
Questa storia comincia con una cassetta per il prendi-un-libro, porta-un-libro. Una di quelle iniziative che partono con le migliori intenzioni: tu lasci un libro che non vuoi più e ne prendi un altro, così qualcuno legge il tuo e tu leggi quello di qualcun altro. Una specie di baratto culturale in cui, idealmente, nessuno ci guadagna e nessuno ci perde. Io, invece, quel giorno ho fatto un affare, ho lasciato un libro di cui non ricordo più nulla e mi sono portato a casa “Il diario segreto di Laura Palmer” e un segnale dallo spazio per un’iniziativa della Bara, benvenuti al capitolo speciale della rubrica… Le bare non sono quello che sembrano!

Questa è la ragione per cui esiste questa rubrica. Non è una metafora e non è nemmeno una frase ad effetto che ho deciso di infilare qui per dare un senso alla cosa, è andata proprio così, quel libro trovato per caso è stato il punto di partenza del mio viaggio dentro David Lynch, quindi mi sembra abbastanza inevitabile che, prima o poi, la Bara dovesse tornare proprio lì.
“Il diario segreto di Laura Palmer”, scritto da Jennifer Lynch, viene pubblicato negli Stati Uniti nel settembre del 1990, quando Twin Peaks è ancora una serie televisiva relativamente giovane ma già diventata un fenomeno. Sono 184 pagine e il libro arriva addirittura al quarto posto nella classifica dei bestseller del New York Times, in uno strambo Paese a forma di scarpa arriva nel 1991 e nel maggio del 2017 torna anche nelle librerie dopo oltre vent’anni di assenza. Insomma, non stiamo parlando di una curiosità uscita in tre copie per permettere ai fan più malati di completare la collezione, il libro funziona, e soprattutto funziona perché prende una delle intuizioni più interessanti di Twin Peaks e la porta fino alle sue estreme conseguenze.
Laura Palmer è morta. Noi lo sappiamo dall’inizio, la conosciamo attraverso una fotografia, attraverso i racconti degli altri, attraverso i suoi amici, i suoi genitori, i suoi amanti e soprattutto attraverso le cose che tutti scoprono su di lei dopo la sua morte. Ma c’è una cosa che Twin Peaks non può fare, almeno all’inizio: non può far parlare Laura. Il diario risolve il problema nel modo più semplice possibile, Laura Palmer prende una penna e comincia a raccontare la propria storia. Questa, a pensarci bene, è una delle idee più cattive possibili, per noi, intendo. Perché scoprire chi fosse Laura Palmer quando nessuno la guardava è molto più inquietante che scoprire semplicemente chi l’ha uccisa.

Il diario comincia il 22 luglio 1984, nel giorno che il libro indica come il dodicesimo compleanno di Laura, e attraversa circa sei anni della sua vita, arrivando fino a poco prima della sua morte e oltre, con l’ultima parte collocata nel 1990. Nel mezzo ci sono i genitori, Donna, Maddy, Bobby, James, Audrey, Jacoby, Harold, Norma, Leo, Jacques, Josie, Ronette, la Signora Ceppo e praticamente mezzo paese di Twin Peaks. Che, detta così, sembra quasi il diario di una ragazza con una vita sociale molto intensa, e infatti lo è, solo che Laura Palmer ha una vita sociale molto più intensa di quanto sarebbe consigliabile per una persona che deve anche trovare il tempo di andare a scuola.
Il libro è interessante soprattutto perché prende tutti quei personaggi che nella serie conosciamo attraverso frammenti e ci mostra come sono entrati nella vita di Laura. Scopriamo i suoi rapporti con Donna, Bobby e James, ma anche quelli con persone che sembrano appartenere a mondi completamente diversi dal suo. Il dottor Jacoby, Harold Smith, Leo Johnson, Jacques Renault, Norma Jennings, Josie Packard, Ronette Pulaski, la Signora Ceppo e gli altri diventano pezzi della vita quotidiana di Laura, questo cambia parecchio la prospettiva.
Perché Twin Peaks ci aveva venduto Laura Palmer come la ragazza perfetta: la reginetta, la studentessa, la volontaria, la figlia amata, la ragazza che sembrava conoscere tutti e avere sempre un sorriso pronto. Il diario prende questa immagine e comincia lentamente a smontarla, non perché ci dica che quella Laura era falsa, ma perché ci fa vedere tutto quello che c’era dietro. Laura aiuta gli altri, dà lezioni private, distribuisce pasti, si occupa di persone malate e anziane e cerca di essere, almeno agli occhi del paese, esattamente la ragazza che tutti pensano che sia. Contemporaneamente, però, comincia una vita completamente diversa: arrivano le droghe, arriva il sesso, arrivano relazioni sempre più complicate, arrivano comportamenti autodistruttivi e soprattutto arriva BOB. O meglio, BOB c’era già.

