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Intruders (2016): Mamma, ho preso l’agorafobia

Il titolo, di
solito, dovrebbe essere la cosa più facile da capire di un film, a giudicare
dai titoli di testa, questo si chiama “Intruders”, scelta piuttosto banale,
visto che esistono tipo 200 film con lo stesso titolo, tra cui uno del 2011 con
Clive Owen che ho visto e di cui ricordo poco… Quindi, immagino non fosse
bellissimo. Il film intendo, su Clive Owen non mi esprimo, non è il mio genere.

Leggendo
qualcosa sul film e il suo regista, l’esordiente Adam Schindler, ho scoperto che
in qualche festival è stato presentato anche con il titoli di “Shut In” e,
anche qui, non brilliamo proprio per titolo “Me Cojoni” citando la nota teoria
del Maestro Enzo G. Castellari.
Un’altra cosa
chiara di un film, dovrebbe essere l’esito e, anche qui, non ho ben capito se
mi è piaciuto o no,  insomma, sono
incastrato in un loop bipolare da cui non so bene come uscire, ci proverò
analizzandolo partendo dal titolo…
“Shut it”,
chiusi, chiusi dentro, come la protagonista Charlotte (Beth Riesgraf) una
bionda nemmeno così male che passa le sue giornata ad occuparsi del fratello
gravemente malato, quando il poveretto alla fine perde la sua lunga lotta con
la malattia, scopriamo che Charlotte stava sempre chiusa in casa anche per un’altra
ragione: l’agorafobia non ti permette mica di andare in tanti
posti no? Prova te ad uscire per andare al cinema, quando un attacco di panico
ti incolla a terra…



“Questa è la mia casa, devo difenderla!” (Cit.)
Però, questo
film si chiama anche “Intruders”, perché in casa arrivano degli intrusi e qui diventa il classico home invasion, con l’aggiunta di un’assediata
agorafobica, i loschi figuri vogliono derubare la ragazza subito dopo il
funerale del fratello, perché sono venuti a sapere dal fidato fattorino (Rory
Culkin) che in casa ci sono svariati mucchi di bigliettoni verdi con sopra la
faccia di tanti ex presidenti passati a miglior vita.
I criminosi
invasori sono in tre, che potremmo etichettare in queste tre categorie: il
leader carismatico, suo fratello minore biondo non proprio sveglissimo e in
quanto biondo probabilmente nemmeno capace ad usare la stampante (e con questa
mi sono inimicato tutti i biondi alla lettura), conclude il trio, allerta e
pieno di brio, il pazzarello con il martello, quello che è un attimo e BOOM! Ti
prende a martellate tipo chiodo per appendere un quadro.



“Guarda cos’hai fatto, piccolo delinquente!” (Cit.)
Il fattorino
di cui sopra, però, non è fuori dai giochi, la cosa curiosa è che è interpretato
da Rory Culkin, non ho ben capito quanti siano i Culkin, temo si siano messi in
testa di rivaleggiare per numero con i Baldwin, in ogni caso, trovo piuttosto
ironica la scelta di avere tra i protagonisti di un home invasion, il fratello
del Macaulay Culkin di “Mamma ho perso l’aereo” che a conti fatti, era anche
quello un home invasion, no?



“Ehi, sto mangiando schifezze e guardo un film da grandi, venite a impedirmelo!” (Cit.)
Fino a questo
punto non si è ancora visto nulla di nuovo, ci siamo pure giocati i fratelli di
quelli un tempo famosi e, quindi? Quindi, arriva il twist che ribalta tutta la
situazione e le trappole e trappoline del biondo Kevin lasciato a casa da solo
a Natale, qui diventano le trappole e le trappolette della bionda Charlotte ed
ora non è lei ad essere chiusa dentro con voi, ma voi, che siete chiusi dentro
con lei.
Qui il film
inizia a diventare interessante: Adam Schindler ha un certo gusto per il
sangue e non tira via la mano il che è un bene per il film, poi, per fortuna,
il ritmo è sempre tenuto andante con brio, la durata stringata (80 minuti
puliti) aiuta molto. Insomma, stavo quasi per crederci, dai che stavolta vediamo
qualcosa di interessante e proprio a quel punto arriva il dannato spiegone,
su cui non dirò niente, però toglie parecchia poesia, tutta questa ansia di
dover per forza spiegare e dare una giustificazione alla follia proprio non la
capisco, uno non può essere pazzo e basta, no? Ho provato ieri a spiegarlo al
folletto che vive sulla mia mensola e lui la pensava allo stesso modo.



“Tu sei quello che i francesi chiamano les incompétents” (Cit.)
Ho iniziato a
guardare il film pensando di trovare qualcosa di banale e invece mi ha stupito,
poi appena ho iniziato a crederci sul serio, si è sgonfiato come un
palloncino bucato, ma Adam Schindler per essere un esordiente sa il fatto suo
e Beth Riesgraf è una rivelazione, capace di passare dalla fragile fanciulla in
pericolo, alla torturatrice metodica, il tutto, con un credibile cambio di
espressione che arriva nel giro di mezzo secondo, con un personaggio del genere
scadere nel banale era un attimo, lei almeno ha portato a casa il risultato,
anzi, non è mai uscita di casa a dire la verità.
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