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James Cameron’s Spider-Man: il film che avreste sempre voluto vedere

I progetti cinematografici finiti nel limbo produttivo
assumono sempre un’aurea mistica, e ogni appassionato di cinema ha il suo “film
mai realizzato” preferito. Per quanto mi riguarda, ad esempio: il film sulla
battaglia di Stalingrado diretto da Sergio Leone? Il Napoleone di Stanley
Kubrick? Quindi è il momento di ripescare uno dei film mai realizzati più
esaltanti di sempre: il film su Spider-Man che aveva in mente James Cameron.
Inutile girarci attorno: sono un Marvel-Fan senza ritorno
da ben prima che la Casa delle Idee diventasse il colosso cinematografico che
tutti conosciamo. Inoltre, se amo il cinema lo devo al fatto di essere
cresciuto consumando i film di Cameron. Questo progetto sarebbe stato ben oltre
il concetto di “hype” (anche noto come: AAAAIIIIPPPP), una roba da attacco
cardiaco.

Jimmy spiega a Linda come utilizzare i lancia-ragnatele di Spidey.
Sapete chi altro è sempre stato appassionato di fumetti?
Proprio Jimmy Cameron. È risaputo che l’idea del futuro dominato dalle macchine
di Terminator sia la sua personale
versione del classico degli X-Men “Giorno di un futuro passato” di Chris
Claremont e John Byrne, in più sono decenni che aspetto di vederlo dirigere il
film tratto dal manga Alita che ogni tanto minaccia (salvo poi averlo passato a
Rodriguez), se non fosse sempre
impegnato a dirigere contemporaneamente tredici o quattordici seguiti di
Avatar.
Se siete più o meno della mia leva, ricorderete certo
un’Era in cui gli eroi della Marvel, fuori dalle pagine dei loro fumetti, non
potevano proprio godere dei budget e dei cast di oggi, al massimo dovevano
accontentarsi di adattamenti televisivi spesso pezzenti, come il Capitan
America con le orecchie di gomma finte appiccicate alla maschera (storia vera!)
oppure lo Spider-Man televisivo interpretato da Nicholas Hammond. Il prodotto
migliore uscito dal mazzo resta il telefilm dell’Incredibile Hulk con Lou
Ferrigno e Bill Bixby, a cui sono affezionatissimo, ma era il massimo a cui la
Marvel potesse aspirare.

Se vi ricordate di lui, mi spiace dirvelo, non siete proprio più dei giovanotti…

Immagino che quando negli uffici della casa delle idee si
presentò il leggendario Menahem Golan, proprietario della mitologica Cannon con
una valigetta piena di soldi e la volontà di fare un film ad alto budget su
Spider-Man, negli uffici sia iniziata una festa in puro stile “The Wolf of Wall
Street”.

Il piano di un film da 50 milioni di ex presidenti
defunti stampati su carta verde di Menahem Golan sfuma quando la Cannon cola a
picco (un minuto di silenzio per questo pezzo di storia del cinema); nel 1990
la Carolco Pictures acquista da Golan i diritti di sfruttamento di Spider-Man,
o almeno è quello che dice a James Cameron, che è dai tempi dell’università che
sogna di dirigere un film su Spidey.

Un’immagine presa dagli story board del film.

Della Carolco Cameron ama molto il modo spigliato con cui
firmano contratti e rompono poco le balle. La leggenda vuole che Jimmy abbia
trovato un accordo per Terminator 2
in mezza giornata firmando un contratto tirato giù su una paginetta,
probabilmente mentre ne scolavano un paio al bar.

Nella prima bozza di sceneggiatura scritta da Cameron il
cattivo prescelto è il Doctor Octopus e il nome che viene sempre fuori per la
parte è quello di Arnold Schwarzenegger (storia vera!), uno che conosce bene
sia Cameron che il concetto di “Avere braccia d’acciaio”.

No davvero, lui non ha bisogno di altre braccia, quelle che ha valgono già per quattro.

La pre-produzione va per le lunghe e la Carolco fa melina
sul budget, ci si mette anche Cameron che, non convinto della prima bozza, un
giorno arriva con una seconda stesura di 47 pagine (disponibile in rete, per
stare in tema con il protagonista), in cui il Doctor Octopus sparisce,
sostituito da Electro e dall’Uomo Sabbia. Queste famigerate 47 pagine, in parte
sceneggiatura pura, in parte solo
descrizioni delle scene principali, passando di mano in mano arrivano in quelle
di Stan Lee. Il vero papà di Spider-Man si dice entusiasta, e sostiene che la
versione di Cameron regalerà al pubblico uno Spidey diverso, ma in linea con il
suo Peter Parker. Ci potremmo fidare del grande Stan? Lui vive in uno stato di
entusiasmo costante dal 1962, è soprannominato “Il Sorridente” mica per niente,
no?

