Dovete essere forti, ho una confessione da farvi, forse da qualche parte dentro di voi già lo sapevate, ma i film di “Indiana Jones” in realtà… Sono QUATTRO!
Ecco l’ho detto, è dal 2008 che nego l’evidenza, il mio rapporto con questo film (chiamiamolo così) è riassunto alla perfezione da quell’episodio di “South Park” in cui i ragazzi cercano di assumere un avvocato per fare causa a Spielberg e Lucas colpevoli di aver violentato Indy.
Come l’avvocato dell’episodio ho negato i fatti, me lo ricordo come ieri il mio giovanile entusiasmo nel recarmi in sala per assistere al ritorno di Indiana Jones, Indiana Jones! Vi rendete conto? Siamo tutti cresciuti con Indy ed ora abbiamo una nuova avventura. Della visione in sala ricordo fin troppo, soprattutto ricordo ogni singola coltellata assestata al mio cuoricino da questo… Film. Non ricordo se nel 2008 tutti lo chiamavano già “Hype”, io so solo che ogni volta che sento questa parola, che sia per il nuovo Star Wars o per il nuovo Ghostbusters, mi ricordo del teschio di cristallo e cado in un cupo mutismo.
Dicono che ammettere di avere un problema è il primo passo per risolverlo, no? Bene, quindi per esorcizzare “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo” (titolo suggerito da Lina Wertmuller) ho deciso volontariamente (“Questo sono proprio io, all’apice del mio, masochismo” Cit.) di rivederlo. Lo ricordavo deludente da lasciarti con la depressione addosso per giorni, nella scala dei disastri cinematografici, che va da zero ad Episodio I, questo era una Jar Jar Binks (unità di misura internazionale dello sbaglio) di magnitudo 9.7.
Devo dire che rivedendolo il mio parere è cambiato, pensavo fosse un film orrendo, invece…. E’ una tonante cagata! Guardandolo è impossibile non pensare che tutti quelli che lo hanno scritto, prodotto, diretto ed interpretato, fossero stati affetti da temporanea capacità di intendere e di volere, tutti tranne Lucas, lui aveva già iniziato a dare manifesti segni di squilibrio.
Chi invece non perde un colpo è il grande Lucius Etruscus che anche questa settimana completa il blogtour con il prezioso contributo:
Fumetti Etruschi presenta la rinascita a fumetti di Indy del 2008.
Gli Archivi di Uruk presenta la novelization del quarto film.
Le idee per un nuovo film su Indiana Jones fioccavano già dai tempi de L’Ultima Crociata, pare che Chris Columbus, uno dei pupilli di Spielberg, abbia scritto di suo pugno un paio di bozze, una di queste prevedeva Indy alla ricerca del giardino dell’immortalità della mitologia Cinese, con le sue pesche e il leggendario “Monkey King” (Scimmie? Cosa odono le mie orecchie!), un delirio che prevedeva sicari con braccia/mitragliatori robotici e un capo pirata di nome Kezure, descritto con le sembianze di Toshiro Mifune, giusto per non influenzare il casting. L’idea venne bocciata e George Lucas propose di utilizzare gli alieni nel soggetto, pensate un po’, nel 1989 Spielberg pensò che fosse una trovata stupida, prendete carta e penna e iniziate a segnare uno, nella voce “Cose su cui Spielberg ha cambiato (purtroppo) idea”.
Mentre tutto il mondo sperava che venisse adattato per il grande schermo il bellissimo videogioco della LucasArts “Indiana Jones and the Fate of Atlantis” (1992), Spielberg nel 1993 assume il grande Frank Darabont per fargli scrivere una sceneggiatura per “Indy 4”, risultato: George Lucas legge la sceneggiatura, la considera spazzatura e licenzia Darabont… Avete ancora a portata di mano carta e penna? Bene, ora segnate: Frankuzzo Darabont licenziato da quello che ha assunto Hayden “Heidi” Christensen.
Quando finalmente l’idea di un nuovo film di Indiana Jones sembra essere definitivamente finita nel limbo, colpo di coda! Harrison Ford è di nuovo interessato a tornare sotto il Fedora, sarà pure vero che “Non sono gli anni, sono i chilometri” (Cit.), ma il nuovo film deve tenere conto di alcuni fattori fondamentali, tra i quali Padre Tempo, nessuno ha mai avuto la meglio contro di lui.
Dopo aver affrontato l’argomento in maniera seria in “Schindler’s List” (1993) Spielberg ha dichiarato di non sentirsi più a suo agio ad utilizzare i Nazisti nei suoi film in maniera “leggera”, questa cosa casca a fagiolo con i diciannove anni trascorsi tra un film e l’altro, per rendere credibile l’età anagrafica di Harrison Ford, la storia viene ambientata nel 1957 (l’Ultima crociata era ambientato nel 1938) in pieno Maccartismo, quindi via i Nazisti e dentro i Comunisti, il tutto viene messo nelle mani dello sceneggiatore di fiducia di Spielberg David Koepp (Jurassic Park, bene, ma anche “La guerra dei mondi” meno bene…), il soggetto di Lucas prevede il famigerato Teschio di cristallo di Akakor e ovviamente…. Gli alieni. Ma per qualche ragione oscura, questa volta Spielberg accetta di buon grado, provocandomi il più grosso trauma cinematografico della mia vita.
