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Jurassic World (2015): quanto mi secca avere sempre ragione…

Non avevo nessuna aspettativa per questo film, ero arrivato addirittura a definirlo “Un progetto nato morto”, dopo aver visto Jurassic World l’unica cosa che mi viene da dire, citando per l’ennesima volta nella mia vita Ian Malcolm: Quanto mi secca avere sempre ragione…

Il 2015 è un anno bello pieno, abbiamo avuto il buon ritorno degli Avengers e quello clamorosamente figo di Mad Max, a breve arriverà un nuovo Terminator, quindi trovo quasi simbolico il fatto che questo nuovo capitolo della saga di Jurassic Park, arrivi proprio ora, a metà del 2015, anno della Capra secondo il calendario Cinese… La Capra, eh? Eh? Occhiolino…

Il Blockbuster estivo della Universal secondo me è il vero metro di paragone di come vengano prodotti i film per il grande pubblico, alcuni dialoghi presenti nella sceneggiatura sembrano quasi la coscienza di Colin Trevorrow che prende il sopravvento. Se avete visto il film, sicuramente non vi siete persi Vincent “Kingpin” D’Onofrio che dice a Chris “Star Lord” Pratt una cosa del tipo: «Questa cosa si farà, scegli se sei dentro o fuori.»

«Se anche questa volta ci sono procioni e alberi parlanti io sono fuori…»

Evidentemente è quello che hanno detto a Colino Terrovoro, uno che nella vita aveva diretto solamente un film Indie adorato al Sundance “Safety Not Guaranteed” (che non mi era nemmeno piaciuto tanto…) e si è ritrovato alla guida di un costoso Blockbuster estivo, con alle spalle la rete di sicurezza di Steven “Executive Producer” Spielberg, dimostrazione che il buon Colino è la marionetta chiamata ad eseguire gli ordini. Questa cosa si fa, Trevorrow come Owen Grady, ha deciso di salire sulla barca, o sulla giostra per restare in tema con il film.

Jurassic World è un Monster Movie (o B-Movie, però con i soldi di una Major) fatto per un pubblico che non guarda Monster Movie e che al massimo ha come punto di riferimento il film del 1993 diretto da Spielberg. Anche l’ultimo dei Gallimimus ha ben chiaro in testa che Jurassic Park è un modello inarrivabile, era un film talmente avanti da aver aperto e chiuso il discorso Dinosauri al Cinema, quindi Jurassic World nasce con l’intento di fare altro, intrattenimento svelto e spiccio, il che per quanto mi riguarda è qualcosa di molto nobile, nulla da eccepire.

Benvenuti al Jurassic Par… Ehm, no, niente…

Quello che ho trovato odioso è lo smodato impegno con cui il film di Colin Trevorrow, non ci prova nemmeno a stare in piedi sulle sue gambe, creando la sua storia, ma spreca tutte le sue energie nel tentativo di occhieggiare al film che 22 anni fa, portò i Dinosauri al Cinema creando il concetto di “Wow”. Il film di Trevorrow contiene così tante strizzatine d’occhio da risultare irritante, guardandolo (anche senza gli occhiali 3D) rischierete la congiuntive per il numero di occhiolini piazzati dentro la storia.

Un T-Rex che mangia una capra (Occhiolino!!), la Jeep e il visore del piccolo Timmy (Eh? Eh? Occhiolino!), un brontosauro ferito che somiglia alla Triceratops (Visto? Occhiolino!), la Hall del centro visitatori intitolata a John Hammond (Eh! Eh? Wink Wink!), i flare per attirare il T-Rex (Occhiolino!), ci sono persino idee che Spielberg aveva scartato nel 1993, ad esempio i bambini che giocano con dei cuccioli di Triceratops (con la sella) dovevano esserci anche in “Jurassic Park”, ma Spielberg tagliò la scena poiché il test in Computer Grafica della IL&M venne superato dalla ormai mitica Triceratops malata animatronica di Stan Winston… Ma nel 2015, non si butta via niente, quindi tutti in sella! Inutile che vi elenchi tutte le citazioni, ho ancora le palpebre doloranti dopo tutti questi occhiolini, ma tra il cartoon del filamento di DNA e il Dilophosaurus ologramma in stile Obi Wan Kenobi, ci ha già pensato Trevorrow a farveli notare tutti.

Ma chi ci tengono lì dentro, King Kong che fa l’occhiolino? Wink wink, nudge nudge…

Il Jurassic World, costruito su Isla Nublar (la stessa location del primo film), è un parco avviato da anni, guidato dai finanziatori, sempre alla ricerca di attrazioni più grosse e spettacolari per aumentare il fattore “Wow”. Come sia stato possibile aprire un parco del genere, dopo i fatti di San Diego del secondo film, o i casini del terzo, non è dato sapersi, perché come detto, l’unico film a cui gli spettatori devono pensare è il primo film.

