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Keeper (2025): l’amore è strano, soprattutto quando ti possiede

Non passa settimana senza che non lo metta per iscritto nero su Bara: l’Horror è un genere che sta benissimo, non solo per incassi ma anche per creatività, infatti la nuova fatica di Osgood Perkins, anche noto come Oz, è la prova che se esiste un genere che ancora si spinge verso territori meno canonici, è proprio quello degli spaventi.

Per altro il figlio di Anthony non accenna a rallentare, dopo il suo ultimo, più “pazzerello” (nel suo stile, badate bene) The Monkey, ha già sfornato questo “Keeper” costato sei milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, uscito nei cinema americani il 14 novembre 2025 e qui da noi, campa cavallo, si parla di marzo, perché boh! Forse vogliono assicurarsi che lo abbiano già visto tutti prima.

Proprio da “Final Destination – SIMMIA“, dove aveva una piccola ma memorabile parte, arriva anche il talento cristallino di Tatiana Maslany, una che dove la metti recita, di solito tra il bene e il benissimo, la cui unica sfiga è stata quella di aver fatto altrettanto bene in una serie tv di quelle in grado di far chiudere la vena ai nerdacci Marvel Zombie in odore di Incel, posso dirlo? Fotte sega, questo non cambia un’oncia del talento di Maslany riconfermato nuovamente qui, dove è al centro del 90% delle inquadrature del regista.

Inoltre, le inquadrature sono tipo così.

“Keeper” può permettesti di funziona benissimo malgrado una trama che è tutto tranne che cartesiana, se amate i film dove tutto vi viene spiegato, possibilmente dodici volte, urlando i concetti alla moda delle serie Netflix, sicuramente questo film non farà per voi, anche se basta avere ancora due neuroni non appisolati sul divano, narcotizzati dall’ultima infinita serie tv per seguirla, perché non si tratta certo di un titolo criptico, l’inizio infatti, pronti via, offre già molti indizi: sulle note di “Love is strange”, brano che d’istinto associo sempre al mio film di Malick preferito, facciamo la conoscenza di alcune ragazze che come si può intuire, non devono aver fatto una gran fine.

Da qui parte una storia che mi ha fatto pensare ad Oz Perkins, impegnato a vedere prima Together e poi Bring her back pensando: «Hold my beer…» perché il film pesca molto dal primo per tematica e migliora le atmosfere del secondo, lo dico senza mezzi termini, sapete che secondo i miei parametri soggettivi, qualcosa che ad una prima occhiata non sembra per forza minacciosa, mi destabilizza più di che so, un energumeno con il machete. Bene, in questo film l’apparizione “con cuoricino” (quando vedrete capirete) mi ha strappato più brividi di tutto il – per me – sopravvalutato Bring her back, quindi altro giro per Oz, altro centro nella sua filmografia, e il tassametro corre, visto che è già al lavoro su “The young people” (storia vera).

La trama ruota attorno al Dr. Malcolm Westbridge (Rossif Sutherland) che porta la sua nuova fidanzata Liz (la già citata e bravissima Tatiana Maslany) nella baita di famiglia per festeggiare un anno insieme, qui dal custode – così abbiamo anche spiegato il titolo del film – trovano una torta al cioccolato regalo che, testuali parole, “Sa di merda” quindi si spera che sia vero cioccolato, ma ancora meno gradita è la visita del cugino di Malcolm, l’odioso Darren (Birkett Turton), prototipo del maschietto sessista con tanto di fidanzata-portachiavi, la modella Minka (Eden Weiss) che non parla, non interagisce, non reagisce, insomma non fa una minchia.

«Shhhh basta con le tue battutacce Cassidy»

Quando il dottorino lascia Liz sola per correre da una paziente, cominciano le visioni, dopo una prima parte di spaesamento totale, lavorando su una sceneggiatura scritta da altri, nello specifico da Nick Lepard, il regista recupera le inquadrature sghembe di Longlegs e le applica agli interni, il risultato è un gioiellino di percezione distorta degli spazi, che se fosse uscito nel 2020, sarebbe stato etichettato da TUTTI come la perfetta metafora delle due settimana che abbiamo dovuto passare a casa che per tanti sono state l’equivalente del Vietnam, mentre per Perkins sono il modo perfetto per utilizzare spazi e anfratti, per sfilacciare il confine tra il reale e il paranormale (o forse la follia), una zona grigia da cui possono spuntare apparizioni in grado di strappare brividi.

