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Jessica Jones – Stagione 2: Come rovinare un personaggio (in 13 comodi episodi)

Ultimamente i ragazzi della Marvel fanno discutere, Black Panther è stato un ottimo successo
di pubblico, ma se devo dirvi che mi è piaciuto vi dovrei mentire, sul fronte
del piccolo schermo, le cose non vanno tanto meglio. Ve lo dico, seguono
SPOILER!

La serie d’esordio di Iron Fist ha raccolto quasi universalmente pernacchie, cose che capitano se per
la parte di un maestro di Kung Fu, prendi uno che non sa tirate un pugno
nemmeno per errore. Defenders non è
andata tanto meglio, avrebbe dovuto essere un “Avengers” (2012) per il piccolo
schermo, invece non ha decisamente sortito lo stesso effetto. È andata un po’
meglio con The Punisher, che
personalmente ho gradito molto, ma non tutto il pubblico si è riconosciuto in
questa interpretazione di Frank Castle.

Questa riassuntiva premessa per ribadire che la seconda
stagione di Jessica Jones era piuttosto attesa, la prima stagione dedicata
all’investigatrice con il dopo sbronza e l’igiene personale rivedibile, era
stata una bella sorpresa. Il suo atteggiamento “Tu a Jessica Jones non gli devi
caga’ er cazzo!” ha conquistato anche quella parte di pubblico che non prevede
i nerd senza ritorno come il sottoscritto, un risultato importante considerando
che la storia editoriale del personaggio è cortissima e non stiamo certo
parlando di uno dei personaggi più popolari della Casa della Idee, anzi.

Dovesse andare male questa serie, almeno è già pronta per Orange.

In quanto, come detto, Nerd senza possibilità di recupero,
gran parte della mia curiosità per questa seconda stagione era proprio legata a
questo: portare avanti la storia di un personaggio creato nel 2001 da Brian
Michael Bendis, sulle pagine della serie “Alias” è una sfida mica da ridere,
considerando che quasi tutto il materiale legato al personaggio era già stato
trasposto per il piccolo schermo nella prima stagione.

Insomma, da qui in poi, la showrunner Melissa Rosenberg non
poteva più contare sulla rete di sicurezza del fumetto originale, l’occasione
per dimostrare a tutti di aver veramente capito il personaggio e di avere
qualcosa da dire. Ora, mi piacerebbe poter star qui a raccontarvi che la
missione è stata compiuta e che la seconda stagione di Jessica Jones è
bellissima, ma come dicevo in apertura del post, non è mia abitudine mentire.
Questa seconda stagione non fa nemmeno il minimo riferimento
agli eventi visti in The Defenders, poco male, il bello di Jessica Jones era
anche il suo essere un’eroina assolutamente sui generis, ma proprio per questo
la storia di cui è protagonista dovrebbe avere un minimo di spessore, nella
prima stagione avevo trovato tutti i personaggi (compreso il
cattivo!) ben più interessanti della protagonista, ma in questa seconda sono riusciti nella non proprio eroica impresa di rendermi odiosi e
pallosi tutti, dal primo all’ultimo personaggio… Insomma: bravi, un trionfo!

“Io segno eh? Cassidy fa il sarcastico. No no continua dai, continua pure”.

Andiamo per gradi, la prima cosa importante da dire è che con “Jessica
Jones – Stagione 2” Netflix ha deciso di prendere #Me Too per le corna, non è
importante quale sia la vostra posizione dei confronti del movimento, ma è
chiaro che è sicuramente un fattore da tener conto oggi come oggi, la serie
creata da Melissa Rosenberg da questo punto di vista non prende prigionieri.

Ognuno dei tredici episodi della serie è diretto da una
regista, per citarne solo un paio piuttosto famose: Anna Foerster ormai storica
collaboratrice di Roland Emmerich e Jennifer
Lynch, figlia di cotanto padre che ha
già diverse regie in parecchie serie tv. Per quanto mi riguarda l’idea non è
solo molto coerente, ma anche importante, se poi a qualcuno fosse sfuggita la
presa di posizione, basta dire che Netflix ha scelto di rilasciare tutti gli
episodi della seconda stagione sulla sua piattaforma lo stesso giorno, l’8
marzo. No, giusto perché sia chiaro.
La scelta di Melissa Rosenberg è l’unica possibile, approfondire
la questione dell’origine dei poteri di Jessica e con loro il passato
tormentato della protagonista, per farlo si sceglie di portare in scena la famigerata
IGH, una fantomatica società segreta con agganci ovunque, responsabile della
sperimentazione su vari soggetti umani, tra cui Robert Coleman, uno stramboide
giallo vestito che ama farsi chiamare Whizzer, una strizzata d’occhio per i
lettori Marvel di vecchia data, perché il nome è lo stesso del velocista che
combatteva accanto a Capitan America nella primissima incarnazione dei
Difensori, stiamo parlando degli albori della Casa delle Idee, visto che il
personaggio ha esordito per la prima volta nell’agosto del 1941 e qui è stato
riadattato per adattarlo alla narrazione.

