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Insidious: tutta la saga (prendi quattro paghi uno)

In vista dell’uscita dell’ultimo capitolo (in ordine di tempo) della saga di “Insidious” io avrei dovuto scrivere qualcosa, purtroppo ho il piccolo problema che ho sempre trovato quasi tutti i film abbastanza insignificanti, insipidi, anzi direi proprio “Insipidus”.
Per fortuna posso contare sull’assist di Lucius Etruscus che mi ha alzato un bel
pallone, quindi ne approfitto per recuperare l’iniziativa: Cassidy cover your favorites!

Insidious (2010)

Tra i titoli sfornati dalla Blumhouse e l’ascesa di James Wan, i primi anni duemila hanno visto una proliferazione di pellicole a tema “Fantasmoso”, sarà perché costano poco, ma davvero ne escono a bizzeffe. Non dico che sia iniziato tutto con “Insipidus”, anche perché Oren Peli con il suo “Paranormal Activity” (2007) ha dimostrato che le storie con i fantasmini che fanno “BU!” (che meraviglia) potevano fare soldini ed è proprio qui che inizia tutto.
James Wan alla regia e il suo amico Leigh Whannell a scrivere e recitare, hanno fatto il botto con l’ottimo “Saw” nel 2004, ma da allora non ne azzeccano più una, “Dead Silence” (2007) non ottiene il successo
sperato e “Death Sentence” (2007) è un buon film che, però, hanno visto in quattro. Mentre la carriera di Wan stagna, quella di Oren Peli è in rampa di lancio, quindi il furbissimo James si abbraccia Oren gridando fortissimo: «Portami con teeeee! Ti Preeeeeegooooooo!».
“Io diventerò qualcuno, non studierò, non leggerò, a tutti voi dirò di no” (Cit.)

Nel 2010 esce “Insidious”, Oren Peli produce, James Wan dirige Leigh Whannell scrive e recita, il film manda in brodo di giuggiole il pubblico dei film festival, costato circa un milioncino di ex presidenti morti stampati su carta verde, ne porta a casa globalmente 90 milioni (!), il mio ricordo della prima visione del film è riassunto in questo scambio via SMS (mi pare, in ogni caso: storia vera).

Wing-Woman: «Che fai?»
Io: «Guardo un horror, sono a metà non è male, considerando che è appena uscito»
Wing-Woman: «Un horror bello che non è uno di quelli antichi che guardi tu? Incredibile»
Io (dopo i titoli di coda del film): «Sì, peccato che abbia smesso di essere bello più o meno quando ti ho scritto»
“Insipidus” è così, un primo tempo che non ci si crede per quanto è figo (lasciatemi l’icona aperta che ora arrivo con i dettagli) ed una seconda parte in cui James UAN dà un calcio al secchio del latte. La trama? Un insieme di tutti gli horror che avete già visto nella vostra vita condensanti insieme, con l’aggiunta dei mostrini con la faccia da pupazzoni presi proprio da “Dead Silence” (2007).
Se la ridono degli spettatori in sala affetti da cagozzo.

Patrick Wilson e Rose Byrne sono una coppia con tre bambini uno più odioso dell’altro, ora sarà che da qualche anno vivo in una casa con un pessimo vicinato che per fortuna sto per lasciarmi alle spalle, sarà che in tutto questo tempo una “adorabile” famigliola con tre bambini orribili mi ha fatto dormire poco e male, sarà che ancora devo traslocare e ho già la casa piena di scatole e mettici anche che sono bilioso e incattivito dal vicinato, ma la famiglia Lambert mi è stata in odio fin dal primo secondo. Li vedi trasferirsi in una nuova casa, tempo di scaricare una scatoletta e puff! Tutto sistemato, aggiungi che Rose Byrne strimpella pezzi noiosi alla chitarra, fastidiosi quasi quanto il piffero dei miei bimbo vicini suonato a tutte le ore ed immeditatamente mi ritrovo a fare il tifo per i fantasmi!

Vuoi farti un paio di mesi con i miei vicini Rose? Dopo ti mancheranno i fantasmi credimi.

Sì, perché, ovviamente, la nuova casa è un tripudio di rumori e strani eventi, come accade in TUTTI i film Horror a tema case stregate che avete visto, insomma il modello di riferimento da cui James Bim Bum Bam s’ispira rubacchiando a mani basse, ovviamente, è Poltergeist, con l’aggiunta che i morti dell’aldilà le provano tutte per tornare nell’aldiquà usando i corpi dei vivi come vettori, nello specifico quello del piccolo Dalton (Ty Simpkins) il classico bambino che “C’ha i poteri”, in questo caso di viaggiare durante il sonno con il suo corpo astrale, o qualche altra teoria Hippy del genere. Ma viaggia di qua, viaggia di là, Dalton è finito nel “The Further” (in Italiano l’Altrove) una dimensione ai confini della realtà bla bla bla, insomma: è tornato posseduto da un demone. Così impari a dormire la notte invece di andare in giro a zonzo accettando caramelle dai demoni sconosciuti!

