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Il dottor Stranamore (1964): ovvero, come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Quando ho dovuto pensare ad un titolo per la rubrica monografica del venerdì dedicata a Stanley Kubrick, è da questo film che ho pescato, un dettaglio che dovrebbe farti intuire molto del mio rapporto con il protagonista del nuovo capitolo di… Come ho imparato a fregarmene e ad amare Kubrick!

Conoscete la regola al cinema e nel West: tra la realtà e la leggenda, la seconda vince sempre, ed è leggendario l’aneddoto per cui Ronald Reagan, appena insediato come presidente degli Stati Uniti nel 1981, che chiese di poter visitare la War Room, mi scusi signor presidente, quale stanza della guerra? Quella tonda, quella che si vedeva in “Il dottor Stranamore”. La War Room che non è mai esistita, quella che Kubrick voleva verde, come il tappeto su cui i capi di stato giovavano d’azzardo con la vita di tutti quanti noi, un dettaglio piallato dalla bellissima fotografia in bianco e nero di Gilbert Taylor, che ci dice molto della cura maniacale di Kubrick, del modo in cui dal 1964 tutte le War Room che si vedono al cinema siano identiche a quella di questo film e di quanto fosse tuonato Ronny Rambo, che ricordiamolo, veniva dal cinema.

Quando il cinema capisce la realtà meglio di chi dovrebbe plasmarla.

Ci sono un milione di storie che potrei e proverò a raccontarvi su “Dr. Strangelove”, ma quella che mi preme di più è la sua unicità. Solo nel 1964 ci sono stati altri film in grado di raccontare benissimo come l’umanità sia sempre stata ad un piccolissimo errore dal totale annichilimento nucleare, sto pensando ad “A prova di errore” di Sidney Lumet, eclissato dalla popolarità del film di Kubrick, che ancora oggi ha una marcia in più, netta, chiara, sotto gli occhi di tutti ancora oggi che i leader mondiali eletti, sono più idioti di quelli rappresentati nella satira del buon Stanley: chi ha le mani sulla valigetta con i codici di lancio dei missili nucleari è come tutti gli altri capi, in tutte le posizioni di comando del mondo, un idiota. Per questo “Dr. Strangelove”, non invecchierà mai, nel 2026 è più attuale che mai, perché è un Classido e lo sarà in eterno.

Dopo le controversie di un film come Lolita, cosa poteva esserci di meglio se non dedicarsi all’adattamento di un romanzo fantapolitico incentrato su una possibile terza guerra mondiale atomica? Uscito la prima volta nel 1958 con il titolo di “Red Alert” o “Two Hours to Doom”, successivamente ripubblicato sfruttando il nome del film di Kubrick, il romanzo di Peter George metteva alla berlina quanto fosse facile scatenare la distruzione totale, soprattutto con personaggi così innamorati dei loro bombardieri. Tragico che proprio George abbia fatto la stessa fine del suo generale dal nome da Serial Killer, Jack D. Rip per – che suona volutamente come Jack The Ripper, Jack lo squartatore – suicida con un colpo di fucile, ma va detto, non per effetto diretto del lavoro fatto da Kubrick, che lo ha coinvolto nella stesura della sceneggiatura e poi, l’ha rimaneggiata a suo piacimento (storia vera).

Cool, in denial, we’re the cruel regulators smoking cigaro, cigaro, cigar (cit.)

Leggendo il romanzo Kubrick ha voluto acquistarne immediatamente i diritti di sfruttamento, ma ne ha anche modificato il tono o meglio, ha fatto emergere prepotentemente l’unico registro narrativo possibile della storia, l’unico modo giusto, anzi sacrosanto di rappresentare chi ha le mani sul volante del mondo, come una massa di guerrafondai idioti, con enormi irrisolti legati alla sfera sessuale. La prova che Kubrick non solo aveva capito meglio di George il suo testo, ma anche come girava e ancora oggi gira il mondo, finché non lo bucherelleremo tutto a colpi di testate nucleari, grazie a quattro ottantenni con problemi di erezione ma nessuno di distruzione.

I titoli di testa sono un manifesto programmatico, applicazione della regola dei cinque minuti, quelli che ne determinano tutto l’andamento. Chi pensa che il film più erotico di Kubrick sia Lolita o “Eyes Wide Shut” dimentica che il primo, per motivi di censura, non poteva essere esplicito e il secondo, racconta la freddezza dei rapporti di coppia, magari carnali ma senza amore, perché l’amore, se non proprio la vera passione e il desiderio sta tutta in “Il dottor Stranamore” a partire dai titoli di testa, con le forme falliche dei missili, degli aerei. Un film che si apre con un accoppiamento, con i B-52 che nelle scene del rifornimento in volo, beh, le immagini parlano chiaro e se non bastassero, ci pensano le note della tenera Try a Little Tenderness.

La scena più erotica di tutta la filmografia kubrickiana.

Da qui in poi è un caravanserraglio di personaggi che amano la guerra, le bombe e i loro grossi missiloni, in qualche caso nemmeno grossi: il gen. Jack D. Ripper (Sterling Hayden) in pieno delirio da crisi sessuale, convinto che i Sovietici abbiano inquinato l’acqua e di conseguenza la sua “essenza”, il vero motivo – secondo lui – dietro ai suoi problemi di rampa di lancia a letto con le signore. Il suo piano criminale di lanciare il famigerato ordine “R” ad uno stormo di B-52, lo confessa all’incolpevole col. Lionel Mandrake (Peter Sellers, primo estratto).

