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In a Valley of Violence (2016): Ti West(ern)

Se mai avessi
stilato una classifica di tutti quei registi che mai avrei pensato di veder
dirigere un film Western, probabilmente Ti il Terribile, sarebbe stato tra questi. La cosa incredibile è che il
risultato finale, non è affatto male.

Lo sapete,
ormai è una frase fatta, il Rock è morto, lo ripetono da quarant’anni tutti a
rotazione, nel mondo del cinema, il giochino è tutto sommato lo stesso, si
strepita che il Western è morto, considerando che per me è Rock ‘N Roll dei
generi musicali, le due cose sono anche legate.
Un altro
giochino molto in voga a affermare che il Western sta “Bene benissimo”, giuro
che non ho intenzione di farlo anche io, eppure questo “In a valley of violence”
ha dei tratti in comune con gli altri due Western usciti quest’anno, lasciatemi
l’icona aperta che ripasso…



“Vi voglio concentrati, dobbiamo girare questa complicata scena acquatica”.

Dove avevamo
lasciato quel fastidioso Hipster di nome Ti West? Nella boscaglia a dirigere
quella porcata di The Sacrament, una
roba tediosa che puzzava tanto di mer… Battuta d’arresto per una carriera da
regista Horror che fino a quel momento procedeva con film dal ritmo ultra
lento, ma capace davvero di strappare dei brividi, tipo “The Innkeepers” (2011)
che avevo apprezzato.

Riprendiamo quell’icona
di cui parlavo: il Western è la cifra stilistica con cui ogni filmaker americano prima o poi deve confrontarsi, parlavo di questa cosa in riferimento
al remake dei Magnifici 7, per
sottolineare come Antoine Fuqua abbia estratto in fretta, ma mancando il
bersaglio di chilometri. Di quel film salvavo giusto la caratterizzazione del
personaggio di Ethan Hawke, l’unico con un passato minimamente travagliato. Non
so se Ti il Terribile ha visto il remake di Fuqua e non ho modo di sapere se
condivide la mia teoria sul genere Western, in ogni caso, ha trovato il modo di
far scucire a quel tirchiaccio di Jason Blum i soldi sufficienti per dirigere
un western. Il Maestro Carpenter dice
sempre che noleggiare cavalli per girare un Western costa, infatti in questo
film ci sono il minimo sindacale di cavalli ed un mulo, Blum lo avrò pagato la
metà!



“Blum solito spilorcio, dopo il film voleva vendere bistecche di cavallo”.

Tenetevi forte
perché la trama è di una linearità irrisoria, Paul (Ethan Hawke) è un tormentato
reduce di guerra in cerca di pace, vaga per il West con il suo cane, Abbie, una
specie di citazione a quattro zampe, infatti è un Australian Cattle Dog (stessa
razza del cane di Mad Max per
capirci) ed ambisce a mani zampe basse a miglior cane cinematografico
del 2016, grazie anche al tormentone: “She do any trick?”, “She bite”.



A boy and his dog (secondo estratto).

Giunto in una
cittadina dimenticata da Dio e popolata da ben pochi uomini (se ho contato bene
in tutto saranno dieci persone, le comparse costano!), lo straniero (quasi)
senza nome, fa subito la conoscenza del vicesceriffo Gilly Martin (James
Ransone) che lo punzecchia e lo sfida, ma riesce solo a portare a casa una
figura di niente davanti alla sua fidanzata Ellen (la guardabile Karen Gillan) e a sua
sorella minore Mary-Anne (Taissa Farmiga quella di American Horror Story).

“Sicuri che non volete mia sorella Vera? Ha la stessa età di Ethan Hawke”.

L’odioso
giovanotto, oltre ad essere il vice, è anche il figlio dello sceriffo John Travolta
(al suo primo Western) e non d’accordo con la decisione paterna di esiliare
dalla città lo straniero, pensa bene di farsi giustizia a suo modo. Non è
impossibile capire come procede il resto della storia.

Scene che fanno venire gli occhi a forma di cuore ai cinofili.