Siccome, come detto, il modello è Poltergeist, a questo punto entra in scena la medium Elise interpretata da Lin Shaye e dai suoi due compari, Specs (Leigh Whannell che sta qui perché è amico del regista) e Tucker (Angus Sampson), che non so per quale ragione (cioè lo so: sono un cretino) nella mia testa si chiamano “Space Trucker” quasi come un film di Stuart Gordon che abbiamo visto in venticinque. Che vi devo dire, avrò lasciato il cervello nell’Aldilà.
Elise mette su una seduta spiritica indossando una maschera anti-gas, non si sa perché qualcuno in rete ipotizza un omaggio a Sandman, io penso che sotto la maschera Lin Shaye si stesse facendo una pennichella. In ogni caso, James One Uan Wan mette su un primo tempo fatto di atmosfere tirate, apparizioni quasi Lynchiane e, in generale, quella sensazione che i giovani chiamano scagazzarsi nelle mutande e poi si gioca il jolly, ci vuole un mostrino riconoscibile, con un look che resta impresso, il suo sul set viene ribattezzato “Lipstick-face demon” letteralmente il demone con il rossetto in faccia, un demone scostumato, che metteva l’amore sopra ogni cosa e tanto per essere sicuro che non sia
originale nemmeno per errore, lo facciamo uguale a Darth Maul, però con il parrucchino.
C’è chi lo spavento lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione (quasi-Cit.)

Il secondo tempo di Insidious Insipidus non gira, non riesco a non immaginarmi Wan impegnato a ridersela pensando che la sta facendo franca, infilando ogni tipo di cliché sulle case stregate e in qualche modo portare a casa il risultato. Perché è andata proprio così, avete notato che Wan nelle foto sorridesempre, ha iniziato nel 2010 e ancora non ha smesso.

Oltre i confini del maleː Insidious 2 (Insidious: Chapter 2)
(2013)

Nel 2013 Wan si conferma con L’evocazione – The Conjuring, un film che alla sua uscita ha esaltato tanti spettatori, lasciando molto freddino me, pochi mesi dopo, vuoi non battere il ferro finché è caldo e sfornare il secondo capitolo di Insipidus? Quindi sì, James UAN è stato capace di sfornare due film nel giro di pochissimi mesi, ma soprattutto, ha messo la sua firma sul seguito di un film che già dopo il primo tempo del primo capitolo, non aveva più niente da dire, come ha fatto? Facile! Spiegando, spiegando tutto!

«Shhh! Stiamo cercando di spiegare tutto qui»

Il primo capitolo ci lasciava, se non altro, con qualche mistero: che cos’è esattamente l’Altrove, perché i fantasmi dell’aldilà, vogliono tornarne nell’aldiquà? Insomma, tutte domande di cui nessuno sentiva davvero il bisogno di conoscere una risposta, perché la paura spesso funziona meglio se resta senza spiegazioni, ma a James Wan hanno aumentato il budget, se con un milione ne ha portati a casa 90, vediamo cosa puoi fare se partiamo da 5 milioni. Non aiuta nemmeno che il titolo italiano del film ogni volta mi faccia pensare ad un film di Peter Weir, tratto da un romanzo navale di Patrick O’Brian, se avessero voluto essere più precisi avrebbero dovuto intitolarlo: “Insidious 2 – Lo Spiegone”.

«Capisci ci hanno ricoperti di soldi, senza che avessimo uno straccio di idea!»

Provate a chiedere qualcuno che non abbia visto il film da meno di sette minuti di che parla questo, sul serio fatelo, nessuno ve lo saprà dire, perché la sua trama è talmente insulsa (Insipidus appunto) che si dimentica allo scoccare del settimo minuto dopo la fine della visione. Inoltre, il pupazzo Wan è talmente impegnato a spiegare tutto, anche i dettagli più inutili, che pare proprio uno che non ha nemmeno il tempo di fare l’unica cosa che al cinema sa fare sul serio, ovvero spaventare.

