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Into Darkness (2013): Star Trek II – L’ira di Cassidy

Il più grande inganno del diavolo è stato quello di far credere
al mondo che lui non esiste (cit.), il più grande inganno del maledetto
GIEI GIEI invece? Essere riuscito a far credere al mondo di avere vero talento.
Parleremo di questo nel nuovo appuntamento settimanale con la saga di “Star
Trek”.

Difficile anche credere il contrario bisogna dirlo, il
reboot di Star Trek firmato da GIEI
GIEI, ha portato a casa oltre 250 milioni di fogli verdi con sopra facce di ex
presidenti defunti, piazzandosi settimo tra i migliori incassi americani del 2009. Un film che aveva l’obbiettivo – non semplice bisogna dirlo – di riportare “Star Trek” al cinema e di
conquistare una nuova fetta di spettatori. Ovviamente il maledetto ha deciso di
farlo alla sua maniera, snaturando completamente “Star Trek” perché tanto una saga che comincia con “Star” vale l’altra no? No, non proprio GIEI GIEI.

In foto, un ometto ridicolo e urticante. L’altro invece è un personaggio di “Star Trek”.

Squadra che vince fa soldi, non si cambia dice un
vecchio proverbio Ferenghi (credo…), Quindi GIEI GIEI ha subito radunato la
banda seguendo la regola aurea dei seguiti: uguale al primo, ma di più e con di
più, in questo caso intendo una doppia, se non addirittura tripla dose di
paraculaggine. Perché alla fine tutta la storia del Kelvin-verso, non era altro che la supercazzola che il conte
Maschietti Abrams ha utilizzato per far abbassare gli scudi a qualche vecchio
Trekker (pochi per la precisione), convincendo gran parte del pubblico generico
che si gente, ho davvero un piano per “Star Trek”, che andrà in una direzione
nuova, seguirà la naturale evoluzione dei personaggi. Posso dirlo? Ho sentito
odore di cacca di Tribolo lontano anni luce, infatti sono orgoglioso di non
aver finanziato GIEI GIEI andando a vedere questa roba al cinema.

Perché non andai a vederlo in sala? Per due ragioni
fondamentali, la prima è l’anno di uscita del film, nel 2013 la serie che ha
reso popolare GIEI GIEI, ovvero LOST,
ormai si era conclusa, con quel suo finale, una scoreggia nel vento, che
ovviamente negava tutte le affermazioni fatte negli anni e nelle mille
interviste rilasciate da Abrams e dal suo compagno di merende, Damon “Cioccolatino” Lindelof
(«Giuriamo sulla testa dei vostri figli che no, i sopravvissuti al volo 815 non
sono morti e non sono all’inferno» se vabbè!). Ovviamente “Into Darkness” vede
“Cioccolatino” Lindelof accreditato come terzo sceneggiatore insieme ai soliti
zerbini umanoidi, schiavi di GIEI GIEI, Alex Kurtzman e Roberto Orci. Infatti il disastroso contributo di “Cioccolatino” si vede da subito, ma la seconda e definitiva ragione
per cui non andai a vedere questo film al cinema, fu l’intuito della mia
Wing-woman, che completamente all’asciutto di “Star Trek” aveva gradito il primo film, ma le basto il trailer del secondo per etichettare tutto come, testuali
parole, «Una gran cazzata» (storia vera). Quando la Wing-woman cammina per
strada, anche i Klingon abbassano la testa e salutano in segno di rispetto
davanti a tanta diplomazia.

Fuori dal blu, dentro il nero (cit.)

Mai pentito di aver visto il film sul divano, perché nel
2013 mi fece salire discretamente il sangue al cervello, nei mesi successivi il
re dei nerd paraculi GIEI GIEI e il suo degno giullare Lindelof, si sono
prodigati nella loro specialità, le interviste in cui giuravano e spergiuravano
il contrario di quello che poi puntualmente, avremmo visto sul grande schermo. Benedict
Cumberbatch era già uno dei prediletti del pubblico grazie alla sua versione di
Sherlock Holmes, l’annuncio della sua
presenza nel cast del film ha fatto roteare parecchie teste, ma
“Cioccolatino” prontamente con una serie di dichiarazioni che trovate ancora in
rete (Internet non dimentica) ha giurato e spergiurato che no, Benedicto
Cumbercoso non interpreterà Khan, ma un cattivo del tutto nuovo. Problema: solo
l’anno prima Lindelof aveva giurato su tutto ciò che aveva di più caro (credo
la sua collezione di fumetti, ma potrei sbagliarmi) che no, ENNE-O, il film a
cui stava lavorando, Prometheus, non
era affatto un prequel di Alien,
assolutamente no! (storia vera). Sapete com’è finita no? Quindi se Lindelof ci
giura amore, un amore eterno, e se non è amore se ne andrà all’inferno, voi
piazzate schiena e chiappe contro il più robusto muro di cemento armato in
circolazione, perché l’uccello Padulo è in volo.

