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Il Vendicatore – The Punisher (1989): Non proprio il vostro solito film Marvel

Qual è il
personaggio Marvel più amato di sempre? Se vi capita di andare in giro,
probabilmente potrete contare circa un milione di bambini con
maglia/zaino/cappello/marsupio/borraccia/tascapane/coltello Svizzero di [Inserire-QUI-nome-di-un-Avengers],
oppure si potrebbe scommettere su Spider-Man, ma se dovessi fare un nome io,
non ho dubbi, tutto il mondo sta aspettando il Punitore.

Al pari di
Wolverine, nato come cattivo generico sulla pagine di Hulk, il Punitore ha fatto
la sua prima comparsa nel febbraio del 1974, sulla pagine di “The Amazing
Spider-Man n. 129”, creato da Gerry Conway e dal grande Ross Andru, da lì il
buon Frank non si è mai fermato…



Portare il concetto di aracnofobia oltre il livello di guardia.
Secondo me, è
il personaggio Marvel più atteso da tutti per una semplice ragione: se sulla
carta il personaggio è vivo, vegeto e parecchio in forma, al cinema ha messo a
segno una serie di frustrazioni devastanti, eppure tutti, lettori di fumetti o
meno, vorrebbero vedere un bel film su Punisher, spargete una mucchio di fumetti
Marvel su un tavolo, fate scegliere alla gente e state sicuri che la maggior
parte delle persone sceglieranno il ragazzone con il teschio sul petto.
Aspettando di
vedere la prossima incarnazione extra cartacea del personaggio, nella seconda
stagione di Daredevil, dove sarà interpretato dal grugno di Jon Bernthal (visto
in The Walking Dead e Fury e se volete sapere me, l’ennesima grande scelta di
casting di quella serie Tv), ho deciso di ripassarmi i tre film che hanno visto
Frank Castle protagonista, una mini rassegna composta da tre titoli, che al netto
dei risultati sembra una Punizione… Sì, ma per me! No, scherzo dai, cominciamo!




Mark Goldblatt
non è proprio l’ultimo della pista, storico montatore con CV di tutto rispetto,
fidato collaboratore di James Cameron, si è occupato del montaggio di
Terminator e del suo sequel, ma anche del secondo Predator, del secondo Rambo e
del secondo Halloween… Ehm, però nel 2003 ha anche montato Bad Boys… Il due,
però!
In carriera ha
diretto solamente due film: il primo è il mio cult personale “Sbirri oltre la
vita” una cosa tutta matta che credo di aver visto solo io e se insistete
forse, magari, un giorno mi decido pure a commentarlo, l’altro (il secondo…
Sta diventando imbarazzante questa cosa) si intitola “the Punisher” oppure come
hanno preferito intitolarlo in uno strambo Paese a forma di scarpa “Il
Vendicatore” (FACCIAPALMO).



Rassegnatevi, questo è l’unico teschio che vedrete nel film…

Il film esce
nel 1989, un mese prima del Batman di Tim Burton, ma a guardarlo sembra molto
più vecchio, il brutto titolo italiano è solo l’ennesima tegola sulla testa di
questo film, che per decadi è stato preso ad esempio su come NON bisogna
portare al cinema un personaggio della Marvel. Già, perché nel 1989 la Marvel
non aveva ancora infestato tutti gli schermi cinematografici con i suoi 450
titoli divisi in fasi, infatti il film fu portato sul grande schermo (anche se
ci rimase poco…) dalla New World, che in quel momento aveva un piccolissimo
problema: era sull’orlo della bancarotta.

“Buon Natale maledetto animale… E felice anno nuovo…” (Cit.)
La New World
acquistò i diritti di sfruttamento del personaggio in cambio di un sacchetto di
perline e due gomme da masticare, ma di fatto la Casa delle Idee non potè
metterci becco, il film fu girato tutto in Australia, con tanto di costi per
convertire le automobili con guida a sinistra, per mantenere l’illusione di un
film ambientato negli Stati Uniti.
Di fatto, Mark
Goldblatt godette di totale carta bianca, stesso discorso per l’attore
protagonista scelto per interpretare Frank Castle… Quell’icona vivente che
risponde al nome di Dolph Lundgren, non necessita di presentazioni, uno
spontaneo scroscio di applausi sarebbe apprezzato.