Questo il particolare che rende il diario così importante, BOB non compare improvvisamente alla fine come il cattivo che bisogna sconfiggere, una presenza che accompagna Laura nel corso degli anni e che progressivamente occupa sempre più spazio nella sua testa. Il diario racconta quindi anche una battaglia: Laura prova continuamente a dimostrare a BOB, e forse soprattutto a se stessa, di non essere completamente nelle sue mani. Il sesso diventa uno strumento, la droga diventa uno strumento, la trasgressione diventa uno strumento. Tutto sembra avere a che fare con il tentativo di riprendersi qualcosa che sente di stare perdendo, e più Laura cerca di combattere BOB, più sembra avvicinarsi a quel punto dal quale non potrà tornare indietro.
Più o meno qui il libro diventa molto più triste di quanto ci si potrebbe aspettare, perché all’inizio Laura è una ragazzina felice. Ha una famiglia, ha Donna, ha un pony, ha la sensazione che il mondo sia un posto abbastanza sicuro, poi lentamente, tutto questo si sgretola. La cosa peggiore è che le persone che le vogliono bene non sembrano accorgersene, i genitori vedono una Laura, Donna ne vede un’altra, Bobby ne vede un’altra ancora e Laura, nel frattempo, continua a vivere tutte queste versioni contemporaneamente.
Il diario aggiunge una delle cose più importanti alla mitologia di Twin Peaks: la distanza tra la Laura che il paese conosce e la Laura che esiste quando nessuno sta guardando. La prima è la ragazza perfetta, la seconda è una ragazza terrorizzata. La cosa terribile è che entrambe sono vere, il libro non ci dice quindi quale sia la “vera” Laura Palmer, ci dice che la domanda era sbagliata. Laura era tutte quelle cose, ed è proprio questa complessità a rendere ancora più dolorosa la sua morte, perché quando arrivi alla fine della lettura non hai più davanti l’idea di una ragazza americana ideale, ma hai una persona, e sai che quella persona morirà.

Una cosa particolarmente curiosa del libro è poi il rapporto con la serie televisiva, il diario non è semplicemente un testo che racconta eventi avvenuti fuori dallo schermo, ad un certo punto diventa addirittura un oggetto di scena di Twin Peaks. Mancano alcune pagine, strappate da BOB, e una di queste, quella relativa al 22 e 23 febbraio, viene consegnata a Donna dopo la morte di Harold Smith nella seconda stagione, non stiamo leggendo un oggetto che esiste anche dentro la storia. Questa è una delle cose che mi hanno sempre fatto impazzire di Twin Peaks: il confine tra ciò che appartiene alla fiction e ciò che appartiene al mondo della fiction è sempre un po’ sfocato. Il libro stesso, poi, ha un piccolo problema, un problema di un anno, le date sono sbagliate, tutte avanti di un anno.
Laura, secondo la cronologia corretta della serie, nasce nel 1971 e muore nel 1989. Nel diario, invece, le vicende sono spostate avanti di un anno. Di conseguenza il 22 luglio 1984 viene indicato come il suo dodicesimo compleanno, quando in realtà Laura avrebbe dovuto compiere tredici anni. La cosa curiosa è che il libro mantiene corretta l’età con cui iniziano gli abusi: è il calendario ad essere sbagliato. Ora, potremmo metterci qui a fare i pignoli, tirare fuori la calcolatrice, aprire una lavagna e cominciare a collegare le date con dei fili rossi, ma stiamo parlando di Twin Peaks. Una serie nella quale il tempo può smettere di essere il tempo, una persona può incontrare il proprio doppio e una stanza rossa può essere più importante di qualsiasi normale principio della geometria. Se il problema è che Laura Palmer ha festeggiato il compleanno un anno fuori calendario, direi che possiamo sopravvivere, anzi, quasi mi piace.
Il libro è stato anche una fonte importante per “Fuoco cammina con me”, il film che nel 1992 prende gli ultimi sette giorni della vita di Laura e ci porta nel posto dove Twin Peaks aveva sempre avuto paura di andare: dentro la testa della ragazza. Qui, a mio avviso, il diario trova il suo vero senso, perché se la serie racconta l’indagine sulla morte di Laura Palmer, il diario racconta la sua vita, mentre “Fuoco cammina con me” racconta la sua fine, sono tre pezzi della stessa storia, ma funzionano in modo completamente diverso. Nella serie Laura è un mistero, nel diario è una persona, nel film diventa una tragedia, ma della tragedia parleremo ancora in uno dei prossimi venerdì, giorno canonico della rubrica.

Per questo che consiglio di leggere il libro dopo aver visto almeno le prime due stagioni, non perché sia necessario per capire Twin Peaks, ma perché è più interessante leggerlo quando pensi di conoscere Laura e sai perfettamente che non la conosci abbastanza. È lì che il diario diventa quasi una specie di controcampo della serie: guardi “Twin Peaks” e vedi quello che gli altri pensano di Laura, apri il diario e senti quello che Laura pensa di se stessa, e le due cose non coincidono quasi mai. Questa è anche la ragione per cui non credo sia un libro particolarmente interessante per chi non conosce la serie, non è una storia indipendente, ma un compendio, un oggetto da portarsi dietro dopo essere usciti da Twin Peaks, quando ancora non avete deciso se siete riusciti a capirla oppure no, e probabilmente non ci riuscirete. Per fortuna aggiungo.
Perché se prendete “Il diario segreto di Laura Palmer” aspettandovi di trovare tutte le risposte, probabilmente rimarrete delusi. Se invece lo prendete per quello che è, cioè una possibilità di conoscere meglio una ragazza che nella serie era stata trasformata in un mistero, allora il discorso cambia.
Perché in fondo “il diario di Laura Palmer” è proprio questo: una cosa che sembra spiegarti Twin Peaks e invece te la complica ancora un po’, che è più o meno quello che David Lynch ha fatto per tutta la sua carriera, e a questo punto, direi che siamo pronti per aprire la prossima Bara, ci vediamo venerdì per il prossimo appuntamento con David Lynch.


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