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Johnny Mnemonic (1995): This is just a (Cyber)punk rock song

Malgrado il fatto che stia cercando (a fatica)
di farla finita con i trailer dei film, quello dell’imminente Ghost in the shell ha suscitato un
polverone impossibile da ignorare e, malgrado una Scarlett Johansson
diversamente vestita sia una distrazione notevole, mi sono ritrovato a pensare:
“Vuoi vedere che è la volta che torna in voga pure Johnny Mnemonic?”. Eh,
insomma… Eccoci qua!

Quando penso al concetto di film figlio del
suo tempo, è difficile trovare un esempio più azzeccato di “Johnny Mnemonic”,
uscito nel 1995 cavalcava in pieno la moda per il Cyberpunk, è pieno di
difetti, davvero tanti, ma a suo modo si è guadagnato un manipolo di
appassionati (tra i quali il sottoscritto) che lo ricordano con affetto, ridendo
e scherzando ha il suo bel lascito, quindi mi sembra un candidato ideale per
diventare un Bruttissimo di rete Cassidy!



L’intento di questa non-rubrica è sempre lo stesso:
parlare di quei film oggettivamente brutti, ma con carattere, non è una
celebrazione del brutto fine a se stessa, ma un modo per ricordarci che anche
le ciambelle venute fuori senza il buco possono essere gustose da mangiare.

Ai tempi la campagna pubblicitaria del film fu
a dir poco martellante, ma in tutta onestà non ne conservo memoria, ironico
visto il tema del film, il mio primo incontro con “Johnny Mnemonic”, però, lo
ricordo benissimo: me lo sono ritrovato tra le mani sotto forma di VHS, ricevuta
in regalo non so bene per quale occasione, sospetto lo zampino paterno per la
scelta del titolo, poco importa, metto su il film e me ne innamoro.


Nel 1995 non dicevamo FACCIAPALMO, però…

Può sembrare esagerato, ma è così, ancora oggi
quando sento il suo titolo mi compare un sorrisone scemo sulla faccia,
tipo ricordo della prima fidanzatina delle media, nel suo essere brutto mi
piace tutto del film, ho sempre avuto una buona memoria fotografica, cosa che
qualche volta procura anche dei casini (credetemi), quindi mi ritrovai subito
con le sfighe di Johnny. Inoltre, ancora oggi utilizzo alcune delle espressioni
che si sentono del film, tipo mi piace entrare in una stanza e nel momento
meno opportuno possibile fingermi fattorino dicendo “Doppio hamburger al
formaggio?”, questo per dirvi dei miei problemi.



Non perché sia un bel film, non lo è, non nel
senso canonico del termine, ma è strapieno di roba, tutta roba figa, tutta roba
che per assurdo in parte sembrava futuristica e, in parte, già datata, allora
avevo 11 o 12 anni, nel film ritrovo facce note (Dolph!) e ne scovo altre che
avrei imparato ad apprezzare dopo, nel suo essere brutto, “Johnny Mnemonic” mi
apre porte su diversi mondi, lo guardo a ripetizione consumando il nastro, lo
mando letteralmente a memoria, rivedendolo qualche giorno fa, ricordavo
chiaramente quasi tutti i dialoghi, come direbbe Johnny: “La mia capacità di
memoria? Più che adeguata!”.

Ho tutto il film qui dentro (questo vi dice dei miei problemi).

Anche se il Cyberpunk è nato nei primi anni
’80, negli anni ’90 godeva ancora di discreta salute, tanto che proprio in
questo decennio, sono cominciati ad arrivare i primi film ispirati a questa
corrente letteraria e artistica fatta tra le altre cose di contaminazioni tra
corpo e tecnologia, negli anni ’90 il Cyberpunk era uscito dai libro di William
Gibson e Bruce Sterling per arrivare al cinema e nei fumetti, roba come Hardware – Metallo letale, o “Il
tagliaerbe” (1992), basta dire che solo nel 1995 abbiamo avuto bombe come
l’anime di “Ghost in the Shell”, “Strange Days” di Kathryn Bigelow (sempre sia
lodata!) e proprio questo “Johnny Mnemonic” che, ovviamente, fa la figura di
quello nano della cucciolata, anche perché lui ha i suoi difetti e gli altri
due sono dei capolavori.

Quanto dura questa premessa? Diamoci un taglio Cassidy!

