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Independence Day – Rigenerazione (2016): vent’anni (e un antivirus) dopo

Si potrebbe
dire che questo seguito di Independence Day è arrivato giusto in tempo per celebrare i vent’anni del primo film,
oppure potremmo dire che è arrivato almeno una ventina d’anni troppo tardi,
resta il fatto che si apre con l’eco del celeberrimo discorso del Presidente
Bill Pullman che si propaga come eco nello spazio… Ecco, forse del primo film
è rimasta quella: l’eco.

Sapete come la
penso. Independence Day era una
cafonata generazionale che ha saputo fare epoca, alzando l’asticella della
catastrofe al cinema, portando a casa 800 milioni di ex presidenti defunti
stampati su carta verde e diventato la baracconata del cuore capace di scaldare
gli animi degli spettatori.
Alla fine “ID4”
funziona per queste ragioni: americanocentrico, al limite del ridicolo, ma
trascinante proprio come il discorso di Pullman, caratterizzato da personaggi
che erano figurine scritte così così, ma del tutto riconoscibili, sullo sfondo
di un 1996 realistico e nazionapopolare (si parlava di Guerra del Golfo, ma
anche di rapimenti alieni e di area 51), riusciva comunque a tirare lo spettatore
dentro al suo giochino, fatto di drammi personali, voglia di riscatto e forze
unite per combattere il comune (cattivissimo) avversario, una roba talmente
naif impossibile da prendere sul serio, a partire dai virus installati su navi
madri aliene.
“Roland, hai aggiornato la licenza dell’anti-virus?”.

Roland
Emmerich a vent’anni di distanza firma il primo sequel della sua carriera e
nel farlo manda a segno un disastro talmente clamoroso che
probabilmente riuscirà a scontentare tutti. Difficile che il nuovo pubblico
troverà appassionante questo film, chi ha odiato l’originale avrà un’altra occasione
per spernacchiarlo, ma la punta massima del disastro, è che molto
probabilmente, questo “Rigenerazione” non piacerà nemmeno a chi con il primo film ci
è cresciuto, alla faccia dell’effetto malinconia.


Nel 1996 il
mondo unito (ma gli Americani di più) ha saputo far fronte ad un’invasione
aliena. Sfruttando la tecnologia aliena, le Nazioni unite hanno fondato l’Earth
Space Defense (ESD), un programma globale di ricerca e difesa dalla minaccia
proveniente dallo spazio. Sfruttando la tecnologia dei dischi volanti,
ora abbiamo nuovi super aerei e mezzi di trasporto svolazzanti, il mondo vive
in pace totale e tutti sono felici. Tranne l’ex presidente Whitmore (Bill
Pullman) barbuto e flagellato da visioni di ideogrammi alieni e David Levinson
(Jeff Goldblum) direttore dell’ESD scopre che nello spazio profondo, qualcosa è
nuovamente in marcia verso la Terra.



“Quanto mi secca avere sempre ragione” (Cit.).

La
sceneggiatura del film è stata rimaneggiata svariate volte, infatti alla voce “Sceneggiatura”
troviamo ben quattro nomi, tra i quali quello dello stesso Emmerich, apprezzo l’idea
di un mondo futuro che tiene conto degli eventi del primo film senza ignorarli,
di solito è un modo di scrivere i seguiti che mi piace (anche molto), purtroppo
(per noi) il 2016 di questo film è diversissimo dal nostro 2016, dove la pace e
la tranquillità globale sembrano più utopiche che mai.



Sarà Roland, ma il 2016 dove vivo io è appena un po’ diverso dal tuo.

Capisco perché
Rolando Emmerigo abbia voluto prendersi questo rischio, tentando di non fare il
solito sequel fotocopiato, il problema è che i primi minuti sono
stranianti, sto guardando “Independence Day”, oppure una di quelle saghe
Young-Adult ambientate in futuri non ben precisati, con giovani protagonisti
tipo “Divergent”? Questo balzo in avanti ci regala un 2016 impossibile che
taglia fuori il pubblico mettendolo già ai margini. La forma del primo film era
la possibilità di immedesimazione che qui manca completamente: come faccio ad
immedesimarmi con uno che lavora su una base collocata sul suolo lunare, dai?

