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Jurassic World – Il regno distrutto (2018): è previsto che si vedano dei dinosauri, nel vostro film sui dinosauri?

La verità è che io questo film non lo volevo nemmeno vedere, ormai lo sappiamo come finiscono queste cose: continueranno a tirarci per il collare a vedere un altro film con i DINOSAURI, perché lo sanno benissimo che, almeno per quanto mi riguarda, faccio parte di quella generazione che nel 1993 è stata colpita al cuore, la prima volta che ha visto un brontosauro ed ora vi lascio il tempo di fare la vostra migliore imitazione di Alan Grant e dire «Guarda, si muovono in branchi, si muovono in branchi», mentre io vi rifaccio il tema di John Williams con le pernacchie.

Ho trovato il precedente Jurassic World urticante, sul serio, con quel suo continuo strizzare l’occhio al primo film di Spielberg, mi è sembrata la perfetta incarnazione di come si fanno i film oggi: malinconia, malinconia, strizzata d’occhio, qualche altra citazione e poi hey! Non dimenticate la malinconia. Per lo meno, Jurassic World riusciva a mandare a segno una scena finale, grande, grossa e cazzuta in cui il mio preferito, il T-Rex faceva bella mostra di sé nello scontro contro quell’idea del cazzo con le zampe nota come Indominus rex, ancora non mi capacito che con tutti i dinosauri fighi che hanno vissuto come precedenti inquilini di questo gnocco minerale che ruota intorno al Sole, abbiano davvero sentito il bisogno di doverne inventare uno, per usarlo così male.

Ma se tutto sommato, uno assolutamente fuori luogo come Colin Trevorrow è riuscito a mandare a segno UNA scena decente, di sicuro uno come Juan Antonio Bayona non potrà che fare meglio, no dai andiamo, Trevorrow è uno che arrivava dal sopravvalutato “Safety Not Guaranteed” (2012) un film di cui ricordo fondamentalmente la presenza di Audrey Plaza, per dirvi di quanto mi abbia impressionato e molto probabilmente in vita sua finirà a fare tutt’altro in carriera, invece Bayona, tutto un altro paio di maniche: “The Orphanage” (2007) era una bombetta, “The Impossible” (2012) coinvolgente abbastanza da evitare l’effetto lacrimoni sempre dietro l’angolo e Sette minuti dopo la mezzanotte, uno dei film più riusciti visto negli ultimi anni, un sapiente utilizzo di bambini, mostri giganti ed effetti speciali che sulla carta faceva di Bayona il candidato ideale per portare avanti una saga che fin dal secondo capitolo, ammettiamolo, non ha più tanto da dire, o per lo meno lo avrebbe, ma non così.

Perciò alla fine ci sono cascato di nuovo, eccomi, mi chiamo Cassidy e sono un Dino-Dipendente, la macchina del caffè è laggiù, prendete una sedia, so che siamo in tanti. Per assurdo, per una volta che il nostro doppiaggio non rovina un film riempiendolo di parole inglesi non tradotte, oppure tradotte a cazzo di Gallimimus (unica nota negativa, più che altro di continuità? Mi è mancato sentire Roberto Chevalier quando Ian Malcolm apre bocca, ma siamo in piena zona amarcord lo so) cosa succede? Che il film viene tagliato!

«Dio crea i dinosauri, Dio distrugge i dinosauri, Dio crea Bayona, Bayona dirige un film di dinosauri, gli Italiani gli tagliano il suo film sui dinosauri»

Ed anche qui, questa storia dei tagli alla pellicola è scappata di mano più velocemente dei dinosauri una volta aperte le gabbie: l’Internet è diventato come l’assemblea di condominio di Fantozzi, mettiti l’elmetto in testa e prova a dire “Hanno tagliato delle scene da Jurassic World Il regno distrutto” e poi mettiti a contare i ruggiti dei leoni da tastiera. Sono polemico? No, sono cresciuto nel mito di Ian Malcolm e ho un armadio pieno di vestiti neri a dimostrarlo.

Personalmente ho voluto indagare, non mi serve a niente la notizia di Bayona che dà il suo benestare ai tagli, perché se vuole il suo assegno Bayona queste sono le cose che deve dire, la sua vera idea, se la sapremo mai, arriverà solo tra molti anni, quindi per ora, l’unica cosa che ho potuto fare è verificare questi SACRILEGHI tagli che, per altro, sono stati fatti per svariati Paesi, non solo uno di mia e vostra conoscenza fatto a forma di scarpa. Le scene sforbiciate sono sì e no tre: un T-Rex che si mangia una capra, così velocemente che se per caso stai sbadigliando (rischio che correrete spesso con questo film) potreste anche non accorgervene, a questo aggiungete, Ted Levine perde un braccio con un morso (purtroppo non del dottor Lecter) ed un’altra morte frettolosa nel finale.