William Gibson l’ho scoperto poco dopo,
proprio spinto dalla mia curiosità e da questo film, alla fine di suo ho letto
qualche racconto e “Neuromante” che ho trovato fantastico, ma davvero faticoso
da leggere, non mi trovo molto a mio agio con il suo stile di scrittura e lui,
a sua volta, non si è trovato molto a suo agio a scrivere per il cinema, visto
che questa sceneggiatura è stata curata dallo stesso Gibson,
adattando per il grande schermo il suo racconto breve “Johnny Mnemonico” tratto
dalla raccolta “La notte che bruciammo Chrome” (1986). L’idea è semplice: “Il
Cyberpunk piace? Tu Willy, adatta una tua storia breve, vedi come ti trovi, poi
passiamo a fare le cose grosse, tipo un film su “Neuromante”. Per darvi un’idea, è un po’ come se per lanciare il fantasy al cinema avessero chiesto a Tolkien,
“J doppia R! Vecchio mio! Ti va di sceneggiate un film su Tom Bombadil?”.

Fine del 21esimo secolo, la voce off e la
scritta rossa su schermo nero ci spiegano che tutto è in mano alle multinazionali
farmaceutiche come la Pharmakom, che nel suo consiglio di amministrazione ora
conta quelli che fino a ieri erano capi della Yakuza e delle Triadi locali, in
uno strambo Paese a forma di scarpa, ci siamo portati avanti già da tempo.



Da uno a dieci, quanto vi fa tenerezza questa immagine?

Chi controlla le informazioni ha il potere,
gli hacker sono i nuovi terroristi e l’ISIS del mondo sono i Lo-Tek guidati da
J-Bone (Ice-T), vanno forte gli impianti per potenziare il corpo e le mente, ma
l’altro grosso problemino è l’N.A.S. il temore nero, una micidiale malattia
epidemica. Spesso le informazioni viaggiano trasportate da corrieri mnemonici,
uno spinotto sulla nuca e il cervello usato come hard disk di un computer. La
storia inizia con Johnny (Keanu Reeves) un pulito che viene dalla città, per
dirla come direbbero in questo film, che viene assoldato per portare un pacco
di informazioni, ma tantissime eh! Tipo 320 Gb, da Pechino a Newark, New
Jersey. TRECENTOVENTI vi rendete conto? Roba che se installate Angry Birds sul
vostro smartphone facile che occupi pure più spazio.

Come quando non trovi un Wi-Fi, ma vent’anni in anticipo.

Johnny dispone di 80 Gb di spazio nel suo
cranio, estesi ad 160 grazie ad un raddoppiatore, come faccia a cacciarsi in
testa 320 Gb il film non lo spiega, so solo che quando il mio hard disk
portatile è pieno mi risponde ciccia e, comunque, anche quello è da 1 Tb, roba
da farmi sentire in colpa, perché Johnny per un pugno di Gigabyte, ha dovuto
rinunciare ai suoi ricordi di infanzia e deve lanciarsi in questa missione
suicida per pagarsi l’operazione che gli permetterà di recuperarli, io, invece,
dal mio disco portatile non voglio cancellare nemmeno i vecchi episodi di “The
Big Bang Theory” che ormai non guardo nemmeno più.

“80.000 Megabyte! Sono numeri che fanno girare la testa!” (Quasi-Cit.)

Sulle piste del corriere, un gruppo di
assassini della Yakuza della Pharmakom, capitanati da un tizio con una corda
laser super tagliente, attivabile con un comodo (si fa per dire) pulsante
sull’unghia del pollice, praticamente la versione Jedi della classica corda di
pianoforte da strangolatore. Dalla sua parte, solo Jane (la bellissima Dina
Meyer), cacciatrice di taglie potenziata da impianti, velocissima, ma affetta da
N.A.S. e Chrome che non è un motore di ricerca (o quasi), ma una misteriosa
intelligenza artificiale che vive nel computer della sede centrale della
Pharmakom, una versione bionda di Siri, che viene ignorata (proprio come
l’assistente vocale) da Takahashi (“Beat” Takeshi Kitano… Degli applausi
sarebbero graditi) boss della multinazionale che ancora si strugge per la
morte della giovane figlia, portata via prematuramente dal tremore nero.

L’espressione di un padre visibilmente devastato dal dolore (Grande Beat sei un mito!).

William Gibson in 96 minuti, butta dentro
tutti i tipici personaggi della sua letteratura, “cowboy della
consolle” e “samurai della strada”, persino un delfino che stava
in marina (mi sembra logico, no?), una delle modifiche più sostanziali rispetto
al racconto originali, è che il personaggio di Molly Millions qui cambia nome
diventando Jane, anche se di fatto è proprio lei, ma senza le lame retrattili
sotto le unghie, sostituite da una specie di frustino flessibile con lama
terminale, l’idea era quella di conservarsi il personaggio, per il futuro,
visto che compare anche nel romanzo “Neuromante”.

In compenso, Gibson fa tutti gli errori
possibili di uno alle prese con la prima sceneggiatura, si vede che conosce
bene i personaggi, ma la trama è davvero minimale, non è impossibile capire
quali siano le informazioni che Johnny trasporta, per le quali sta rischiando
(letteralmente) la testa, invece di essere “Punk” risulta una storiella dritta
in cui non ci si annoia nemmeno per un minuto, ma ricalca in tutto e per tutto
(anche nel finale) la favoletta dell’eroe.



