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Insidious – La porta rossa (2023): Insipidus (almeno fosse stata verde ‘sta porta)

All’annuncio di un quinto capitolo della saga di Insidious, la comunità di appassionati di horror ha iniziato ad agitarsi, più o meno come quando fai cadere una goccia di sangue nella vasca dei piranha.

Amato, odiato, James Wan (in amicizia Pupazzo UAN) è il campioncino dell’horror commerciale, anche se odio questa parola, la trovo comunque meno insopportabile di “mainstream”, detta in italiano? Quella porzione di film Horror che non arrivano dal mercato indipendente, ma possono contare su una vasta distribuzione in sala e hanno anche ottimi ritorni economici. Perché ribadisco, amato, odiato, Pupazzo UAN ha trovato il modo di diventare il prediletto di una platea di ragazze e ragazzi, anche grazie alla saga gemella di The Conjuring, dove il protagonista è sempre lui Patrick Wilson (in amicizia Patrizio Pallone), che ormai esperto di fantasmi e “Salti paura” sceglie proprio la saga di Insidious per il suo esordio dietro alla macchina da presa.

La gioia che ti coglie quando scopri che Leigh e James si sono sfilati e ‘mo tocca a te dirigere, caro Patrizio.

Posso dirlo? Per me la saga di Insidious termina all’inizio del secondo tempo del primo capitolo, quello del 2010 diretto da Pupazzo UAN, che perdeva di interesse già nel corso dello stesso film. Il seguito dal bizzarro titolo italiano, ovvero “Oltre i confini del maleː Insidious 2” del 2013 so che ha i suoi ammiratori, ma personalmente non sono tra quelli, mi è sempre sembrato un “film spiegone” già ridondante, ma il limone è stato strizzato per benino, con altri due capitoli, “Insidious 3 – L’inizio” del 2015 e “Insidious – L’ultima chiave” del 2018, che in realtà sono dei prequel del film del 2010 e quasi tutti incentrati sulla cacciatrice di fantasmi Elise Rainier, che per altro è forse anche l’ultimo motivo per vedere questi due fiacchi capitoli, grazie alla prova della mitica Lin Shaye, che però il suo apice di orrore secondo me lo ha raggiunto in Kingpin, ma i miei gusti non sono molto allineati a quelli di Pupazzo UAN.

“Insidious – The Red Door”, quinto capitolo della saga e prima regia per Patrizio Pallone è ambientato dieci anni dopo gli eventi di “Oltre i confini del maleː Insidious 2”, quindi è a tutti gli effetti il vero “Insidious 3”. Se voi foste tra quelli che amano guardare i film in ordine cronologico, nel caso, non vi consiglio di farlo perché i due prequel bruciano parecchi colpi di scena, quindi se siete in vena di maratone, seguite l’ordine di uscita dei film, oppure vi guardare il primo tempo del primo capitolo, poi spegnete soddisfatti conservando un bel ricordo, perché va detto, questo “Insidious 3 che in realtà è il 5” non aggiunge poi moltissimo, se non un’idea di conclusione per la lunga trama legata alla famiglia Lambert, un po’ di sinossi e poi andiamo oltre ‘sta porta rossa.

«Cassidy mi ha assicurato che tra un po’ dovrebbe decollare»

Patrick Wilson inizia subito con un bel trucchetto, forse l’unico davvero a fuoco del suo film, sparigliando le carte ci fa credere che assisteremo ad una seduta di terapia (quella che aveva cancellato i brutti ricordi dei personaggi alla fine del secondo capitolo) e invece passa ad un funerale, botta di allegria!

Qui scopriamo che il suo personaggio, Josh Lambert ha divorziato dalla moglie Renai (Rose Byrne) per via dei traumatici eventi del capitolo due, inoltre i rapporti con il figlio Dalton (Ty Simpkins) si sono leggermente congelati, anche ora che quest’ultimo è prossimo a partire per il college, infatti papà lo accompagnerà, il tempo di conoscere la studentessa sua compagna di stanza di nome Chris (Sinclair Daniel), una sorta di spalla comica nemmeno poi così comica e BOOM! Scatta la litigata padre/figlio, insomma storie tesissime in famiglia.

«Non voglio andare a scuola oggi, voglio restare a casa con te a fare i biscotti» (cit.)

Alla prima lezione di disegno nella nuova università, Dalton fa la conoscenza della professoressa Armagan (Hiam Abbass), una che maltratta subito gli studenti più fighetti e novella John Keating, dichiara di non essere qui per insegnare i fondamenti e le basi del disegno artistico, che non può esistere senza la sofferenza. Allora di grazia signora maestra che cazzarola staresti insegnando esattamente se non insegni le basi del disegno a dei laureandi? Un po’ come andare in palestra per allenare i muscoli che ti servono a stare sul divano, vabbè la sceneggiatura è scritta da Scott Teems, quello dei non proprio irresistibili Halloween Kills e Firestarter, serve aggiungere altro?

