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Jane Got a Gun (2016): Dum, dum, dum it’s the sound of my gun

Penso che
esista un solo modo per rendere ai miei occhi un western ancora più appetibile: metterci Natalie Portman nel ruolo della protagonista!

Confesso di
averci messo parecchio per trovare il tempo di vedere il film, un tempo
sicuramente inferiore a quello della sua lunga e tormentata produzione, ci sono stati più sostituzioni di attori in questo film, che cambi
in una partita di Basket, una delle poche costanti è stata proprio Natalina
Portuale, qui al suo primo Western che l’ha vista impegnata non solo come
protagonista, ma anche come produttrice.
Al suo fianco
avremmo dovuto vedere Bradley Cooper e Michael Fassbender. Il primo ha lasciato
il posto del cattivo a Ewan McGregor, mentre il secondo impegnato sul set
dell’ultimo film degli uomini pareggio,
ha dovuto rinunciare, al suo posto è arrivato Joel Edgerton, ma la
pre-produzione è stata così lunga che il buon Gioele ha avuto anche il tempo di
completare la sceneggiatura del suo esordio alla regia The Gift.

“Questo film non è abbastanza grande per tutti questi registi”.
La
defezione più clamorosa l’ha mandata a segno la regista Lynne Ramsay (celebre
per “…e ora parliamo di Kevin”, 2011) scelta per la regia di questo film, ha
pensato bene di non presentarsi sul set il primo giorno di riprese, lasciando
attori e tecnici (circa 150 persone) in braghe di tela e facendo un filino
incazzare i produttori, ma proprio un pelo. A quel punto, m’immagino il panico
sul set: “Dove lo troviamo un regista ora?”. Mi immagino anche Joel Edgerton
alzare il naso dal suo blocco di fogli e dire: “Io qualcuno bravino lo
conosco”.
Il bravino in
questione è Gavin O’Connor, che aveva già diretto Edgerton nel fighissimo
“Warrior” (2011) ed è da allora che lo aspettiamo di nuovo dietro la macchina
da presa, per fortuna, l’attesa e i cambi frenetici hanno prodotto un film che
non delude.



“Sono passata dal cigno nero al cappello nero”.
Jane Hammond (Natalina
Portuale) è tosta come un chiodo da bara, malgrado un passato tormentato si è
costruita una famiglia con sua figlia e suo marito, l’ex fuorilegge Bill (Noah
Emmerich), ma il passato torna a mordere, anzi a sparare, quando Bill si
presenta a casa ferito dalle revolverate dai suoi vecchi soci capitanati dal
cattivissimo John Bishop (Ewan McGregor con i baffoni). Jane, come lascia
intuire il titolo, metterà mano alla pistola e troverà il supporto della sua
vecchia fiamma Dan Frost (Joel Edgerton), seguono rivelazioni sul passato dei
personaggi, intrighi tra di loro meno banali di quello che si potrebbe pensare
e un sacco di piombo caldo.
Sceneggiato da
Brian Duffield, rimaneggiato da Anthony Tambakis (già sceneggiatore di
“Warrior”) e ritoccato ulteriormente dallo stesso Joel Edgerton (un vero jolly
umanoide!), “Jane Got a Gun” dal punto di vista della storia è ben fatto, si
prende tutti i suoi tempi per tratteggiare i personaggi e cementare i rapporti
tra di loro, tempi forse anche un po’ troppo lunghi, ma vale la pena godersi
l’ottima messa in scena, le singole prove attoriali e soprattutto quel finale,
dove a parlare sono per lo più le Colt.



“Tieni, questa ti tornerà utile per il finale del film”.
Malgrado la
novità della protagonista femminile “Jane Got a Gun” è molto classico nella
struttura, anzi direi rigoroso nella messa in scena, i costumi sono fantastici
Gavin O’Connor opta per un colore ruggine generale che fa subito Western
crepuscolare, si dice così in questi casi, vero?
Gavino si
prende tutto il tempo che serve per portare in scena il valzer degli ex (ex
compagni, ex amanti e chi più ne ha più ne ex) fondamentale per capire le
dinamiche tra i personaggi e le loro motivazioni, ma è anche molto
bravo a lasciare spazio alle prove dei suoi attori o a dirigerli in
quell’assedio finale realizzato davvero alla grande. Quello che ci mostra degli
invasori fuori, gli uomini di Bishop, è giusto il loro arrivo e poco altro, poi
tutto l’assedio diventa una lunga scena di interni in cui capiamo che le fiamme
si fanno sempre più minacciose solo dai bagliori che s’intravedono e dal
numero di fori di proiettili che ridecorano la fattoria, gran finale in puro
stile western che è anche l’ideale conclusione dell’arco narrativo di tutti i personaggi
e delle loro crescite personali.



Ecco una cavalcata verso il tramonto come si deve.
Joel Edgerton
manda a segno un’altra grande interpretazione, ci sono delle volte in cui
sbraga (l’inguardabile “Exodus”), oppure non riesce ad essere troppo incisivo
(Midnight Special), ma il più delle volte il buon Gioele sa il fatto suo, è uno
che sa recitare per sottrazione, dando valore ai piccoli gesti con cui
caratterizza i suoi personaggi, forse non ha una svariata gamma di personaggi
nel suo bagaglio di attore, ma quando è in giornata sa il fatto suo. A fine
film risulta molto più memorabile la sua prova rispetto a quella di Ewan
McGregor, che considero molto più talentuoso, ma qui non si mangia quasi mai la
scena e devo anche confessare che ci ho messo un po’ a riconoscerlo, ad una
prima occhiata pensavo avessero pescato un sosia giovane di Tom Selleck.



No, sul serio, vi sembra Ewan McGregor questo qui?
La più in palla
di tutti resta Natalina Portuale, perfettamente a suo agio con armi e cavalli,
ma soprattutto bravissima a tratteggiare un personaggio incredibilmente
risoluto, una donna capace di essere estremamente pragmatica di fronte alle
difficoltà (tipo affrontare il suo ex amante per di averlo al suo fianco nello
scontro), la leonessa che protegge figlia e marito ferito, costretto a letto.
Ho avuto la
fortuna di vedere Natalie Portman dal vivo ad un festival di Venezia di qualche
anno fa (parecchi ormai), vi assicuro che è uno scricciolo alta un metro e un
tappo, il cappello a tesa larga gli fa ombra fino alle punte degli stivali, ma
soprattutto la Colt Walker (la mia preferita, la usava il Santo, ma anche Josey Wales) che già di suo è extra large come lunghezza,
in mano sua sembra un cannone, cosa che aiuta a capire non solo la risolutezza
del personaggio, ma anche il lavoro fatto dalla Portman. Speriamo di vederla in
altri film e, perché no, in altri Western, anche il genere principe di tutto
il cinema ha bisogno di dire la sua in campo femminile, bisogna cancellare il
ricordo di quella pagliacciata di “Bandidas”.



Go ahead, make my day (Cit.)
Se devo dirla
tutta, ho apprezzato molto di più questo, piuttosto che il più quotato (sulla
carta) “Diablo” con Scott, il figlio di Clint Eastwood.  
Ben fatto Natalina,
malgrado la travagliata produzione e il tempo che ci ho messo per recuperarlo
ne è valsa la pena!
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