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Il Custode (2005): la buffa commedia degli equivoci di Tobe Hooper

Ci sono registi che finiscono inevitabilmente per vivere della loro ombra, Tobe Hooper è uno di quelli. Dopo averci regalato un manuale definitivo su come rendere terrificante una motosega e un pranzo di famiglia, ogni suo film è stato grossomodo accolto con lo stesso pensiero: «Chissà se sarà il ritorno del vecchio Tobe, profeta della motosega». Dopo aver festeggiato il compleanno dei suoi Vampiri Spaziali, mi va di completare l’opera con un titolo, come sempre pazzissimo, della filmografia del regista texano.

Oggi parliamo dei primi vent’anni di un titolo che, non so come mai, è arrivato in sala, preferito ad altri lavori di Hooper, il precedente “Toolbox Murders” (2004) era migliore e ha faticato di più ad essere distribuito, per non parlare del titolo, dall’originale “Mortuary” siamo arrivati a “Il Custode”, tecnicamente anche errato, visto che al massimo sarebbe “La Custode”… Patriarcatoooooo!

L’inizio è il classico dei classici degli Horror, il trasloco: la signora Doyle, interpretata con la solita dedizione materna da Denise Crosby (sì, proprio la mamma che in Pet Sematary aveva già dimestichezza con i morti che non restano al loro posto), arriva con i figli in questa specie di mausoleo che fa sembrare la casa degli Addams una villetta accogliente. Avete presente le case con seminterrato/laboratorio, che in America vengono vendute solo alle famiglie di impresari funebri stile Six Feet Under? Ecco, proprio così, ma più fatiscente.

Avete mai visto un horror che inizia con un trasloco? Poi in un posto così carino.

A suo carico una figlia piccola con orsacchiotto incorporato e figlio adolescente, bravo come un pezzo di pane, tanto che appena arrivato in città, si trova subito un lavoro come cameriere nella vicina tavola calda, alla faccia degli stereotipati bulletti (un bulletto e un paio di ragazze, una molto popputa e in canotta, leggermente impossibile da non notare, scusate, sono un maschietto… Patriarcatoooooo!) che lo perculano per, non si sa quali motivi, tradizione direi.

I nuovi custodi, non della Bara ma del locale obitorio, vivono in questa casa piena di crepe, che però non sono il problema più grande dell’abitazione, non vale la pena nemmeno prendersela con l’agente immobiliare, visto che in questa selva di personaggi stereotipati, lui è il più caricaturale di tutti. Vorrei aggiungere una battutaccia contro gli agenti immobiliari, ma sarebbe fin troppo facile, andiamo avanti!

I bulli meno credibili del mondo, specialmente Courtney Peldon in canotta.

La sceneggiatura decide che oltre al mistero della casa ha bisogno anche della leggenda urbana relativa ai precedenti custodi che vivevano qui, scomparsi e diventati novelli Babau oltre ad un fungo nero che cresce ovunque come se avessero esposto il film a Nord. Questo fungo non è un dettaglio decorativo, ma il centro dell’orrore: puzza, si espande, e ha la simpatica caratteristica di infettare chiunque gli stia intorno, trasformandolo in una specie di morto vivente con tanto di pelle pallida e occhi vitrei. Detto così sembra quasi interessante, peccato che a livello visivo il risultato ricordi più la festa delle medie con i trucchi presi al supermercato di Halloween che un’epidemia soprannaturale, colpa del budget? Sì, ma anche di una certa sciatteria generale.

Il film ci mette del suo per farsi voler bene: i ragazzini Doyle cominciano a sentire voci, vedono ombre, e si convincono che il vecchio custode dei Fowler sia ancora vivo da qualche parte, mezzo divorato dai funghi e mezzo trasformato in mostro. E Hooper si diverte a mostrare corridoi bui, porte che si aprono da sole, il classico repertorio di “cose che non vorresti incontrare quando scendi in cantina”. Ma il problema è che, appena i mostri si mostrano (ah-ah), il tocco di Hooper non si nota più di tanto, cioè, chiara l’idea di volerla buttare in caciara portando ad undici l’amplificatore della follia, ma il risultato è spesso tragicomico.

Basta vedere la scena in cui mamma Denise Crosby, prepara il suo primo cadavere, seguendo pagina per pagina il manuale del bravo tassidermista o una roba del genere, classica scena che le prova tutte per far ridere, ma proprio non ci riesce.

Il lato positivo di iniziare un lavoro così: se sbagli non muore nessuno, non di nuovo almeno.

Il ritmo, poi, procede a singhiozzo, non proprio irresistibile o esente da sbadigli, va detto, ci sono momenti in cui il film sembra pronto a ingranare — i silenzi nel cimitero, il mistero della casa, la sensazione che il male sia dappertutto — e altri in cui tutto affonda nel pantano dell’ovvio. L’idea del fungo che si insinua ovunque poteva diventare un METAFORONE interessante, ma alla fine resta una scusa per far comparire facce marce e sbavanti, con risultati che oscillano tra il grottesco e il ridicolo involontario.

Un esempio? Nel gran casino fiale, Tina (Courtney Peldon) la popputa in canottiera, mentre è intenta a vomitare roba nera, s’imbatte nel sale (classico elemento anticipatore per il resto della storia) e quasi tira fuori i suoi due migliori argomenti, ecco, quasi, perché di colpo Hooper si ricorda di essere nel 2005 e non nel 1985, quindi con una “bruciatura” in pessima CGI ci vengono negate entrambe le gioie.

In compenso il finale sa molto di tirato via, se non proprio incollato a forza pur di concludere – anche qui – con il classico dei classici, il colpo di scena conclusivo in un Horror non può mancare quasi mai. In generale sembra di guardare un non tanto bilanciato mix tra La casa nera, con una spruzzata di Re-Animator, solo in versione a basso o bassissimo costo, il tutto condito in salsa da buffa commedia degli equivoci diretta da Tobe Hooper.

La reazione di qualunque spettatore guardando questo film e cercando di capire se è un Horror o una commedia.

Ho sempre amato l’umorismo selvaggiamente pazzo e rozzo del regista texano, qui sembra che quella follia sia scappata di mano, come se Hooper abbia esagerato, oltre che con la sua amata Dr Pepper, anche con la commedia, risultato finale, la penultima regia di Tobe Hooper è una commedia degli equivoci dove ogni tanto, qualcuno muore male trasformato in un proto-zombie, tutto molto bello, sulla carta, nella realtà del film molto ma molto meno, eppure non perderò mai occasione per portare il cinema del vecchio e pazzo Tobe qui su questa Bara!

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