Hai ragione Benedicto, questa premessa è durata fin troppo.

“Into Darkness” esce nel 2013 in barba alle promesse del cioccolatino
e spiazza tutti, il suo unico pregio è aver generato una geniale recensione di Leo Ortolani, per il resto, il film è
riuscito nell’impresa di fare incazzare anche una buona porzione di pubblico
che aveva amato il film del 2009, anche se conosco ancora tante persone là
fuori disposte a credere che questo sia un buon secondo capitolo. Vi voglio
bene, ma siete vittime di un raggiro malamente orchestrato, una mossa “Kansas
City” (cit.) che è servita solo a GIEI GIEI per arrivare dove voleva, a mettere
le sue sporche manine anche su “Star Wars” con risultati che conoscete tutti e anche qui, qualcuno di voi ancora li apprezza. Ma qui vi giustifico molto, ma molto meno.

Perché raccontare una storia nuova, quando in puro stile
GIEI GIEI, puoi decidere tu quale parte considerare migliore di un’intera
iconografia, a cui tantissime persone hanno lavorato per anni ed anni? Per altro gettando
via tutto come se fosse immondizia, in favore di quei due o tre momenti epici
altamente selezionati, che per il maledetto si riassumono in Star Trek II – L’ira di Khan, rifatto in
versione GIEI GIEI, quindi male, però con più “Lens flare”. Ma poi perché scopiazzare solo da “Star Trek”? Cosa vi dico sempre dei primi cinque minuti
di un film? Sono quelli che ne determinano tutto l’andamento e questa regola
non scritta, vale anche per “Into Darkness”. Vi avviso, da qui in poi non prendo
prigionieri e punto alla giugulare di GIEI GIEI quindi sollevare gli scudi… SPOILER!

“Fate in fretta, Cassidy mi sembra bello incazzato, non so con quante altre citazioni a Spaced potrò trattenerlo”

Su un pianeta tutto rosso, Kirk e Bones rubano un MacGuffin
ad una popolazione di locali tutti gialli, poi fanno un salto nel vuoto da un
dirupo, mentre Spock straparla di menate pseudo scientifiche senza nessuna base
logica, nemmeno fosse un convinto No-Vax. Però poi l’Enterprise decolla sulle
note di Michael Giacchino e il pubblico come i bambini di Povia fa «Ohhhhhhh!»,
tranne quelli che si sono accorti che questo “inizio a freddo”, piazzato prima dei titoli
di testa (come da abitudine delle serie televisive), altro non è che la versione
poveraccia della prima scena di I predatori dell’arca perduta. Quindi nei fatidici cinque minuti iniziali,
GIEI GIEI scopiazza male un classico del cinema, però infarcito di trovate idiote
scritte dal suo compare Lindelof, ma tranquilli, lo farà fino ai titoli di
testa, 132 minuti che hanno la capacità di scomparire dalla memoria del
pubblico (da qui il titolo del film probabilmente) se non fosse per le parti
malamente scopiazzate.

“Da chi stiamo scappando?”, “Dagli avvocati di Spielberg, corri!”

Il capitano Kirk in versione bimbominkia di Chris Pine viene
redarguito da zio Phil dall’ammiraglio Pike e per aver perso
l’Enterprise e ignorato un paio di milioni di regole della Flotta Stellare gli
dice vattene a Bel-Air
 lo rispedisce all’accademia, mi sembra logico
visto che nel primo film è passato da
cadetto a capitano nel giro di due ore. Spock (Zachary Quinto) invece continua
il suo tira e molla con Uhura (Zoe Saldana), personaggio che serve a specchietto
per le allodole, come quei matrimoni combinati finti per zittire le voci
sull’omosessualità di qualcuno. Se in tanti episodi della serie classica, Kirk e Spock avevano un’amicizia virile come i vecchi pistoleri dei Western,
qui GIEI GIEI scade nel “Bromance” del peggior livello, quello che fa fare le
risatine in sala al pubblico.

