Home » Recensioni » Jurassic Park (1993): sarà un classico, anche tra 65 Milioni di anni

Jurassic Park (1993): sarà un classico, anche tra 65 Milioni di anni

Per motivi anagrafici, non so dirvi quanti lucertoloni si aggiravano sulla terra 65 milioni di anni fa, ma posso garantirvi che nel 1993 c’erano dinosauri dappertutto.

Se pesco dai cassettini della mia memoria, sono pronto a giurarvi che il piccolo Cassidy di allora era già infognatissimo con i dinosauri, sapevo tutti i nomi delle specie a memoria, una cosa da far sembrare il piccolo Timmy di questo film l’ultimo della classe. Quando questo film uscì al Cinema, fu la ciliegiona sulla torta della mia passione per i precedenti inquilini di questo gnocco minerale che ruota intorno al Sole che abbiamo affittato. Mi portò mio padre a vederlo al cinema e fu solo la prima di giusto un paio (due di numero) visioni successive a casa, in un glorioso VHS ricevuto in regalo (sempre da mio padre): un monolite nero con sopra l’enorme logo del Jurassic Park.

Mi basta un fotogramma di questo film per ripetervi la battuta che stanno pronunciando (Storia vera).

Vi giuro, senza esagerare, erano almeno 15 anni che non vedevo più questo film e in vista dell’uscita del prossimo capitolo della saga (Jurassic World) ho deciso di cogliere la palla al balzo e riguardarlo. Chiedete pure a quella santa donna della mia ragazza che mi sopporta in tutte le mie stramberie, ancora ricordavo intere porzioni di dialoghi a memoria. Inutile, quindi, girarci attorno: per quanto mi riguarda questo film è assolutamente un Classido!

Nel 1993, l’unico bipede più potente di un T-Rex era un signore con gli occhiali tondi di nome Steven Spielberg. La sua è stata una lunga cavalcata durata quasi vent’anni, in cui ha fatto il bello e il cattivo tempo nel Cinema d’avventura per famiglie con incassi da capogiro, anche se “Duel” e soprattutto Lo Squalo faccio un po’ di fatica a considerarli film per famiglie, gli altri titoli che lo hanno reso celebre non ve li cito nemmeno, tanto li amate tutti quanto me, già lo so.

Il vecchio Stevie era pronto per fare altro, progetti maturi e seri, ma prima di passare a cosine come “Schindler’s List”, “Salvate il soldato Ryan” e (Gulp!) “Amistad” decise che era il momento di un ultimo grande BOOM! Con cui salutare idealmente la prima porzione della sua carriera.
Spielberg e Michael Crichton si conoscevano già, avevano prodotto insieme una serie tv ambientata a Chicago, che parlava di medici in prima linea che in pausa pranzo facevano due tiri a basket, potreste averne sentito parlare, se ora George Clooney vi vende le cialde del caffè è anche merito di E.R.

Secondo me lì dentro ci stava comodo anche King Kong…

Crichton in gioventù aveva buttato giù la storia di un giovane scienziato che riportava in vita i dinosauri usando la clonazione, fece leggere il racconto agli amici, ottenne solo grandi sbadigli, quindi il grosso manoscritto finì in un cassetto per anni e venne recuperato solo dopo il suo esordio come regista per il film “Westworld” (da noi “Il mondo dei robot”… Potrei anche decidermi a commentarlo una buona volta!), l’idea che mancava a quella storia di dinosauri era la stessa alla base di “Westworld” ovvero: un parco di divertimenti. Annunciata la sinossi del romanzo, quattro Majors si presentarono da Crichton con i soldi in mano e un regista nel taschino, le opzioni messe sul tavolo erano le seguenti: la Fox con Joe Dante, Tim Burton in rappresentanza della Warner, la Columbia era pronta a giocarsi Richard Donner e la Universal concludeva il quartetto con Steven Spielberg. Se chiedete a me, ancora oggi pagherei per vedere Joe Dante alle prese con i Dinosauri, ma nel 1993 l’uomo giusto era Spielberg, prima scelta assoluta anche di Crichton, anche solo per riformare la coppia di E.R. e portarsi a casa un milione e mezzo di Ex presidenti spirati, stampati su carta verde per consegnare la sceneggiatura.

