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Jurassic World – Il dominio (2022): a volte sarebbe meglio rassegnarsi all’estinzione

Dopo la terza o quarta ora (percepita) di “Jurassic World – Il dominio”, il personaggio di Ian Malcolm (il sempre mitico Jeff Goldblum), pronuncia una battutina che sembra quasi una strizzata d’occhio metanarrativa: «Jurassic world? Non sono un fan». Per quello che mi riguarda la verità è questa, sono trent’anni che continuo a citare le frasi di Ian Malcolm e penso che questo cosa non cambierà nemmeno tra sessantacinque milioni di anni.

Ma forse la verità va cercata altrove, dico sempre che sarei disposto a guardare qualunque ciarpanata con BRUCE Dallas Howard nel cast e lei giustamente cosa fa? Mi mette alla prova per vedere se sono un uomo di parola, continuando a recitare in film che in effetti sono delle vere ciarpanate.

BRUCE realizza che forse è ora di cambiare agente.

Non mi aspettavo nulla da “Jurassic World – Il dominio”, ma il primo dato da registrare è l’odio che questo film ha saputo calamitarsi sui Social-Cosi, le prime reazioni lo hanno annunciato come l’avvento dell’Anti-Cristo cinematografico o giù di lì, non che mi aspettassi granché, non dopo i due capitoli precedenti, ma detta fuori dai denti sono convinto che questo terzo film della “trilogia World”, sia il meno peggio dei tre, ma credo anche che ci sia un limite fisiologico entro la quale tu possa tirare la corda, prendendo per il naso il pubblico, senza prima o poi pagarne il prezzo.

Jurassic World ai tempi collezionò una serie di occhi a forma di cuore che ancora mi lasciano allibito oggi, considerando che è un film paraculo, basato spudoratamente sulla malinconia per l’unico capitolo davvero valido di questa saga, ovvero il capostipite del 1993. Il film di Colin Trevorrow era poco più che una truffa, un remake travestito da seguito, benvisto solo da quella parte di pubblico che in realtà, va al cinema per rivedere lo stesso film che già conosce a memoria, però fatto peggio, perché Colin Guybrush Threepwood e la sua idea di inserire un dinosauro geneticamente modificato, ai tempi avrebbe dovuto essere accolta a suon di pernacchie, anche perché Jurassic World aveva una sola scena degna di nota, il finale dove guarda caso, l’inutile dinosauro OGM veniva spazzato via.

Io mentre do la pappa ai cani, uguale.

Jurassic World – Il regno distrutto era diretto da un regista tre spanne sopra Guybrush Colin, peccato che il povero Juan Antonio Bayona si sia trovato per le mani una trama ancora più scema, con più dinosauri modificati geneticamente e una parte quasi da favola nera, con i Raptor in una villa che spaventano bambini nei loro letti e una sotto trama su un clone umano di rara inutilità. Un film spernacchiato da tutti, per cui Bayona si è beccato più colpe del necessario, ma secondo voi avrebbero mai potuto confermarlo come regista? Per non far incendiare “Infernet”, mai nella vita.

Di fatto “Jurassic World – Il dominio” sta alla saga Giurassica come Episodio IX a quella di Star Wars: il regista del primo film che torna come araldo dei fan, colui che salverà la saga con un capitolo finale davvero spettacolare, salvo poi firmare un film da poco, la cui unica attenuante è quella di aver tenuto almeno conto dei difetti dei film precedente, risultando per questo meglio di quella fetecchia diretta da GIEI GIEI. Ah! Uno schiaffone a quel cretino l’ho dato anche oggi, una giornata ben spesa!

“Jurassic World – Dominion” è il classico film che tra tre giorni avrò già dimenticato, perché ha degli errori strutturali (tutti imputabili a Colin Trevorrow detto Threepwood, anche autore della sceneggiatura) davvero imperdonabili, eppure malgrado tutto è anche l’unico film della “trilogia World” che sono riuscito a vedere senza che mi prendesse il nervoso. Questo non fa di lui un bel film, anzi, però è chiaro il tentativo disperato di correggere gli errori dei due capitoli precedenti, anche se ormai la misura è colma, questo spiega il quantitativo d’odio in rete, forse si è esagerato troppo ad incensare un film pezzente come il primo Jurassic World? Meditate cari i miei fan, meditate.

Le loro facce quando hanno capito che a dirigerli, non ci sarebbe stato Spielberg.

“Dominion” inizia con la più pigra delle trovate di sceneggiatura, ovvero la giornalista che riassume gli eventi nel più classico dei notiziari: dopo il pasticcione su Isla Nublar, i dinosauri vagano liberi per il mondo, incasinano l’ecosistema, rubano i cestini al campeggiatori nei parchi, non partecipano alle riunioni di condominio e non rispondono mai alle email. Per metterci una pezza la Biosyn, azienda di stanza sulle Dolomiti (niente di meno eh?) guidata dal solito facente funzione di Steve Jobs, ha per le mani la soluzione per riequilibrare l’ecosistema: locuste geneticamente modificate. Mi scappa già da ridere, ma mantengo una parvenza di professionalità.