“Provate a non applaudire… Provate pure”.
Il film rimase
nelle sale lo spazio di un mattino, per poi cercare (alterne) fortune sul
mercato dell’Home video e se i fanboys (detti anche Marvel-Zombie) oggi nel
2015 sono poco propensi ad accettare cambiamenti rispetto agli amati fumetti,
figuriamoci nel 1989, infatti il film venne immediatamente demonizzato.
Scordatevi di
vedere il cameo di Stan Lee da queste parti, come detto, la Marvel non ha avuto
diritto di parola, l’unico elemento che riconduce il film alla nota casa
editrice, è il fatto che le figlie di Castle in una scena, indossano il pigiama
dell’Uomo Ragno, ma si tratta di un omaggio voluto da Mark Goldblatt, che però
è anche lo stesso che ha fatto sparire il teschio dal petto del Punitore. Cosa
che avrebbe infiammato i fans anche se il film fosse stato buono… Figuriamoci
questo mezzo disastro.
Due parole
sulla trama:
Frank Castle
ha passato gli ultimi cinque anni ad uccidere criminali, dopo la morte della
sua famiglia, avvenuta nell’esplosione di un auto-bomba indirizzata a lui, il
poliziotto (questa per me è la modifica più dolorosa, non la mancanza del
teschio…) ha definitivamente lasciato la terra dei sani di mente, ingaggiando
una crociata contro la Mafia che lo vede in vantaggio, con 125 criminali morti
a zero. Palla al centro.



Lo shock per la morte della famiglia è riassunto nel ciuffo cotonato di Dolph.

Jake Berkowitz
(quel mito di Louis Gossett Jr), poliziotto poco attento all’etichetta, nonché
ex partner e mentore di Frank, è ancora convinto di poter ritrovare e salvare
il suo socio ed è anche l’unico che ha capito che lui e il famigerato
“Vendicatore” (Gulp!) sono la stessa persona.

Tutti questi
mafiosi morti, lasciano spazio al vertice della criminalità, si fa avanti la
Yakuza, cosa che per Frank va benissimo… Che si ammazzino tra di loro…



“Possibile che tutta la roba inutile finisce sulla mia scrivania? Un pò di rispetto, ho vinto un Oscar io!”.
Ma quando Lady
Tanaka (Kim Miyori), oyabun della Yakuza, inizia a far rapire i figli
(innocenti) dei capifamiglia, Frank interviene e questo porta ad un’alleanza
(temporanea, tranquilli) con il boss Gianni Franco (Jeroen Krabbé).
“Il
Vendicatore” (Gulp!) alterna trovate azzeccate ad errori clamorosi, il budget è
visibilmente ridicolo e di questo film alla New World prossima alla chiusura
degli uffici ormai importava davvero poco, il risultato è stata una totale
libertà creativa, ma anche l’obbligo di risparmiare il più possibile. I
monologhi di Frank Castle sono stati improvvisati da Dolph Lundgren sul set (il
cervello da scienziato dentro un fisico da Vichingo), così come quasi tutti i
combattimenti, questo è il motivo per cui spessissimo i personaggi gettano le
armi (quasi nessuno ricarica in questo film…) e iniziano a menarsi, cosa anche
abbastanza logica quando hai un palazzo pieno di Yakuza e il buon vecchio Dolph
nei paraggi.



“Sentirai solo un piccolo click e poi un grosso Boom”.

Il problema è
che il film sembra molto più vecchio di quello che in realtà è, legato ancora
agli stilemi dell’action del decennio che stava finendo e troppo in anticipo rispetto
alla moda dei fumetti al cinema, sembra un B Movie di quelli piuttosto
curati, ma non si libera della sensazione di stare guardando un episodio di
“Walker Texas Ranger” particolarmente truculento.

