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Jimmy and Stiggs (2025): bagliori (al neon) nel buio

Altro giro, altra corsa e purtroppo, ultimo post dedicato ai film visti durante l’ultimo ToHorror, che in programma si è giocato l’ultima fatica di un regista quanto meno discusso: Joe Begos.

Fino a questo momento il nostro si era distinto per qualche titolo, ma più che altro ha saputo imporre il suo stile fanno di grana grossa, spesso grossissima, personaggi fatti e strafatti, dialoghi strapieni di «Fuck!» e «What the fuck!» e soprattutto neon, una fotografia basata su luci al neon a strafottere, come se non ci fosse un domani, come se non dovesse pagare la bolletta della corrente.

Per alcuni dei suoi film ha esagerato così tanto che i neon erano davvero l’unico elemento distintivo, ecco perché il sospetto intorno a “Jimmy e Stiggs” era quello di trovarsi davanti ad un altro esercizio di stile o meglio, esercizio di tamarra arroganza, cosa che va detto, il film è, totalmente, dall’inizio alla fine, solo che è anche un titolo talmente radicale e a fuoco, dal risultare fighissimo. Sul serio, non ero convinto che avrei apprezzato così tanto lo spettacolo, ma in realtà è stata un’altra seratona al ToHorror.

Questa invece è una serata qualunque a casa Begos.

“Jimmy and Stiggs” inizia con un prologo tutto narrato dal punto di vista del primo dei due protagonisti citati nel titolo, anzi, a dirla tutta finisce proprio nello stesso modo, nel mezzo un delirio splatter spassosissimo, TUTTO illuminato dalle acide luci al neon per un film che è una strizzata di anni ’90, anzi, di paranoia da fine millennio, un titolo che mi ha riportato a quel periodo della mia vita in cui collezionato VHS di X-Files e sembrava che chiunque venisse rapito costantemente dagli alieni, anche tre volte a settimana, le famigerate e angosciatissime “Adbuction”.

Non so voi, ma l’idea di essere portato fuori dal letto di casa, paralizzato e operato da creature grigiastre con la capoccia gigante, era un incubo non da poco, farcito da sonde microscopiche nelle mascelle o in varie parti del corpo, citofonate a Cartman di “South Park” per un altro esempio. Quindi a distanza di molti anni, l’approccio a pugni, calci e revolverate, prima di Jimmy e poi di Stiggs, è un ottimo modo per esorcizzare l’angoscia da “Abduction” di noi che l’epoca d’oro di X-Files la ricordiamo bene.

So cosa state sentendo nella vostra testa in questo momento.

La storia è presto detta: Jimmy Lang (Joe Begos, che scrive, dirige e interpreta il 50% dei personaggi umani in scena) è un simpatico fattone che beve come un marinaio, rolla cannette con una mano mentre con l’altra si prepara strisce di coca non cola, in attesa di far serata con l’amica popputa che sta aspettando a casa sua, solo la telefonata del suo manager (e un’invasione aliena) gli rovineranno i piani, perché da quanto si è separato dal suo storico socio Stiggs Randolph (Matt Mercer), nessuno vuol più produrre i suoi film da “solista”. Ci sarebbe da indagare su quanto sia autobiografico questo film, sta di fatto che di colpo, i “grigi” lo fanno lievitare dal pavimento e cercano di fargli la pelle, da qui in poi inizia un lungo massacro grondante sangue (al neon) che sono sicuro arriverà anche qui da voi, visto che tutti i precedenti film di Begos hanno trovato una distribuzione, non so perché proprio questo, così divertente, non dovrebbe farlo.

Anche perché negli Stati Uniti, il film è stato acquistato da Eli Roth che ha imposto l’etichetta “Eli Roth present” (un po’ come Tarantino faceva con lui), aggiungendo due “Fake trailer” prima del film, ovvero Piano Killer e Don’t Go in That House, Bitch! con il contributo di Snoop Dog. Anche se la frase migliore su Roth è stata pronunciata prima della proiezione al ToHorror che si è (giustamente) discostato dal personaggio, bravi, concordo.