“Tu saresti l’eroe?”,”Si ma tra quattro anni diventerò l’eletto, lascia stare, lunga storia”.

Il film fatica anche a risultare
“Cyber”, perché molta delle tecnologia utilizzata era già vecchia nel 1995 (le
tre immagini di sblocco per le informazioni, mandate via fax a Newark, via
Fax!?) e, purtroppo, anche il regista non aveva molta esperienza, perché Robert
Longo ha diretto videomusicali, qualche cortometraggio e “Johnny Mnemonic” era
il suo primo film, anzi, è ancora il suo primo ed unico film, visto che è
ritornato nel mondo della musica dalla quale proveniva.

La poca esperienza è tutta lì da vedere, ma c’è tanta di quella roba figa in “Johnny Mnemonic” che basta a farlo
diventare un film di culto e, rivedendolo oggi, fa quasi tenerezza per la
tecnologia utilizzata, un tripudio di monitor con tubo catodico, tastiere di
color bianco (non le fanno più dal 1998) e un utilizzo massiccio di computer grafica
lenta e “cubettosa” per rappresentare i personaggi all’interno del mondo
virtuale di Internet, un’estetica ancora molto (troppo!) assoggettata a quella
de “Il tagliaerbe” (1992), film che ha fatto più danni della grandine.



“Vado un attimo a controllare le notifiche si Facebook, torno subito…”.

L’apice è quando Johnny si connette a Internet
nel negozio di computer, tutto rigorosamente cablato con cavi, indossando,
guanti, visore, pinne, fucile ed occhiali e muovendo le manine in aria come se
cercasse di risolvere il cubo di Rubik, roba che oggi basta trascinare il dito
su uno schermo per ottenere il triplo della informazioni, ma già allora io, con
il mio preistorico modem a 56k, ci mettevo la metà del tempo a connettermi in
rete, facendo un terzo del cinema.

Johnny lo so che stai guardando di nuovo le foto di Pamela Anderson eh!

Si vede che è un film su cui la TriStar
Pictures credeva, Keanu Reeves era al top, fresco del successo di Point Break e “Speed” (1994), pare che
lo abbiano convinto ad accettare la parte, lasciandogli il copione sullo
zerbino e citofonando alla porta per poi scappare (storia vera). Il film,
invece di ammazzargli la carriera, gli ha alzato l’assist per il ruolo della
vita che, ovviamente, non è quello di Johnny, ma su questo ci torniamo dopo.

Qui Reeves era ancora nella fase in cui sapeva
ancora come muovere zigomi e sopracciglia, alla fine si patteggia per lui,
anche se il suo personaggio è un fighetto, anzi, una fighetta, è uno che nel
peggio del casino, si fa venire una crisi isterica in cui sbatte i piedini e
vuole camice di tintoria, dimostrazione che Gibson e il cinema dovevano ancora
diventare amici.



L’Eroe del film in un momento molto virile: La crisi isterica da bimbo viziato.

In compenso, alcune battute funzionano, quasi
tutte quelle pronunciate da Spider che, lo ammetto, era il mio personaggio
preferito, da bambino speravo di portare i miei occhialoni ed essere
comunque figo come Henry Rollins, in realtà sembravo più che altro un Harry
Potter chiatto e ante litteram. Ovviamente, non avevo idea di chi fosse Rollins,
ma grazie a questo film ho scoperto la sua musica e mi sono goduto le sue (non
rare) comparsate al cinema, Henry Rollins è prima di tutto, uno dei più devastanti cantanti mai saliti su un palco, ma per me ancora oggi resta Spider. Ha contribuito
sicuramente il fatto che in italiano sia doppiato da un Pannofino
particolarmente incazzato, quando sclera dando la colpa dell’N.A.S. alla
tecnologia mi esalto sempre (”Qual è la causa? Questa è la causa!”).

Try and stop what we do, rise above! We’re gonna rise above!!

Da un cantante all’altro, Ice-T nei panni di
J-Bone, mi fa sempre venire voglia di cambiare il mio nome in Cass-Y, ha il
grugno giusto per la parte, peccato che lui e i suoi Lo-Tek, che scaricano Volkswagen
esplosivi in testa a tutti (tranne a chi se lo meriterebbe) soffrono di tutta
la mancanza di esperienza di Gibson, ma Ice-T ha la cazzima giusta, come sia
finito nel cast di “Law & Order” è un mistero, mi aspetto sempre che se ne
esca con “Riacchiappati il cervello, riacchiappalo e tienitelo stretto”.

“Eccolo il tuo cervello, sta su quella mensola lassù”.