«Tu non sai cos’è il dolore!» (Cit.)

Tutto roba dove il sangue non si vede nemmeno per errore e, quindi, di fatto rende i tagli ancora più illogici, per due ragioni: la prima è che il film di Spielberg del 1993 era un tripudio di braccia (di Sam Jackson) mozzate, eppure un’intera generazione lo ha amato tantissimo e molti di loro sono qui oggi con una tazza di caffè in mano e lo sguardo triste. Seconda ragione: il totale di pellicola asportata non fa cambiare di una sola virgola il mio giudizio sul film. Sono d’accordo su questo tipo di operazioni di taglio e cucito? Assolutamente no, ma se volete fare una crociata (da tastiera) contro i benpensanti che ripetono la frase della signora Lovejoy, non è questo l’esempio giusto per farlo, perché “Jurassic World – Il regno distrutto” è un film di poco conto, con o senza i tagli.

Ma la costante con “Jurassic World – Fallen Kingdom” è il suo continuo illudermi, anche dopo i primi minuti, quelli che io ritengo sempre fondamentali per un film, perché la prima scena che prevede una fuga sotto la pioggia da un T-Rex è dannatamente buona, con tanto di musichina trionfante utilizzata in modo satirico e, a ben guardare, questo “Fallen Kingdom” ci prova a tenere a mente delle conseguenze del precedente film, affida ad un sempre esaltante Jeff Goldblum (attore che penso sia più popolare oggi che mai) prologo ed epilogo del film, con Ian Malcolm che ancora una volta fa da coro greco umano, possibile che se Malcolm dica che le cose andranno male ancora nessuno, dopo 25 anni gli creda?! Va bene, una volta ha fatto un mezzo casino con una capsula per il teletrasporto, ma a parte quello le ha azzeccate tutte!

La scena migliore del film subito in apertura. Meglio, così dopo cinque minuti potete uscire dal cinema e vivere felici.

Dopo il disastro del parco Jurassic World, i nostri amati Dinosauri sono tutti su Isla Nublar a fare le loro cose da dinosauri, quando un vulcano minaccia la loro estinzione (di nuovo!), è giusto considerarli una specie protetta ed aiutarli, oppure bisognerebbe cogliere l’occasione per ristabilire l’ordine naturale delle cose? Il mondo reagisce come gli utenti dei Social-Cosi, al coro di “Salviamo i Dino! Salviamo i Dino!”, ma poi nessuno fa niente.

Il piano è quello di prendere i dinosauri e portarli in un’area sicura dell’isola, creata da, occhio che arriva il colpo di scena Benjamin Lockwood (James Cromwell) miliardario socio di John Hammond di cui non avete mai sentito parlare perché siamo di fronte ad un’operazione di “Retro continuity” vergognosa per colmare l’assenza di Richard Attenborough, anzi, ringraziate che in Jurassic World ci hanno mostrato il suo busto in bronzo tipo mamma del mega direttore galattico, altrimenti rischiavamo un Attenborough in CGI, sapete sono cose che succedono ultimamente al cinema.

«Sai quanto costa un Attenborough in CGI? Con me si risparmia»

Quindi, la questione è questa: bisogna spostare al sicuro i dinosauri e siccome per esperienza ho capito che il 2018 è un anno di traslochi, se ho traslocato io, perché non possono farlo anche i nostri amici Giurassici? In pratica, “Jurassic World – Il regno distrutto” è “Alla ricerca della valle incantata” (1988), però con la pigrizia, perché lì almeno Piedino e soci si traslocavano da soli, qui tocca spostarli a mano uno ad uno.

Chi può farlo? Di sicuro Claire Dearing, uno che dopo il disastro del parco di Jurassic World non dovrebbe trovare lavoro nemmeno come cameriera da Starbucks, invece è a capo di una Onlus, perché Bryce BRUCE Dallas Howard è carina e può fare quello che vuole, anche comandare tanti personaggi credibilissimi.

Continuo a perdonartele tutte Bruce, ma proprio tutte

Come l’esperto di computer nero (un Samuel l. Jackson con le battute sceme che non fanno ridere al posto dei “MOTHERFUCKER”) e una… Veterinaria? Esperta di marketing? Chimica? Esperta di sopravvivenza in luoghi estremi? Insomma, non si sa, la sua specializzazione cambia a seconda dalla difficoltà da superare, la dott.ssa Zia Rodriguez, che se ve lo state chiedendo, si chiama davvero Zia, anche se nessuno le dice mai “Bella zia” anche se è una bella zia sul serio visto che è Daniella Pineda, ovvero la candidata di turno per portare avanti la gloriosa tradizione della “Scienziata gnocca”, perché sarà pure fatta a forma di Daniella Pineda, però ha gli occhiali, quindi dovrà essere intelligente per forza, sapete come funziona con i film pigri come questo, no?

