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Ken il guerriero (1986): sceso come un fulmine dal cielo

Questo post vi colpirà con tutta la potenza della sacra scuola di Hokuto, sceso come un fulmine dal cielo come il suo protagonista, perché potrebbe differire un minimo dalla solita programmazione della Bara, ma in realtà nemmeno tanto, perché do per scontato che le bariste e i baristi medi, siano più o meno come me, fondamentalmente dei teledipendenti cresciuti tra film, fumetti e pomeriggi passati a guardare in TV i cartoni animati degli anni ’70 e ’80 e una buona parte dei ’90.

L’animazione giapponese di quel periodo ha tirato su una generazione, forse una generazione e mezza di ragazze e ragazzi, grazie al fondamentale apporto di Katsuhiro Ōtomo, che prima su carta e poi al cinema, ha fatto da ponte tra oriente o occidente, sdoganando per sempre l’animazione con Akira, molti di noi avevano già ricevuto un’infarinatura doppia, tripla, da una serie di personaggi di culto, vi risparmio l’elenco perché sarebbe infinito. Mi piace pensare che in testa a questo mucchio selvaggio di eroi dell’immaginario ci sia proprio lui, la base, il fondamento, la pietra d’angolo su cui si è formato ogni maschietto eterosessuale, cisgender o come ci chiamano questa settimana (di solito stronzi, spesso anche a ragione), in generale Nerd, per questo sono corso in sala a rivedermi la versione restaurata del film, sbarcato finalmente nei nostri cinema per tre giorni ad ottobre.

Per un po’ di storia sulla carriera di Buronson vi rimando QUI.

Protagonista del manga di Tetsuo Hara e Buronson, Kenshiro esordì nel 1983 su Weekly Shōnen Jump, diventando immediatamente un enorme successo, tanto da guadagnarsi subito la sua serie animata che è dove TUTTI hanno incontrato per la prima volta il personaggio, due stagioni, la prima lunghissima da più di cento episodi, seguita da una seconda composta da una quarantina di puntate altrettanto galvanizzanti, replicata senza sosta sui canali privati nostrani tra il 1987 e il 1988, anche se la prima messa in onda Giapponese dell’adattamento per il piccolo schermo firmato da Ashida Toyoo risale al 1984, per questo il 2024 è stato battezzato come l’anno del quarantennale del personaggio.

Sempre cavalcando l’enorme successo della serie animata, nel 1986 la Toei Animation produsse un anime intitolato “Ken il Guerriero – Il film”, diretto dallo stesso Ashida Toyoo, un lavoro che in uno strambo Paese a forma di scarpa ebbe una difficoltosa vita, uscito molto tardivamente in VHS nel 1993 per la Granata Press, con doppiatori tutti nuovi, tranne per il personaggio di Bart. Un film che è stato proiettato nel 2008 ad un’edizione di Lucca Comics dopo essere stato acquisito dalla Yamato Video e finalmente in sala, in una nuova edizione con nuovo doppiaggio qualche giorno fa.

50% Sylvester Stallone, 25% Bruce Lee, 25% Mad Max, 100% Mito.

Serve davvero che io vi racconti la trama di “Ken il guerriero”? L’ultimo discendente della scuola di Hokuto, nell’aspetto un riassunto perfetto tra Sylvester Stallone e Bruce Lee, che si muove in un futuro post-apocalittico («Tuttavia, la razza umana era sopravvissuta») palesemente ispirato a quello di Mad Max 2? Andiamo, sono le nostre basi, le conosciamo tutti, la storia dell’uomo che se fosse nato figlio unico avrebbe avuto una vita molto più facile, portava in scena combattimenti, avversari spesso ispirati ai divi e alle icone degli anni ’80 in cui malgrado la scarsità di risorse, sfoggiavano un corpo da culturisti e spesso molti avversari, erano giganti facilissimi da accettare, io li ho sempre considerati effetti collaterali delle radiazioni ma poi in fondo, chissene, “Hokuto no ken” era un gioiello di cicatrici a forma di costellazioni inflitte a colpi di dita, teste che esplodevano e un trionfo dell’esagerazione, sempre, ad ogni costo. Un cattivo non andava solo preso a pugni, doveva morire gonfio, letteralmente! In un tripudio da Body Horror che era una gioia per gli occhi. Tetsuo Hara e Buronson ai bambini ci pensavano, o meglio no, perché la loro opera era rivolta ad un pubblico più grandicello, ma ci hanno tenuto comunque a battesimo tutti quanti.

