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Il viaggio di Arlo (2015): Dinosauri rubati all’agricoltura…

“Il Re Leone”,
“Robin Hood”, “La Spada nelle Roccia”, “Alla ricerca delle valle incantata”,
non sono impazzito, sto solo elencando i titoli che mi sono venuti in mente
guardando il nuovo film Pixar “Il viaggio di Arlo”.

Lo dico
subito: non mi ha esaltato, non è un film che ha davvero niente da spartire con
Inside Out, anche se è chiaro che gli intenti fossero quelli di fare un film
più leggero e con meno letture di secondo livello, quelle che di solito
conquistano i genitori, che poi i piccoli devono anche accompagnarli al cinema.
Non so se il
problema è nell’influenza Disneiana sulla Pixar Animation, o forse per la
travagliata produzione del film, nato sei anni fa da un’idea di Bob Peterson
(il regista di “Up”), sostituito in corsa da Peter Sohn, uno che a guardarlo sembra il bambino di UP!
L’idea
originale di Peterson non è affatto male: avete presente il famoso meteorite
che ha messo fine all’era dei Dinosauri su questo gnocco minerale che ruota
intorno al Sole? Ecco, ha clamorosamente mancato la Terra, il risultato è che i
grossi lucertoloni sono ancora la specie dominante sul pianeta. Il film si
concentra su una famiglia di Apatosauri (che non sono i dinosauri appassionati
di film di Judd Apatow…), che vive coltivando la terra, se devo aggiungere una
nota personale, l’idea del mancato impatto e le ipotesi sulla vita agreste dei
dinosauri sono l’unica parte davvero originale di questo film…



Lui invece ha l’aria di essere decisamente un carnivoro…
Succede che la
produzione va per le lunghe, Peterson non sa bene come concludere il film e
Lasseter, gran visir della Pixar, pacioso guru in camicione Hawaiano gli indica
la porta e lo sostituisce con il primo che passa, Peter Sohn, appunto, forse
sperando che nel passaggio tra Peterson e Peter Sohn nessuno si accorgesse del
cambiamento.
Se ne accorge
bene quel gran mito di John Lithgow, chiamato a doppiare uno dei personaggi,
che dichiara che verso Agosto del 2014, lui e Frances McDormand (che doppia la mamma
di Arlo, Ida in originale) sono stati richiamati in fretta e furia per doppiare
nuovamente intere porzioni di film, causa modifiche alla storia apportate in
corsa. Risultato: John Lithgow affetto da Lalalismo (la sindrome per cui non si
riesce a tenere la bocca chiusa… La la! La la! La la la la!) scompare dalla
lista dei doppiatori, la battute della McDormand, invece, entrano a far parte del
final cut. Don’t Fuck with Mr. Lasseter.



“Sta arrivando un T-Rex?” , “No peggio, John Lasseter è diretto verso di noi…”.
Il film è meno
pasticcio di quanto questa storia produttiva lascerebbe intuire, il problema
è che, come detto, siamo distanti da Inside Out come la Terra dalla Luna. Per motivi che non vi sto a spiegare per non
rovinarvi la trama, Arlo si mette in viaggio per tornare a casa… Motivo per
cui il titolo originale “The good dinosaur” è diventato “Il viaggio di Arlo”,
capite? Perché lui si chiama Arlo… E sta viaggiando! Mamma mia che titolisti
che abbiamo in questo strambo Paese a forma di scarpa, siamo troppo forti!
Il problema è
l’effetto déjà vu che pervade tutta la pellicola, il design dei personaggi non
è male, sono a tutti gli effetti dei dinosauri e, anche se coltivano la terra (sauri
rubati all’agricoltura…), non hanno tratti antropomorfi, se escludiamo gli occhioni
giganti. Eppure più guardavo Arlo, più mi sembrava di vedere il Sir Biss di “Robin
Hood”, forse ho visto troppe volte quel film non so…



“Noè gran patriarca, è salpato nell’arca…”.
Aperto il vaso
di Pixandora, non riuscivo più a fermarmi, c’è una scena identica ad una
celebre de “Il Re Leone”, i dinosauri in viaggio gridano fortissimo “Alla
ricerca della valle incantata”, per quanto io apprezzi la precisione nella
ricostruzione dei personaggi e dopo JurassicPark 3, “Il viaggio di Arlo” è l’unico film che si ricorda che i
Velociraptor avevano le piume. Guardandoli non ho potuto fare a meno di pensare
alla sfida tra maghi de “La Spada nella Roccia”: uno dei Raptor sembra Maga Magò
quando si trasforma in Drago… Giuro!



Alan Grant sarebbe molto felice di tutto ciò…
Ho trovato
abbastanza originale (questo sì) assistere alle dinamiche tra Arlo e Spot (ecco
sul nome potevano sbattersi un po’ di più…), che sembrano molto A boy and His Dog, ma a ruoli invertiti, dove il cane qui è rappresentato da un cucciolo di umano particolarmente
selvatico.
Chiamatemi
insensibile, ma la favoletta del viaggio che cambia il protagonista mi sa
troppo di messaggio buonista per bambini, forse la cosa che ho apprezzato di
più (e qui non so se ringraziare Peterson o Peter Sohn) è che ogni volta che
Arlo inizia ad urlare per la paura, tempo pochi secondi e il dinosauretto si
becca una clamorosa mazzata in testa che mette fine alle urla, succede tre o
quattro volte durante il film provate a farci caso! Le mie orecchie
ringraziano, il trauma cranico multiplo di Arlo un po’ meno…
In conclusione,
posso dire che non mi aspettavo di vedere un altro film dello spessore di Inside Out, ma nemmeno una favoletta che
sa tanto (troppo) di già visto, cavolo! Per rendere banale un film pieno di
dinosauri ti devi anche impegnare, si vede che il 2015 non è un’annata buona per i nostri amici lucertoloni
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