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Joker di John Carpenter (2019): Il seme della follia (del Joker)

Inutile girarci attorno lo stiamo vedendo, è il momento del Joker. Ma con tutto il rispetto per il bel film di Todd Phillips con Joaquin Phoenix, il Joker che mi interessa di più in assoluto, è quello scritto da John Carpenter!

Il principe pagliaccio del crimine e il Maestro dell’Horror.
Uno dei più celebri cattivi della storia del fumetto, e uno dei migliori
registi di tutti i tempi, uno che gode di infinita stima su queste Bare. Si ma cosa hanno in comune
esattamente questi due? Oltre ad essere due soggetti dall’aspetto ben poco
rassicurante intendo dire. A ben guardarli forse non molto, il rischio era di
prendere due elementi già molto buoni singolarmente, tipo gli spaghetti e il
gelato alla stracciatella, e di tirare fuori una schifezza dalla loro
combinazione. Ve lo dico fin da subito, non ho mai provato a mettere la
stracciatella sugli spaghetti, ma Giovanni Carpentiere e il Joker insieme, non
sono niente male.

Chiaro che alla DC Comics vogliano sfruttare l’enorme ondata
di popolarità del film con Joaquin Phoenix nel miglior modo possibile, affidare il Joker ad un Maestro come
Carpenter è un ottimo modo per farlo. L’occasione arriva dall’ennessimo mega
crossover della Distinta Concorrenza, di cui non so niente, ormai mi guardo bene
da leggere quelli della Marvel, figuriamoci gli altri che risultano troppo
spesso delle mega ammucchiate di personaggi, che servono solamente a fare cassa.
Chi ha detto “parchi a tema”? Ah sei tu Martin, ciao!

“Un’altra battuta così Cassidy e sei un pagliaccio morto”

Questo fumetto è il primo numero (autoconclusivo e tutto
dedicato al Joker) relativo all’evento della DC Comics intitolato “Year of the
villain”. Da quanto mi pare di aver intuito, Lex Luthor è riuscito a radunare
alcuni super cattivi sotto il suo comando, al fine di fare cose e vedere gente.
Oh al diavolo chissenefrega! Quello che conta è che il Joker non ha nessuna
intenzione di vedere quel pelatone spadroneggiare, e che sia scritto da
Carpenter, non vi serve sapere altro per leggerlo.

Ormai conosciamo la politica del Maestro quando si tratta di accettare un lavoro, il quantitativo di soldi che riceve come compenso, deve
essere direttamente proporzionale alla distanza che lo separa dall’amato divano
di casa. Se lo pagano, l’idea lo attira e non deve saltare i suoi improrogabili
impegni (fare musica, giocare ai
videogiochi e guardare partite NBA) lui accetta. Sapete che vi dico? Fa
benissimo, io farei lo stesso, dopo una carriera a raccogliere briciole rispetto a
quanto meriterebbe, mi sembra un’ottima politica.

Che poi pantofolaio, si è anche messo tutto in tiro per andare a Cannes, va che bellino!

Siccome Giovanni è anche piuttosto attivo sul fronte dei
fumetti, il compare che si è scelto per questa impresa è il solito Antony Burch,
autore che ha già lavorato con Carpenter per la serie a fumetti Old Man Jack, ideale seguito di Grosso guaio a Chinatown. I disegni
invece sono affidati all’ottimo lavoro di Philip Tan.

A pagina uno, il Joker è già in fuga dall’Arkham Asylum, ma
questa volta decide di portare con se uno dei componenti della sua banda, un
ragazzo che nel corso della storia scopriremo chiamarsi Jeremy (come un pezzo
famoso dei Pearl Jam), ma che preferisce essere chiamato “sei di cuori”, come
da tradizione degli sgherri del Joker, spesso soprannominati come le carte da gioco.

Arkham ormai, ha più buchi del groviera.

Sfruttando un espediente classico che serve a far idealmente
avvicinare anche noi lettori al Joker, la narrazione è tutta dal punto di vista
di sei di cuori, un ragazzo con problemi mentali, convinto di poter capire ed
imparare qualcosa dalla nemesi dell’Uomo Pipistrello. Per questo decide di
seguirlo, anche quando il principe pagliaccio del crimine fa fuori cani,
padroni di cani e variopinti personaggi minori dell’universo DC, che vengono uccisi
tutti, piuttosto malamente.

[Cassidy inspira forte] “Joker – Year of the villain 1”
[Cassidy espira forte] non manca anche di una certa ironia, che ovviamente con
il Joker di mezzo non può mancare. In una città dove i cattivi spopolano, il
Joker trova molto divertente riciclarsi a novello protettore, ed ecco perché
decide di agghindarsi con il classico costume da Batman di Adam West (quello
con le sopracciglia sopra la maschera), costringendo sei di cuori a vestirsi
ovviamente come il Robin di Burt Ward. I due insieme si esibiranno anche nella
classica scena della discesa dal muro con la corda, un classico della serie
televisiva degli anni ’60.