«Begos, cosa nei pensi dei neon?» «SI!»

Jimmy dopo il suo incontro ravvicinato del prologo, decide che di essere vittima non ha nessuna voglia, mi avete rapito? Bene, ora vi farò il culo! Dopo essersi ucciso di tutti i video più complottisti disponibili in rete, Jimmy ha capito che restare sballati e con il sangue diluito da alcool, è il modo migliore per tenere LORO lontani, quindi più facili da prendere a calci. Capito no? Se ve lo chiedono, non siete alcolizzati, state difendendo la Terra dai Marziani.

I grigi sono pupazzoni con cui Begos combatte, come un tempo faceva Ash con la sua mano destra, solo in maniera molto più grezza e con più pqrolqcc, nell’appartamento dal protagonista che diventa un fortino, si consuma un film d’assedio in cui persino l’abuso di neon del regista trova un senso, perché quando hai un protagonista completamente sballato e degli alieni, ci sta che le luci al neon, quelle fluo da discoteca che piacciono tanto al regista, si traducano in un ambiente acidissimo, sporcato da litrate di sangue rosa shocking.

Al ToHorror un ottobre rosa shocking (quasi-cit.)

La parte più brutale, di pancia di “Jimmy and Stiggs” è tutta qui, uno sballato incazzato nero, pronto a fare uno sterminio di alieni a colpi di doppietta, bottiglie rotte, calci e pugni, con ogni stanza trasformata in un ring, ogni oggetto in un’arma, in un massacro splatter che va in crescendo di follia, sangue finto e sporcato da un sentimento che mai, dico mai, mi sarei aspettato di trovare in un film di Begos.

Ad un certo punto, quando Stiggs si presenta alla porta dell’amico, i dialoghi (sì, i dialoghi in un film di Begos, assurdo lo so…) ci raccontando di un’amicizia ventennale, di una collaborazione di lavoro tra due che producevano a dirigevano filmacci, che di colpo hanno smesso di parlarsi, perché Stiggs è sobrio da sei mesi e Jimmy risulta la peggior persona possibile quando si tratta di restare puliti.

Diretto da Ferzan Özpetek sarebbe stato un trionfo di “Bromance”, ma per nostra fortuna lo ha diretto Begos, quindi sangue, neon e alieni morti ammazzati!

Ad un certo punto, l’arrivo dell’altra metà dei protagonisti del film, sembra la mano tesa di un amico verso un altro, proprio nel suo momento peggiore, quando il prima è ormai avviluppato in una fantasia paranoica al retrogusto di Whiskey e cannette, proprio il momento in cui un amico farebbe bene, tutto questo, in un film di Joe Begos non me lo sarei aspettato mai nella vita.

La seconda svolta? Con un riuscito salto in avanti della trama (ottimo anche per non allungare il brodo tenendo basso il budget, insomma un caso di «Lo dimo», cit.), Stiggs si allinea al suo socio e oltre a raddoppiare il numero di alieni morti ammazzati, quello che otteniamo sono DUE amici, di nuovo insieme, a bere e far cazzate come un tempo, solo che le cazzate, questa volta, prevedono restare vivi e non appena Begos trova la via di questa sotto trama di nemici/amici, è impossibile non pensare al fatto che sia tutto un grosso trip alcolico, in cui una delle due personalità ha influenzato l’altra, insomma, di colpo stiamo guardando Bug di Friedkin, ma con i neon e le trovate splatter dove Hurricane Billy metteva raffinata intelligenza.

Alla tua Joe!

Nel finale, torna il POV (per usare un termina mutuato dai videogiochi, o dai porno) lo Splatter regna sovrano, se volete l’ignoranza e il sangue, il film di Begos ve ne fornirà a secchiate, per questo posso dire che “Jimmy and Stiggs” ha mantenuto pienamente le aspettative, anzi, mi ha stupito trovarci dentro anche dei personaggi, oltre a tutti quei cattivissimi “grigi” di gomma ripieni di sangue rosa fluo.

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