La seria animata è stata un dito infilzato nel petto per molti eroi della morale, considerata troppo violenta è passata attraverso le force caudine della censura, con esplosioni in controluce e sangue color luce metallizzata, soluzioni che non facevano altro che sottolinearla la violenza. Quando uscì il lungometraggio animato, venne considerato semplicemente troppo ardito per la televisione, con il suo budget di sette milioni (finì per incassarne nei paesi civilizzati circa ventitré), anche al film di Ashida Toyoo vennero applicate soluzioni bislacche per mascherare la violenza, come stravaganti soluzioni visive ed effetti fluo, per tentare di mimetizzare il sangue a fiotti e le esplosioni splatter, tutto roba che ha contribuito al suo mito.

Quattro dita di violenza.

Anche se parliamoci chiaro, il problema principale di “Ken il guerriero – Il film” resta uno e uno soltanto, ovvero l’obbiettivo molto arduo di riassumere in meno di due ore tutto il primo arco di storie del manga, quella porzione di trama che va dallo scontro con Shin fino a quella che poi sarebbe diventata la colonna portante della storia, la crociata di Raoul e il suo scontro con Ken. Non possiamo dire quindi che “Ken il guerriero – Il film” sia un sostituto della lettura o della visione della serie animata, perché bollarlo come riassunto sarebbe inesatto e frettoloso. Più che altro si tratta di una rilettura che in parecchi momenti modifica la cronologia degli eventi preservando temi e personaggi, ma con l’inevitabile effetto collaterale del dover procedere a tratti con l’avanti veloce.

Le nostre infanzie: un riassunto per immagini.

Non ho idea di come possa essere vedere questo film per un totale neofita della storia, quello che ci si trova davanti fin dal prologo è una trama ampia, sfaccettata, piena di personaggi e carica di una mitologia che le due ore trattengono a stento, come i muscoli dentro i vestiti di Ken. Il vantaggio per il regista è stato quello di conoscere già la direzione della storia, quella che nemmeno Buronson poteva conoscere all’inizio del cammino, nel 1983, il difetto? Molti personaggi spariscono dalla trama (il fratellone Toki) e altri vanno e vengono, come Julia, fondamentale all’inizio, in fuga nel secondo atto tanto che non si sa bene come faccia Lynn a sostenere di poterla riconoscere quando non l’ha mai vista e “desaparecidos” nel finale, tanto da costringere Kenshiro al suo vagabondare sui titoli di coda. Difetti minori se vogliamo, per chi conosce già la trama nella sua versione completa, ma per amore di analisi, sono critiche imputabili ad un film che di suo resta un gioiello, ma prima di scatenare i miei colpi segreti di Hokuto, restiamo sui difetti.

Il nuovo adattamento visto in sala, se possibile, riesce nell’impresa di avere dialoghi ancora più atroci all’orecchio delle precedenti incarnazioni, non lo credevo possibile, certo, molte voci storiche del nostro doppiaggio vengono recuperate, a partire da quella del protagonista, ed anche espressioni storiche come il mitologico titolo di “Il re del pugno” per Raul, ma l’altro difetto grosso è la versione scelta come ufficiale, quella che un tempo era la versione alternativa dell’edizione home video del film, mi sembra assurdo visto che la storia è di pubblico dominio, ma in ogni caso SPOILER!

FERMATEVI… Se non volete Spoiler!

