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Jupiter – il destino dell’universo: Wachowski Bros. VS Super Mario Bros.

Andy e Lana
(ex Larry) Wachowski hanno definitivamente abbandonato il loro appellativo di “Wachowski
Bros.” ora si firmano “The Wachowskis”, una parola che mette a dura prova la resistenza
dei vostri incisivi, se la pronunciate tre volte di fila, vi comparirà Andy,
con il suo berretto da baseball rigorosamente girato al contrario e Lana con i
suoi nuovi capelli stile Mocio Vileda color Fucsia.
Sarà, ma io, a
torto o a ragione, li ho sempre chiamati Wachowski(fo). “Jupiter – il destino
dell’universo” purtroppo è il film che dà definitiva chiarezza su quale fosse
il loro nome d’arte corretto.

I Wachowski(fo)
campano di rendita dai tempi del primo Matrix: clamoroso caso di filmaker che vede
qualcosa di figo nel cinema Orientale, lo porta in Occidente semplificandone i
contenuti ed esasperandone l’estetica. In principio erano i sicari dei film di
John Woo. Gli allora ancora “Wachowski Brother” riassunsero tutta l’estetica
del Maestro degli Action movie di Hong Kong, in un tripudio di cappotti lunghi
fino alle caviglie, occhiali da sole ed automatiche sparacchianti in ogni
mano. Tutto quello e l’aggiunta del Bullet time. Come dice sempre un saggio che
conosco io: “Dal 1999 il mondo non è più stato lo stesso”.
Dei sequel di
“Matrix” non ne voglio nemmeno parlare, fatto sta che da allora i brothers hanno inanellato un’infilata
clamorosa di flop. Il cambio di sesso di Larry ha soltanto contribuito a far
sembrare la loro carriera una versione aggiornata di quella di Ed Wood.
Eppure ancora
forti dell’aurea di “Matrix” (malgrado due fiaschi col botto come
“Speed Racer” e “Cloud Atlas”) i Wachowski(fo) sono riusciti a farsi sganciare
da Hollywood 175 milioni di ex presidenti morti, stampati su carta verde, per
fare il loro nuovo film. Loro li hanno spesi per conciare Channing Tatum in
quel modo, ma questa, come direbbe Lucarelli, è un’altra storia…



“Sospetto che ci sia altro nella vita oltre ad essere bello bello in modo assurdo…. MAGNUM!”
Come avrete
notato da queste righe, se devo dare in testa ai Wachowski(fo) non mi tiro mai
indietro, eppure i due non mi stanno antipatici e bisogna riconoscergli almeno
un grande merito: Jupiter è forse uno dei pochi film ad alto budget visti negli
ultimi anni a non essere tratto da un fumetto/romanzo, non è un reboot,
prequel, sequel, remake, dire, fare, baciare, lettera, testamento.
Per la prima
volta da quel 1999 che ha cambiato per sempre il mondo, i Wachowski(fo) si sono
seduti ad immaginare un mondo tutto nuovo, bisogna dargli merito di questo,
ecco, poi il film avrebbe uno o due problemucci non proprio da poco.
Jupiter Jones
(Mila Kunis) ha un’allitterazione nel nome, come se fosse un personaggio di un
fumetto, ma in realtà somiglia più a una Cenerentola, figlia di immigrati Russi, che
per guadagnarsi da vivere fa la colf e per farci arrivare il concetto, i Wachowski(fo)
ci mostrano Mila Kunis intenta a pulire i cessi (qui qualcuno potrebbe vederci una
raffinata metafora del film…).
Grazie ad uno
dei tanti (tantissimi) spiegoni del film, la ragazza scopre di essere
l’incarnazione della matriarca Seraphi Abrasax.
I proprietari
delle Abrasax Industries sono una potente dinastia aliena che ha
commercializzato il siero dell’eterna giovinezza, ottenuto dal DNA dei morti
(Bleah! Ma che schifo!).
Boh insomma, l’erede
di tutto il cucuzzaro Balem Abrasax (Eddie Redmayne) la vuole morta, mentre
l’altro fratello Titus (Douglas Booth), manda il suo uomo migliore a salvarla,
Caine (Channing Tatum) guerriero interplanetario dal look, ehm, diciamo
particolare.



“Non ridete di me, una volta ero come voi!”

Il film ha un
target poco chiaro, a guardarlo sembrerebbe l’ennesimo film del filone “Young
Adult”, ma con due ultra trentenni come protagonisti.

La situazione
si complica perché di base il film si rifà al mito di Cenerentola, quindi la
protagonista non è minimamente moderna o emancipata (come, invece, lo è nei vari “Hunger Games”
per fare un titolo).
Inoltre il
film si rifà ad un’estetica classica, cercando di omaggiare la Space Opera
(tutta roba che non ha molta presa sui Teenager moderni), ma dove il tentativo di
innovazione dei Wachowski(fo) fallisce totalmente è nello schema del film, di
fatto ricalcato su quello di “Matrix”:
Jupiter è
l’eletto (come Neo) e proprio come in Matrix scopriamo il mondo e le leggi che lo regolano
attraverso il punto di vista del protagonista. Tatum/Caine è l’equivalente di Trinity, ma
molto meno “Maschia” di Carrie-Anne Moss se vogliamo dirla tutta…


Ritroviamo
l’idea degli alieni che si intrufolano nel nostro pianeta indisturbati, degli
umani “coltivati” ed utilizzati come fonte di energia, il dettaglio più grosso
è nel finale (NO Spoiler, tranquilli), di fatto “Jupiter” e “Matrix” si
concludono con la stessa identica inquadratura: i rispettivi protagonisti che
volano via. Qui non mi hanno messo i miei adorati “Rage Against the Machine”, questa è la differenza principale!