Si si, ridete, ma tanto anche voi fareste la stessa cosa, provate a negarlo…

Da qui in poi, è tutto Spielberg, per il suo ultimo clamoroso BOOM! si contorna di una squadra All-Star: David Koepp (Carlito’s Way, il primo Spider-Man di Raimi e un’altra infinità di titoli) viene chiamato a rimaneggiare lo script di Crichton, limando gli angoli alle scene violente e mettendo un po’ di pepe ai dialoghi. Ci sono differenze con il romanzo originale, ma purtroppo avendo letto solo un pezzo dei primi due capitoli (un giorno rimedierò), le tralascio volutamente e mi concentro solo sul film.

Per tentare di rappresentare i dinosauri nel modo più credibile possibile, Spielberg coinvolge il paleontologo Jack Horner e il film diventa la vetrina per tutte le teorie più all’avanguardia: per la prima volta qui si parla dei dinosauri come creature a sangue caldo, dei loro tratti in comune con gli odierni uccelli, tutte teorie che per altro sono state confermate nel corso degli studi successivi. Poi chiamatemi romantico (o pirla), ma nella mia testa, la scena in cui John Hammond piomba sul sito del Montana, per convincere Alan Grant e Ellie Sattler a partecipare al suo sogno, non è altro che la messa in scena di Spielberg che va dal paleontologo dicendogli «Buongiorno Sig. Horner, ho bisogno di lei per riportare in vita i dinosauri.»

«Signor Horner io posso finanziare la sua spedizione… Per i prossimi tre anni»
Rivedere “Jurassic Park” a 22 anni dalla sua uscita, è un po’ come ritrovare un vecchio amico dopo tanti anni, uno invecchiato particolarmente bene. Spielberg fa davvero tutto giusto, partendo dal cast, responsabile di un buon 30% della riuscita della pellicola a mio avviso. Per i personaggi del film sceglie attori anche poco avvezzi al mondo dei Blockbuster, ad esempio, dopo non essere riuscito a convincere Juliette Binoche, per la parte di Ellie Sattler opta per Laura Dern, musa di David Lynch prima e di Ben Harper dopo.
Ci volevano due grandi attori per recitare le nostre facce. mentre guardiamo “Jurassic Park”.
Per incarnare “Il lato oscuro di Walt Disney” come è stato definito da Spielberg e Crichton, ovvero il miliardario John Hammond, convince Richard Attenborough a tornare da questa parte della macchina da presa dopo 14 anni passati a fare solo il regista (l’ultimo film da attore era “Il fattore umano” di Otto Preminger. Forse voleva vendicarsi di quella sera del 1982, in cui “Gandhi” diretto proprio da Attenborough si portò a casa l’Oscar, lasciando il suo “E.T. – L’Extraterreste” a bocca asciutta, ma considerando che Richard Attenborough viene ricordato dal grande pubblico proprio per il suo ruolo in questo film, probabilmente non voleva fargli un torto… O forse sì? Boh!