Il finale qui non è quello dove Ken resta a terra spaccato dai pugni da beh, il re del pugno, visto che il film procede con l’avanti veloce su tutta la caratterizzazione di Raul, in parte si perdono le sue sfaccettature, ma la scelta di optare per la versione in cui Ken resta in piedi, quella dove ci fa la figura più eroica, smonta un pochino un finale che resta lirico, quasi toccante nella sua poesia. Fine della porzione con SPOILER!

Il cattivo più iconico di sempre o il cattivo più iconico di sempre?

Di suo “Ken il guerriero – Il film” dal punto di vista visivo è un gioiello, la conferma che l’animazione tradizionale, quando supportata da un budget adeguato, resta una gioia per gli occhi, non solo perché finalmente possiamo goderci teste esplode e toraci presi a calci come li avevano pensati Tetsuo Hara e Buronson, ma anche perché la fluidità dei movimenti non è intaccata dai trucchetti infilati per mascherare la violenza, le movenze dei personaggi sono ottime, e tutta la strapotenza di questi eroi iconici, che si muovono in un deserto post-apocalittico ci viene restituita a piena potenza.

Sarà anche una modifica a livello di cronologia, ma il ritorno in scena di Ken, con la barba ricoperto di uno spesso strato di polvere indurita, che lo rende una specie di Golem tornato per vendicarsi, mentre inesorabile procede dritto, impossibile da fermare, sgretolando con la sola presenza i palazzi che gli crollano in testa, uno dei più clamorosi e riusciti riassunti della furia distruttiva che uno si sente nel petto quando è arrabbiato, oltre che una delle entrate in scena dell’eroe più clamorose di sempre.

Questo sì vuol dire essere davvero arrabbiati.

La purezza d’animo di Ken è palese, alla domanda di uno dei miei preferiti, Rei, il primo a riconoscere lo stato di santità messianica dell’ultimo discendente di Hokuto, il nostro risponde che lui vorrebbe solo ritrovare Julia e vivere sereno insieme a lei, un candore che a differenza del futuro senza speranza tratteggiato da George Miller, qui si fa largo e trova un senso che altrove sarebbe un po’ Naif, rappresentato da una ragazzina con i capelli rosa e un sacchetto di semi, ma che invece a distanza di anni risulta ancora poetico e assolutamente coinvolgente. Lasciatemi invocare i testi sacri per arrivare al punto.

Chi da quest’incubo nero ci risveglierà? Chi mai potrà? Ken, sei tu, Il nostro condottiero, e nessuno al mondo adesso è solo. Ken, sei libero, l’unico, l’ultimo angelo, tu, la mia speranza nel domani. Ho pescato a caso dai cassettini della memoria (tanto l’avete letta cantando lo stesso, perché siete tra i giusti), questo per ribadire che la sigla italiana, che più che una canzoncina era un’invocazione, se non proprio ad un passo dalla preghiera, aveva capito quello che “Ken il guerriero – Il film” ribadisce. Con il suo sacrificio, la sua purezza e la sua forza al servizio dell’umanità, Ken è il messia tranquillo e ultra muscoloso di una generazione (e mezza), quello che seminando il suo sangue, ma spesso anche quello dei malvagi sul suolo, nutre la terra e le permette di risorgere, in una metafora ben più riuscita di quella nemmeno velata critica all’era atomica che i giapponesi per ovvie ragioni, conoscono meglio di tutti.

La mia lettura preferita del momento, ideale per festeggiare i quarant’anni del personaggio.

“Ken il guerriero – Il film” resta un gioiellino che mi ha fatto estremo piacere potermi godere sul grande schermo, non è impeccabile e il nuovo adattamento non aiuta, per fortuna nell’anno del suo quarantennale, abbiamo la possibilità di goderci quest’opera di formazione in sala e di nuovo su carta, nella sua forma migliore, la nuova edizione a fumetti la “Extreme edition” è quella che rende giustizia ai dialoghi (e ai nomi delle tecniche) nel modo migliore, me la sto gustando di mese in mese ad ogni nuovo numero, quindi questo compleanno fondamentale non poteva mancare sulla Bara, ed ora, tutti insieme, in coro, ripetete le immortali parole, tanto lo so che le conoscete a memoria.

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