Secondo me sta disegnando un pene stilizzato gigante.

Ovviamente Dalton, seguendo il precetto per cui non può esistere l’arte senza la sofferenza (cinque film sulla saga di Insidious sono un indizio in tal senso), pensa bene di usare il suo talento per disegnare che so, una ragazza popputa? Un ragazzone muscoloso in base ai gusti e all’orientamento? No, disegna ‘sta cazzarola di porta rossa del titolo che ovviamente è l’accesso per i mali del mondo e un’altra tornata di demoni e fantasmi spaventoni. Se almeno la porta disegnata fosse stata verde come quella di Marilyn Chambers, ci sarebbe stata più azione, anche più da divertirsi, invece niente, rossa, quindi sotto con un’altra dose di “Salti paura”. Mi sa che questa battuta la capiranno in pochi, nel caso, siete donne e uomini di mondo.

Patrick Wilson in quanto attore passato dietro alla macchina da presa, sembra più interessato alla porzione di storia che prevede i drammi tra i personaggi, quelli da recitare, come regista non ha certo l’esperienza di Leigh Whannell (che qui si limita a co-firmare il soggetto e a comparire nel solito ruolo da Acchiappafantasmi-Nerd) o l’estro, anche un po’ pazzarello di Pupazzo UAN. Interessante l’idea degli spettri usciti dalla porta rossa, un grosso METAFORONE dei fantasmi del passato, quelli rimossi con l’ipnosi pronti a tornare, ma anche il non detto e le frizioni dei legami familiari, tutta quella roba lì, che però resta più che altro accennata che veramente approfondita, perché Patrizio Pallone lo sa che il suo pubblico è qui per spaventarsi, quindi sotto con salti e saltelli!

Gli spettatori, dopo cinque film della saga di “Insipidus”.

Nessuno particolarmente memorabile, va detto, l’apparizione quando Josh resta incastrato dentro il macchinario per la TAC funzionicchia ma è anche abbastanza telefonata, inoltre con di mezzo tutta la porzione di storia ambientata in un’università, non possono mancare feste e giovinastri che si divertono, anche se il compare svomitazzante di Dalton mi è sembrata tanto una mezza parodia, chissà se Patrick Wilson non si sia rivisto Riposseduta di recente?

A livello di intrattenimento “Insidious – La porta rossa” è un po’ la solita roba, difficile conquistarsi nuovi appassionati al quinto capitolo di una saga, ma imperdibile per gli appassionati, anche perché il film in teoria prometteva una conclusione per i componenti della famiglia Lambert, ma solo dopo aver sbrigato tutte le questioni che i fan si aspettano, come una piccola apparizione (in video) di Lin Shaye che ovviamente non poteva mancare.

Peccato che la prova di Ty Simpkins sia piuttosto piatta, problema grosso visto che passa molto dal suo personaggio e anche Patrick Wilson va detto che in contumacia con il suo sceneggiatore Scott Teems, ha firmato un finale che non è un finale. A dirla tutta sembra un po’ un grosso “Tarallucciatore” (la capacità di una storia di terminare a tarallucci e vino) dopo aver promesso qualcosa di grosso ai fan, insomma ribadisco, la porta verde di Marilyn Chambers era più divertente.

«Oh guarda che bella quella porta verde ma cosa stanno fac… Ehm!»

Mi fa piacere che Patrick Wilson abbia abbracciato il genere che gli ha regalato la popolarità e lo abbia scelto per il suo esordio “sicuro” dietro alla macchina da presa, ma sembra un po’ quando l’attore principale di una serie tv molto famosa e amata, dirige un paio di episodi perché sa che sul set, dovrà quasi esclusivamente chiamare «Azione!» e successivamente «Stop!», perché tanto la macchina è già oliata e va avanti da sola, inoltre fa sempre comodo aggiungere la voce “Director” sulla propria pagina di IMDB.

Anche perché questo episodio insipido di “Insidious” (quindi Insipidus!) non è nemmeno il gran finale che ha fatto agitare i piranha, visto che è già stato annunciato un nuovo capitolo, “Thread: An Insidious Tale”, che non è chiaro se sarà un seguito, un prequel o uno spin-off, insomma, si continua a strizzare il limone, fin quando fa male fin quando ce n’è come cantava uno piuttosto amato e odiato. Ma non come Pupazzo UAN.

Sepolto in precedenza lunedì 10 luglio 2023

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