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Kickboxer – Il nuovo guerriero (1989): Nak su Kao! Nak su Kao! Nak su Kao!

Il Belgio, uno
stato Europeo che confina a nord con i Paesi Bassi, a est Germania e
Lussemburgo e a sud con la Francia. Capitale? Facile, Bruxelles.

Principale
esportazione: beh, se chiedete a me di getto vi rispondo birre molto alcoliche e
Jean-Claude Van Damme!

Se l’Austria
ha dato i natali a Schwarzenegger, proprio dal Belgio è arrivato quello che sul
finire degli anni ’90 era davvero il “Nuovo guerriero” dell’azzeccato (per una
volta) sottotitolo italiano, certo il vero battesimo del fuoco per Jean-Claude
Van Damme è stato “Senza esclusione di colpi” (Bloodsport, 1987), ma è proprio
con “Kickboxer” che il Belga ha fatto il botto, diventando il terzo polo dei
film d’azione, capace di rosicchiare voti alla maggioranza divisa tra
Stalloniani e Schwarzeneggeriani.





Ma prima di parlare del film, cliccate fortissimo sui link qui sotto, per completare il Blogtoru dedicato a Kickboxer!


Il Zinefilo ci spiega perchè dovremmo tutti essere fan di Van Damme.
Il Cumbriugliume immerge i guantoni nella resina
Non perdetevi il cattivissimo (e spassoso) videocommento di Doppiaggi Italioti

La trama per
quei sette sul pianeta che non la conoscono è semplice e lineare: il campione
dei pesi massimi di Kickboxing Eric Sloane (Dennis Alexio) non ha avversari,
vince facile ostentando arroganza fuori e dentro il ring, ma le voci parlano
che laggiù in Thailandia, ci sia un campione locale di Muay Thai davvero
temibile, uno che da ginocchiate così forti da far venire giù l’intonaco, un
tale di nome Tong-Po (Michel Qissi).

Eric,
ovviamente, vola in Thailandia portandosi dietro il fratello Kurt (Gianclaudio
Van Damme), qui Eric scopre nel modo peggiore possibile che la storia
dell’intonaco e delle ginocchiate è vera sul serio, il “Nuovo guerriero”, quindi,
è il fratello Kurt che dovrà imparare le vie del menare per vendicare il
fratello finito su una sedia a rotelle. Seguono mazzate.



Eccolo qui “The Muscles from Brussels” e ‘mo sono cavoletti vostri!

Fino a quel
momento non si era visto niente di lontanamente simile a Van Damme, un
culturista di 1.76, dotato di tendini flessibili e un’apertura di gambe degna
del vostro compasso delle scuole medie, il faccino da bravo ragazzo aiuta anche
presso il pubblico femminile, infatti i registi Mark DiSalle e David Worth
costruiscono il film attorno al suo talento, anche quando si tratta di farlo
ballare in una scena (ormai celebre) messa lì per stemperare la violenza sparsa
nel film.

Una scena del film che potreste aver visto OVUNQUE su Internet.

Senza girarci
troppo attorno: “Kickboxer” è ricalcato sullo schema di Rocky, in particolare del quarto capitolo. Sostituite il fratello
con Apollo Creed e l’avversario senza pietà straniero Ivan Drago, con Tong-Po
ed il gioco è fatto, l’unica differenza sono gli allenamenti che, però, arrivano
da “Karate Kid”. Xian Chow (interpretato da Dennis Chan) è un maestro Miyagi
che, invece di farti dipingere steccati e lucidare automobili, ti farcisce gli
stinchi di braciole e ti sguinzaglia dietro i cani. Avete dei cani? Se sì,
sapete che verso ora di cena non vogliono sentire ragioni.

Beccati questo Heather Parisi!

Per altro, la
trovata dei cani non è poi così campata in aria, anzi è stata suggerita da Van
Damme (autore di tutte le coreografie di combattimento del film), memore di
quando il suo allenatore faceva lo stesso con lui, facendogli indossare, però, le
protezioni al posto delle braciole (storia vera!).

“Karate Kid” è
il film che guardi alle elementari, “Kickboxer” lo scopri quando vai
alle medie, perché, di fatto, è lo stesso film, ma con contenuti più adulti, anche
perché da un certo punto in poi, diventa un’escalation di cattiveria da parte
del cattivo. Ecco, il cattivo, parliamone!



A confronto di questo signore, Ivan Drago è un chierichetto.

