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In diretta dal mio comodino: Baltimore 4 & Frankenstein Underground

Mancava da un
pezzo da queste pagine il post tematico sulle ultime novità a fumetti
presenti sul mio comodino, siccome l’universo narrativo di personaggi creati da
Mike Mignola è vasto e prolifico, oggi un bel post dedicato a due personaggi
del “Mignolaverse”, Lord Baltimore e Frankenstein!

Baltimore Vol.4 – La cripta di ossa

Abbiamo lasciato
il più letale cacciatore di Vampiri dei fumetti, alle prese con alcuni racconti
brevi tutti raccolti nel volume precedente, per questa quarta uscita, invece, si
torna prepotentemente alla trama principale, ovvero la vendetta di Lord
Baltimore e la sua feroce caccia al vampiro che gli ha distrutto la vita: il
maledetto Haigus.
Ai testi troviamo
il solito Mike Mignola in coppia con il suo compare Christopher Golden, i due
dopo aver dato vita al personaggio di Joe Golem, si sono evidentemente decisi a dare una grossa svolta anche alle trame
di Baltimore, questo quarto volume presenta due storie belle movimentate.


“Sono qui per masticare gomme e ammazzare vampiri, e ho finito le gomme”.

Nella prima
composta da tre numeri e intitolata “Il treno infernale”, Baltimore scopre come fanno i Vampiri a muoversi velocemente di giorno, per evitare di essere passati
a filo delle numerose armi del cacciatore, ma i collaboratori umani dei succhia
sangue metteranno i bastoni tra le ruote a Lord Baltimore.

Infatti, Baltimore
si ritrova completamente solo contro tutti i soldati della città ormai per metà
sotto il controllo dei vampiri, il tutto in una serie di tavole piene di azione
disegnate alla grande dal Ben Stenbeck: una vera sicurezza, ormai completamente
a suo agio nell’atmosfera oscura delle storia e nell’ambientazione post prima
guerra mondiale. Il treno del titolo non è solo la via di fuga su rotaie
dei vampiri, ma gli umani pur di alimentare il suo motore sono disposti a dare
la vita… Letteralmente!
Le ultime due
storie che completano il volume costituiscono la saga che dà anche il titolo al
volume. Quattro personaggi provenienti dal passato di Baltimore, vengono
radunati, per cercare di far ragionare il cacciatore e, magari, piegarlo a più
miti consigli. Sì, ma chi li ha radunati?


Lo scheletrino sardo che grida “Aiiie!” prima di morire come vi suona?

Nella cripta di
ossa, il cacciatore quasi trova la morte, in una storia così drammatica ed
apocalittica che, vi giuro, ho pensato fosse l’ultima del personaggio, poi per
fortuna ho scoperto che un quinto volume verrà presto pubblicato fiuuuu!

In questa storia
il personaggio di Baltimore alza decisamente il tiro, dopo Haigus arriva un
nuovo nemico, ancora più potente che sono sicuro terrà a lungo banco nelle
storie del cacciatore, a farne le spese è la città di Londra che tra il fuoco
e le matite di Stenbeck diventa un inferno. Insomma, un numero esaltante e
coinvolgente, in cui il personaggio di Baltimore e la sua vendetta, passano
dall’essere una faccenda personale, ad una missione, quasi una crociata su
scala più ampia in cui ad essere in pericolo è tutto il mondo. L’esperimento
nato sulle pagine di un romanzo, dai compari Mignola e Golden, è diventato
con il tempo uno dei fumetti del Mignolaverse che non vedo l’ora di leggere,
mica male!
Frankenstein Underground
Dopo essermi
gustato l’anteprima (grazie Lucius!), ero nato pronto come Jack Burton, sapevo
che “Frankenstein Underground” sarebbe stata una bella follia, confermo: lo è.
Forse non è il miglior fumetto uscito dall’attiva fucina del Mignolaverse, ma è
un lavoro estremamente coerente con la poetica Mignoliana, Mignolesca…
Mignoletta… Oh, insomma, di Mignola!



Il buon Michele è
un grande appassionato di Horror e letteratura gotica in generale, Frankenstein
è un archetipo narrativo che il papà di Hellboy ha utilizzato anche nelle sue
storie, basta pensare a Roger l’Homunculus, uno dei primi e più amati
componenti del B.P.R.D. che proprio
al mostro di Mary Shelley deve tantissimo.

Frankie goes to hollywood.

“Frankenstein
Underground” malgrado il titolo, non nasce con l’intento di fornire ai lettori
una versione alternativa alla creatura che tutti amiamo anche per via delle sue
molteplici incarnazioni. Ma è solo un
modo per dare una conclusione alla parabola di un personaggio comparso nel
Mignolaverse e forse, ancora più semplicemente, il titolo andrebbe
interpretato per quello che è: il buon Franky che affronta una serie di
creature sotterranee e per farlo fugge e in qualche modo trova il suo posto
nel mondo.

Piccolo passo indietro, dov’era comparsa la
creatura del dottor. Frankenstein precedentemente? Dovete sapere che il rosso
Hellboy, ha passato svariati anni in Messico a bere come se con ci fosse un
domani, il suo passatempo preferito oltre a sgargarozzare Tequila? Fare a pugni
con i Luchadores locali.
Il tutto raccontato nel volume di Hellboy
intitolato La casa dei morti viventi,
scritto da Mike Mignola e disegnato da uno dei miei artisti preferiti, il
grande Richard Corben. Chi era il compagno di bevute di Hellboy in Messico?
Proprio la creatura del dottor. Frankenstein, che in “Frankenstein Underground”
riprende il suo peregrinare.

Le ragguardevoli serate alcoliche di Red & Frankie.

Infatti, all’inizio del volume Franky ed un
avvinazzato Hellboy si scambiano cortesie sotto forma di pugni, poi inizia la
fuga della creatura, un viaggio senza meta che lo porta a vagare, tra i deserti messicani che sono, però, solo una tappa di una fuga iniziata ben prima, nei
primi dell’800 in Svizzera e in Francia.

Lo ammetto: cercare di trovare una logica è anche
complesso. Prima la creatura cerca di entrare a far parte di un circo, ma la
società degli uomini gli va stretta, considerando che ormai si trova ben oltre
in concetto di umanità.
Da qui in poi ve lo dico candidamente: mi sono
messo comodo e mi sono goduto i disegni del solito bravissimo Ben Stenbeck,
ridacchiando mentre pensavo all’email ricevuta dal disegnatore da Mike
Mignola, in cui gli spiegava: “Ok, nella prossima pagina spunta l’enorme chela di
un mostrone che trascina Frankenstein, invece nel numero dopo introduciamo la fratellanza
Eliopica, fammi avere qualche bozza per fine settimana”.


Immagino sia stata la stessa reazione di Stenbeck.

Ho apprezzato la scena finale, un piccolo
flash del futuro in cui un Frankenstein capellone, ha trovato la sua missione
di protettore, non sono certo di aver capito tutto tutto della trama, quasi
sicuramente no, ma il tema della ricerca di se stessi e del libero arbitrio è
molto caro a Mignola, questa è una delle sue più deliranti declinazioni.

Insomma, divertente se non vi create troppe
aspettative, da lettore di Mignola di vecchia data, sicuramente uno dei suoi
lavori più matti, secondo me ha seguito l’esempio di Hellboy nella sua fase messicana e prima di buttare già la trama ha svuotato parecchie bottiglie!
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