Sì, i fantasmini ci sono, la nebbia ad altezza caviglia dell’Altrove anche, ma per me che sono cresciuto in un posto dove la nebbia non la devi tagliare con il classico coltello, è meglio tentare direttamente con la motosega, vuoi che mi faccia paura un po’ di nebbiolina intorno ai piedi? Inoltre, Wan ha davvero troppo da fare, non c’è tempo per fare anche paura allo spettatore, motivo per cui ogni scelta visiva è sciatta e frettolosa, l’errore spiegato, meno avvincente di un documentario sulla vita sessuale dei coleotteri.
Sono un Carpenteriano cresciuto nella nebbia, dovrete fare molto meglio di così.

L’unica idea che si salva è il flashback a metà che offre almeno due interpretazioni possibili, ma ci sta che in un film così proteso verso lo spettatore, così intenzionato a fornirgli tutte le spiegazioni in modo che possa uscire dalla sala dicendo «Aaaaahh! Ora ho capito perché hanno fatto così», venga fuori una scena espositiva ben fatta. Solo che sarebbe un horror questo, se facesse anche un po’ di paura, non sarebbe male, no? Ma chissenefrega, perché tanto questo secondo capitolo ha portato a casa 160 milioni di dollarazzi, quindi bravi loro!

Insidious 3 – L’inizio (Insidious: Chapter 3) (2015)

Visto il successone, i produttori Oren Peli e il solito Jason Blum rifatto lo stesso giochino, il budget questa volta sale a 10 milioni di ex presidenti spirati, ma dal carrozzone di “Insipidus” scende il suo principale responsabile, ovvero James Wan che stanco di fantasmi e fantasmini in tutte le sale, è passato a dirigere il settimo capitolo della famiglia Toretto, restando a bordo solo come produttore, anzi, a dirla tutta, fa anche un piccolo cameo nel film durante la scena dell’audizione al teatro (storia vera). 

Ero sicuro di averne già scritto di “Insidious 3”, ma devo aver fatto qualche casino con i post, meglio così, perché a distanza di pochi anni, il film è già scomparso dalla mia mente, ricordo solo che per sopperire all’assenza di UAN, i produttori hanno fatto l’unica cosa logica: «Tu! Che sei amico del regista. Dirigi!!» ed ecco bambini, come Leigh Whannell ha esordito alla regia.
«Se qualcuno ha idea di come si faccia un film, sono aperto a suggerimenti, grazie»

Disperato, Whannell si gioca l’unica carta sensata in una situazione del genere, punta tutto sul trio di “Paragnosti” del film e per farlo si gioca la carta del prequel, quindi se siete fanatici del vedere i film in sequenza logica e non per ordine d’uscita, ecco la scaletta: Insidious 3 (2015), Insidious 4 (2018), Insidious (2010) ed Insidious 2 (2013). Ma se ascoltate me, vi vedete il primo tempo di “Insidious” poi spegnete e conservate un bel ricordo della saga.

Leigh decide di raccontarci una specie di “Elise Rainier: The beginning”, infatti in uno strambo Paese a forma di scarpa com’è stato intitolato il film? Ovvio: “L’inizio”. Non ci smentiamo mai! Quindi, mentre la minaccia questa volta è il solito fantasmetto che se la prende con un’adolescente inchiodata a letto a leggere libri dopo un incidente automobilistico.
Whannell non ha certo il talento di fare paura del suo amicone, come detto, punta tutto sui momenti comici del suo personaggio Specs, ma soprattutto del suo compare Tucker (Angus Sampson) che qui compare con un taglio di capelli in pieno stile Mr. T e una notevole maglietta dei “Masters of the Universe” che non serve a nulla, però fa la sua porca figura!
L’unica cosa che ricordo del film, è proprio la bella maglietta (storia vera).

Il vero spettacolo lo mette su Lin Shaye, una che si è ritrovata ad essere una Scream Queens parecchio in là nel corso della sua carriera, oggi è normale vederla in un po’ tutti gli horror a basso costo della Blumhouse, ma che in vita sua ha fatto la gavetta, quella vera e pure di lusso, per esempio, è stata diretta ben quattro volte da sua maestà Walter Hill, ma è comparsa anche nel primo “Nightmare” (1984) nel primo Critters e in L’implacabile, prima di finire sotto l’ala protettiva di Peter e Bobby Farrelly, dove ha recitato in cinque dei loro film, anche perché la nostra Lin non ha certo paura di sporcarsi le mani, ennesima dimostrazione che un caratterista senza grilli per la testa, può lavorare molto più a lungo di qualunque dei vostri divi super pagati. Volete un esempio del fegato di Lin Shaye, guardatevi “Kingpin” (1996) e poi trovate un’altra che avrebbe le palle di interpretare un ruolo come quello che fa lei nel film con la stessa sicurezza. Ecco, il personaggio di Lin Shaye in “Kingpin” fa più paura di tutta la saga di “Insipidus” messa insieme!