Anche oggi, una scienziata bona da infilare in un film, l’abbiamo trovata.

Può mancare Owen Grady in tutto questo? Assolutamente no! Chris Pratt è più svogliato che mai, se con il primo film ancora sembrava ci credesse, ma siccome ormai gli fanno interpretare solo quello smargiasso, ma fondamentalmente innocuo del gruppo, al centesimo ruolo identico si sta pure un po’ stufando.

A finanziare l’operazione il ricco Inglese con la faccia da stronzo Eli Mills che essendo interpretato da Rafe Spall il “toccatore di animali” di Prometheus vogliano non fidarci? Per lo meno a Pratt tocca sempre il ruolo da simpaticone, fossi in Mills due parole con il suo agente le scambierei.

«Ok, ma poi posso toccare qualche dinosauro?» , «Nemmeno Weinstein tocca ad Hollywood come fai tu, Rafe»

Ora, so che le premesse del film ti lasciano con l’impressione di aver messo il piede su una caccona di triceratopo («Questa sì che è una bella montagna di merda» cit.), ma fischiettando il tema di John Williams, sfrego la suola sull’asfalto e vado avanti, perché per i primi cinquanta minuti, “Jurassic World – Il regno distrutto” ha un ritmo invidiabile, conferma che Juan Antonio Bayona è uno che sa davvero il fatto suo, nello scontro diretto con Trevorrow (detto threepwood) il buon Colin va sotto bevendo dall’idrante.

Certo, bisogna superare la scena ridicola di Pratt limonato duro da un triceratopo e nemmeno le immancabili strizzate d’occhio al film del 1993 che, secondo me, sono da contratto per un regista che accetta la regia di questi “Jurassic World”, lo specchietto retrovisore con la scritta e persino la scena, in versione depotenziata e SENZA la musica di John Williams del brontosauro visto per la prima volta, una scena che dopo il 1993 nessuno dovrebbe rifare, possiamo rifarla solo io e la mia Wing-Woman, quando per la prima volta abbiamo visto la cantina di casa nostra (storia vera), oppure al massimo Swiss army man, stop!

Da oggi, con il 100% di coinvolgimento emotivo in meno.

Ma a parte questo, il primo tempo del film offre anche momenti ottimi, in cui il talento di Bayona è tutto lì da vedere, la fuga dei dinosauri durante l’esplosione del vulcano è ottima e ben coreografata, persino quelle palle di vetro rotanti, che nel film precedente erano usate come golf kart per visitare il parco (oltre che metafora delle mie gonadi mentre guardavo il film) finalmente trovano un senso, nella scena in cui una di queste cade dalla scogliera e i protagonisti rischiano l’affogamento, Juan Antonio Bayona zittisce tutti, muovendo tanto e bene la macchina da presa all’interno di uno spazio ristretto, insomma, non potete sopprimere un istinto di buona regia vecchio di 65 milioni di anni, anzi facciamo di 43 anni, visto che Bayona è del 1975.

I problemi grossi arrivano quando inizia il secondo tempo, per me l’ultima scena del film, è il Brontosauro tenerone, che ti guarda con gli occhi come se fosse Denver quando l’isola esplode e lui è rimasto sul pontile chiuso senza la possibilità di salvarsi, vorrei dirvi che vedete? Si possono ancora fare scene emotive usando un Brontosauro senza dover scopiazzare Spielberg per forza, ma non so perché l’idea di un porto, una barca e qualcuno che non viene tratto in salvo mi fa pensare ad altro e mi fa pure un po’ girare i coglioni, ma per questo non possiamo certo dare la colpa a Bayona, andiamo avanti.

«Esto hijo de puta della Ataúd Volador, esta muy
loco!»

Mi sembra evidente che il secondo tempo di “Jurassic World – Il regno distrutto” sia un enorme tentativo di sparare in aria sperando di colpire qualcosa, l’idea dei dinosauri da salvare dal vulcano termina nel momento in cui decidi di far esplodere il vulcano nell’indifferenza del pianeta che prima invocava “Salviamo i Dino! Salviamo i Dino!”, quindi tocca inventarsi qualcosa ed è qui che Rafe “Mi fido di te come mi fido delle promesse dei politici” Spall torna buono, ma per sottolineare con il pennarellone a punta grossa il concetto, perché non affiancare l’Inglese con la faccia da stronzo Rafe Spall all’unico altro inglese, con la faccia ancora più da stronzo di lui? Il Grande Toby Jones, costretto nei panni di un personaggio ridicolo. Entra in scena come l’amministratore delegato di un impero e finisce a fare il banditore ad un’asta di Dinosauri, in cui i nostri animali preistorici vengono offerti ad alcuni ricconi disposti a spendere per portarseli a casa, qualcuno vuole un triceratopo per il suo nipotino altri per usarli come arma da guerra…. Time out Cassidy!