Non so se con intenti satirici (ma non credo) o più probabilmente perché i finanziatori della Universal hanno continuato a dargli schiaffi sulle mani, ogni volta che provava ad uscire dal seminato, Trevorrow non fa altro che trasformare il Jurassic World in una grosso METAFORONE del film stesso.

I nuovi dinosauri sono frutto di riunioni di Marketing, dietro al loro nome e al loro utilizzo ci sono focus group e indagini di mercato, che non sono tanto diversi da quelli che si fanno laggiù nel bosco di Holly quando si progetta un sequel/remake/reboot/marche di sigaretta/nomi di automobili. Bisogna cambiare tutto, ma senza turbare lo spettatore, quindi i Raptor, dopo tre film passati a spiegarci che se non si fossero estinti, sarebbero diventati la razza dominante sul pianeta, qui ci vengono mostrati come Chiwawa ammaestrati che rispondono agli Imput del Cesar Millan di turno, ovvero Owen Grady (Chris Pratt), salvo poi affannarsi a spiegare che è tutta questione di Imprinting e che, comunque, sono ancora letali… “Più le cose cambiano, più restano sempre le stesse” (CIT.)

Tranne il Dr. Wu, lui è sempre uguale, non so se è un clone o un Signore del Tempo.

Il problema è che la Satira la devi sapere anche gestire, qui c’era il potenziale per una mattanza di ricchi visitatori, da far impallidire, che so, i soldati invasati trasformati in carne da macello in “Starship Troopers”. Ma Colin Trevorrorow questo tipo di talento non ce l’ha, è solo una marionetta messa lì a gestire elementi che gli sono stati imposti dal reparto Marketing del film, quindi si barcamena utilizzando a volte la satira, a volte la commedia (l’informatico Jake Johnson con maglietta occhiolino personalmente l’ho trovato odioso) e in altri momenti semplicemente ignora il tutto, fischietta indifferente e tira dritto cercando di portare a casa il risultato. Colin è talmente un paraculo fuori posto che si aggrappa ad ogni citazione possibile pur di distrarre il pubblico, la tipa del centro di comando, si ritrova a ripetere la stessa battuta (“Ho un fidanzato”) che diceva quando faceva la secondina in “Orange is the new Black”, ma l’apice è vedere gli addetti della sicurezza della InGen, trasformati in una citazione dei Marines di “Aliens – Scontro finale”, dimostrazione che Trevorrorow, per la prima volta nella sua vita alle prese con un budget maggiore di quello di una cassa di Redbull, ha avuto sì la decenza di andare a rivedersi i film giusti, ma anche di aggrapparsi a loro come ad un salvagente in mezzo ad un naufragio. In tutta onestà, a me vedere uno che occhieggia in quel modo, crea più fastidio che simpatia…

I personaggi del film risentono del poco spazio di manovra di Trevorrorow e di questa sua esigenza citazionista (e paracula), ovviamente ci sono due ragazzini da salvare anche qui (gli altri ospiti sulle attrazioni? Che muoiano tanto non li conosciamo…), Gray e Zach sono i sostituti di Alexis e del piccolo Timmy, solo che sono molto più odiosi, uno ha dei capelli anni ’80 che lo fanno assomigliare ad Eros, il Dio dell’amore dei cartoni animati di Pollon, l’altro è un adolescente con gli ormoni che fanno le sgommate che pensa solo a… Vabbè avete capito, salvo poi farsi prendere dalla magia del parco nel momento meno indicato possibile.

«ODDIO! Anche questo film è pieno di bambini!! AAAAHHH!!»
Se in Lost River abbiamo avuto la mamma che tutti vorremmo avere, in “Jurrassic World” abbiamo Claire, la zia che tutti vorremmo, interpretata dalla bellissima Bryce Dallas Howard. Tanto è bella la nostra BRUCE Dallas, quando è odioso, inutile e scritto male il suo personaggio. In teoria dovrebbe essere l’amministratore delegato del parco, in pratica anche l’ultimo venditore di palloncini non le dà retta e si fa beffe di lei. Per tutto il tempo snocciola nozioni di marketing e alza la palla a Chris Pratt per la battuta più meta-cinematografica di tutto il film (“Sono dinosauri, sono già Wow”)…. Ecco, provate a spiegarlo alla Universal.