Insomma, va tutto bene, il sole splende ed è qui che la
trama si complica. Cameron mentre aspetta va a dirigere quella bomba di “True
Lies” (una cosina da nulla per tenersi impegnato) e poco dopo, nel 1995, la
Carolco inizia le pratiche per dichiarare la bancarotta, rimettendo sul mercato
i diritti per un eventuale franchise su Spider-Man. Immagino che Cameron,
celebre per il suo caratterino che levati (ma levati proprio…) l’abbia presa
molto bene, mi sembra quasi di sentire le urla in lontananza.
A distanza di anni (e immagino dopo essersi calmato) ha
riassunto molto bene la questione dicendo: “Eccomi che lavoro a Spider-Man e
viene fuori che i diritti sono in gran parte proprietà di altri e in realtà la
Carolco non li possiede del tutto, anche se pensano di sì”.

La Carolco ci ha regalato tanto miti cinematografici, ma purtroppo non Spider-Man.

Siccome l’Uomo Ragno lo conosce anche mia nonna, i vostri
nipoti e probabilmente anche il tizio che consegna la pizza dalla vostra pizzeria
preferita, la possibilità di produrre un film su Spidey (e di sfruttare i
quintali di merchandising con cui invadere il mercato) fa gola a tutti. La
Marvel Comics, quindi, ha la prima occasione della sua storia di tornare in
possesso del suo personaggio, ma in quel periodo erano alle prese con la crisi
del fumetto degli anni ’90 che ha quasi ucciso il mercato, e quindi non hanno
la liquidità necessaria per provarci. Cameron la prende bene, e ancora oggi li
accusa di non aver avuto, non i soldi, ma i “cojones” e il fegato di credere
nel suo progetto. Un timidone il nostro Jimmy, eh? Uno che interiorizza le
delusioni.

I più veloci a mettere tutte e otto le loro zampe sui
diritti sono i tipi della Sony (quindi Columbia Pictures, visto che è di loro
proprietà), ma a quel punto arriva la MGM che fa un colpo di tosse e tira fuori
un pezzo di carta datato marzo 1995, dove dichiara di aver comprato tutto il
cucuzzaro, ciò che resta della Carolco e la sceneggiatura di Cameron. Quindi?
Ci tiriamo sul le maniche, ci diamo appuntamento in un parcheggio per menarci?
Peggio! Si chiamano gli avvocati!

“Tu, a quanti processi hai preso parte?” , “38… con le simulate”

Il processo va per le lunghe, tanto che pare, ma questa
prendetela con le ragno-pinze, che la Sony si sia giocata la carta del “Cambio
Basket”: ti do i diritti su 007 in cambio di quelli di Spider-Man. Pare che la
mossa abbia funzionato, visto che la Columbia Pictures nel 2002 ha prodotto il
film su Spidey diretto da Sam Raimi e la MGM ancora sforna film sull’agente di
sua maestà con Daniel Craig.

Resta il mistero, però! Cosa conteneva la sceneggiatura
di James Cameron? Siccome non sono tutto finito, mi sono letto quelle 47 pagine
e quello che posso dire è che sì, sarebbe stato un Spider-Man diverso, molto in
anticipo sui tempi che sono sicuro avrebbe fatto inferocire i fan più
conservatori (quindi il 74.3%) del personaggio.
Mettiamola così: lo Spider-Man di Cameron avrebbe preso a
schiaffoni tutti quelli che usano la parola “Dark” quando parlano de Il
cavaliere oscuro di Christopher Nolan
e solo per questa ragione gli voglio già un po’ bene. Peter Parker che ci dà
dentro con le parolacce, il giusto quantitativo di sesso e uno Spidey che
uccide Elektro nel loro scontro finale, ambientato sul tetto del World Trade
Center. Insomma: schiaffi su schiaffi, come nemmeno in un film di Bud Spencer e
Terence Hill.

Spider-Man, la tua ragnatela, Spider-Man, ti porta lassù!

Quelle 47 pagine sono evidentemente una bozza, ma dentro
ci sono già un sacco di spunti gustosi, perché Cameron aveva davvero le idee
chiare sul personaggio. Una delle scene migliori è un incubo kafkiano di Peter
Parker, una versione ragnesca de “La metamorfosi” che solo Gregor Samsa avrebbe
potuto capire.

Un incubo da cui Peter si risveglia con le lenzuola piene
di uno strano liquido biancastro ed appiccicaticcio, che è uscito da… dai suoi
polsi! Cosa stavate pensando? Ma è chiaro che Cameron facesse riferimento alla
mutazione del corpo adolescente di Peter Parker e le ragnatele diventano la più
centrale delle metafore. Sì, perché per sua stessa ammissione Jimmy ha sempre
detto di avere un problema con l’idea di un adolescente (anche se brillante)
che costruisce un congegno complicato come i lancia-ragnatele e la tela
sintetica di Spidey, come fa Peter nel fumetto, motivo per cui è stato il primo
ad introdurre la ragnatela organica, idea che David Koepp ha riciclato per lo Spider-Man del 2002 diretto da Sam Raimi
(storia vera).

Benvenuto nell’adolescenza Peter!