Tipo così, ma senza Tom Morello

Insomma, il
target del film è uno sbilanciato pastrocchio che cerca di mettere insieme i gusti del pubblico giovane e di quello adulto, possibilmente amanti della fantascienza
dallo stile un po’ retrò.

Il plot è confuso, eccessivamente verboso e il ritmo viene ammazzato da costanti
spiegoni piazzati lungo tutto il film, il risultato è che questi personaggi non
catturano mai davvero l’interesse del pubblico, spiego:

I cattivi
composti dalla famiglia “Abrasax” (non credo sia un omaggio al disco di
Santana), sono dei dandy fastidiosi, ma mai davvero minacciosi.

La
protagonista Mila Kunis, non ha nulla dell’eroina indipendente ed emancipata (come già detto),
dimostra molta meno volontà della Cenerentola della fiaba a cui si ispira.
Sembra un oggetto semi-inanimato che viene salvato dall’eroe di turno svariate
volte durante il corso del film. Pazzesco, ma la Kunis risulta fuori ruolo, nei
panni di un immigrata Russa, cosa che poi per altro lei è davvero.



“Ma il mio agente non ha mai parlato di cessi da pulire in questo film”

Sean Bean
sembra stato scelto solo per fare l’occhiolino ai fans, è costretto a recitare
un dialogo in cui alla domanda “Stai bene?”, deve rispondere, “Sì, per ora sì”.
Visto il record di personaggi morti che ha interpretato in carriera, sembra
proprio un Inside Joke.

Sarebbe troppo
facile scherzare sul look di Channing Tatum che sembra uno Spock vestito per
una parata del Gay Pride (hanno fatto peggio anche di Foxcatcher): i Wachowski(fo)
gli mettono ai piedi dei pattini volanti che lo fanno svolazzare in giro per la
pellicola. Ora, probabilmente ci ho pensato solo io, ma non sono riuscito a non
pensare agli stivali-razzo del film “Super Mario Bros.”, lo so, il mio cervello
funziona in un modo tutto suo…



A bere l’acqua, ti becchi il tifo, il cibo e l’aria, qui fanno schifo, di questa film, sono arcistufo, se prendo i Wachowski, gli spacco il muso.

Eppure, quando
ho visto le creature antropomorfe al servizio della famiglia Abrasax, non sono
riuscito a non pensare ai Goomba, vuoi vedere che alla fine i Wachowski(fo)
volevano solamente fare un remake? Sarà per quello che non si fanno più
chiamare Bros: non volevano essere scambiati per Mario e Luigi!

GOOMBA!!

La cosa che
non ho davvero capito è come mai i Wachowski(fo) hanno diretto quasi tutto il
film usando solo primi piani. Ci sono inquadrature che allargano il campo sui
paesaggi e le solite scene di ribelli nero vestiti che si combattono a
mezz’aria (ancora Matrix). Per il resto però, il film è TUTTO fatto da primi
piani. Ora, per me non è un problema vedere gli occhioni della Kunis in primo
piano, ma quando vedi Tatum conciato in quel modo sul grande schermo viene un
po’ la pelle d’oca.

“Jupiter – il
destino dell’universo” secondo me è il film con cui nemmeno i fans dei fratelli
Mario e Luigi Wachowski, potranno continuare a difenderli, perché l’estetica
sbagliata (riassunta dal look agghiacciante di Caine) e i problemi del film
sono talmente grandi da non poter più essere ignorati. La cosa che mi ha
disturbato ulteriormente è stato il cameo di Terry Gilliam.
Ci sono pochi
filmaker (ma più in generale, bipedi su questo pianeta) per cui io nutra stima,
beh il Monty Python ex Americano è sicuramente uno di questi e, lo dico
candidamente, per me era l’unico motivo di interesse di questo film.
Bene, i Wachowski(fo)
smettono per un momento di far esplodere cose o di fare primi piani dei protagonisti,
per buttare dentro al loro film una scena in cui Jupiter è alla prese con la
burocrazia della Abrasax Industries.
In questa
parte di film il look è volutamente retrò (i due registi si sforzano
tantissimo per cercare di tirare fuori qualcosa che assomigli ad un film di 15
o 20 anni fa) all’improvviso spunta Terry Gilliam, con quel suo sorrisone che
fa reparto da solo. Niente da dire, è un cameo simpatico che i fan del regista
apprezzeranno.
Il problema è
che guardando quella scena ho pensato ad Eli Roth: se avete visto
“Hostel” vi ricorderete che ad un certo punto fa la sua comparsata Takashi
Miike.
Proprio come i
Wachowski per “Matrix”, Roth è stato un altro che ha importato idee dai film
orientali. Il cameo di Miike, sembrava quasi un benestare a tutta l’operazione.



“Io Gilliamesque, voi Wachowski(fo)”
Ora, ditemi che
io sono cinico e complottista (tranquilli, lo sono), ma secondo me far venire
giù Terry Gilliam è un tentativo paraculo dei Wachowski(fo) di cercare di
farsi paragonare al geniale regista. Anche perché, se fosse stato un semplice
cameo fatto in amicizia, Mario e Luigi non avrebbero pubblicizzato la presenza
di Gilliam nel modo subdolo con cui lo hanno fatto (non dico che la promozione
del film fosse basata su questo cameo, ma quasi).
Spero solo che
Terry abbia incassato un bell’assegno, anche perché il suo “Don Quixote” ha
sempre bisogno di fondi, ecco, cari i miei Wachowski(fo): la prossima volta che
qualche Major vi allungherà una valigetta con 175 milioni di Petrol-Dollari,
ricordatevi del vostro grande amico Terry Gilliam, il mondo del cinema ve ne
sarà estremamente grato.
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