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Jurassic World – La rinascita (2025): senta, è previsto che si veda Gareth Edwards nel suo film di Gareth Edwards?

Jurassic Park è un grande film per svariate ragioni, una di queste, l’adattamento che è stato fatto del bellissimo romanzo originale di Michael Crichton, eliminati tutti i muri di testo con i dati scientifici, il film ha fatto leva sull’elemento avventuroso, facendo così bene da potersi anche permettere di sacrificare una scena che era già pronta per il cinema di Spielberg, l’inseguimento lungo il fiume. Chi è l’uomo che ha materialmente scritto tutta questa bella robina? David Koepp, questa storia vera mi porta alla prossima riflessione.

Quando arriva il momento esatto in cui capisci di essere estinto? Phil Tippett ci ha messo poco, quando Spielberg gli ha dato la notizia che nel 1993 i dinosauri sarebbero stati in CGI lo ha capito, se solo alla Universal fossero tutti come Tippett avremmo più stop-motion e meno film come quello di oggi.

«É uscito un nuovo Jurassic World, sei contento?», «BUUUUURRRRRPPPPPPP!»

Che fosse un’idea acchiappona era chiaro da almeno tre o quattro fattori, il primo senza ombra di dubbio il fatto che nel primo fotogramma si vedano delle SIMMIE, seguito a ruota dalla presenza nel cast di Scarlett Johansson in canotta, rimasta orfana dell’MCU e alla ricerca di una nuova maxi-saga milionaria per non essere dimenticata dal pubblico, come se fosse possibile dimenticare Scarlettona che qui, fa quello che Brad Pitt è stato chiamato a fare in F1, garantire il M.C.O (Minimo Comune Ormone) per il pubblico generico.

Secondo punto con le chiappone, il titolo, “La rinascita” di cosa esattamente? Con tutto il cast durante le interviste, prontamente indottrinato a ripetere a pappagallo che questo film è una rinascita, un ritorno alle origini, quando non è affatto vero, visto che le origini, sia letterarie che cinematografiche della saga Giurassica prevedono dinosauri in un parco, anche se abbiamo avuto più film senza parchi che altro.

Ammettiamolo, non vi fareste fare una punturona anche voi da Rossella?

“La rinascita”, vera o venduta al pubblico, doveva essere garantita dalla mossa, anche lei chiappona, di richiamare lo stesso sceneggiatore dei Jurassic Park Spilberghiani, ovvero quelli più amati, che, ve lo dico subito, mi è sembrata la stessa trovata fatta dalla mia nemesi, quando ha coinvolto Lawrence Kasdan per il suo risveglio, in cui Kasdan probabilmente ci ha messo il nome e poco altro, anche perché David Koepp non è più il leone di una volta, figuriamoci il Tirannosauro.

Ultimo colpo di chiappa, affidare tutto ad un regista davvero bravo, mossa già tentata con Bayona e finita giù lungo lo scarico, perché è evidente che una saga lanciata da un grande regista non voglia più lasciare spazio di manovra ad eventuali suoi colleghi, perché ad oggi, anno di grazia 2025, anno del serpente secondo il calendario cinese, chi sarebbe più indicato di Gareth Edwards per dirigere un film Giurassico?

Quando il gatto ti porta una lucertolina in dono.

Parliamo dello stesso Gareth Edwards che si è fatto conoscere con un solido film di mostri, girato con il budget con cui io faccio pranzo, ovvero “Monsters” (2010), quello che ha dato almeno un senso allo ‘Zilla realizzato fuori dal Giappone e che ha firmato l’unico bel film di Guerre Stellari contemporaneo, riuscendo a farsi reintegrare dopo essere stato licenziato dalla socia – pensate un po’ – si Spielberg, ovvero Kathleen Kennedy. Dopo aver tentato di camminare con le sue gambe, firmano un soggetto nuovo, ok, poco originale, ma esteticamente bellissimo e girato davvero con due spicci (risultato: flop sanguinoso, perché dite di voler vedere roba nuova, ma poi vi basta Scarlettona in un altro seguito), l’unica cosa che ha potuto fare Edwards mani di mostro è stato proprio tornare in seno alle Major, sulla carta, l’uomo giusto nella saga giusta, peccato che il suo tocco si veda pochissimo, lui, così capace di lavorare sulle prospettive e le dimensioni, è stato imbrigliato in un altro generico film di mostri, anzi, forse ancora più generico.

