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In diretta dal mio comodino: Rat-Man Collection 107, Outcast e The Manhattan Projects 3

Sul mio comodino,
una pericolante pila di fumetti ogni tanto partorisce qualche gioia, pescando
dal mucchio oggi vi parlerò di un paio di novità: l’ultimo numero di Rat-Man in
cui Ortolani continua a parodiare “The Walking Dead” e la nuova serie a fumetti
proprio di Robert Kirkman, ovvero Outcast. Buona lettura!

Rat-Man Collection N. 107: La città dei morti
viventi

Continua la
pseudo-parodia Ortolaniana intitola “The Walking Rat” (trovate la prima parte
QUI). Brick e compagni giungono nella città dei morti viventi, un tempo famosa
per una grande fiera del fumetto. Ogni riferimento ad un certa cittadina toscana penso che non sia casuale.
Qui i
protagonisti trovano un luogo infestato dai non morti che claudicanti,
maleodoranti, avanzano guidati solamente dalla loro fame. Se siete stati almeno ad
una mostra del fumetto in vita vostra, conoscete benissimo la situazione.
Un classico, la mano Zombie in versione Ortolani (Hey bel cappello!)

La storia è
come al solito divisa in due parti: la seconda omaggia nel titolo un famoso
film del maestro Lucio Fulci, ovvero “Paura nella città dei morti viventi”, ma
dove Ortolani dà il meglio e nel suo smontare la struttura originale di TheWalking Dead (fumetto e serie tv). Leo ci dà dentro nel sottolineare come molte
situazioni siano a dir poco ripetitive, in particolare le morti di alcuni
personaggi che arrivano con puntuale precisione. Il resto delle stoccate
Ortolani lo riserva tutto al mondo dei fumetti, tra Rambola che è finalmente
lieta di vedere pile di Comics, perché stanca di pulirsi con le foglie e la
sala B piena per la presentazione di “Vampirette”, la cui tag-line promozionale
non vi rivelerò per non rovinarvi la lettura (eh eh).

Ho adorato
l’idea delle nuove parolacce per un nuovo mondo, Vazzo che grande idea!
Per il resto
Favarini mi fa sempre morire dal ridere, specialmente all’inizio quando è
intento a cantare un pezzo di Claudio Villa. Ortolani mescola le carte, tra
il nuovo mondo organizzato dai non morti (con il servizio troppo lento ai
ristoranti) e il grosso Cosplayer di Batman, Leo riesce in poche pagine a darci
uno spaccato di un mondo gestito dai non morti, o forse preferiscono essere
chiamati diversamente vivi?
L’ultima
battuta è l’ennesimo sfottò meta-fumettistico al cliffhanger, un espediente che
in “The Walking Dead” è usato spessissimo, proprio leggendo i dialoghi, capiamo
che non sarà necessario aspettare due mesi per vedere cosa succederà al
protagonista. Noi, invece, dovremo aspettare lo stesso per vedere la fine di
questa storia che per ora mi sta piacendo un sacco.

Ah
dimenticavo! La battuta su Brick in coma mi ha fatto ragliare come un cretino
durante la lettura, praticamente una costante di Rat-Man.

Outcast

La nuova serie
scritta dal papà di “The Walking Dead”, Robert Kirman, che si cimenta con un
altro intramontabile classico dell’Horror, ovvero le possessioni demoniache. Un
genere abbastanza inflazionato, ma a ben pensarci, anche le Zombie-Story prima
di TWD non erano in condizione diverse…
Kyle Barnes è
un uomo alla deriva, con un oscuro passato di violenza familiare alla spalle,
Kirkman ci mostra sprazzi di quel passato che il protagonista non è mai davvero
riuscito a lasciarsi alle spalle (o non ha mai voluto), in poche pagine
presenta tutti i personaggi secondari, dalla sorellastra Megan, al Parroco
Anderson. Quello che funziona di “Outcast” è l’atmosfera.
Non siamo in
un mondo post-apocalittico come in “The Walking Dead”, i personaggi di
“Outcast” vivono in un West Virginia contemporaneo, ma anche opprimente, a
pagina due Kirkman piazza subito una splash page sul giovane Joshua, che mette
subito in chiaro la volontà dell’autore di fare paura al lettore, il
che per una serie Horror non è affatto male.