I personaggi sono scritti in maniera superficiale e a tratti imbarazzante, in questo
senso somigliano molto a quelli del primo film (o di TUTTI i film di Emmerich), ciò che manca qui è un’abbondante dose di carisma, Will Smith sarà quello
che sarà (ed è quel che è), ma almeno nel primo capitolo faceva da mattatore, qui poiché
attore e produzione non hanno raggiunto un accordo (il suo Steven Hiller
avrebbe dovuto essere il Presidente degli Stati Uniti, storia vera), mezzo
dialogo, una foto celebrativa e Smith è fuori dai giochi, ma il dramma vero è
che a sostituirlo troviamo Jessie T. Usher (chiiiiiii???) nei panni del figlio. Ora, io lo dico: se l’Hemsworth sbagliato (non Thor suo fratello… No, non Loki,
intendo Liam) ti mette in ombra, vuol dire che il giorno che distribuivano il
carisma tu, caro Jessie T. Usher (chiiiiiii???) sei rimasto a letto con le pile
della sveglia scariche.

“Caaaavolo hanno già finito il carisma, dovrò comprarlo usato da Will Smith”. 
Nel tentativo
di ricreare il triangolo dei protagonisti del primo film, qui troviamo Maika
Monroe (la bionda di It Follows e The Guest) drammaticamente fuori
casting, nei panni della figlia del Presidente Whitmore, non vi dico quanto
risulti credibile quando, come papà, pilota aerei da combattimento, ma
tranquilli, a livelli di credibilità questo film piazza un paio di colpi
clamorosi (tenetemi l’icona aperta che ripasso).



“Prima lo stalker che mi seguiva, ora gli alieni, d’ora in poi solo commedie”.
Quindi tocca
alle vecchie glorie tentare di spingere il carrozzone in salita, Jeff Goldblum
tiene botta, gesticola come sa fare solo lui su un paio di spiegazioni, anche
se gli manca il guizzo del primo film, o anche solo di un Ian Malcolm qualunque. Quello che pare divertirsi più di tutti è Bill
Pullman che sembra aver ereditato il personaggio che fu di Randy Quaid.



“Cos’hai fatto in tutti questi anni?”, “Sono andato a letto presto e non mi sono fatto la barba”.
Judd Hirsch
torna nei panni del padre rompicoglioni di David (persino lui hanno ripreso!),
protagonista di una sottotrama abbastanza inutile che prevede alcuni bambini,
reinserita forzatamente nella trama principale solo nei minuti finali,
forse gli unici che funzionicchiano, dire che funzionano non me la
sento proprio.

Da oggi disponibile anche in versione XXL.
A William
Fichtner tocca ereditare il momento classico del discorso alla Nazione, ma il
suo monologo sta a quello del primo film come ID4 sta a “Rigenerazione”: moscio
e svogliato.
Ora, io non so
come si dica svogliati in Francesce (svogliè?), ma che minchia ci fa Charlotte
Gainsbourg in questo film? La sua presenza equivale a vedere Chuck Norris in un
film di Ferzan Ozpetek, fa male al cuore vederla sproloquiare di segni alieni,
in una parte che evidentemente serve solo ad una ragione: estinguere le ultime
rate del mutuo.
Per altro, Jeff
Goldblum ha fama di essere un discreto stracciamutande, con alto tasso di
successo specialmente tra le colleghe con cui divide i set, ora, Jeff,
considerando che Charlotte arriva da un’infilata di film che levati di Lars Von
Trier, fai occhio, ricordati di “Anti-Christ”.



“Tu hai fatto a Willem Dafoe cosa!?”.
Volete che vi
dica qualcosa sul personaggio di Dikembe? Il signore della guerra africano
armato di doppio machete, che uccide gli alieni decapitandoli e tiene il conto
delle uccisioni? Cosa vi devo dire? Quando ne uccide uno ribadisce il concetto di
“Bisogna prenderli da dietro”. Cosa avrà voluto dire…
Per assurdo,
il personaggio migliore del film risulta il dott. Brakish Okun (Brent Spiner,
il Data di “the Next generation”), alt alt alt frena tutto! Ma il suo
personaggio non era morto nel primo film? Ed è proprio qui che quell’icona delle
assurdità, lasciata aperta lassù torna prepotentemente di moda!

“Ma vaaa! sto benissimo, era solo sonno arretrato”.

 Sì, perché non
solo scopriamo che il personaggio non è morto (MACCOSA), ma in realtà è rimasto in
coma vent’anni, ricevendo visite dal suo fidanzato, salvo poi svegliarsi bello
arzillo in tempo per l’invasione. Il fatto che il personaggio sia omosessuale
non mi tange, fa parte della suddivisione in minoranze dei protagonisti
(abbiamo anche la pilota di caccia sexy cinese se per questo), quello che mi
turba è che uno fermo in un letto per vent’anni si alzi e zompetti senza
problemi e voi direte: “Sì, ma se puoi credere agli alieni invasori puoi
sopportare anche questo, no?”. Sì, più o meno, ma non è finita, perché torna anche Vivica A. Fox e qui “L’Assurdometro” va a fondo scala, si crepa e
poi esplode.

