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Jessica Jones – Stagione 1: Fare il tifo per tutti (tranne che per la titolare della serie)

Alla fine mi sono deciso e ho sottoscritto il mese di
prova di Netflix, cioè in realtà era tutto un piano per venire in contro al mio
“Braccinismo” congenito, ho atteso una serie di mio interesse per mettere alla
prova la piattaforma con la grande “N” rossa, direi che dopo le gioie di Daredevil
era anche facile scegliere.

“Jessica Jones” è la seconda serie nata dall’accordo tra
la Big M (Marvel) e la Big N (Netflix) (dopo Daredevil per chi ancora non l’avesse visto), come sappiamo queste due serie, insieme
alle già annunciare “Luke Cage” e “Iron Fist” convoglieranno tutte in “The Defenders”, quelli che potremo un giorno considerare gli
Avengers di Hell’s Kitchen. Se ve lo state chiedendo: no, non è prevista una
serie Netflix su Gordon Ramsay. Almeno che io sappia.
Nata dalla penna di Brian Michael Bendis e dai disegni di
Michael Gaydos, nella serie del 2001 “Alias”, Jessica Jones è un personaggio
molto nuovo del Marvel Universe (cartaceo), come fatto per Daredevil, arriverà un post dedicato con tutti i riferimenti ai fumetti originali, citazioni,
rimandi ed Eastern Eggs vari dedicato a questa serie, quindi per oggi mi
limiterò a parlarvi della prima stagione, se non avete mai letto un fumetto
in vista vostra… Buona lettura.

Mi hanno preso per il culo per anni per i guanti tagliati, poi arriva questa e diventando di moda…
Jessica Jones è forse il personaggio più improbabile a
guadagnarsi un adattamento, ma allo stesso tempo uno dei più semplici da fare.
Improbabile perché una Detective trucida, che beve troppo e dice troppe parolacce
(anzi, nella serie si sono anche contenuti…), che rinnega il suo passato da
Super Eroina, non rappresenta proprio il vostro classico eroe della Marvel,
eppure Jessica è sbarcata sul piccolo schermo prima di molti suoi colleghi e
colleghe con più anni di vita fumettistica alle spalle.

Ho detto le spalle! Stanno più su di quello che state guardando…
La serie originale “Alias” (nessun legame con quella
omonima con protagonista Jennifer Garner, solo un caso di omonimia televisiva)
ha un taglio molto realistico, è stato uno dei primi lavori di Bendis per la
Marvel, lo scrittore di Cleveland ha solo portato lo  stile noir poliziesco
delle sue prime storie alla Casa delle Idee.
Netflix ha dimostrato di poter restituire gli attributi
ad uno dei migliori personaggi della Marvel, ma anche uno dei più difficile da
mostrare in modo realistico, parliamoci chiaro: non è semplice rendere
credibile un non vedente che zompetta sui tetti vestito da diavolo rosso
sfoggiando il talento di un ninja. Ma la cosa più difficile che la serie diDrew GODdard ha saputo fare è un’altra… Farci affezionare ad un avvocato!
Da questo punto di vista “Jessica Jones” è partita
facilitata, la nostra avvinazzata (ex) eroina non indossa sgargianti costumini
attillati, ha una storia fumettistica alle spalle molto semplice e solida
(farina del sacco del Bendis), ma i tipi di Netflix non hanno preso la sfida
sottogamba, ci credete se vi dico che questa serie merita di essere vista anche
se la showrunner è colei che ha scritto quasi tutti i film della saga di
“Twilight”? Che poi lo dico con orgoglio: io sono sempre andato pazzo per
“Twilight”, è la mia serie comica preferita.

“Sono stata scritta da chi!? Dio come mi manca Bendis…”.
Melissa
Rosenberg con questa serie si è fatta perdonare un po’ di magagne, bisogna
dirlo, non tutto nella prima stagione di “Jessica Jones” fila liscio, ma il risultato è una stagione che mi sono divorato con piacere, grazie
anche alla piattaforma di Netflix, il miglior veleno del mondo se vi piace fare
binge watching, anche noto come “ora mi ammazzo di tv e non mi smuoverò da
questo divano nemmeno con i missili termonucleari”, continuate a chiamarlo
Binge, a me piace più la mia versione.
Jessica Jones è un’investigatrice privata con un passato
a dir poco tormentato, un segreto, una super forza che cerca di tenere
nascosta (si fa per dire…) e la capacità di volare, anche se sembrano più dei
balzi lunghi. La ragazza soffre di disturbo post traumatico, affoga le sue
sofferenze nell’alcool e ha un caratteraccio che levati. Alle origini del suo
disagio Kilgrave, elegantissimo inglese amante dei completi viola (anzi,
porpora) con un potere tanto semplice quando inquietante: se Kilgrave ti ordina
di fare qualcosa, tu lo fai. Immaginatevi pure il Verbo del reverendo Jesse Custer, ma utilizzato dalla persona più viscida, manipolatrice e irresponsabile
del mondo…