«A Steven ho detto, per il mio cachet, non badare a spese…»
Per la parte del paleontologo che odia i bambini («I bambini puzzano!») Alan Grant, Spielberg ritarda le riprese di un mese, pur di permettere a Sam “Miglior attore degli Anni ‘90” Neill, di completare “Hostage” e presentarsi sul set. “Jurassic Park” è un classicone, ma se chiedete a me è il SECONDO miglior film di Sam Neill, il primo sarebbe arrivato due anni dopo… Ma questa è un’altra storia.
Ed ora, fermi tutti, vi avviso, sto per andare giù di testa, nelle prossime righe sbraco completamente, è il momento di parlare di Ian Malcolm: Jeff Goldblum, aveva già preso parte a film di culto grossi così, cito a caso “Uomini veri”, “Buckaroo Banzai”, “Tutto in una notte” e “La Mosca” (ho dimenticato altri 10 titoli giganti, ma per quello avete Wikipedia e poi ci ricordiamo tutti di “Le ragazze della Terra sono facili” dai!), ma è con il matematico (Caosologo) di questo film che si è guadagnato il ruolo della vita. Se mai dovessi stilare una classifica di personaggi fighi della storia del Cinema (non ci riuscirei MAI) Ian Malcolm sarebbe presente. Vestito completamente di nero, con un cinismo, una propensione a rompere i coglioni ai potenti e guidato da un’incrollabile fede nel caos e nella forza della sua satira, Malcolm è il bassista carismatico del film, ogni volta che entra in scena si mangia la pellicola e considerate che per metà film viene messo in panchina dalla storia.
Icona di stile e modello di vita.
Goldblum recita come uno che si vede proprio che si sta divertendo, mettendoci tanto del suo nel personaggio, ad esempio: la propensione ad essere un “Tombino di femmine” lo accomuna al personaggio, per gli amanti del Gossip, Goldblum ha avuto storie e matrimoni con molte colleghe di set, da Laura Dern a Geena Davis. Poi personalmente, io vado giù di testa per il suo modo di gesticolare, non esiste nessuno al Cinema che gesticoli come il vecchio Jeff, non ha un modo di muovere le mani agitato, come facciamo spesso noi Italiani, lui muove ‘ste dita in aria lentissimamente, il risultato è ipnotico quando spiega le sue teorie, faceva lo stesso anche ne “La Mosca”.
Ma la marcia in più del personaggio, sono i suoi dialoghi, una serie infinita di punch-line da imparare a memoria, si passa da «Ma chi ci tengono lì dentro, King Kong?» alla clamorosa «Senta, è previsto che si vedano dei dinosauri nel suo Parco dei Dinosauri?», tra tutte queste frasi, quella che mi sono ritrovato più spesso a citare nella vita reale, è quella che ogni volta fa venire giù il tetto ovvero: «Dio ci scampi! Siamo nelle mani degli ingegneri…»
…Agli ingegneri poi lo spiego più tardi.
In caso di sinistro con un T-Rex, il CID è inutile perché tanto ha sempre ragione lui.

Una delle ragioni per cui “Jurassic Park” è invecchiato così bene, sono sicuramente gli effetti speciali, l’idea originale di Spielberg era di animare tutti i dinosauri a passo uno, ma dopo aver visto un filmato di prova in CG fatto dalla Industrial Light & Magic, ha cambiato completamente idea, con buona pace di Phil Tippett, mago della Stop Motion che era già al lavoro sul film di Spielberg.

Ma la CG da sola non sarebbe stata sufficiente senza i fantastici effetti animatronici di sua Maestà, anche qui, per la filmografia recatevi su IMDB armati di tanta voglia di leggere. L’uovo di Raptor che si dischiude, la Triceratops malata, i Brachiosauri, o il minacciaso fiato del Raptor sul vetro della cucina (realizzato utilizzando il getto di un estintore) sono tutti merito suo. In generale, se guardando questo film vedete un dinosauro e non meccanismi ricoperti di gomma piuma, sapete a chi dire grazie.

«Non urlare, è solo un grosso piedone animatronico… Forse»
Di suo Spielberg mescola con sapienza CG ed effetti speciali tradizionali così, anche a 22 anni dalla sua uscita, “Jurassic Park” non perde un millimetro della sua magia, il regista mostra i dinosauri usando campi lunghi e in pieno sole, la prima volta che Alan Grant vede un Brachiosauro, lo fa insieme allo spettatore. Riesce a creare ammirazione o tensione, usando grossi pupazzoni di gomma, piazzando sempre la telecamera nel posto giusto e montando ad arte tutte le scene d’azione, come ad esempio la scena della cucina, o l’arrivo del T-Rex, non so mai decidere quale delle due scene preferisco.

Secondo loro io dovrei avere paura vedendo Carlo Cracco in una cucina? Dilettanti…

Con alcune idee semplici, ma brillanti Spielberg riesce a sospendere l’incredulità facendoci vedere non gomma piuma, ma veri dinosauri, come il piedone del T-Rex inquadrato in primo piano, che schiaccia un enorme mucchio di terra bagnata, o la celebre scena del bicchiere che vibra, ottenuta sparando a undici l’amplificatore di una chitarra sulla nota giusta, incubo per i tecnici del suono, si narra di una notte insonne passata a cercare di ottenere il risultato sperato fino a poche ore prima di dover girare la scena.

Ma la cosa che ho davvero realizzato riguardando il film qualche giorno fa, è stata la vera ragione per cui “Jurassic Park” mi piacesse così tanto da bambino… Perché è un Horror!