Parlo proprio di film di mostri, e non di dinosauri, perché si continua su questa imbarazzante linea di snocciolare creature proto-dinosauresche, in realtà mostri in CGI creata apposta (nella trama dall’ingegneria genetica ma a causa della cartacea di uno snack… Giuro! Vedere per credere), quando invece basterebbero i milioni di dinosauri mai visti al cinema, ma anche qui, come Scarlett-Rex, volete sempre il solito T-Rex o qualcosa di più grosso. Birichini.

Noi abbiamo Rossella Di Giovanni, serve altro? No, andiamo avanti.

La trama sembra il momento di coscienza dell’alcolizzato, mi ha fatto quasi sperare che David Koepp avesse delle cose da dire, perché rispetto al vergognoso Il Dominio, questo “Jurassic World Rebirth” mette in panchina l’idea dei dinosauri in giro per il globo, per loro natura e struttura, non possono vivere in molte parti della Terra, quindi si sono rifugiati in luoghi più adatti come la solita isola, che qui si chiama Saint-Hubert nell’Oceano Atlantico. Io avrei scelto la Sicilia, si mangia meglio e le persone sono più simpatiche.

Tutto questo è riassunto nella prima scena, il dinosauro che schioppa in mezzo alla città, non genere più l’attenzione del pubblico ma solo il fastidio per il traffico generato, insomma, come un corteo di lavoratori scioperanti. Potrebbe essere la miglior metafora sulla risposta del pubblico a questa saga, che però, sforna film sempre meno emozionati e interessanti, ma alla Universal non vogliono mollare l’osso (di dinosauro) rassegnandosi ad una serena estinzione.

Ci vuole uno spunto per mettere in moto la storia, Koepp ne sceglie uno biologicamente discutibile, ma chissene è cinema, non un documentario: il DNA dei dinosauri può comunque curare alcune malattie umane, quindi la InGen manda una banda di mercenari sull’isola dove anni prima, avevano giocato a fare Dio creando il deforme Distortus rex, un coso di rara bruttezza, con l’obbiettivo di recuperare campioni. Ecco l’inizio dello spunto da videogioco, vai e supera i tre livelli, tra terra e acqua con tanto di mostro finale.

Alla gara dei trombati dalla Marvel, dopo la Vedova Nera si unisce anche Mahershala “Non sarai mai Blade” Ali.

La banda è così composta: Zora Bennett (Scarlett Johansson), Duncan Kincaid (Mahershala Ali), Henry Loomis (Jonathan Bailey) e Martin Krebs (Rupert Friend), ognuno insipido come solo gli umani nei film di mostri sanno essere, la mercenaria con il trauma, il capitano luttuoso, il paleontologo quota nerd e il Carter J. Burke della situazione, perché poi non vuoi giocartela sull’onda della citazione facile, della strizzata d’occhio che fa bagnare la mutanda al fan di vecchia data? Insomma come il primo tempo di Jurassic World e via con la rumba, te lo ricordi il dilofosauro? Eccolo di nuovo, il Mosasaurus in mare aperto da inseguire in barca, vuoi che non contenga strizzate d’occhio a quell’altro film di Spielberg, diciamo famosino? Giammai! Insomma, il pubblico invoca la novità poi però non la premia al botteghino e quindi siamo a sette Jurassic Cosi.