Chiaro che le ragazze del prologo musicale siano gli spiriti che ancora dimorano quella casa, che potrebbe diventare l’ultima abitazione (… Eterna) per Liz, su come questo sia accaduto, bisognerà attendere un po’, perché la rivelazione non manca e per certi versi, riconduce un po’ ai primi lavori di Perkins, ma con una sfumatura in più, la simbolica discesa nello scantinato finale, è una delle sequenze “Ma che cazz…” più riuscite e ben realizzate dell’anno, consideratevi avvisati.

Diventa un film di possessioni e apparizioni “Keeper”, in cui possesso è la parola chiave come compare anche sottoforma di verbo nel titolo del film, come trattare un tema molto caldo nel 2025, con una tecnica e delle soluzioni visive lontane dalla moda di quello che il pubblico è ormai narcotizzato a vedere nel 2025. Ogni spazio diventa occasione per una visione, per un viaggetto quasi psichedelico per la protagonista, che sembra aggrapparsi all’atto di sentire, provando a vivere il momento, anche quando le estremità delle realtà attorno al lei iniziano a logorarsi, un modo brillante di trasformare in “sensazioni” cinematografiche la rivelazione che la tua dolce metà ti ha tenuto ben segreta.

Un coppia, una baita, se fosse un porno andrebbe tutto bene, ma è un Horror, mi dispiace.

Quando poi, tra apparizioni multiformi che non avrebbero sfigurato tra le creature di Silent Hill, sulle note di un altro gran utilizzo di musica fuori contesto, va in scena un finale che ribadisco, farà saltare la mosca al naso a chi ama le trame cartesiane ma se ci pensate, ha una logica da “Final girl”, inoltre, dicendo tutto senza dire nulla, “Honey” non è anche la tipica espressione caramellosa che si usa tra innamorati? Sono contento perché con una frase totalmente criptica, ho detto tutto quello che volevo dire, ma vi sarà chiara solo quando vedrete il film, e dovrete vederlo tutto per capirla, quindi non è nemmeno un’anticipazione, sto imparando qualcosa a mia volta dal vecchio Oz.

Paragrafo che è anche una doverosa menzione speciale per il clamoroso talento di Tatiana Maslany, che non solo ha la macchina da presa addosso tutto il tempo, ma tutto questo sottile senso di ansia deve farlo percepire, lei in tal senso è fenomenale, ha una capacità di recitare tutta la gamma di emozioni umane che è roba da beneficenza, nel senso che ne ha così tanta che dovrebbe donarne un po’ alle colleghe e ai colleghi meno fortunati.

La reazione di Tatiana (e di qualunque persona intelligente) quando sente parlare dei Marvel Zombi.

In una scena in particolare, sempre senza rivelarvi nulla, deve cercare di mantenere la calma e trattare, ma allo stesso tempo è terrorizzata per ovvie ragioni di contesto, già il fatto che con la stessa espressione, rompendo la voce e facendola tremolare, riesca a recitare due sentimenti totalmente opposti è qualcosa di grandioso, il fatto che lo faccia in un film che è tutto basato sulle percezioni del suo personaggio, vi dice di che razza di attrice stiamo parlando, se non fosse già un horror diretto da un autore con una visione chiarissima di composizione e utilizzo delle immagini, sarebbe da guardare anche solo per la prova di Tatiana Maslany.

Ribadisco, se tutto va bene da noi uscirà a marzo, ma ci tenevo a chiudere l’anno in corso con un bel titolo ed eccolo qua, tanto per cambiare lo ha firmato Oz Perkins, ed ora sbrigatevi a farlo uscire in sala, veloci!

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