Non ha usato molto i suoi poteri di super velocista, è un pochino fuori forma.

Fatemi sorvolare sul finale del primo episodio (2×01 – Start
at the Beginning) che proprio per via di Whizzer diventa involontariamente
(tragi)comico, quello che s’intuisce molto presto è che la IGH, presentata
come una specie di impero del male capace di dare scoppole fortissime sulla
testa alla Weyland-Yutani, si riduce
molto presto alla cospirazione di un uomo solo, in combutta con la madre di
Jessica Jones, Alisa Jones (Janet McTeer) creduta morta nell’incidente
automobilistico sempre citato e mai mostrato fin dalla prima stagione.

“Sembra di guardarmi in uno specchio” , “Ehm da quando non vai dall’oculista mamma?”.

Ma quello che ho trovato davvero forzato e ben poco riuscito
è proprio questo dover risultare femministi a tutti i costi, non che io abbia
proprio nulla contro il femminismo anzi, ma se la presa di posizione va a
discapito della storia, allora gente, abbiamo un problema e nemmeno piccolo.

Non c’è una singola svolta di trama che non preveda qualche
messaggio femminista, il più delle volte grossolano e scritto con il
pennarellone a punta grossa da inserire nella storia ad ogni piè sospinto, ad
esempio, Patricia “Trish” Walker (Rachael Taylor) che nella prima
stagione emergeva come un personaggio tosto che in molti momenti sapeva rubare
la scena alla protagonista, anche senza avere i suoi super poteri, qui ne esce
completamente demolita.

“Sono passata a trovare Frank Castle, ora possiamo andare”.

Vuoi non sfruttare il passato di Patsy, una vera e propria
Hannah Montana dell’universo Marvel, per non infilarci dentro un regista
porcellone che non sa tenere le mani al suo posto? Ogni singola svolta della
stagione sembra un’eterna gara a ribadire quanto i maschietti siano stronzi e
quanto le donne debbano prendere in mano le loro vite, proprio il personaggio
di Rachael Taylor è quello che ne esce con le gambe spezzate, non serve che
nell’ultimo episodio mi butti nel mucchio una strizzata d’occhio al fatto che Trish
Walker nei fumetti Marvel è l’eroina nota come Hellcat, la bellezza di una
serie come “Jessica Jones” non era quella di fare contenti i Nerd come me con
mezzucci come questo, ma era aver offerto al grande pubblico un’eroina
femminile finalmente tosta, che nel suo rifiutare costumini aderenti e nomi di
battaglia, fosse realistica e credibile per un pubblico che dei supereroi e
dei loro nomi altisonanti interessa il giusto.

Ho la tua stessa filosofia di vita (e anche i guanti se per questo).

Non aiuta nemmeno la durata della stagione, tredici episodi
da cinquanta minuti l’uno, sono un minutaggio totale davvero eccessivo per una
storiella di origini che si rivela con il passare degli episodi molto più
esile che quello che sarebbe stato legittimo sperare. Per certi versi anche la
serie dedicata al Punitore soffriva
di una sovrabbondanza di minuti che ne rallentavano il ritmo, ma dove Frank
Castle sopperiva con azione e un finale in crescendo, Jessica Jones non riesca
a fare lo stesso, anzi, il finale è davvero anticlimatico.

Prima abbozzi una fuga madre e figlia in versione Thelma e
Louise da discount, poi sul più bello mammà Jones si tira in dietro (forse
hanno realizzato che gli sarebbe costato troppo un finale così), per giocarsi
malamente la carta di Patsy, a lungo unica vera famiglia di Jessica Jones, qui
trasformata malamente in una cattiva contro voglia e pure molto poco credibile.

“Non è mica un burrone quello laggiù, vero?”.

Non fatemi nemmeno iniziare a parlare dell’arco narrativo
dell’avvocatessa Jeri Hogarth (Carrie-Anne Moss) che sembra proprio un’altra serie, il problema di tutte queste sottotrame è il loro risultare slegate
e frammentarie, in certi momenti sembra che lo streaming di Netflix sia
impazzito e di stare guardando spezzoni di tre serie diverse, una con un
avvocato omosessuale con una malattia mortale che si gode gli ultimi giorni al
meglio (ma perché poi? Bah!), dall’altra la parabola discendente della ex
stellina Patsy, diventata la conduttrice radiofonica Trish e poi trasformata
in tossica persa dall’inalatore di Will Simpson, uno dei personaggi, insieme a
Foggy Nelson (Elden Henson) e il solito Turk (Rob Morgan) infilati nella storia
per ricordare a tutti: “Hey gente, siamo una serie Marvel, noi abbiamo la
continuity!”.