Sì, perché poi
il film offre sangue e morti senza tirar via la mano, lasciando da parte i
personaggi defunti nella esplosioni, ho contato 91 morti, negli 89 minuti di
durata standard… Li ho contati per vedere se riuscivo a perdere il conto
(storia vera). Tra impiccagioni alla “Lèon”, gente trafitta da Katane e un
ragguardevole numero di mafiosi stesi da un colpo in mezzo agli occhi, il film
garantisce la mattanza che ci si aspetta quando si parla del Punitore.



“Ho ancora mezzo caricatore, vediamo se riesco ad arrivare a cento…”.
Ora, forse sono
io che cerco più messaggi di quelli che ci sono, ma il film sembra cavalcare la
paura dei Giapponesi tipica degli yankee di quel periodo, il terrore che gli
omini del Sol Levante, arrivassero a rubare posti di lavoro (… ‘Sta storia
la sento un po’ troppo spesso anche qui da noi). Vi ricordate “Gung Ho –
Arrivano i Giapponesi” con il sindacalista Michael Keaton impegnato a salvare
il lavoro della fabbrica di auto di Detroit? Ecco, qui sembra la stessa cosa,
con la criminalità al posto delle auto e un maggior numero di morti… Beh,
diciamo quasi uguale.

Infatti, il
film è libero di mostrare una scena di tortura in cui il nostro Frank si
libera e spezza il collo al suo torturatore, che non è il solito omaccione
Russo, ma una donnina della triade, insomma, il classico caso di libertà
creativa che sovverte i clichè di cui gode solo chi non ha nulla da perdere.

“Per chi era il Yakimono di manzo Svedese?”
Ma ad ogni
trovata azzeccata “Il vendicatore” piazza un’idea scema che non sta in piedi:
il socio alcolizzato di Frank, arrivato in un vicolo con un macchinina radiocomandata con sopra una bottiglia di Whiskey (storia vera… Purtroppo), ho
sempre fatto fatica a sopportarlo.
La tanto
chiacchierata assenza del teschio risulta ancora più curiosa perché sul
manico dei coltelli del Vendicatore (Gulp!) sono presenti dei teschietti, ma
resta un’assenza grossa. E’ come fare un film su Superman e non mettergli la
famosa S sul petto. Anche se in quella che è la run fumettistica più riuscita
del personaggio, ovvero la gestione Garth Ennis, il teschio compariva solo in
alcuni momenti, così come la completa asocialità del personaggio e il fatto che
non sorrida… MAI.



Dai Frank su con la vita! Fammi un bel sorri…. Ok va bene, ho capito l’antifona.
A segnare
davvero il film sono alcune ridicolaggini sparse: il fatto che Frank viva nelle
fogne come una Tartaruga Ninja e durante i suoi monologhi con Dio, medita come
un monaco Shaolin, con tanto di incensi, ma soprattutto… A culo nudo
(FACCIAPALMO). Ma forse ciò che mette a dura prova le già logorate estremità della
ragione sono i capelli tinti di Dolph: lui celebre biondo, qui recita moro per allinearsi
al Frank Castle fumettistico, strano, ma vero, questo sembra essere lo scotto da
pagare per vedere il personaggio al cinema, ne parleremo anche per il prossimo
film di questa rassegna….
Quello che,
invece, per me funziona è il fatto che Dolph sia un Cristone, quindi totalmente
credibile nel ruolo, recita tutto il tempo con lo sguardo spento e movenze alla
Frankenstein, che potranno anche stufare alla lunga, ma sono credibili se stai
interpretando uno il cui cervello è completamente fottuto e oscurato
dalla vendetta. Poi ditemi cosa volete, ma quando Louis Gossett Jr gli chiede: “Come
cazzo li chiami 125 morti in 5 anni?” e Dolph gli risponde: “Lavori in corso” io
mi esalto tantissimo!



‘Frankencastle’ vent’anni di anticipo sulla tabella di marcia.
Film bruttino?
Vero, il più brutto film sul Punitore mai fatto? Non avete ancora visto niente… Appuntamento qui 
per Gara 2
dello speciale Punisher.
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