“No sul serio, era il Doctor Who prima…” , “See ed io andavo a letto con Jesse Pinkman, ma dai!”.
Anche questa
volta Netflix ha confermato di avere il tocco magico, il look generale della
serie ricorda molto quello di Daredevil, anche se per fortuna, dopo qualche
episodio, quella fotografia giallastra sparisce (meno male!).
La vera
forza la possiamo trovare in un intreccio
complesso, ma semplicissimo da seguire, in una serie di comprimari ben scritti e
ben recitati e soprattutto… Nel casting!
Netflix fa un altro miracolo azzeccando TUTTE le
associazioni tra attore e personaggio. Nei panni (sempre gli stessi) di Jessica
Jones troviamo Krysten Ritter, famosa come fidanzata di Jesse Pinkman in
“Breaking Bad”, (intra)vista anche in Big Eyes. La Ritter fa un ottimo lavoro,
diciamolo subito: è una bella figliola, quindi si lascia guardare, ma inutile
negarlo, ha una faccia da stronza antologica, quindi perfettamente adatta al
personaggio di Jessica Jones.
Se devo trovare dei difetti, sono quasi tutti
riscontrabili nell’andamento della serie: Jessica è motivata a salvare la
bionda ragazzina dal triste destino in cui l’ha gettata Kilgrave, il problema è
che con il passare delle puntate, riesce a mandare a segno una serie di scelte
sbagliate una via l’altra. Risultato: spesso i protagonisti (e addirittura il
cattivo) risultano meno odiosi di lei. Per altro vorrei aggiungere un’altra
nota: ok, il personaggio di Jessica deve risultare agli occhi del pubblico una
trucida sempre sfatta (anche se è sempre truccatissima), però vedere Krysten
Ritter che fa la doccia e si infila di nuovo gli stessi vestiti sporchi, può
far passare ogni genere di fantasia… No, sul serio: la Jones si è sparata i
primi quattro episodi con la stessa canottiera addosso e dei jeans non voglio
nemmeno dirvi, provate a fare caso a quale episodio bisogna attendere prima di
vedere Jessica con un nuovo paio di pantaloni addosso. Forse tra i suoi super
poteri dovremmo annoverare anche la puzza di sudore.

“In quanto tuo avvocato, ti consiglio di farti una doccia e di cambiarti quei maledetti jeans”.
Poco fa
parlavo del cattivo della serie, lo sapete che sono un Whooviano, onestamente
far venire giù David “Più grande attore del mondo” Tennant, per interpretare
uno dei cattivi più inquietanti e odiosi dell’universo Marvel è un colpo di
genio.
Sì, perché sono convinto che pochi sappiano mangiarsi lo schermo gigioneggiando come
TENnant (e qui l’attore ha di nuovo la possibilità di farlo, ma non si limita a
questo), l’attore reso celebre per i suoi anni in pastrano,
converse e occhialini (3D) come decimo Doctor Who che hanno fatto di lui un mito.

David “Più grande attore del mondo” TENnant mentre si cala nel personaggio, agli uffici della Marvel.
Nel post dedicato, vi parlerò diffusamente della
controparte fumettistica, ma il Kilgrave di Tennant è un odioso bastardo. Lui
che non ha proprio il fisico da super eroe (farà 50 kg bagnati se va bene) tira
fuori un manipolatore con l’occhio vispo e la faccia da schiaffi. Basta
guardare la scena nella stazione di polizia dell’episodio 1×07, dove
letteralmente si prende il proscenio e salva un episodio di suo parecchio
inutile (una puntata intera per ribadire che il piano di Jessica è una cagata
pazzesca…).
Tennant qui ha il compito di concedere il Bis dopo il
Kingpin di Vincent D’Onofrio, il suo Kilgrave è un personaggio che costringe
Jessica (e lo spettatore) a porsi delle domande di carattere etico,
sull’utilizzo dei suoi poteri ed è quello grazie al quale la serie può fare
metafora (e non solo) su argomenti come la violenza sessuale, tutte cose
che nei vostri normali fumetti, si trovano poco. Inoltre, due serie Netflix e
due cattivi riusciti che si mangiano lo schermo, Tv batte Cinema 2 a 0. Palla
al centro.