Tutta questa sovrabbondanza di trame slegate tra di loro,
non fa altro che ammazzare il ritmo, motivo per cui più di una volta mi sono
ritrovato a guardare l’orologio, con il traguardo di quell’ultimo, tredicesimo
episodio che mi sembrava non arrivare mai, soffocato in questo infinito bla bla
bla senza fine.

“Ti stavi per caso addormentando davanti alla mia serie?” , “No riposavo solo gli occhi!”.

Non basta inserire omaggi a “I gangsters” (1946) e “L’infernale
Quinlan” (1958) per atteggiarsi a serie noir, un investigatore da Hardboiled
devi saperlo scrivere, le bottiglie di alcool svuotate e i vicini di casa
simpatici non sono certo sufficienti. Ed è chiaro che Melissa Rosenberg non sia
per niente a suo agio con un personaggio che nell’idea del suo creatore, Brian
Michael Bendis, era proprio questo un’investigatrice in puro stile Hardboiled,
ma con i super poteri.

Il punto più basso della costruzione (o forse dovrei dire
demolizione) di un personaggio arriva con il tedioso episodio (2×07 – I want your
cray cray) che riduce tutto al fatto che Jessica Jones è stronza, perché la sua
fiducia è stata tradita da un fidanzato stronzo. No, sul serio? Questo è il
massimo che riuscite a fare? Il tutto, per altro, con la povera Rachael Taylor
che, a mio avviso, è molto più brava di Krysten Ritter a recitare e che
qui è costretta nel ruolo della fattona “Party girl”, in pratica una Lindsay Lohan
qualunque.

Che sia messo agli atti che mi sono schierato a favore di Team Patsy.

Quindi origini del personaggio? Banalizzate e frettolose. La
sua natura di tosta investigatrice Hardboiled? Gettata nel cesso per manifesta
incapacità e il femminismo? Bersaglio mancato di un metro buono, perché tutte
le svolte dei personaggi (e di Jessica Jones in particolare) passano attraverso
le azioni di un uomo. Insomma: una tragedia, per di più pallosa. Ed ora lo dico
a costo di far storcere qualche naso: Iron Fist azzoppato da un casting palesemente sbagliato, se non altro riusciva a
raccontare una storia di origini con svolte decenti e anche appassionante, siamo
sicuri che la seconda stagione di Jessica Jones non sia riuscita a fare
peggio?

La mancanza di un cattivo vero e proprio (o di una cattiva,
non mi formalizzo) da utilizzare come vera nemesi per Jessica Jones si sente
terribilmente, mammà Jones in questo senso non funziona perché risulta fin
troppo simile alla figlia (anche nell’indole) per notare davvero la differenza,
risultato che il “Lato oscuro” di Jessica non emerge mai per davvero, nemmeno
quando per colmare il vuoto di carisma di questa serie, torna in scena David “Più
grande attore del mondo” Tennant di nuovo nei (violacei) panni di Kilgrave, per
forza di cose poco più di una cameo che invece di aiutare la stagione, mette in
chiaro l’abisso qualitativo rispetto a quella passata.

“Psss lo sai che questa serie non può fare a meno di me vero Jess?”.

Persino il vicino di casa in stile “Uomo Coca-Coca”, il papà
single interpretato da J.R. Ramirez, non fa altro che depotenziale il
personaggio di Jessica Jones. Anche nei fumetti originali della Marvel la
nostra Jessica ha spostato Luke Cage e partorito una bambina, ma questo senza
mai perdere l’atteggiamento da tipa tosta che l’ha sempre caratterizzata. Qui,
invece, sembra proprio che il messaggio sia opposto… Pensare che con la prima
stagione Melissa Rosenberg mi aveva fatto dimenticare il fatto di essere stata responsabile
di ben CINQUE sceneggiature per i film della saga di “Twilight”, guardando
questa seconda stagione, scuotendo la testa mi sono ricordato il suo tragico
curriculum.

Visto che mi piace dire le cose come stanno: Krysten Ritter
non brilla proprio per simpatia, o per lo meno, a me da questa sensazione,
trovo che sia molto brava ad interpretare la parte della stronza, era
esattamente il ruolo che ricopriva in “Breaking Bad”, ma parliamo della stessa
che recitava in “Non fidarti della str**** dell’interno 23”, quindi è la sua
filmografia a parlare per lei. Se tu ad una così fai interpretare Miss Brava
ragazza… No, sul serio, qui possiamo chiudere e andare tutti a casa.
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