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Imaginary (2024): la vendetta di Piccettino (Orsetti! Orsetti! Orsetti!)

Grazie a Stephen King, ma anche a Richard Matheson prima di lui, abbiamo capito che la narrativa horror spesso ama cercare la paura dietro ad una facciata di normalità, anche negli oggetti più comuni e innocui.

Se poi di mezzo ci si mette la Blumhouse che qualche settimana fa si è messa in moto per regalarci (anche se avrebbe potuto tenersela) la storia della piscina stregata, perché non puntare ai ricordi d’infanzia che piacciono sempre tanto al pubblico e scegliere che so… Un orsetto di pezza?

Ora, lo sappiamo, le bambole nel mondo dell’horror hanno una tradizione lunga e anche molto gloriosa, recentemente quello che ogni tanto fa squadra proprio con Giasone Blum per produrre qualche titolo, ovvero James Wan, ha fatto gazzilioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti grazie a M3gan, complici anche i suoi balletti pensati per spaccare in due Tik Tok, quindi perché non provarci ancora? Ma iniziamo dalla trama, grossa scusa per introdurre l’orsetto Piccettino protagonista e oggetto maledetto della settimana.

Quando guardi a lungo Piccettino, Piccettino ti guarda dentro. Era l’orsacchiotto di Friedrich Nietzsche.

Jessica (DeWanda Wise) ha deciso di tornare nella casa della sua infanzia con la sua nuova famiglia composta dal marito Max (Tom Payne), sempre fuori per lavoro quindi dai giochi, tanto che se Jessica fosse stata vedova, ai fini della trama non sarebbe cambiato molto. A zavorra anche le figliastre della donna, il clichè dell’adolescente incazzata Taylor (Taegen Burns) e la piccola di otto anni Alice (Pyper Braun), avete visto un milione di famiglie traslocanti così negli horror quindi passiamo al peluche.

Nel seminterrato, Alice scopre l’orsacchiotto di peluche un tempo di Jessica, che con enorme sforzo di fantasia si chiama Teddy, meno male che il film si intitola “Imaginary”, pensate se si fosse chiamato “Pigrizia”, vabbè, per noi Bariste e Baristi d’ora in poi sarà sempre Piccettino.

Su tutto questo, l’ombra di una trama di pupù.

Il resto potete tranquillamente beh, immaginarlo, Alice va in fissa con Piccettino che diventa il suo nuovo amico immaginario – anche se è reale, per quanto di pezza – del cuore giustificando il titolo, Jason Blum si sarà fregato le mani pensando ad un lungo filone di film con gli amici immaginari dei bambini in versione horror, un bacino infinito di soggetti da cui pescare quindi deve aver deciso di finanziare l’operazione immediatamente, affidandolo ad uno dei suoi registi-schiavi, nello specifico Jeff Wadlow che secondo Giasone deve essere quello che mandi in sacrificio su operazioni malinconia come questa, visto che gli aveva già affidato il rilancio caduto nel vuoto di Fantasilandia.

Risultato? Alice parla continuamente di accompagnare Piccettino in questo luogo dell’altrove chiamato “Mai e poi mai”, che sarebbe anche uno spunto interessante se sfruttato decentemente, un mondo sotto il mondo, una roba a metà tra Labyrinth ed Hellraiser 2, ma segnate picche per entrambi perché “Imaginary”, anche noto come “Piccettino – The Movie” s’accartoccia.

Questa è l’ora del tè, Piccettino è impegnato.

Una trama così non ha bisogno di SPIEGONI, eppure il film ne è pieno, ogni dettaglio: cos’è il “Mai e poi mai”, tutti i trascorsi di Jessica con la misteriosa entità (che il regista mostra poco per fortuna, ma non perché sia sceso dal lato Spielberg del letto, quanto perché Blum ha il braccio corto e non paga per troppi effetti speciali) e via così.

Ogni elemento di “Imaginary” ammazza ogni forma di immaginazione spiegando anche la spiegazione, un po’ come se invece di mettersi a giocare con l’orsacchiotto, prima una bambina come Alice si dovesse leggere il libretto di istruzioni presente nella scatola. In tutte le lingue. Anche il magiaro.

In questa Gif animata, tutta l’azione e il ritmo frenetico di questo film.

Un dettaglio anche sensato nella trama poi, è diventato un tarlo nella mai testa, nei dialoghi si fa continuamente riferimento all’amico immaginario, uno dei personaggi più riusciti di Inside Out della Pixar, ci sta, hai una bambina tra i protagonisti, facile che quel film lo conosca a memoria, ma nulla mi toglie dalla testa che alla macchinetta del caffè sul piano dell’ufficio di Blum, un lunedì mattina a caso, qualcuno raccontando dell’ennesima volta in cui i figli gli hanno fatto rivedere il film della Pixar su Disney+ abbia esternato scherzando: «E se ci facessimo su una versione horror?», in quel momento Giasone deve essere uscito dall’ufficio, non ho altre spiegazioni.

