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Il morso del coniglio (2023): l’horror intellettuale che non fa paura nemmeno ai conigli

Non so se lo avete notato, ma Netflix è l’unica piattaforma streaming che mantiene in bella vista l’opzione per aumentare la velocità di scorrimento, il classico avanti veloce con il x2 che torna buono quando il vostro amico logorroico vi manda un vocale di ventordici minuti.
Personalmente trovo tale opzione un insulto al lavoro di registi e montatori, ma ormai quasi la totalità di prodotti Netflix mi tentano di usarla, perché sono dei lunghi vuoti pneumatici riempiti di parole e noia, persino serie che sarebbe dovute essere tutta azione.
“Il morso del coniglio” ha un solo pregio, aver riportato in patria la bravissima Sarah Snook, fresca della sua gran prova nelle quattro stagioni di Succession. Per il resto? Peggio che andar di notte, visto che l’operazione sembra mirare a quella porzione di titoli che rientrano sotto quell’etichetta che personalmente trovo ridicola, ovvero “Elevated horror”, non perché titoli come pensiamo Hereditary, Midsommar o Babadook, non mi siano piaciuti, ma perché è una mossa da puzzetta sotto il naso quella di considerare solo qualche parte del cinema horror. Per uno come me che ama il genere anche dei suoi abissi non in linea con i gusti della critica con pipa e occhiali, anche no grazie.
Come ti lasciano quattro stagioni di lotta per la successione.
Che poi, staremmo qui a parlare della fuffa se “Il morso del coniglio” fosse un buon film Horror (Elevated o meno), in realtà è un soggetto che tira fin troppo presto un calcio al secchio del latte della buona premessa, poi si perde in lungaggini e in un montaggio discutibile, tentandoti, per tutti i suoi 100 minuti (percepiti, 857) ad usare quell’odiosa opzione che potrebbe, se non mettere fine, almeno dimezzare il tedio.
La storia ruota attorno a mamma Sarah che il giorno in cui sua figlia Mia (Lily La Torre, bravissima!) compie sette anni, trova fuori casa nel cortile, un coniglio bianco, portandolo dentro il piccolo bastardo dalle orecchie flosce le mozzica un dito, sembra un evento da niente ma coincide con l’inizio dei casini.
«Chi ti aspettavi? Bugs Bunny?»
Mia cambia comportamento, afferma di chiamarsi Alice e di sentire la mancanza di persone che la bambina non può aver conosciuto, perché provengono dal passato della sua mamma, il che sarebbe anche interessante, visto che costringe Sarah a scavare nel proprio passato, ma anche noi spettatori a sorbirci un ritmo non soporifero ma discutibile e momenti in cui la narrazione salta di palo in frasca, roba da far sospettare della stabilità dello streaming (non ho mandato avanti giuro, piuttosto mi sfrangio i maroni, ma mi prendo le responsabilità dei film che scelgo di vedere, storia vera), il montaggio più che bizzarro però lascia con questo sospetto.
Peccato, perché la regista Daina Reid con episodi di serie come The Handmaid’s Tale e The Outsider, aveva dimostrato di saper dirigere certe atmosfere, anche plumbee, ma il risultato è stiracchiato, scombinato e soprattutto, spreca la prova intensa e dolente di Sarah Snook, che se continua su questo passo, sembra lanciata sulla traiettoria di una Toni Collette 2.0, per citare una che ha il suo stesso passaporto.
«Meglio per te che il paragone fosse un complimento Cassidy»
Non che il mistero alla base sia impossibile da intuire, il problema è che “Il morso del coniglio” sembra una collezione di momenti da horror intellettuale infilati uno via l’altro, eseguiti in modo talmente manicheo che viene automatico pensare due cose durante la visione: che fine fa il coniglio ma soprattutto, quando esattamente dovrei spaventarmi in questo horror che non fa paura nemmeno per sbaglio? Non che sia obbligatorio, però non farebbe male eh?
Mettiti le pattine che ho sparso l’elevated horror su tutto il pavimento!
Insomma, quando dico che l’espressione “Elevated Horror” mi sembra di base ridicola, devo aggiungere che rischia di creare pericolosi precedenti, se per essere alla moda e ingraziarsi i critici con pipa e occhiali, i film devono atteggiarsi ed essere “Elevated”, lo scenario all’orizzonte lo vedo piuttosto grigio.
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