il fuggi fuggi generale e persone che si ammazzano per prendere il detonatore, parte una votazione più ordinata e chiara nel risultato delle primarie del PD? Davvero Nolan!?
![]() |
| Per un Inglese come Nolan questo è il panico. Per un Italiano è l’ora di punta. |
Il modo più delicato che hai per esprimere questa immensa cazzata scena così realistica è mostrarci un ragioniere su un battello, opposto al nero più cattivo di Gotham City Chicago sull’altro? Il piano di Joker salta perché, in un trionfo di REALISMO, in città sono tutte persone buone. Ma non ci avete sempre raccontato che Gotham City è la città più corrotta, marcia, criminosa e violenta del mondo della Distinta Concorrenza? Ah, già, ma questa tanto è Chicago che ci frega… GENIO! GENIO!
![]() |
| «Ragionier Bonetti, il citofono va rifatto, è un bene di uso comune» |
![]() |
| «Una decisione così complicata, non potremmo far ridipingere solo le ringhiere per quest’anno?» |
Nell’ultima mezz’ora la tensione del film si affloscia, con l’uscita di scena del Joker resta solo la sottotrama di Harvey Dent da risolvere, un finale che non ha lo stesso pathos mostrato fino a quel momento, ma in questo finale Nolan dimostra di essere diventato un po’ lui stesso il Due Facce del suo film, ha iniziato il film credendo nelle sue regole di realismo, solo per terminarlo tradendole quasi tutte.
Proprio per questo trovo “Il cavaliere oscuro” un film ipocrita e opportunista, il suo messaggio finale non riesco proprio a condividerlo, Alfred brucia la lettera di Rachel in cui Batman veniva “Friendzonato” (un giovanilismo concedetemelo) e la morale del film è che a volte la verità non basta. A volte la gente ha bisogno che la propria fiducia venga ricompensata. Un modo gentile ed elegante di dire che Gordon e Batman mentono, come farebbero i peggiori politici per mascherare il trionfo del Joker e il fallimento di Harvey Dent.
![]() |
| «Nicholson voleva la sua faccia sopra i biglietti da un dollaro, io mi accontento del mio profilo su una monetina. Il lato destro magari» |
Non avete idea con quante persone abbia discusso dal 2008 sul fatto che quella menata di frase finale «non l’eroe che meritavamo, ma quello di cui avevamo bisogno», suoni bene se pronunciata, è diventata popolare e virale, ma sia, comunque, di un’ipocrisia vergognosa. Un opportunismo che in pochi volevano notare, abbagliati dal (presunto) realismo di Nolan e da questo film così daaaaaaaark. Ma secondo voi io, dovrei fare il tifo per un eroe (o antieroe, ve lo concedo) che mente alle persone che dovrebbe proteggere? Chiamatemi scemo – avreste ragione – ma sono cresciuto con esempi di personaggi di maggior classe, a questo punto molto meglio l’alternativa: un criminale di maggior classe.

Ecco, questo è proprio il punto esatto del film, dove di solito esplodo in un enorme vaffanculo.
Dal Batman opportunista di Nolan cosa mi devo aspettare? Che quando la sua amante Catwoman viene arrestata, lui telefoni con il suo Bat-telefono nel cuore delle notte al commissariato e dica a Gordon con la sua voce rauca e molto daaaaaaark: «Rilasciatela subito, quella è la nipote di Felix il gatto». Ma, forse, il problema è che quelli che si autodefiniscono “Cavaliere” mi sono sempre stati poco simpatici.
Non disperatevi amici se sono stato troppo duro con il più grande film della storia del cinema (ma anche no), io credo che quello che non ti uccide, ti renda… Più strano. E tra sette giorni, tutta l’ipocrisia di Nolan sarà spazzata via da se stesso, perciò mettete un bel sorriso su quel faccino… Perché siete così seri?




