Il generale “Buck” Turgidson (impersonato da un gigante come George C. Scott) con il suo cognome da Viagra, passando per l’ambasciatore sovietico Alexei De Sadesky (Peter Bull) che ricorda il famigerato marchese, fino ad arrivare al presidente degli Stati Uniti Muffley (Peter Sellers, secondo estratto) che si chiama con un nomignolo molto simile a quello in cui gli americani chiamano beh, la “cosina”.

Satira, la stai facendo (molto) bene.

Passando per la scelta geniale di affidare ad un eroe del cinema Western, il caratterista Slim Pickens (che ha sostituito Sellers, con un problema alla caviglia e con l’accento texano, altrimenti sarebbe stata un poker), la parte del cowboy al centro della scena forse più memorabile uscita da questo film, per imprimersi nella memoria collettiva, mi riferisco alla cavalcata a dorso della bomba, un’esaltazione sessuale, che termina con un orgasmo esplosivo.

Ovviamente il personaggio più memorabile è il più folle di tutti, l’amore lo porta nel nome ma è un amore strano, come solo quello di un uomo per una potente bomba, o un compensativo B-52 può essere, il dott. Stranamore (Peter Sellers, terzo estratto), la satira di tutti i geni del millenario Reitch nazista che alla fine della guerra, sono stati riabilitati, perché i nemici di ieri tornavano buoni nella corsa agli armamenti, quindi poco importa se il tuo allenato abbia la tendenza al braccino (destro) testo e si auto esalti ipotizzando un mondo post bomba, con tante donne per pochi uomini e possibilmente, tutti ariani. Ribadisco, se pensate ai personaggi che tirano le fila del mondo, il film di Kubrick non invecchierà mai perché di grotteschi dott. Stranamore, non talentuosi quanto Peter Sellers, ne abbiamo fin troppi ancora oggi.

Strano amore per ogni dottore che si fa uno e trino, Peter Sellers (Cit.)

In tutto questo, a passare alla storia di questo film è stato, beh, tutto, anche se ciliegina sulla torta resta la triplice prova di recitazione del camaleontico Peter Sellers, l’unico che ha potuto permettersi di improvvisare sul rigorosissimi set di Stanley Kubrick, dopo la partita di Ping Pong di Lolita, qui ha letteralmente fatto tutto quello che voleva, anche il celebre e fascio spasmo nervoso del braccio destro del titolare è stata una delle tante invenzioni dell’attore, che dal suo regista aveva carta bianca, tanto che Kubrick sul set si assicurava di avere macchine da presa ovunque, per imprimere costantemente su pellicola tutto, senza perdersi nemmeno un’invenzione di Sellers, in modo da poterla utilizzare poi al montaggio (storia vera).

Ma la riuscita di questa pietra miliare non va ricercata solo nel genio di Sellers, ma soprattutto in quello di Stanley Kubrick, ben consapevole che far ridere con una satira affilatissima come questa, è una faccenda serissima, tanto che con la solita maniacale cura per il dettaglio, ha supervisionato tutto, facendo sudare sette camice allo scenografo Ken Adam. Basta l’aneddoto riportato da quest’ultimo nel fondamentale “Stanley Kubrick: a life in pictures”, dove viene raccontato che dopo avergli chiesto di ricostruire anche nei più piccoli dettagli la strumentazione di bordo di un B-52, ha chiesto al suo uomo di fiducia di mantenere traccia di tutta le fonti utilizzate come riferimento, o potremmo finire tutti interrogati dall’FBI.

Anche se io credo che il motivo per cui “Il dottor Stranamore” resterà un film eterno, almeno finché non ci annienteremo tutti a colpi di bombe H, sarà nella sua ferocia anti militarista, la stessa già sfoggiata da Kubrick in Orizzonti di gloria, che qui tocca punte tali da sfociare direttamente dal cinema alla realtà. Credo che ancora oggi, di fronte alla distruzione di un bombardamento, ci siano fior fiori di alti papaveri militari pronti ad esaltarsi come fa il generale Jack D. Ripper alla notizia dell’ultimo bombardiere ancora in volo. La selezione musicale poi è brillante, proprio il volo finale del B-52 è sottolineato da una marcetta militare, che in realtà è un pezzo anti-militarista, perché parla del soldato Johnny che finalmente torna a casa dopo la guerra, vivo per miracolo, chiudendo l’ideale trilogia dell’utilizzo di “When Johnny Comes Marching Home” al cinema, per gli altri due capitoli, vi ricordo Wilder e McTiernan.

Kubrick, che ha capito prima e meglio di tutti come andrebbero trattati i cosiddetti “Grandi della Terra”.

Leggendario anche il non-finale di questo film, la celebre battaglia a torte in faccia nella stanza della guerra, che dopo aver girato, lo stesso Kubrick ha tagliato considerandola fin troppo satirica, anche per la sua affilatissima satira. Eppure sono convinto che “Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb” sarà per sempre la più feroce critica all’idiozia di chi ha le mani sul volante del mondo, perché credo che dal 1964 le cose siano addirittura peggiorate, avremmo sempre qualche pagliaccio a cui verrà consegnata la valigetta con i codici di lancio di un “Ordigno fine di mondo” che chiederà: «Posso visitare la War Room?»

Prossima settimana invece, l’aereodinamica di questa Bara e la stabilità mentale del suo pilota verranno messa di fronte alla più estrema delle prove, si va indietro nel tempo fino al 2001, all’alba dell’uomo, del Cinema. We’ll meet again. Don’t know where, don’t know when… Forse nell’orbita di Giove, allacciatevi le cinture e non mancate.

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