Di mamma c’è ne una sola (Per fortuna!)

In questo
senso i disegni di Paul Azaceta giocano un ruolo fondamentale: l’artista aveva
già dimostrato sulle pagine di B.P.R.D. di sapere come spaventare usando le sue
matite, se “Outcast” funziona è anche grazie al suo talento e al suo
ottimo storytelling.

Sappiate che a
breve “Outcast” diventerà una serie tv a sua volta, poiché il primo numero ha
polverizzato il già alto record di vendite mensili di “The Walking Dead”, quindi
è stato opzionato dal canale americano Cinemax.
La Saldapress
di suo sta cavalcando il successo della serie: il primo numero è disponibile
con due copertine (la variant limitata e numerata) e ha optato per un formato
“Bonelliano” da edicola, già rodato grazie alle ristampe di TWD.
Solo per
l’edizione italiana Azaceta ha curato le tavole in bianco e nero, anche perché
bisogna dirlo, negli stati uniti, “Outcast” esce solamente a colori. Ora, io
che sono mal pensante, già mi vedo prossimamente la Saldapress mandare alle
stampe una bella edizione con albi giganti a colori, ma questo lo dico io che
sono un noto complottistia…
In ogni caso
il primo numero della serie si lascia leggere, a mio avviso le storie di
esorcismo hanno un limite tecnico dato dal tema religioso di fondo. Ora, non
voglio trasformare il commento in una tirata sulla religione e sulla mia
posizione nei confronti degli esorcismi, ma sono abbastanza sicuro che Kirkman
abbia un piano a lungo termine per la serie, già in questo albo qualcosa si
intravede.



The Manhattan
Projects 3 – Costrutto

Con Jonathan
Hickman ho uno strambo rapporto, ho adorato la sua run su “Fantastici Quattro”,
però ho anche mollato i suoi Avengers dopo 12 (faticosi) numeri, perché ormai
erano una valida alternativa al Valium di cui per fortuna non ho bisogno…
Eppure
continuo ad apprezzare “The Manhattan Projects”, con il terzo volume Hickman
alza (un pochino) il piede dall’acceleratore, soffermandosi sui personaggi e
prendendosi il tempo per mostrarcene un paio in dettaglio, il radioattivo Harry
Daghlian e l’italiano dalle buffe orecchie Enrico Fermi. Non entrerò nei
dettagli per non rovinarvi la lettura, ma sappiate che per quanto riguarda il
secondo, Hickman ci ha preparato delle grosse sorprese.
Il nostro
Johnny fa un ottimo lavoro anche con i personaggi di contorno, ad esempio
utilizza davvero poche pagine per tratteggiare molto bene Yuri Gagarin e la
cagnetta Laika.



E=Motosega² 

La cosa bella
di questa serie, è il fatto che praticamente nessun personaggio abbia una
connotazione solamente positiva o solamente negativa, tutti quanti sono scissi
in due metà distinte, sottolineate anche dall’utilizzo dei colori Blu e Rosso,
tranne Oppenheimer, lui di personalità ne ha qualcuna in più degli altri
(giusto un paio…).

I disegni di Nick
Pitarra mi ricordano un po’ quelli di Frank Quitely, e riescono ad essere molto
dettagliati, anche nelle scene di massa, tipo quella della “Guerra Civile Oppenheimer”.


Insomma questo
volume continua l’opera di post-modernismo fumettistico messa su da Hickman, se
siete appassionati di Storia e di Fantascienza, questo fumetto potrebbe davvero
fare per voi.
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