Restando sull’argomento, persone che godono
della mia stima per via di questo film, Dina Meyer nei panni della guardia del
corpo potenziata Jane è bellissima. No, adesso non aspettatevi la ragione da me
quando parlo di Dina Meyer, qui è davvero bellissima, questo era il suo primo
film e questo spiega perché recita così male, il modo in cui risponde alla
battutacce di Spider mi fa morire (“Abbiamo smesso di giocare al dottore”), in “Starship
Troopers” (1997) rifaceva lo stesso identico ruolo di tipa tosta e sexy, poi la
sua carriera non è andata proprio benissimo ecco, ma a distanza di anni posso dichiarare senza paura alcuna
di essere smentito che Dina Meyer è un atto di coerenza con le gambe, perché ad
oggi ancora non sa recitare, ma è sempre e comunque bellissima. Punto!

Imperituro amore. Punto! Non fatemelo ripetere.

I pesi massimi me li sono tenuti per la fine,
in due parti di contorno ci sono le facce migliori del film: il predicatore
assassino, che come dice Spider “Ha preso Dio e tecnologia per il verso
sbagliato”, ha il volto e il corpaccione di Dolph Lundgren, quello che ha
capito meglio di il tono del film e del suo personaggio, nella prima scena
risponde alla videochiamata intento a pregare, salvo poi sfoggiare un coltello
a forma di crocefisso e una sguardo da matto perfetti per il personaggio. A
proposito di doppiatori, qui ha la voce di Arnold Schwarzenegger, il che sembra
quasi un’involontaria strizzata d’occhio all’ultima scena del film (“È soltanto
spazzatura, buttatelo via!”), compare poco, ma ovviamente si mangia tutte le
scena, dei tanti ruoli mitici di Dolph, questo è uno di quelli che preferisco.

Dolph si esibisce nel secondo saluto ufficiale della Bara Volante.

Per farvi capire che razza di curiosità questo
film ha saputo scatenarmi, devo ringraziare proprio “Johnny Mnemonic” per avermi
spinto ad approfondire ciò che sapevo (nulla) su quel Giapponese che faceva il
capo dei cattivi, scritto con il pennarellone a punta grossa, ma drammatico,
mosso dal dolore per la perdita e un senso di lealtà più orientale che mai,
infatti nel finale “Beat” Takeshi Kitano, sembra un altro degli Yakuza dei suoi
bei film. Qui, poi, non aveva ancora avuto il tremendo incidente in moto che lo
ha lasciato con il caratteristico tic all’occhio. Quando vidi per la prima
volta “Battle Royale” avevo già recuperato tutti i suoi film su cui ero
riuscito a mettere le mani. Forse ho già raccontato questa storia, non ho
ambizioni da attore, ma se mai avessi la possibilità di fare una comparsata in
un film, non ho dubbio, vorrei che “Beat” Takeshi mi sparasse in uno dei suoi
film. Storia vera!

“Per così poco? Ti accontento anche subito Cassidy”.

Di 25 milioni di ex presidenti americani
spirati stampati su fogli verdi, “Johnny Mnemonic” ne porta a casa 19, colpa
dei tanti difetti del film e di una campagna pubblicitaria disastrosa, lo
stesso Gibson, ha bocciato il videogames ispirato a “Johnny Mnemonic”. In
compenso, per promuovere un film che parla di tecnologia futuristica, il mercato
è stato invaso di gadget a tema, tipo il flipper di Johnny Mnemonic! Un’innovazione tecnologica, il flipper, tempo dieci anni e tutti i ragazzini ne
avranno uno a casa, io, ad esempio, mi sogno ancora quello di Guerre Stellari, mannaggia a voi!

He’s a pinball wizard, there has to be a twist (Cit.)

Eppure, il lascito di “Johnny Mnemonic” è
importante, Keanu Reeves per scappare dai sicari, s’infila un basco che lo fa
sembrare Johnny Depp nella sua fase Bohemien e quando Depp ha rifiutato la
parte di Neo in “Matrix” sapete perché i fratelli Wachowski (attualmente
sorelle Wachowski) hanno chiamato Reeves? Perché aveva recitato in questo film,
come rigirare un flop in ruolo della vita. Ma non sono stati gli unici, provate
a dire chi recita nel film in uscita di “Ghost in the shell”? Takeshi Kitano!
Quindi occhio, perché i fan di questo film sono pochi, ma siamo una lobby molto
potente.

Lascito importante quindi, per me lo è stato, i
film di Kitano, i libri di Gibson, la musica di Rollins, grazie a questo film
ho avuto accesso ad una montagna di informazioni, il tutto grazie a tecnologia
ben più scarsa di quella utilizzata del film (una antica VHS), quindi forse
avevano ragione i Lo-Tek: l’informazione è potere, una capacità di memoria
adeguata aiuta.
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