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Kickboxer: Vengeance (2016): Potrebbe essere il remake meno peggio dell’anno

Alla fine
doveva succedere, no? Il remake è ingiusto con tutti, non guarda in faccia
nessuno dei nostri film del cuore e nel dubbio, li rifà tutti quanti (un esempio recente), questa
volta tocca a “Kickboxer – Il nuovo guerriero” (1989) che dopo una sfilza di
seguiti (quattro se non ricordo male) ricomincia da capo, riuscendo anche
nell’impresa di convincere Jean-Claude Van Damme a tornare alla saga che
insieme a “Senza esclusione di colpi” lo ha reso celebre.

Non sono mai
stato un fan di Van Damme, ho visto un sacco di suoi film, quelli principali
tutti, anche più volte, ma sono certo di essermene perso più di uno,
specialmente quelli legati alle idee più balzane del grande marzialista belga,
tipo le commedie dove piazza dentro i suoi figli non le ho proprio viste tutte
tutte, ecco.
Jean-Claude
non è mai riuscito a diventare l’attore totale che sognava di essere, quindi
per questo nuovo “Kickboxer” chiude idealmente il cerchio ritagliandosi il
ruolo di maestro, lasciando il testimone del ruolo di Kurt Sloane ad Alain
Moussi, mettiamola così: la migliore imitazione a buon mercato di Van Damme
disponibile oggi, che tutto sommato fa un buon lavoro, ma l’originale, beh, era
decisamente un’altra cosa.



“Quella è una macchina da presa, i film si fanno usando quelle capito?”.

Kurt versione
2.0 sbarca in un paese così orientale che su tutto c’è scritto “Made in Thailandia”,
per motivi che ci verranno chiariti solamente da un flashback, a colpi di pugni
e calci, riesce ad entrare a far parte degli allievi del più grosso maestro in
circolazione e quando dico grosso intendo dire grosso sul serio visto che lo
interpreta Dave Bautista con i dread sulla capoccia, signore, signore, Tong Po
versione 2.0!

“You bleed like Mai Li Triple H”.

Giusto per
togliere ogni dubbio sulla sua identità, Bautista si esibisce nella classica
mossa di Tong Po, la devastazione di qualche antico manufatto, possibilmente in
durissima roccia marmorea, nel film originale era una colonna presa a
ginocchiate, qui, invece, è tipo uno di quei conetti stradali, però fatto di
granito. Poco importa, il risultato è lo stesso: portate scopa e paletta che
qui tocca pulire!

Kurt vuole
vendicarsi, suo fratello Eric, aggirato da Marcia (Gina Carano che spunta a caso,
non fa niente, ma è sempre un piacere vederla) ha sfidato Tong Po ed è morto
sotto i suoi colpi, quindi Kurt ha fatto tutto quel viaggio per, sfidarlo e
batterlo? Ma va, siamo nel 2016 gente, usiamola sta tecnologia! Kurt armato di
pistola vuole uccidere Tong Po. Su come abbia fatto arrivare una pistola dagli
Stati uniti alla Thailandia preferirei non indagare.



“Ringrazia che non picchio nessuno, altrimenti tu saresti stato il primo”.

Siccome Tong
Po mastica proiettili come M&Ms lo scontro dura poco, il nostro Kurt prende
una selva di mazzate e finisce pure arrestato dalla bella poliziotta Sara
Malakul Lane, a me al massimo chiede i documenti un carabiniere con i baffi
e la panza, a lui, invece, la Malakul Lane… No no, dai continuiamo così, facciamoci
del male.

Ecco a voi il corpo di polizia Thailandese.

Potreste aver
intuito che questo è il momento in cui entra in scena il maestro Durand che
altri non è che Van Damme, che non si toglie MAI cappello e occhiali da sole,
non voleva farsi riconoscere?



“Lasciami perdere, sono sotto copertura”.

Qui succede
una cosa che nei film di arti marziali non succede mai: il maestro non vuole
allenare il protagonista (nuuuoooo colpo di scena!), la perdita di Eric ancora
brucia e poi te dove devi andare? Sfidi il cattivo con la pistolina non sei un
guerriero. Poi inizia a piovere come se sul set si fosse rotta la maniglia
degli idranti, Van Damme riduce il protagonista come un mucchio di carne
frollata e poi dice: “Ma si ti alleno va, sei abbastanza una pippa da
rappresentare una sfida”.