Vorrei invocare un minuto di silenzio per “Bones” McCoy, che
oltre ad essere interpretato nuovamente da Karl Urban, l’attore che tutti amano
dimenticare, qui è il dottore che fa tutto, tranne che il dottore. Vi ricordate
nella serie classica, il suo essere parte di un terzetto di protagonisti le cui
dinamiche, non erano solo il rigoroso Spock e l’impetuoso Kirk, ma nel mezzo,
avevano proprio Bones a mediare tra i due caratteri? Ecco, GIEI GIEI e Lindelof, di McCoy hanno male interpretato la frase tormentone del personaggio, «Sono un
dottore non un…» con mestiere che cambiava ad ogni nuova situazione, infatti qui
Bones fa tutto, si improvvisa Indiana Jones prima e artificiere dopo, con la
stessa facilità con cui Scotty (Simon Pegg, perfetto in un ruolo ingrato) e Pavel
Chekov (ciao Anton Yelchin, ci manchi) si cambiano di ruolo senza colpo ferire. Un po’ come se dopo aver prenotato una visita dall’andrologo, vi ritrovaste
visitati da uno che di mestiere da l’idraulico. E vi assicuro che dopo “Into
Darkness” le vostre balle avranno bisogno di una revisione.

“Sono un dottore non il Jeremy Renner in un film di Kathryn Bigelow!”

Il film è pieno di cazzate quasi alla Prometheus, che portano avanti una trama che sembra già quasi la
parodia che Mel Brooks avrebbe potuto fare (e che non ha mai fatto) di un film
di “Star Trek”. I 72 siluri che in realtà sono 72 bare volanti (tentativo da
parte di GIEI GIEI di intenerirmi, ma oggi la mia tastiera è un Bat’leth e
verrà riposta solo una volta sporca di sangue) a cui nessuno pensa perché tanto l’attenzione
è tutta sulla bella di turno, la dott.ssa Carol Wallace (Alice Eve) che si
spoglia senza motivo, nel tentativo di giocarsi la carta degli ormoni per
distrarre dal buco, ben poco logico, per cui Spock sapeva l’identità del
traditore a bordo, ma aspetta per rivelarla a Kirk solo quando avrà davvero
rilevanza. Oh Zacaria Quinto! Non ho idea di come fossero gli altri quattro
prima di te, però questa non è una puntata di Lost, non bisogna creare l’infinita attesa, questo sarebbe “Star
Trek”, se hai un’informazione chiave è meglio informare il tuo superiore subito!

Se non riuscirete a leggere questa didascalia, vuol dire che il trucco di GIEI GIEI ha funzionato.

Potrei demolire il film scena per scena utilizzando il mio
Bat’leth con tasti, ma vi avevo promesso che avrei puntato alla giugulare e così
farò. Il cattivone di turno John Harris on, sarà anche interpretato con classe da
un Benedict Cumberbatch che ci crede davvero moltissimo, ma la non-rivelazione
sulla sua vera identità, arriva da dietro un vetro nemmeno se questo Khan dei poveri fosse una specie di Hannibal Lecter. Una non sorpresa più o
meno come la segretissima nave da battaglia, su cui l’ammiraglio Alexander
Marcus (Peter “Robocop” Weller, sempre un piacere ritrovarlo) mantiene
altissimo il livello di riserbo, così tanto che poi sulla scrivania ha un
modellino della nave in bella mostra… Lindelof? Ti sento che stai facendo le tue
“Lindeloffie” eh?

Ma vogliamo parlare di “Lindeloffie” supreme? Se la presenza
dell’originale Spock, il nostro Leonard Nimoy, era una forzatura fatta per
imbonire i nerd nel primo film, in questo GIEI GIEI e la sua squadra di zerbini
sceneggiatori, hanno dimostrato di non avere uno straccio di idea su come
utilizzarlo questo famigerato Kelvin-verso.
Sembra quasi che i nuovi Kirk e Spock, siano gli stessi Abrams e compagni
che prima hanno voluto inserire un Khan a tutti i costi nel loro film e poi,
non hanno uno straccio di idea su come utilizzarlo. In una trovata meta cinematografica, il
vecchio Spock viene consultato nemmeno fosse la pagina di Wikipedia dedicata a Star Trek II – L’ira di Khan, in una
scena che è palesemente un omaggio alla VHS pirata di Balle Spaziali in beh… Balle Spaziali. Allora lo vedete che
GIEI GIEI voleva rubare il lavoro a Mel Brooks? I suoi film sono stati la
spallata definitiva alle parodie cinematografiche, perché sono già delle auto parodie!

Abrams e Lindelof, durante la riunione creativa del film.