«Cassidy, ho solo due anni più di te, al massimo puoi avere Richie Cunningham come Zio»
Nello stesso anno in cui abbiamo avuto la miglior eroina cinemaografica da (troppi) anni a questa parte, Claire è un personaggio fastidioso, che dovrebbe piazzarsi a metà tra John Hammond e Alan Grant, per quel suo mal celato disagio quando si trova ad interagire con i bambini. Ma la cosa che mi ha disturbato di più è quel messaggio subliminale che vuole Claire come un personaggio bisognoso di un uomo per essere salvata (con tanto di bacio alla “Dammi un po’ di zucchero baby”, ma senza l’ironia di Bruce Campbell) o ancora peggio, una disadattata senza uomo e figli, tanto che la vediamo scossa quando si ritrova circondata da famigliole felici…. Un giorno scopriremo che il consiglio di amministrazione della Universal è composto dagli organizzatori del Family day. A questo aggiungete il caschetto perfetto che si scompiglia (ma sempre con un’acconciatura finto-arruffata) e la canotta da Final Girl e il personaggio urticante è bello che finito… Voilà!

Una canotta, un flare e una porta che si apre, sembra Tomb Raider invece è la scena più riuscita del film.

In soldoni l’unico che si salva è Owen Grady, parlando de Il Mondo Perduto avevo detto che era un film che necessitava di un action man esperto di Dinosauri, più che di un Caosologo, infatti Owen sembra proprio il personaggio di cui il secondo film della saga avrebbe avuto bisogno. Un avventuriero muscoloso che si auto definisce Alfa (… frase che in bocca ad Alan Grant avrebbe stonato, ma che quel bisteccone di Chris Pratt può giocarsi con ironia), ma anche “mammo” dei Raptors e unico personaggio per cui viene un po’ voglia di fare il tifo, solo perché messo di fronte all’idiozia generale dell’organizzazione, fa notare le ovvietà, tipo che crescere l’animale più grosso e pericoloso del mondo in cattività, non è poi tutta sta grande idea.

Pratt incarna bene lo zoticone figo, sudato e con la battuta pronta, il PG-13 gli impone di bere Coca Cola invece che qualcosa di più virile, ma tutto sommato si salva, incarnano un personaggio visto mille mila volte (pensavo che dopo lo sfottò/omaggio supremo di Jack Burton questi personaggi fossero estitini come i Dinosauri…. Vabbè!), ovviamente l’attrazione con il suo perfetto opposto, la meticolosa Claire, è inevitabile, vuoi non rifare Goldie Hawn/Mel Gibson in “Due nel mirino”?


«Vi tengo a bada con la puzza di ascelle, se non volete che mi tolga anche le scarpe tornate nelle vostre gabbie…»

Ora, se volessi mettermi a fare la punta ai chiodi (e sono uno capace di farlo) potrei elencarvi il numero di cazzate contenute nella trama, ma fareste prima a riguardarvi tutto il film, quello che, però, ci tengo a sottolinearvi è che questa trama ha l’odiosa caratteristica di essere banalissima, nel senso che ogni singola svolta è facilmente prevedibile con svariati minuti di anticipo. Appena vedi il miliardario Indiano salire sull’elicottero, sai già cosa succederà nei prossimi 10 minuti di film, ma quello che mi ha urtato di più è stato proprio l’utilizzo del tanto blasonato Indominus Rex.

La composizione del suo DNA è una sorpresa che cambia ogni volta che la trama necessita di una svolta, se il T-Rex poteva vederti solo se ti muovevi e i Raptor erano intelligentissimi cacciatori, l’Indominus Rex non è altro che un pretesto per far procedere la storia…. A mio avviso questo non è un problema di trama poco solida, è proprio una clamorosa mancanza di inventiva. Ma Porco Mondo! Hai deciso d’inventarti un dinosauro da zero e il massimo che riesci a fare è un coso senza il minimo di carisma?

«Non è vero che non ho carisma, sono solo timida»

Cos’è che funziona di questo film? Facile! L’ultima scena. Non vi rivelerò nulla, ma fateci caso, nel finale dialoghi e umani quasi spariscono, ma solo dopo averci fatto subire Vincent D’Onofrio alle prese con “Il monologo del cattivo che spiega i suoi piani”, anche qui, non avevano smesso di farli dopo “Gli Incredibili”?

Quel finale rivela la vera natura di “Jurassic World”, ovvero: un monster movie realizzato con buonissimi effetti digitali e animatronici, in cui le creature risultano espressive e molto ben realizzate e non c’è nessuna paura di mostrare un Dinosauro in pieno giorno, perché la sicurezza dei propri effetti speciali è totale, ma avendo alle spalle, tutto quel Budget e Spielberg come Executive Producer, mi sembra anche il minimo.

Quello che secondo me non funziona sono le proporzioni dell’Indominus Rex, Colin Trevorrorow fa l’errore di non mettere mai il suo dinosauro in provetta, vicino a qualcosa che lo spettatore già conosce, vediamo solo la sua (immensa) gabbia, ma Colino è troppo preoccupato a scegliere inquadrature dove l’animale viene mostrato poco, per mantenere l’effetto sorpresa, che le sue blasonate dimensioni Maxi non colpiscono mai sul serio.