Vi ho già raccontato di quando consumavo il nastro della VHS dei primi film di Indy da bambino, no? Ecco, vi ho anche raccontato che in alcune di quelle registrazioni televisive, mio padre aveva eliminato le pubblicità sì, ma non tutte, in uno dei tre film (non ricordo quale), era presente la serie di spot tra primo e secondo tempo. Voi direte cosa c’entra questa storia? C’entra perché una delle pubblicità, la ricordo benissimo (e questo vi dice quante volte io abbia rivisto i film in videocassetta da gagno), c’erano due ragazzotti con maglia numerata da football (nell’Italia degli anni ’80? Vabbè!) che incaricati dalla mamma andavano a prendere il pollo per la cena, dopo averlo incartato in una celebre carta d’alluminio per alimenti, i due si lanciavano il pennuto da una parte all’altra come se fosse un pallone, il tutto con un martellante jingle di sottofondo.
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| Ne va pure orgoglioso delle sue cazzo di pantegane! |
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| «Io ti spiezzo in due» (Cit.) |
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| «Ma io volevo solo una coca cola fresca…» |
“Il teschio di cristallo” è un film che potrebbe essere tranquillamente demolito scena per scena (concedetevi un click sul collegamento per fare pace con questo film, parola), un po’ per le sue trovate di sceneggiatura ridicola (l’accusa di Comunismo che improvvisamente decade senza che nessuno più ne parli), i suoi trabocchetti inutilmente spettacolari che una volta attivati non possono più essere ripristinati (a differenza di quasi tutti quelli visti nei film precedenti), ma anche le scelte di casting.
Sean Connery, contattato da Spielberg per tornare nella parte del padre di Indy, ha risposto qualcosa tipo: “Non ti sento, sto entrando in galleria… Gulash! Gulash!” probabilmente dopo aver nasato la fregatura, basta un “La leggenda degli uomini straordinari” in carriera, molto meglio i campi da golf della natia Scozia (chiamatelo scemo), in compenso nella parte dell’odioso “Mutt” Williams, Spielberg sceglie la sua fissazione dell’epoca, quel minchietta di Shia LaBeouf, detto Shia leBluff, che nel 2008 compariva in… Tutti i film, o comunque tutti quelli prodotti da Spielberg (tipo “Transformers”) e che qui ci ritroviamo al centro delle dinamiche familiari peggio scritte della storia e, per altro, condite da dialoghi che dopo qualche minuto di fanno venire voglia di gridare al cielo: “Crom!! Toglimi l’udito per sempre!!”.
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| Shia leBluff che si atteggia a Marlon Brando, riuscite a pensare a qualcosa di più fastidioso? |
Ora, sappiamo che Indy ha sempre avuto la tradizione di un “animale disgustoso” in ogni capitolo (I serpenti di Raiders, gli scarafaggi-biscotti del Tempio maledetto e i ratti dell’ultima crociata), qui dovrebbero essere le formiche assassine, ma per quando mi riguarda, l’animale disgustoso di questo film è Shia LaBeouf, provate a dimostrarmi il contrario!
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| Malgrado tutto, sei sempre un raggio di sole Karen. |
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| Wow! E’ talmente realistico che sembra un videogioco, ma uno di quelli brutti! |
Il finale conferma che l’idea degli alieni è veramente una buffonata che poteva venire in mente solo al Lucas che ha tediato il mondo con la prequel-tragedy di Star Wars, nel mondo di Indiana Jones Dio esiste e ci ha dimostrato il suo potere non una, ma due volte (prima con l’Arca dell’Alleanza e poi con il Sacro Graal), gli alieni sono una scelta banale che toglie anche carisma al personaggio di Indiana Jones, se di mestiere fa l’archeologo, cosa ne può sapere dei misteriosi poteri del teschio ripieno di Cuki? E’ Indiana Jones, mica Fox Mulder!
Per anni il rumore della frusta di Indy è stato sinonimo di avventura, grazie a “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo”, l’unica frustrazione (o frustazione) è stata quella delle aspettative e dei bei ricordi d’infanzia, grazie ad un film imbarazzante, perché per uno come me che ha sempre stimato Steven Spielberg, il suo lavoro in questo film equivale a vedere un vecchio zio simpatico che si ubriaca e racconta barzellette sconce ad un matrimonio. Non so se ho reso l’idea.
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| «Fermi fermi, la sapete quella della vedova zoppa? Ora ve la racconto…» |
Se non altro, Zio Spielberg ha mandato a segno qualche altro colpo in carriera, ma ora che Harrison Ford accetta qualunque ruolo e che Lucas ha ceduto “Star Wars” nella mani degli unici con il suo stesso talento per demolirla è già arrivato l’annuncio di per un “Indiana Jones 5” nel 2019.
Il discorso è sempre lo stesso già fatto per “Il risveglio della Forza”, se sarà un bel film sarò il primo ad essere contento, ma considerando tutto quanto, non era meglio quando gli Indiana Jones erano solo tre? Ed ora, guardate un attimo la lucina…



