Inutile portate l’ombrello, tanto volano mazzate.
Perché un
Belga col cappello dovrebbe allenare ragazzotti americani non lo so, ma in
fondo chissene, perché qui inizia la versione 2.0 del “Training montage” più
crudele della storia del cinema, ovvero: quello del film originale.



“Veloce! Risparmiamo tempo, così fai cyclette e acqua gym insieme!”.

La lotta in
equilibrio sul dorso degli elefanti, corde e tiranti e, soprattutto, le mitiche
noci di cocco da sfasciare, ovvero tutto quello che ci si aspetta quando si
parla di “Kickboxer”. Da qui in poi la trama è piuttosto prevedibile, tra
sottotrame amorose e la comparsata di George St. Pierre, combattente ‘mbriago
che trova il tempo di fare a botte anche con Van Damme in uno degli scontri
migliori del film.

“Lo vedete questo qui? Ora lo gonfio come una zampogna”.

Quello da cui
mi aspettavo di più, ma parecchio di più, è senza ombra di dubbio lo scontro
finale tra Kurt e Tong Po, il regista John Stockwell è il feticista dei
protagonisti in costume da bagno, grazie alla “Trilogia del Bikini” (nome che
mi sono appena inventato, Stockwell puoi usarlo ma prima… Paga!) composta da “Blue
Crush” (2002), “Trappola in fondo al mare” (2005) e “Turistas” (2006).
Ultimamente si è reinventato con i film di menare, ma secondo me non è molto a
suo agio con la materia, s’impegna tanto in un sacco di movimenti di camera,
dimenticandosi che in un film d’azione è meglio restare semplici e mostrare
bene pugni e calci, specialmente quando hai tutti questi atleti a disposizione
sul set. Dai, sul serio, non è possibile che Gina Carano picchi più gente in Deadpool che qui, dai!

Alain Moussi fa il suo dovere, ma gli manca proprio il fuoco, il primo “Kickboxer –
Il nuovo guerriero” era un film più mitico che davvero bello, non me ne
vogliano i fan di Van Damme, era un filmetto nobilitato da un protagonista in
forma smagliante: Jean-Claude Van Damme in quel film aveva una forma fisica
talmente perfetta, ma soprattutto ci credeva, ci credeva tantissimo e la sua
intensità era il vero valore aggiunto del film.



Nel vocabolario, alla voce “Intensità” dovrebbe esserci questa foto.

Qui, invece,
pare nascondersi (e non solo per via del cappello) per lasciare spazio ad Alain
Moussi che non ha un terzo del fuoco che smuoveva Van Damme ai tempi, il
risultato è che va sotto a livello di carisma contro il cattivo, che è la cosa
più memorabile di questo “Kickboxer: Vengeance”.

Dave Bautista
ormai è un nome grosso anche al pubblico che non lo ha mai seguito nella sua
carriera nel Wrestling, o che normalmente non guarda troppi film di menare.
Grazie a film come Guardiani della Galassia si è guadagnato la notorietà che
tanti suoi colleghi (ed ex colleghi) della WWE non vedono nemmeno con il
binocolo, trovo encomiabile che non si sia montato la testa e che ancora s’impegni in film di genere, certo non tutte le ciambelle escono con il buco
(tipo Heist giusto per non fare
nomi), però ogni tanto manda a segno un colpo come questo, il suo Tong Po vince
tutto a mani basse e senza troppo sforzo.

Per la parte di Kurgan, lui è ancora il mio candidato ideale.

Bautista è
talmente grosso che riempie lo schermo con la sola presenza, il look aggressivo
fa il resto, infatti in alcuni momenti non fa altro che guardare storto qualcuno
per risultare cattivissimo, spero faccia come Michel Qissi e torni a vestire i
dread di Tong Po anche nel seguito già annunciato di questo film che uscirà nel
2017 e si chiamerà “Kickboxer: Retaliation” ed io spero tantissimo che per il
mercato italiano (se mai uscirà) decideranno di intitolato “Kickboxer – La vendetta”,
sarebbe una gioia per l’amante dei film di genere in me!



Ah! Non manca nemmeno l’omaggio alla celebre scena di ballo di Van Damme del film originale, siccome è diventato un meme su Internet possiamo negarcela? Alain Moussi sui titoli di coda ci prova, tutto sommato mi è sembrata una strizzata d’occhio divertente dai.


Per una recensione super dettagliata scritta da un grande fan di Van Damme, passate a trovare il Zinefilo!
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