I’m Bad, I’m Nationwide… (Allons-y Alonso!).
Quello che
funziona nella serie sono anche i comprimari: ho trovato azzeccatissimo Mike
Colter nei panni di Luke Cage (il secondo super eroe preferito di Nicolas Cage)
e soprattutto Patsy Walker. Ho adorato il modo in cui hanno saputo prendere un
personaggio che non aveva alcun legame con i fumetti di Jessica Jones e
renderlo parte integrante dell’evoluzione del personaggio.
Patsy e
Jessica sono speculari, nel modo di vestire, nel colore dei capelli e non modo
di approcciarsi, una attacca usando la sua (super) forza, l’altra si barrica
nel suo appartamento. Attraverso di loro vediamo gli effetti dei poteri di
Kilgrave sulle due donne, per altro devo dire che in parecchi momenti, Rachael
Taylor è talmente sul pezzo, che sembra quasi che questa serie si intitoli
“Patsy Walker”, piuttosto che “Jessica Jones”.

“Ridi cara la mia darkettona pelle e ossa, faccio l’ultima serie di adominali e mi prendo questa serie…”.
A differenza
di Daredevil qui Netflix inizia a mescolare un po’ le carte: Luke Cage fa il
suo esordio, prima di diventare titolare di una serie tutta sua e (non è
spoiler tranquilli) ad un certo punto compare anche un’infermiera che chi ha
seguito la serie del Diavolo Rosso dovrebbe conoscere.
Chi ne paga lo
scotto forse è proprio Luke Cage, il personaggio è molto riuscito,
però anche alla fine dei 13 episodi, resta qualche dubbio su di lui, quasi
tutti legati a sua moglie Reva. Purtroppo questo è il bello (o il brutto, fate voi) di
queste serie fumettistiche, anche sul piccolo schermo iniziano a comparire i
“Crossover” che sono la normalità nei fumetti e che stanno diventando una
pratica consolidata anche al Cinema nei film della Marvel.

“Il primo che fa una battuta sul Black Russian finisce col culo sul marciapiede qui fuori…”.
Secondo me,
spesso il valore di una serie tv si misura nell’utilizzo dei comprimari, da una
parte la mia domanda: “Ma cosa serve che sia anche omosessuale l’avvocato
interpretato da Carrie-Anne Moss?”
(sempre un piacere rivedere Trinity)
ha trovato una risposta coerente nel corso degli episodi. L’altra faccia della
medaglia sono i vicini di casa di Jessica. Non voglio entrare nel dettaglio per
non rovinarvi la visione, ma mi sono sembrati personaggi del tutto funzionali
alla singola svolta, dopo aver portato in scena il singolo momento drammatico,
i personaggi vagano per la serie senza trovare una vera collocazione, con il
risultato che verso il finale della stagione, le parti a loro dedicate sembravano
quasi uscite da un’altra serie tv. Quindi, i comprimari vengono utilizzati sia
molto bene, che molto male, questo secondo me riassume la differenza tra Daredevil
(non amo i voti, ma una serie a cui darei un 8) e Jessica Jones (6 e mezzo, 7
meno via!).
Detto questo, mi ha fatto molto ridere un dettaglio del
tutto marginale, un vicino di casa eroinomane e quelli al piano di sopra che
fanno casino e impediscono alla protagonista di dormire… Siamo sicuri che
Jessica Jones non viva nel mio stesso palazzo? Io ti capisco Jessica!

“Avrei dovuto leggere i verbali della riunioni di condominio, era tutto scritto…”.
Ovviamente, non posso dimenticarmi di essere un grande
fanatico di fumetti Marvel, quindi a breve arriverà un post dedicato a tutte le
citazioni, per ora devo dire che Netflix è in striscia positiva, dopo Daredevil
e Narcos la Big N continua a fare bene e non vedo l’ora di
vedere i prossimi personaggi, dopo questo assaggio, penso che Luke Cage abbia
tutte le carte in regola per rivelarsi molto diverente.
Make Mine Netflix! 
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