Per indagare sull’operato della Biosyn tornano in pista Ellie Sattler (Laura Dern), Alan Grant (Sam Neill) e ovviamente il mio preferito, Ian Malcom (Jeff Goldblum), il cui compito è tenere buoni i fan assicurando l’aderenza (di facciata) al classico del 1993. L’altra sottotrama invece è costretta a tenere conto di quella baggianata del clone umano, Maisie Lockwood (Isabella Sermon) adottata da Claire (BRUCE Dallas Howard) e Owen (i palmi delle mani di Chris Pratt, più avanti ci torniamo), che vivono tra i monti con la Raptor domestica Blue e la figliola geneticamente identica. Non so come io sia riuscito a riassumere questo quantitativo di menate senza scoppiare a ridere, ma le premesse sono a grandi linee queste.

Ve lo ricordate quando i Velociraptor avevano una dignità? Bei tempi eh?

Se da una parte gli inutili dinosauri modificati geneticamente spariscono da questo terzo capitolo, dall’altra parliamo di un film pensato per essere il grande e trionfale finale (fino al prossimo) della saga giurassica che di fatto è basato su delle locuste geneticamente modificate. Cioè tu vai a vedere un film dove ti aspetti di vedere dinosauri e la bestia più importante ai fine della trama è una locusta, qui ci starebbe l’ennesima mia citazione ad una celebre frase di Ian Malcolm ma è troppo facile, quindi ve la risparmio. 

D’altra parte la sottotrama risibile del clone umana, viene utilizzata il minimo sindacale più che altro per dare motivazioni e Claire e Owen, quindi una certa volontà di mettere una pezza ai pastrocchi fatti dai film precedenti a questo “Dominion”, bisogna per lo meno riconoscerla, se non fosse che Colin Trevorrow detto Guybrush resta un volenteroso imbranato, perché il suo film non solo è davvero troppo lungo (146 minuti e si sentono tutti), ma uscire in sala un paio di settimana dopo quel manuale di Top Gun – Maverick, non fa che sembrare il suo film ancora più impacciato. 

Anche perché questa scena poi Colino l’ha tagliata, assurdo ma storia vera.

Non solo le vecchie glorie e i nuovi protagonisti (dopo tre film, ormai degli usati sicuri) non si amalgamano, ma sembrano portare avanti due trame parallele destinato ad incrociarsi solo dopo un’ora e quaranta di film, tempo che “Jurassic World – Il dominio” impiega per fare tutto, tranne che quello che sarebbe sensato attendersi da un film con i dinosauri. 

Ci sono parti da spy-story ambientate a Malta, in cui si segue la pista dei bracconieri e dove Colin Trevorrow pensa bene che quello che il pubblico voglia vedere da questo film, siano inseguimenti tra i vicoli di Malta, Omar Sy (che mi auguro sia stato bene pagato) che fa la spalla comica a Pratt per due minuti, prima che il buon vecchio Star-Lord cominci a sgasare in moto inseguito da dei Raptor che alla faccia dei letali cacciatori che zio Spielberg ci aveva insegnato a temere, corrono in una CGI che è già vecchia oggi (figuriamoci tra una manciata di anni), dietro al protagonista come se fossero il coyote Willy sulle piste di Beep-Beep. 

Il vantaggio dei dinosauri: non hanno la targa e fottono gli autovelox.

Per tacere poi della trama che vede impegnati Alan, Ellie e Ian. Basta guardare il capo della Biosyn per capire che è l’ennesimo cattivo proto-Jobs, un personaggio che era già stato reso obsoleto da “Piovono Polpette 2” (2013), nemmeno affiancargli il dottor Henry Wu (BD Wong) serve a qualcosa, se non fumo negli occhi ai fan malinconici, visto che il personaggio passa da traditore a santo nel giro di una frettolosa scena. Ma d’altra parte cosa vogliamo aspettarci da un regista come il nostro Colino, che ha dichiarato che il Giganotosaurus del film è come Joker? (storia vera). 

Una saga che nel 1993 dettava il passo (anche per gli effetti speciali), nelle mani di un regista spaesato come Colino Threepwood è costretta ad inseguire, non solo il pubblico ma anche la concorrenza, ecco quindi che “Jurassic World” è un po’ un film d’azione come la già citata tragicomica corsa dei Raptor ma anche un po’ una sorta di Jason Bourne dei poveretti, in cui i dinosauri sono delle funzione narrative semoventi, che specialmente nella parte iniziale del film, potrebbero essere sostituite con qualunque cosa, dei Carlini, degli Juventini arrabbiati per l’andamento dell’ultima stagione, quello che volete, il fatto che siano dinosauri è irrilevante. 