Per motivare Jessie
T. Usher (Chiiiiiii???) ci vuole una bella morte, quindi in una frettolosa
scena, vediamo Will Smith Junior volare con il suo aereo vicino all’ospedale di
sua madre, in tempo per vederla morire in uno degli attacchi alieni. Voi
direte: “Sta in ospedale perché è malata”, no no, sta lì perché è una dottoressa
e nemmeno una da poco, ma nel primo film non faceva la spogliarellista di
mestiere!?! Signore e signori Roland Emmerich al suo meglio!



“No non faccio più certe cose, sono una grande attrice, chiedete a Tarantino”.
Ok, in vent’anni
una laurea in medicina ci può scappare, ma è il modo pietoso in cui ad un certo
punto “Independence Day: Resurgence” si fa pavido e cerca di ricalcare gli
eventi del primo film, solo che dopo vent’anni di esplosioni e disastri
cinematografici, il pubblico è più smaliziato del 1996 e vedere certi monumenti
devastati non fa più lo stesso effetto, una volta bastava la (ancora oggi
clamorosa) scena della nave aliena sopra New York, oggi, invece, una nave che “cozza”
contro la Luna non basta più, anche se questo seguito diretto da Roland
Emmerich, sembra seguire alla lettera il sottotitolo del film di South Park: più grosso, più lungo e tutto intero.



Star Wars Episodio VIII: Roland Emmerich colpisce ancora.

I grandi
monumenti simbolo devastati tornano, così come tornano le situazioni tipiche
del primo film, in “ID4” uno dei momenti più drammatici e coinvolgenti era l’eroico
sacrificio dell’ubriacone? Bene, qui è tutto un sacrificio eroico, ci sono
almeno due scene ripetute identiche nel tentativo di alzare l’asticella dell’emotività,
i personaggi di questo film sembrano pronti a sacrificarsi per qualunque
ragione “Caro sono finite le uova”, “Vado a comprarle” (gettandosi in volo dal
nono piano).



“Niente da fare, hanno installato l’anti-virus questa volta, qualcuno dovrà sacrificarsi”.

A tornare è
anche lo schema sui personaggi che Roland Emmerich applica in maniera ossessivo-compulsiva in tutti i suoi film,
ho letto che negli Stati Uniti, molti critici cinematografici hanno
interpretato come mossa reazionaria da parte del regista tedesco, quella d’inserire un Presidente degli Stati Uniti donna, [SPOILER]salvo poi
eliminarlo dopo pochi minuti, ma se avete familiarità con i film di Emmerigo,
sapete che fine fanno gli inutili burocrati, non è sessismo, o una presa di
posizione anti Clinton la sua, è solo abitudinario. [FINE SPOILER!]

Se non altro,
tra morti eccellenti e una corsa a chi si sacrifica per primo, il film manda a
segno una scena finale decente, dove davvero il sottotitolo del film di “South
Park” torna alla mente, il principio è un po’ quello di “Aliens – Scontro finale”,
il grosso combattimento con la regina aliena sterminatrice tutto sommato
funziona, in questa porzione di film Roland Emmerich manda a segno tutte le
trovate fracassone che i suoi film promettono, procede per accumulo, ma gli anni
di mestiere di Rolando la rendono almeno un finale con il botto, che non può
mancare ad un film come questo.



Ripley a questo punto direbbe: “Get away from her, you bitch!”

Il problema è
che Rolando Emmerigo dopo vent’anni senza seguiti, ora ci ha preso gusto, nell’ultimo
minuto di film, viene infilato dentro a forza un dialogo che minaccia un
ulteriore seguito, capace almeno nella location di scombinare ancora le carte
in tavola. Per ora, i magri incassi del film sembrano aver scongiurato il piano
di Emmerich, ovvero girare in parallelo “Independence Day Forever” Parte 1 e
parte 2… No sul serio, ha minacciato davvero di farlo e “Forever” è scritto “4Ever”
(Storia vera!).

Insomma, “Independence
Day – Rigenerazione” è più grande, più grosso (e tutto intero), ha esplosioni,
astronavi e alieni più grossi, ma perde di vista l’uomo comune e forse anche il
cuore, che ti permetteva di credere ad un’invasione aliena sconfitta con un
virus da computer, ha perso qualcosa e non ha saputo togliermi il
dubbio su una domanda che mi perseguita da vent’anni: gli alieni avranno poi
installato Kaspersky sui computer di bordo delle loro navi spaziali?
 
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