Per il mostrone marino che vuole mozzicare Rossella (bongustaio), vi rimando al mio discorso fatto qui.

Sorvolo sulla logica della famigliola che si è persa in mare aperto arrivando proprio nelle acque dell’isola dove chiunque sa, ci sono ancora i dinosauri, solito cliché della famiglia in pericolo che ammettiamolo, aveva più senso di esistere in Jurassic Park III, ma che oltre a generare salti di montaggio e una trama spezzettata, tra personaggi che stanno da questa o dall’altra parte dell’isola, è l’occasione per qualche momento “toccone”, e il dinosaurettino baby carino e le zampone del dinosaurone, tutta roba che crea un’atmosfera come la vecchia pubblicità del brandy e manda tanto pubblico (troppo!) a casa contento, perché ha rivisto ancora una volta una riedizione delle stesse dinamiche che conosce e che quindi premia al botteghino. E poi piangete se fanno solo seguiti e remake eh?

Dove sta il vero genio in “Jurassic World Rebirth”? Nel riuscire ad aver appiattito e reso anonimi anche i mostri, perché questo è a tutti gli effetti un film di mostri, la maggior parte sono creazione genetiche anche piuttosto, “gnecche” si direbbe dalle mie parti, come quando i grissini sono vecchi di troppi giorni e non scrocchiano più sotto i denti. Cioè vogliamo parlare dei Mutadon? Come rendere noiosi i Raptor dando loro anche un nome piuttosto buffo. Tanto basta usarli per rifare la scena della cucina del 1993 e la gente è contenta, scusate se batto sullo stesso dino-tasto, ma sono stufo di rivedere sempre lo stesso film con un titolo un po’ diverso.

I predatori della frittata perduta.

In tutto questo, a mancare è proprio la capacità di Gareth Edwards di essere la scintilla anche in un film su commissione ad alto budget, l’uso delle prospettive, dai campi larghi se non larghissimi, che funzionavano nei suoi due precedenti Blockbuster, su commissione certo, ma suoi nello stile visivo e spesso anche nei contenuti a tutti gli effetti, qui mancano. La critica all’ingegneria genetica e al puttanaio che stiamo facendo all’ecosistema terreste sembra un punto da citare su una lista di argomenti da spuntare, insomma cinema precotto che vive di luce riflessa in cui prima si chiama il regista migliore su piazza per girare un film di questo tipo, e poi lo si imbriglia in una produzione dove i suoi marchi di fabbrica, quelli che potrebbero fare davvero la differenza tra l’ennesimo seguito deprimente e un buon film, non vengono utilizzati. Questo mi fa riflettere sul fatto di quando sia sempre più difficile per un regista farsi largo in produzione che tra pre-vis e riunioni di marketing, saranno anche incassi abbastanza sicuri un tempo figli dell’arte, ma ora, sono prodotti che non creano più emozione, come un dinosauro che muore tra le lamentele per il traffico.

Per altro, l’unica scena potenzialmente iconica di questo film, guarda caso è una fuga a rotta di collo lungo un fiume (si fa per dire…), e nulla mi toglie dalla testa che David Koepp abbia rimesso mano agli appunti del 1993, ma vedendola, è chiaro che no, non risulta esaltante come nel romanzo originale e sì, c’è un motivo se era stata tagliata allora. Qui è allo stesso tempo l’unica con potenziale (sprecato) ma anche quella che mette in chiaro che questo film, avrebbe potuto essere una rinascita, invece sembra una mera reiterazione delle solite brutte abitudini cinematografiche, di una saga che campa di rendita dal 1993.

Nel libro una scena fenomenale, qui ridotta al T-Rex in versione io sto con gli ippopotami.

Alla fine, l’unica vera costante è che ad ogni nuovo film Giurassico io mi ritrovo a citare il mio eroe Ian Malcolm, questa volta direttamente nel titolo, però ehi! C’è Scarlett Johansson in canotta, no?

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