Ma è inutile girarci attorno, quell’enorme paraculo di GIEI
GIEI ha messo su tutto questo raccapricciante teatrino del ridicolo, solo per
poter rifare LA scena madre di Star Trek
II – L’ira di Khan
, per quale motivo? Per assecondare il proprio ego? Per
correre dietro ai fan che vogliono sempre sentirsi raccontare la stessa storia?
Nel dubbio lo scempio si completa solo come quell’enorme paraculo di Abrams
poteva fare, ovvero la stessa identica scena, viene ribaltata,
conferma che non solo GIEI GIEI non ha capito niente del film di Nicholas Meyer
del 1982, ma anche che considera il suo pubblico un branco di idioti. Due
imputazioni gravi in egual misura.

Il sacrificio di Spock nel film originale era il punto di
arriva non solo dell’arco narrativo di Spock, ma anche dell’attore che lo
interpretava, Leonard Nimoy a quel punto della sua carriera pronto a lasciare
andare il più famoso Vulcaniano di sempre.

“Invece sono ancora qui, diretto da GIEI GIEI anche in Fringe”

Nella versione di GIEI GIEI il sacrificio di Kirk non
aggiunge nulla al personaggio, che bimbominkia era e bimbominkia rimane, la sua
morte è una convenzione cinematografica, qualcuno si sacrificava nel film del 1982? Bisogna rifare lo stesso anche qui, anche se la situazione creata attorno
è strampalata, qualunque orpello tecnologico disponibile, avrebbe potuto fare
quello che fa Kirk senza morire. Ma poi come la rifacciamo la celebre scena
della mano sul vetro come saluto finale? Eh no, ribaltiamo i ruoli, stupiamo il
pubblico e passiamo per i geni che non siamo. La mia reazione davanti a questo
obbrobrio? Questo furto con rapina che con spocchia manifesta, considera il
pubblico una banda di idioti? L’unico possibile.

Star Trek II – L’ira di Khan Cassidy

Se poi nel film di Nicholas Meyer la morte di Spock (se pur
con scappatoia) lasciava il pubblico nel dubbio e nel lutto fino al terzo film,
qui Kirk resta “morto” per la bellezza di dieci minuti? Forse meno, poi un
po’ di PIM PAM PUM finale e tutti a casa, tanto “Into Darkness” al botteghino è
andato oltre i duecento milioni lo stesso. Ma nemmeno un centesimo da parte mia GIEI
GIEI, maledetto, tiè!

Si vero, “Into Darkness” ha buon ritmo ma si dimentica con
una facilità irrisoria, se non fosse per le orrende paraculate di GIEI GIEI, che in ogni caso con questo film è arrivato proprio dove voleva stare, alla corte di
George Lucas, eletto quasi a pieni poteri decisionali come nuovo guru della
saga di “Star Wars”. Lo so, allora ci avete creduto che sarebbe stato lui
l’uomo in grado di portare equilibrio nella Forza, ma a suo modo ci è riuscito,
perché Abrams ha saputo unire due gruppi di fan che negli Stati Uniti (più che qui da noi), sono
storicamente divisi e in lotta tra loro, facendosi odiare dagli appassionati di Guerre Stellari e dai Trekker, con la forza di un unico grande odio.

Kirk e Spock nella parte dei fan di entrambe le saghe.

Se con Star Trek, il maledetto ha fatto credere al mondo di
avere del talento, con “Into Darkness” ha completato il suo inganno. Personaggi
anziani pescati dai vecchi film, a fare da padrini per i nuovi insulti
protagonisti, il tutto condito da momenti di trama idiota e scene madri (o
scene «Io sono tuo padre!») rifatte ma ribaltate, modificate di poco per essere vendute come qualcosa di “nuovo”, quando è chiaro che non lo siano affatto. “Into Darkness” è la formula
con cui GIEI GIEI ha corrotto il cinema d’intrattenimento contemporaneo
americano, una truffa che ha avuto il benestare di una grossa fetta di
pubblico pagante che ora, si lamenta e invoca la cancellazione dei film che non ha gradito. Eppure ricordate sempre
la frase di Francis Ford Coppola: «Andare al cinema è come votare» e molti
hanno votato GIEI GIEI, quindi per quanto voi vi crediate assolti, siete per
sempre coinvolti (cit.), soprattutto tu Abrams. Tu sei il peggiore di tutti ed
ora che il mio Bat’leth è sporco di sangue, con te ho finito, posso passare al
prossimo capitolo di questa rubrica.

Ma prima non perdetevi il post di SamSimon, anche lui a
caccia di GIEI GIEI.

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