Ti West popola
il suo film di facce giuste, Ethan Hawke è convincente come pistolero
solitario, ma funziona anche meglio quando fa intravedere qualcosa dietro alla
scorza da duro, in particolare con la logorroica Mary-Anne, personaggio che ha
più di una cosa in comune con la pistolera Natalie Portman di Jane Got A Gun, così chiudo
definitivamente l’icona con l’altro Western del 2016.

John Travolta
che ormai ha ridimensionato di molto il suo status di Divo, dopo le serie tv ora accetta anche un western
a basso budget, il risultato resta invariato, anche qui Travolta recita, il suo
personaggio non è facile, ma lui tira fuori il meglio e viene quasi da sperare
di vederlo in altri Western.

“La gamba sta bene, sto fingendo, Ti West voleva farmi ballare anche in questo film”.

Per il reparto
cattivi, uno degli sgherri di Gilly è il mitico Larry Fessenden che, come
sapete, non sta mai troppo distante dal suo protetto Ti West, a tenere banco,
però, è proprio il viscidissimo vice sceriffo interpretato da James Ransone,
molto bravo a recitare il ragazzino isterico e probabilmente con non tutte le
rotelle al loro posto, uno che viene voglia di prendere a schiaffi dal primo
minuto del film, fino alla fine dei titoli di coda.

Ti West lo
conosciamo, è simpatico come una spinta alle spalle mentre stai scendendo dalle
scale, tende all’Hipsterismo violento, però non si può dire che non sia uno che
i generi li conosce, o che non vada a studiarseli come si deve.



Come potreste aver intuito, questo simpaticone qui è il cattivo di turno.

Qui fa la
stessa identica cosa: fin dai titoli di testa che urlano Sergio Leone ad ogni
fotogramma, ci porta subito nell’atmosfera giusta, sfruttando anche il
riuscitissimo tema musicale composto da Jeff Grace, alla quarta collaborazione
con Ti il terribile.

La trama sta perfettamente a metà tra “Lo straniero senza nome” (1973) e “Rambo”,
a metà film succede una cosa che non è difficile da intuire, ma che comunque mi
ha incollato allo schermo, anche perché arrivando dai film indipendenti, West
può permettersi di uccidere chi gli pare, senza doversi fare grossi problemi di
censura, quindi da metà film in poi, avrete solo voglia di fare il tifo per il
protagonista, guardando il film mi è scappato un sonoro “brutto figlio di
puttana!” rivolto al cattivo (storia vera).



“Lasciami stare o scateno una guerra che non te la sogni neppure” (Cit.)

Proprio la sua
precedente esperienza di regista Horror qui fa capolino, un flashback sul
passato del personaggio di Ethan Hawke, viene condito da West con gustosi
tocchi horror e gli ammazzamenti hanno il giusto quantitativo di sangue senza
tirar via la mano, per un film drittissimo e dal minutaggio snello che rende “In
a Valley of Violence” una visione godibilissima.

Certo, se
sperate di vedere il film che rivoluzionerà per sempre il genere Western
rimarrete sicuramente delusi, la trama è più classica del classico, come detto
Rambo incontra “High Plains Drifter”, anzi, per un attimo ho quasi pensato che
Ti West volesse abbracciare la svolta soprannaturale presente nel western di
Clint Eastwood che è stata brutalmente cancellata dal doppiaggio italiano
(storia vera, storia purtroppo vera), così non è stato, ma il film resta godibilissimo.



Ti, hai visto qualche film di John Ford di recente?

Inoltre, si
tratta dell’ennesima prova che Western e Horror sono due generi con dei punti
in comune, come abbiamo visto anche con titoli recenti come Bone Tomahawk, d’altra parte sono i due
generi che hanno incarnato meglio il concetto di Homo homini lupus, per questo
Ti West non ha fatto proprio un salto nel buio, anche perché Ti il Terribile è
furbo, qui ha fatto anche un bel lavoro quindi, bravo il nostro Ti West(ern)!

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