Mancano solo le onomatopee e il repellente per squali.

I momenti buffi non mancano anche quanto ad entrare in scena
sarà l’Incantatrice, quella di Suicide Squad, definita da sei di cuori la donna
più bella mai vista, che però riesce a sbaragliare con i suoi poteri tutta la
banda di Joker, malgrado il suo sgangherato discorso motivazione in stile
Enrico V, ma molto più truccato in faccia.

Fino qui tutto molto simpatico, ma John Carpenter? Cosa
troviamo di Carpenteriano in questa storia? Non moltissimo bisogna dirlo, ma
quel poco è davvero molto riuscito. Dopo un frullato, un panino con il burro d’arachidi
ed un volo giù da un palazzo slogandosi malamente la spalla, sei di cuori
capisce che lui e il Joker non hanno poi così tanto in comune, quello non è solo
matto col botto, ma qualcosa di anche più pericoloso.

Non ditele che avete preferito Cara Delevingne. Non la farei arrabbiare se fossi in voi.

Scappando sei di cuori torna a casa della madre che ormai
non vedeva da un pezzo, ma ovviamente il Joker è già arrivato, ed è qui che i
disegni di Philip Tan danno il meglio, il suo primi piani sul Joker e sui suoi denti
quasi aguzzi, sono un ottima rappresentazione di quello che il personaggio
rappresenta, una conclusione a cui arriva anche il nostro Jeremy.

Joker non è semplicemente pazzo, è il male personificato, un
po’ come Michael Myers quindi, solo molto più logorroico. Jeremy
invece è pazzo, ma di sicuro non è un malvagio, ma solo un ragazzo che avrebbe
bisogno di un po’ di aiuto e magari di una guida con la testa sulle spalle. La
differenza è sottile ma significativa, usando uno stilema classico delle sue
storie, John Carpenter ci fa a lungo dubitare del fatto che forse, Jeremy si
sia inventato tutto, come fa uno come lui ad essere diventato il migliore
amico, anzi proprio la spalla (il suo Robin, letteralmente) del più ricercato
pazzo criminale di Gotham?
“Tu non lo fai per avere l’infermità mentale… tu sei matto davvero” (Cit.)

“Joker – Year of the villain 1” potrebbe essere il punto di
vista di Jeremy, in lotta con il suo lato oscuro ben rappresentato da Joker,
oppure potrebbe essere tutto vero, il che risulterebbe ancora più spaventoso,
perché è lo stesso Jeremy ad aver deciso di sua spontanea volontà di seguire un
criminale, la cui scusa è quella di essere pazzo. Ma quante volte gesti
orribili sono stati giustificati usando la malattia mentale come scusa? Chi è
il vero pazzo? Il pazzo, oppure il pazzo che lo segue?

Nello scontro finale John Carpenter e Antony Burch portano qualche
sotto testo adulto in un fumetto chiaramente per tutti. Intervistati su quale per loro sarebbe stato un ottimo attore per interpretare
la loro versione di Joker, i due non hanno esitato: Phoebe Waller-Bridge,
anzi per la precisione il suo personaggio interpretato in Fleabag.
Perché il loro Joker è armato anche di una certa sensualità
aggressiva che nello scontro finale emerge, quando Jeremy per fermarlo cerca di
strangolarlo, il principe pagliaccio del crimine gli chiede di farlo con molta
più forza, e intanto gli infila in testa la maschera di Batman. Essere soffocato
da qualcuno vestito da Batman… ooookay! Questo è davvero strano, brrrrr.

Qui nessuno, in questo momento, sta pensando ai bambini! (la signora Lovejoy non approverebbe)

Jeremy si ritrova quindi ad impersonare l’Uomo Pipistrello,
saltando idealmente la barricata e finendo a giocare nella squadra dei “buoni”,
cambio di fronte che il Joker dimostra non gradire molto, per cui inizia a
pestare il ragazzo a sangue – si sa che Joker con i ragazzini vestiti da “Ragazzo meraviglia”, non è mai stato tenero – salvo poi uscire di scena lasciandolo
sanguinante a terra, dicendogli di venire a vendicarsi: «Sarà più divertente ucciderti
quando ti sarai allenato per una ventina d’anni». Puro Joker al 100%, all’apice
del suo perverso senso dell’umorismo.

La battuta finale di un grande comico.

Insomma, John Carpenter dimostra di aver capito molto bene
il personaggio, e di avere delle cose da dire anche in una storiella
autoconclusiva su commissione come questa. Il Maestro si muove poco dal suo divano,
ma quando decide di farlo resta una garanzia.

Ora, non perdetevi il post del Moro su questo fumetto, e se
volete, tutto quello che avreste sempre voluto sapere su Maestro, nella rubrica
a tema della Bara Volante.

Inoltre, fate un salto sulla pagina del Faccialibro Il Seme Della Follia – Fan Page italiana dedicata a John Carpenter, non sono richiesti trucco e capelli verdi per visitarla.
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