Con tutte quelle piume, rischi di finire dentro un cuscino.

Anche perché parliamoci chiaro, io non so come possa essere recitare davanti ad uno schermo verde, penso che tante volte gli attori si sentano stupidi e basta, un atto di fede nei confronti del regista, perché la loro possibilità di ritrovarsi, dopo la post produzione, al centro di scene bellissime o ridicole è l’equivalente cinematografico del gatto di Schrödinger, anche se dopo la quinta volta che la trama prevede che i protagonisti, si salvino dai dinosauri, semplicemente mostrando loro il palmo della mano, come quando io ai miei cani chiedo di star fermi mentre appoggio a terra la ciotola con la pappa, francamente qualche sospetto potrebbe anche venirti no? 

Spielberg ha sempre mostrato i dinosauri come animali, mai come il male (come i vari Dino-OGM di Colino), al massimo erano gli umani a rappresentare il peggio della natura, la trilogia World è riuscita a banalizzare i dinosauri, ridotti ad animaletti da compagnia nei casi migliori, capite da soli che mostrare nell’ultima scena del film, uno scontro tra un T-Rex e un Giganotosaurus è inutile, se poi Trevorrow ha perso di vista anche quel poco di enfasi che gli aveva almeno permesso di mandare a segno una (una! Lo ripeto) scena riuscita nel primo capitolo, in questa sconclusionata trilogia. 

Chissà se il trucco del palmo aperto funzionerà anche contro i fan su “Infernet”.

Lo spreco di potenziale poi è distribuito su tutti i livelli, da Michael Giacchino, solitamente brillante, qui costretto a scimmiottare John Williams ogni volta che il trio delle vecchie glorie rientra in scena, proprio loro tre poi sono stati sprecati, sono le massime autorità viventi in campo di dinosauri e per tre quarti del film devono gestire delle locuste troppo cresciute, inoltre il tentativo di rimettere su la dinamica di gelosia del trio è imbarazzato (e imbarazzante) come tutta la filmografia di Colin “Threepwood” Trevorrow. Siete pronti ad ammettere che siamo di fronte ad uno che è stato leggermente sopravvalutato ai tempi? 

“Jurassic World – Il dominio” sembra una carezzina data sulla testolina dei fan, come a voler dire loro: lo sappiamo che non vi è piaciuto vedere Alan ed Ellie separati in Jurassic Park III, quindi ora ve li facciamo rimettere insieme, senza enfasi, senza trasporto, senza nemmeno troppa logica a ben guardare. Perché Joe Johnston da regista ben più talentuoso di un Colino qualunque, pur con due personaggi separati sapeva lavorare sulla loro chimica, mandando a segno una scena tesissima come quella del telefono satellitare, qui invece il regista fa indossare la stessa camicetta rossa su maglietta blu a Laura Dern (vuoi mai che i fan non la riconoscano) e lascia libero quel mito di Sam Neill di fare un paio dei suoi sguardi buca schermo, ma poi i personaggi sono vuoti, echi della gloria passata, basta dire che l’unica fiammata di Ian Malcom è proprio la battuta meta cinematografica che citavo in apertura, forse l’inconscio di Trevorrow che grattava la porta per chiedere scusa. 

Passano gli anni e lui continua ad essere il mio modello di vita: eroe!

Cosa funziona di “Dominion”? Forse la scena della palude con BRUCE Dallas Howard, ma qui sono di parte, mi sono già confessato ad inizio post, quindi l’unico momento che funzionicchia del film resta quando finalmente i due gruppi di protagonisti, finalmente si incontrano e cercano di tenere a bada il Giganotosaurus, ma cosa saranno? Dieci minuti in un film che dura un mese e mezzo con la condizionale? Poi ribadisco, dopo l’intelligente uso della malinconia fatto da Tommaso Missile, per me questa tipologia di film basati sui vecchi tempi dovrebbero essere tutti beh, estinti.

A questo punto rinnovo l’invocazione: invece di continuare a spremere il limone, film caciarone per film caciarone, a questo punto fate un adattamento di Cadillac e Dinosauri e smettiamola con questa farsa, detto questo, BRUCE sei sempre splendida, ci vediamo nella prossima stagione di The Mandalorian

Sepolto in precedenza martedì 7 giugno 2022

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  1. Coincidenza, ne ho scritto giusto in questi giorni! Odiarlo questo film no, ma è veramente una fetecchia in una saga che non offre assolutamente niente…

    • Era tra i titoli che dovevo far tornare sulla Bara, ma le grandi menti ragionano all’unisono… Dino-Bro-Fist 😉 Cheers!

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