«Se stai vedendo la mia pupilla vuol dire che sei troppo vicina»

La scena «Dov’è la capra» che si risolve con un urlo spacca vetri di Alexi (Ariana Richards fu scelta da Spielberg proprio perché svegliò Kate Capshaw, moglie del regista, allarmata dall’urlo durante il casting), Ellie che ritrova (un pezzo di) Samuel L. Jackson, nel bunker dove si reca per attivare nuovamente la corrente, il Dilophosaurus che punisce il ciccio bastardo Dennis Nedry. Ma più in generale sono tutti i momenti di tensione, se non vera paura, a incantare del film. La censura castrerebbe un film come “Jurassic Park” se uscisse oggi, giusto per darvi un dato… Samuel L. Jackson (sì, perché c’è anche lui nella sua vita pre-Pulp Fiction) fuma ossessivamente ogni volta che è in scena.

Carino e coccoloso.

Capisco anche perché molti odiarono questo film alla sua uscita, la componente “bambinesca” tiene banco, a parte Alexis e Timmy (sì, in questo film c’è davvero un bambino che si chiama Timmy!) sono il prototipo di tutti i bambini odiosi del Cinema, quanti gagni saccenti ed esperti di computer avete visto al Cinema? Ecco, qui ne troviamo due grossi esempi.

I passaggi per bambini nel film sono numerosi, un sacco di cose “schifide” che fanno sempre presa sui più piccoli, come la starnuto smoccioloso del Brachiosauro, fin al classico dei classici… La Caccona! («Questa sì che è una bella montagna di merda!» Cit.). Ecco, tutte queste cose rappresentano le classiche trovate inserite dagli adulti in un film, perché convinti che piacciano ai bambini, ovviamente a me da bambino, quali parti piacevano? Gli ammazzamenti, la gente divorata e le parti di paura, come volevasi dimostrare.

Cose che fanno sempre ridere: La cacca.
Poiché nel 1993 i computer non erano ancora la normalità come ora, il film ha un approccio conservatore alla tecnologia, vista ancora come qualcosa di strano e incomprensibile, però “Jurassic Park” ha il merito di aver elevato ad arte il concetto di “Spegni e riaccendi”, gli informatici alla lettura sanno di che parlo. Volendo potrei anche criticare il messaggio velatamente bacchettone, ovvero: il ribelle Alan Grant alla fine ci convince che la famiglia tradizionale con figli è la via da seguire, ma sto volutamente cercando il pelo nell’uovo (di Dinosauro), perché il film riesce ad essere un apologo ecologista e vedere un caosologo e un capitalista, discutere sul fatto che la vita trova sempre un modo, resta fantastico 22 anni fa come oggi.
La sua componente Horror non raggiunge i livelli di satirica mattanza di che so “Starship Troopers”, perché comunque è il film d’avventura (per famiglie) definitivo di Spielberg che celebra lo stupore, il miracolo della vita e il buon cuore dietro alla scorza dura, puntare il dito contro queste cose vorrebbe dire non conoscere e non apprezzare il Cinema di Steven Spielberg. Onestamente se non vi viene un gilet di pelle d’oca, quando John Williams entra fortissimo con il suo tema musicale, mentre Sam Neill guarda l’orizzonte dicendo: «Guarda si muovono in branco, si muovono in branco», io non vi conosco e non vi voglio conoscere!

Chiamatemi pure Giurassico, ma io su questa scena mi esalto sempre un casino.

In ogni caso, il finale con gli uccelli in volo (veri eredi dei Dinosauri) è gigantesco a mio avviso, quella vena caramellosa e un po’ melodrammatica della scena in questione serve solo a tentare di occultare la verità, siamo alla fine del film, i buoni si sono salvati sì, ma hanno perso, l’umanità ha fatto l’ennesimo casino e solo pochi chilometri di mare le impediscono di trasformarsi in un grosso buffet.

«When dinosaurs ruled the earth», dice il cartello che cade davanti al T-Rex impegnato a fare il King Kong della situazione e vi assicuro che nel 1993 i dinosauri lo dominavano veramente questo mondo.
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Film del Giorno

    Il signore del disordine (2024): no, non parla di mio suocero

    Per uno come me, costantemente alla ricerca del prossimo Horror da guardare, questo “Lord of Misrule” non l’ho proprio visto arrivare, nel senso che ha zompato tutta la trafila abituale, [...]
    Vai al Migliore del Giorno
    Categorie
    Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
    Chi Scrive sulla Bara?
    @2024 La Bara Volante

    Creato con orrore 💀 da contentI Marketing