
Se mi infilo le mani in tasca, trovo sempre briciole, monetine e avanzi di titoli che nella mia ossessione di grafomane, mi dispiace lasciare andare, un’ottima occasione per radunarli in un Triello, tre film, uno buono, uno brutto l’altro discreto, più un extra, iniziamo!
Zootropolis 2 (2025) – IL BUONO (senza Sydney)
“Zootropolis 2” arriva nove anni dopo e fa quello che un buon seguito dovrebbe fare: non riscrive la storia, non alza inutilmente la posta, ma riprende i personaggi, il mondo e li rimette in moto con intelligenza, all’altezza del primo, senza l’arroganza di volerlo superare a tutti i costi.
Sì, è l’ennesimo film che parla di famiglia, di chi siamo e di dove veniamo, Disney ormai su questo tema ci campa da una vita, però qui la cosa funziona e si gioca una citazione clamorosa a un certo film di Kubrick che non nominiamo per non rovinare la visione, tanto è impossibile da mancare.

L’animazione è efficace, l’umorismo tiene botta, i sottotesti sociali tornano e Judy e Nick funzionano ancora come coppia narrativa, non è un film rivoluzionario, ma è solido, intelligente e sorprendentemente cinefilo. Insomma. “Zootropolis 2” forse si è fatto attendere fin troppo, ma nell’economica dei seguiti fa il suo, anche se il primo resta più innovativo e anche divertente.
Christy (2025) – IL DISCRETO (con Sydney vestita)
Sydney Sweeney è tanto furba quando bella, tutta quella ridicola polemica sui Jeans, l’ha resa una specie di paladine dell’anti-piatti cucinati con il Woke, anche se poi, per il suo ruolo drammatico intimista (copyright La Bara Volante) si è scelta un ruolo da pugile omosessuale, la biopic più biopic delle biopic applicata pagina per pagina, ascesa, caduta, rapporto con la famiglia e in particolare con il marito-allenatore Ben Foster. Il gioco per “Christy” consiste tutto nel seguire la storia (vera) di una che ha preso quasi più pugni nella vita che sul ring, anche se Sydney Sweeney risulta per assurdo molto più a fuoco nelle scene di combattimento, che nel resto del tempo, visto che i comprimari le rubano la scena, per un film tutto sommato onesto ma senza troppi guizzi.

Nemmeno l’ennesima inutile polemica con un’altra tanto furba quanto bella, Ruby Rose, è servita a salvare questo film dall’essere uno dei peggiori incassi dell’anno, anche se non ho sentito nessuno gongolare, in ogni caso ho preferito di gran lunga la nostra doppia “S” (acronimo in linea con la brutta aria che tira) in Immaculate, visto che il ruolo “imbruttita” e da attrice drammatica non le farà fare il salto che forse sperava per la sua carriera, aspettatevi quindi un prossimo ruolo iper scosciata, Previsione facilissima da indovinare e infatti…
Una di famiglia (2025) – IL BRUTTO (ma con Sydney nuda)
Il mio amico Lucius sulle pagine del Zinefilo è eroico nello schedare tutti quei thrillerini televisivi con la baby sistter assassina, la nuora lunatica e la cugina psicolabile, il nuovo film di Paul Feig, regista che non si è mai ripreso dalla botta del 2016, è proprio uno di quei film, solo con più soldi, e se chiedete cosa leggono i giovani, romanzi come quello omonimo scritto del 2022 da Freida McFadden, una di quelle robe pruriginose che si guarda per due ragioni, entrambe di Sydney Sweeney.

Millie Calloway (Sydney) diventa la domestica a tempo pieno della ricca famiglia Winchester gestita da Nina (una Amanda Seyfried tredici o quattordici metri sopra le righe), alla sinossi da film soft-core aggiungete il marito figo e il tutto fare manzo, impersonato dalla facce improbabili di tale Michele Morrone, che mi dicono essere famoso per qualcosa, ipotizzo, non per la recitazione, visto che a vederlo così sta qui per fare quello che dovrebbe fare Sydney Sweeney per l’altra metà del pubblico, ovvero attizzare.

Lo dico subito, la risposta alla domanda a cui state pensando è: No! Nelle scene zozze si intravede un dodicesimo di capezzolo di “Doppia S” che si lancia in incredibili pose amorose con perenni mani sulle uniche due ragioni di interesse di ‘sta roba. A dirla tutta, l’ultimo atto ha molto più sangue e trovate grafiche di quello che mi sarei aspettato, ma ha esattamente lo stesso quantitativo di bocce promesse che mi sarei aspettato, ovvero troppo poche, trappola per gonzi, se non altro perfetto film da “ridoppiaggio” con la Wing-woman ci siamo scassati dal ridere (storia vera), ma tranquilli, in caso di successo al botteghino, siamo pronti a nuovi capitoli di bocce Millie, la sexy ma imbranata vendicatrice del focolare!
Ed ora, visto che guardo di tutto e scrivo su tutto, un piccolo extra, si tratta di un corto ma vista la mia fissa non potevo lasciarlo indietro, quindi beccatevi anche questo… Cowabunga!
EXTRA: Teenage Mutant Ninja Turtles – Chrome Alone 2 – Lost in New Jersey (2025)
Il regista Kent Seki si gioca un corto natalizio di sette minuti con protagoniste le nuove Tartarughe Ninja, animato con la stessa tecnica mista di Caos mutante (anche noto come Caos mutande): le tartarughe sono in giro per NY in cerca degli ultimi regali (brutti) per Splinter, quando si imbattono in una versione “maroccata” dei loro giocattoli prodotti del New Jersey. Si vola oltre l’Hudson per fare la conoscenza del nuovo – e leggermente competitivo – Chrome Dome, vecchio cattivo delle TMNT qui con una nuova storia di origini leggerissimamente piena di citazioni nerd, giusto un paio, ma quello era chiaro fin dal titolo di questo simpatico corto che scherza sul collezionismo e se ve lo state chiedendo no, non esiste nessun “Chrome alone 1”.



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