Come gli eroi dei film Hammer, nel buio solo con una lampada.

Ma anche questo capitolo incassa un botto, si parla di 113 milioni di ex presidenti defunti stampati su carta verde, per il semplice fatto che il passaparola di un nome conclamato come quello di Insipidus, ehm Insidious, basta per attirare in sala quelli che in sala ci vanno: i ragazzi giovani in cerca di spaventi facili ed ecco perché, non c’è il due senza il tre e il quattro vien da sé!

Insidious – L’ultima chiave (Insidious: The Last Key) (2018)

Ma solo a me ricorda la locandina americana di Chi è sepolto in quella casa? Detto questo, musica!

No, non è vero, che non sei capace, che non c’è una chiave

Questa è la mia spiegazione, Leigh Whannell è un fan di Caparezza che si è lasciato prendere dalla disperazione quando Jason Blum gli ha messo in mano altri soldi urlandogli in faccia: «Insidious 4! Vai! Veloce! Fare soldi! Rapido, rapido, rapido!». A quel punto sconsolato Whannell si è messo ad ascoltare il suo artista preferito e sulle note di “Una chiave” ha scritto, il sequel del prequel del 2015, una nuova avventura per Elise e i suoi “Space Truckers”, che fa un ulteriore passetto indietro nella storia della sensitiva portandoci addirittura alla sua infanzia.
Devo ammettere che l’inizio del film è buono, se il vostro livello di buono vi permette di digerire la piccola Elise che con fratellino, mamma e papà secondino, vivono in una casa appiccicata al braccio della morte della prigione, roba che ogni volta che friggono qualcuno sulla sedia, le luci ballano e lampeggiano. Ci credo che poi uno le vengono i poteri paranormali! Provateci voi a crescere in un posto così!
Nel vostro livello di “Buono”, tenente anche da conto la famigerata chiave del titolo, un oggettino che da un lato è una normale chiave e dall’altra estremità è un fischietto. Ma secondo voi una roba così esiste? Ma poi avete mai sentito parlare del fatto che i fantasmi scappano quando sentono un fischio? Ma cos’è una specie di fischietto anti aggressione per fantasmi? A questo punto mi viene da pensare che esista anche lo spray al peperoncino contro gli spettri!
I ain’t afraid of no ghost (Cit.)

A parte la trovata della fischio-chiave, l’inizio si gioca bene le sue carte: il padre violento non esita ad usare la mano pesante ogni volta che Elise dice «Vedo la gente morta» (Cit.), il che riduce questa porzione del film ad una versione in piccolo di un orrore fin troppo reale, vedere la madre di Elise cercare di fermare il padre violento gridando di picchiare lei e non sua figlia, ti fa immediatamente patteggiare per le donne di casa Rainier, con una soluzione che, per una volta, non sembra nemmeno la solita trovata ruffiana per accaparrarsi la benevolenza del pubblico femminile.

Purtroppo, il resto del film non è così coinvolgente, Elise dovrà ritornare nella casa dov’è cresciuta, ritrovando il fratello e tanti vecchi fantasmi, qualcuno sotto forma di ricordi, altri di mostrini che spuntano dal buio per fare “BU!” con tempi come al solito, studiati per lasciare al pubblico in sala il tempo di ridere del compagno di sedia per l’urletto ben poco mascolino lanciato nel buio.
Quello che non funziona è lo stacco così deciso tra scene di paura e i siparietti comici infilati dentro a forza, sul serio sentire Specs che si presenta dicendo: «Lei è la sensitiva e noi i sensori» è una battuta che NON fa ridere, se la ripeti due volte di fila, non migliora di certi, anzi, crea solo imbarazzo.
«Questa sono le battute migliori che riesci a scrivere?» , «Scusa capo»

La sorpresa finale, però, è il modo con cui Leigh Whannell risolve la trama, in un modo che risulta estremamente naturale la fine di questo film si ricongiunge con il primo capitolo del 2010, in soli quattro film la saga di “Insipidus” è iniziata, finita, ricominciata e continuata, almeno fino alla prossima volta in cui Jason Blum non farà un fischio a Leigh Whannell per cheidergli un nuovo film. A quel punto possiamo solo sperare che Leigh sia anche fan di Elio e le storie tese e non solo di Caparezza rispondendo una cosa tipo:

Io fantasma non saro’ e al tuo denaro dico no.
Se dimentichi il seguito fischiettando ti dirò: fi fi fi fi
fi fi fi fi, fi fi fi fi fi fi fi fi
Mi raccomando, non perdetevi l’esilarante rassegna di commenti del Zinefilo dedicati alla saga di Insidious, li trovate tutto QUI.

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