Michel Qissi,
Belga di origini marocchine, amico di Van Damme e quindi tirato dentro alla
produzione del film, truccato a dovere per passare per un Thailandese, tipo
il maestro di Il mio nome è Remo Williams,
per capirci. La cosa curiosa è che nei titoli di coda il personaggio di Tong Po
viene accreditato come “Himself”, ho sempre trovato divertentissima l’idea di
uno spietato campione di Muay Thai che si presenta sul set dicendo: “Ho sentito
che girate un film, fatemi fare il cattivo oppure vi distruggo tutto a colpi di
ginocchiate!”.



Tong-Po Inc. tiriamo giù più intonaco della muffa dal 1989.

Tong Po
diventa subito uno dei più terrificanti cattivi della storia del cinema, uno
capace di gesti terribili come lo stupro della povera Mylee (Rochelle Ashana),
una scena piuttosto forte anche per la media dei film degli anni ’80, ma anche
di rapire il fratello del protagonista prima del combattimento finale, giusto
per motivarlo ancora un po’. Ecco, poi non ho mai capito come mai i rapitori di Eric
Sloane facciano irruzione lanciando granate dentro il luogo dove si nasconde la
persona che dovrebbero rapire, ma sono dettagli dai! I cattivi fanno cose da
cattivi tipo queste.

Dopo aver
mandato a segno un cattivo che tutti amiamo odiare, “Kickboxer” entra nell’immaginario
popolare grazie all’allenamento nella Città Morta, un tripudio di gambe
divaricate con cavi tesi, i già citati cani affamati e il maestro Xian Chow
che come una scimmia impazzita dall’alto del suo albero lancia noci di cocco
sugli addominali del protagonista, anche se la scena più memorabile resta la
serie di calci alla piccola palma, se hanno passato la giornata a
lanciarvi noci di cocco, un minimo di risentimento nei confronti della pianta
che le produce finirete per avercelo.



Lui sicuramente non vuole sentir parlare di olio di palma.

Mark DiSalle e
David Worth riescono a sfruttare la bella location thailandese, ma anche qui,
inutile girarci attorno: se dovessimo valutare “Kickboxer – Il nuovo guerriero”
solo sulla base della qualità generale, non potremmo certo dire che è questa
gran lezione di cinema, anzi, il suo vero valore sta tutto nel suo
protagonista.

“Jean-Claude un po’ più di intensità in ques… No vai benissimo, bravo”.

Qui Jean-Claude
Van Damme ha fame, la fame vera, quella voglia di arrivare che hanno solo gli sportivi
sicuri dei loro mezzi e anche se come attore è ancora grezzo (seppur già
migliorato rispetto a “Bloodsport”), qui recita con una carica agonistica che
levati, ma levati proprio!

Recita come
uno che non vuole solo tirare clamorosi calci in qualche film, ma vuole
diventare una super star mondiale, ci crede talmente tanto che ogni scena la fa
premendo a tavoletta, il risultato è che il suo fomento, diventa il fomento del
pubblico che inizia ad incitarlo chiamandolo “Guerriero bianco” ed è anche il
fomento di noi spettatori. Sfido chiunque, anche il meno interessato ai film “di
menare” a non lasciarsi tirare dentro al giochino, il finale è sempre lo
stesso, davanti allo schermo tutti a fare Nak su Kao! Nak su Kao! Nak su Kao!



“Adesso hai capito perchè mi chiamano nak SU KAo”.

Dello scontro
finale Tong-Po vs Kurt Sloan cosa vi devo dire? La perfetta messa in scena di
un cattivo che provoca l’avversario con colpi bassi (la celebre “Sanguini come
Mylee quando l’ho posseduta”) e che provoca la vendetta di un Van Damme in
trance agonistica recitativa. Ed è proprio il fuoco che manca ad esempio al protagonista del remake del film uscito quest’anno.

Basta dire che
è uno dei pochi film che non ha perso un grammo della sua credibilità, nemmeno
nello scontro diretto con la sua parodia, la (mitica) scena di “Hot Shot 2”, che fa il verso ai leggendari guanti ricoperti di vetri rotti.

“Orsetti! Orsetti! Orsetti!” (Cit.)

Questo perché, a
volte, un film può diventare una pietra miliare anche senza per forza essere il
più bel film, cinematograficamente parlando, in circolazione, la forza
trascinante del “Nuovo Guerriero” arrivato dal Belgio tante volte basta e
avanza.

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