Inquadratura che vince non si cambia…. Si ripete!

Quando finalmente lo vediamo ormai è troppo tardi, perché siamo già distratti dalla presenza di altri dinosauri, in tutta onestà dopo l’ennesima riga di dialogo meta-cinematografica (“Abbiamo bisogno di più denti”) e quando ho visto Claire con il Flare (sembra che stia rappando….) in mano, mi sono dimenticato tutto, brutta sceneggiatura, dinosauro geneticamente mutato, personaggi mosci, operazioni di Marketing e mi sono goduto quello che succede…

Avessi potuto scegliere io, il film sarebbe stato tutto come l’ultima mezz’ora, un po’ come succedeva nel tanto maltrattato “King Kong” di Peter Jackson, trovo ridicolo che nessuno abbia ancora sfruttato l’unica idea sensata per portare avanti questa serie: Pterodattili che nidificano a New York, o in alternativa, i Dinosauri di Isla Nublar vs i Dinosauri di Isla Sorna…. Se la Universal mi frega l’idea metto mano al revolver!

In un film tanto privo di carattere e inventiva, è normale che Michael Giacchino metta la sua firma su un tema musicale che “Si ispira” a quello di John Williams, come noi a scuola ci ispiravamo dai bigliettini durante i compiti in classe (“No prof, non sto copiando, sto prendendo ispirazione”), per altro non capisco come mai, Colin Trevorrorow abbia deciso di giocarsi l’effetto nostalgia scatenato da questo plagio omaggio musicale, inquadrando due palazzi… FACCIAPALMO! Di sicuro da un film del genere non mi aspettavo la sceneggiatura degna di un lavoro di Aaron Sorkin o il realismo, io me ne frego del realismo, io vado pazzo per i mostri giganti!

«Tutto ok signora, continui ad usare il filo interdentale e ci vediamo nel sequel per la visita di controllo»

Ma quello che mi chiedo è: come mai a questo Monster Movie ben fatto (ma comunque girato da un esordiente) viene perdonata una trama scema, quando altri Monster Movie, diretti da professionisti molto più preparati e a loro agio con la materia, sono stati demoliti per difetti di sceneggiatura a mio avviso molto (ma tanto!) minori?

Perché il “Godzilla” di Gareth Edwards ha raccolto più nasi arricciati che applausi? Perché ho dovuto sentire mille mila persone dire cose del tipo: “Pacific Rim ha una trama da niente”? Ah beh, questo film qui, invece, sì che ha una super trama, in pratica è “Lo Squalo 3” con un Dinosauro OGM.

«Avremo bisogno di una canna da pesca più grande»

L’unica spiegazione che mi sono dato è che l’effetto “Wow” sia basato sul background del pubblico, i due film sopra citati si rifacevano all’immaginario dei Kaiju Giapponesi (infatti vedremo per fortuna “Pacific Rim 2”, solo grazie agli incassi ottenuti in Oriente) e forse il pubblico occidentale non aveva visto i film giusti per apprezzarli in pieno. Invece, “Jurassic World” che si rifà così tanto e in maniera così martellante a “Jurassic Park” è più facile da perdonare per lo spettatore medio…

Non ne faccio nemmeno una questione di anzianità del sottoscritto, se mi leggete sapete che posso andare in brodo di giuggiole per delle poverate fatte con due lire, ma con il triplo del cuore di questo film, in tutta onestà, al netto del budget ridicolo, trovo meno urticante un mockbuster come Jurassic City che tutta questa costosissima operazione.

Non odio “Jurassic World” in sè, personalmente l’ho trovato perfettamente in linea con i capitoli due e tre di questa saga, però non sopporto quello che rappresenta e soprattutto il fatto che sia palesemente un’operazione di marketing, esattamente come lo era “Jurassic Park” 22 anni fa, ma fatto con un decimo del talento, delle idee e del cuore di quel film.

Un film che vi farà girare le balle.

Eppure anche se mi secca avere sempre ragione, il detto dice che la ragione si dà ai fessi (e non c’è nessuno più fesso di me, ve lo garantisco!), predico nel deserto, perché nel primo Week End questo film ha fatto sfaceli, quindi sicuramente arriverà un altro sequel, con la trama scopiazzata da mille mila altre situazioni comode che non urtano lo spettatore, sempre più dinosauri geneticamente modificati e soprattutto tante strizzate d’occhio ai nostri ricordi da spettatori.

Ma alla fine è tutto un problema mio, che ho il fatalismo di Ian Malcolm come punto di riferimento, non vi preoccupate, alla fine andrà tutto bene, la congiuntivite da strizzatina d’occhio si cura con un po’ di collirio e poi tra qualche mese esce il nuovo Star Wars, non siete contenti?

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