No, ma sul serio? Secondo voi dei generici cattivi dall’accento russo pensano di poter controllare un Velociraptor ed usarlo come arma come se fosse un pastore tedesco ammaestrato? La sentite anche voi questa puzza? No, però stavo dicendo, ma poi se vuoi bene a tuo nipote, gli regali un animale che pesa un paio di tonnellate che potrebbe ucciderlo con una pedata?

Faccio selfie col mio dinosauro, andiamo a comandare! (ti prego Rexy, sbranalo).

Ma vogliamo parlare del vero colpo di genio del film? Se l’idea di un dinosauro inventato e clonato si era rivelata una fesseria per il film precedente, perché non replicarla di nuovo, con un dinosauro questa volta più piccolo e anonimo, un incrocio tra un Indominus rex e un velociraptor che si chiama Indoraptor che sembra il nome di una pomata per il mal di schiena. Ehm… Avete presente la puzza di cui parlavo prima? Mi sa che ho capito da dove arriva, ho messo il piede sulla sceneggiatura di questo film.

Procedendo di momenti ridicoli e “MACCOSA” vari, bisogna per forza aprire il capitolo dedicato alla piccola Maisie Lockwood (Isabella Sermon) la bambina fanatica di dinosauri che dovrebbe fare leva sul nostro fanciullino interiore. La piccoletta è al centro di una trama sui suoi genitori che viene risolta con una riga di dialogo gettata completamente a caso nel mucchio, una trovata che non vi rivelo perché tanto è inutile ai fini della trama, ma che aprirebbe scenari che, a mio avviso, non hanno nulla a che vedere con “Jurassic Park”, però è sintomatico di quanto questo film cerchi disperatamente un pretesto per portare avanti una storia che è più estinta dell’Allosauro.

Dinosauroni dormiglioni, da abbracciare tanto coccoloni.

Se Jurassic World azzeccava UNA scena di lotta tra dinosauri grossi, questo suo seguito diretto pensa bene di fare tutto, tranne che concentrarsi sui dinosauri, l’Indoraptor che si arrampica, si muove sui tetti ed entra dalle finestre nella camera dei bambini come una versione rettile di Babbo Natale, è una svolta che non sa se essere horror, oppure favolistica, devo considerare l’Indocoso come l’assassino di uno Slasher o come il mostro di una fiaba che minaccia la bambina nel suo letto?

Dinosaurini coccolini, che rimboccano le coperte ai bambini.

Juan Antonio Bayona si barcamena in un secondo tempo ridicolo, farcito di “MACCOSA” in cui i dinosauri fanno tutto, tranne che i dinosauri, il più delle volte sono tenerini, pucciolosi, fanno gli occhi dolci, oppure usano il loro capoccione per salvare i protagonisti, ma senza mai minacciarli per carità! Vogliamo mica che i bambini si spaventino per un Dinosauro! Quindi, capite da soli che i tagli sono indifendibili, ma non cambiano di un millimetro la mia valutazione su un film che è già invalutabile di suo.

Provate a sostituire i Dinosauri di questo film con qualunque altro animale, non cambierebbe assolutamente niente, se Jurassic World rendeva i letali Velociraptor un branco di carlini ammaestrati, questo “Jurassic World – Il regno distrutto” continua nello stesso solco e non serve nemmeno la chiosa finale affidata a Jeff Goldblum a smuovermi, perché TUTTI i film di questa saga finiscono con i Dinosauri in libertà (pensate a quante volte in questa saga avete visto dei Pterodattili volare liberi nel cielo prima dei titoli di coda), mi urta ancora di più vedere dei dinosauri che non sono quasi MAI letali, di sicuro non per i protagonisti che escono illesi da tutte le scene, anche le più pericolose perché tanto in questi film moderni, non muore più nessuno.

«Eh seduta, seeeduta, fai cuccia», «Le mie cugine nel ’93 sbranavano mucche, a me tocca scodinzolare per il manzo»

Sembra troppo chiedere di avere un film in cui i dinosauri fanno i dinosauri per davvero? Se tanto mi dà tanto nel prossimo film, avremmo dei Velociraptor che portano le ciabatte, il giornale, o che magari danno la zampa stando seduti, altro che tagli al film, qui bisogna preoccuparci di quello che NON hanno tagliato, dinosauri che fanno i dinosauri, è previsto che si vedano? Oh oh! Pronto! C’è nessuno!

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