La vicina di casa Betty Buckley, la Miss Collins di Carrie, così, giusto per ricordare un passato più glorioso.

“Imaginary” avrebbe dovuto intitolarsi “Boring” perché di immaginazione ne ha poca, qualche “Salto paura” anche noto come “Jump Scare”, ma resta la solita robetta PG-13 dimenticabile che va bene per fare soldi subito, visto che il soggetto è riassunto nella locandina, ed è un peccato perché il potenziale ci sarebbe stato. Tanti si lamentano che l’horror ricicli sempre le stesse idee, vincendo il premio G.A.C. (Grazie Al Cazzo), si tratta di uno dei generi dai canoni più definiti, che altro dovrebbe fare? Il problema e che qui, manca la voglia di sperimentare, di strizzare i centesimi facendo galoppare la creatività e beh appunto, l’immaginazione.

Almeno Piccettino è animato alla vecchia maniera, almeno quello!

Il “Mai e poi mai” aveva il potenziale per essere un riuscito “mondo sotto il mondo” che però Jeff Wadlow sfrutta poco e male, limitandosi a fare il compitino, alla fine di questo filmetto che dopodomani avrò già dimenticato, mi è venuta una voglia matta di andare a rivedermi quella giocosa follia di The Hole di Joe Dante, lui con una botola nel terreno ed una storia ad altezza bambino, aveva firmato un gioiellino che vale mille volte questo film fotocopia Blumhouse. Mi è anche venuta di orsetti gommosi a dirla tutta, comunque soldi spesi meglio rispetto al biglietto del cinema di “Imaginary”, quindi fate una cosa, andate al cinema ma compratevi solo le caramelle e no, questo post non è sponsorizzato dalle lega dentisti italiani.

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  1. Ovvero, a grandi linee, come guardare un po’ a “The Hole” e un po’ a “Inside Out” ma senza poi riuscire a prendere niente di buono da nessuno dei due (peccato)…

  2. Le foto di questo orsacchiotto le ho viste ovunque, fra Google e instagram, segno che come al solito hanno puntato sul fatto che sarebbe bastato l’àip di un orsetto cattivetto per vendere il film, senza bisogno di sforzarsi troppo nella fattura del film stesso. E anche questo titolo aspetto che arrivi in TV, senza fretta 😛

    • Non ti perdi nulla, ma io se leggo Giasone Blum mi butto, dovrebbe finanziarmi lui oppure dedicarmi un soggetto: la storia di un appassionato di horror che vorrebbe solo vederne di buoni, ma finisce nel loop delle ultime, piatte produzioni Blumhouse 😉 Cheers!

  3. Ma non è che magari Imaginary è l’ennesimo horroretto per bambini sfornato da Blum? Perché da come ne parli ne ha tutte le caratteristiche: ricicla i soliti vecchi cliché (ma tanto chissenefrega, i ragazzini mica li conoscono i vecchi cliché), spiega e rispiega anche l’ovvio come si fa con i bambini e ci ficca dentro un mondo sotto al mondo, anche noto come “Sottosopra” o “Upside down”, se siete di quelli che hanno visto Stranger things rigorosamente in o r i g i n a l e. Cosa piace molto ai bambini e non solo a loro negli ultimi anni? Stranger things, Inside out e l’horror da supermercato, annacquato, diluito, snaturato, riciclato, patinato e reso innocuo, basta farsi un giretto sulle piattaforme per accorgersene. Non che, in generale, a quel tipo di pubblico freghi qualcosa del genere o dei film nel complesso, è solo un rito d’iniziazione: mi guardo l’horror annacquato con gli amichetti, così gli faccio vedere che ho il coraggio di guardarmi un horror (che non fa paura). Io da un po’ di tempo ho capito che prodotti come Megan e simili non faranno che aumentare, prevedo un annacquamento così diffuso del genere che risolveremo tutti i nostri problemi di siccità…

    Sergio

    • Molto molto probabile, perché tanto Blum sa che al cinema a spendere i soldini ci vanno i ragazzini, quindi tanto vale puntare a loro e basta. Cheers!

  4. Orsacchiotti, e pupazzetti vari, sono sempre stati oggetto di spunto per film horror, ma come giustamente dici tu, appartengono a un filone che ormai si è ripetuto all’infinito, dovrebbero trovare punti nuovi 🙂

    • Anche perché la versione comica, o Horror/Comica sembra una vena esaurita, peccato “Benny loves you” era bellissimo mille volte meglio di questo Piccettino. Cheers!

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