Tutto lo smottamento ormonale provocato dal morso del
ragno (radioattivo, come nel fumetto) nella versione di James Cameron ci
avrebbe regalato un Peter Parker molto più espansivo; in una scena il nostro
quattrocchi utilizza i suoi nuovi poteri per spiare la bella vicina di casa
Mary Jane mentre si spoglia, alla faccia dei grandi poteri da cui derivano
grandi responsabilità! Avete capito perché la sceneggiatura piaceva così tanto
a Stan Lee? Guardate che voi lo vedete così, un anziano pacioso, ma quello negli
anni ’70 e ’80 ci dava come un martello pneumatico! E ora sapete anche perché
lo chiamano “Stan il sorridente”.

Ah questo sarebbe un uso responsabile dei poteri? No bravo dico, bravo!

Avete presente la tenera scena del bacio e la drammatica
caduta dal ponte di Mary Jane nella versione di Sam Raimi? Ecco, Cameron aveva
pensato a una gustosa via di mezzo, una scena in cui Spider-Man e Mary Jane
facevano sesso acrobatico sul ponte di Brooklyn che, ne sono certo, sarebbe
entrata in classifica tra le scene di sesso più memorabili mai viste al cinema.

Anche per il cast Cameron aveva le idee chiare: il suo
Peter Parker avrebbe avuto il volto di Leonardo DiCaprio (storia vera). Nome
che il regista ha tenuto a mente, tanto che, quando il progetto su Spider-Man è
naufragato, ha voluto proprio DiCaprio per un altro genere di naufragio, uno di
cui potreste aver sentito parlare come del film più grosso film degli anni ’90, ma questa è un’altra storia.

Un ragno! Ti devi far mordere da un ragno!

Lee Emery, il sergente di Full Metal Jacket, sarebbe
stato il burbero J. Jonah Jameson (mi sembra di vederlo imprecare “Soldato
Parker! Tu sei un fottuto genio! Io farò di te un fotografo!”), la Maggie Smith
di Downton Abbey sarebbe stato una perfetta (sul serio) Zia May, mentre Robyn
Lively (sorella di Eric e Blake vista in Karate Kid III) sarebbe stata la prima attrice a non aver bisogno di tingersi i
capelli per entrare nei panni della rossa Mary Jane Watson!

“Ammettilo Tigrotto… hai appena fatto centro!”

Ho deciso di parlare per ultimi dei cattivi del film,
perché qui il Camerunense che è in me (si chiameranno così i fan di James
Cameron? Mi sento un po’ come Eddie Murphy in Una poltrona per due) avrebbero iniziato a stappare bottiglie e
darsi cinque alti.

Sì, perché il “Sandman” pensato da Cameron non si sarebbe
chiamato Flint Marko, ma semplicemente Boyd, i suoi poteri sarebbero stati
generati da un incidente in un impianto nucleare, ma soprattutto sarebbe stato
interpretato da uno degli attori feticcio di Cameron, ovvero Michael Biehn, il
Kyle Reese di Terminator e il
caporale Hicks di Aliens – Scontro finale.
Dai, ammettete che lo avreste voluto vedere questo film.

“Decolliamo e Spiderizziamo”.

Electro invece sarebbe stato molto diverso dal fumetto,
si sarebbe chiamato Carlton Strand anziché Max Dillon, e invece di un povero
elettricista di una compagnia elettrica sarebbe stato il capo della sua
controparte fumettistica. Sì perché Strand, nell’idea di Cameron, sarebbe stato
un corrotto capitalista megalomane (mai sottovalutare la critica alle classi
bene nei film di Jimmy), impallinato con l’idea di una super razza sovrana e
con una serie di robot elettrici da utilizzare come suo personale esercito. In
pratica l’uomo che ha costruito Skynet e i T-800, ma con il volto di Lance Henriksen… BOOM!

Con lui non avremmo certo potuto lamentarci di un cattivo poco carismatico.

Lance Henriksen, il Bishop di Aliens – Scontro finale, sarebbe stato un cattivo sopra le righe,
impegnato a minacciare il mondo e a limonare duro con la fidanzata. Sono sicuro
che il grande Henriksen si sarebbe mangiato lo schermo con un ruolo del genere,
ma sono di parte, per me quell’uomo è un culto totale.

Anche se David Koepp ha pescato idee da quelle 47 pagine,
Cameron non è mai stato accreditato nemmeno nei ringraziamenti del film del
2002 cosa che, ovviamente, il canadese non ha gradito, ma stranamente non lo ha
fatto incazzare (davvero? Un evento!). Anche perché nel frattempo Jimmy era già
diventato il re del mondo e si era messo in viaggio per Pandora.
Certo uno Spider-Man diretto da Cameron avrebbe
interrotto la monotonia dei titoli del regista canadese, perché si sa che Jimmy
dirige quasi solo film che iniziano con la lettera “T” (Terminator, Terminator 2,
True Lies, The Abyss e Titanic)
oppure con la lettera “A” (Aliens,
Avatar… the Abyss). Ma avrebbero potuto risolvere con facilità, intitolando il
film The Amazing Spider-Man, così almeno avremmo avuto un bel film con quel
titolo!

Questo post è stato presentato in precedenza sulla pagine di The MacGuffin, inoltre vi ricordo lo speciale sull’Uomo Ragno della Bara Volante.

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