Home » Recensioni » Kingsman – Il cerchio d’oro (2017): Come il primo film, ma di più!

Kingsman – Il cerchio d’oro (2017): Come il primo film, ma di più!

Non sono un grande appassionato dello sciovinismo fine a se stesso, ma quello inglese, per lo meno al cinema, ci ha regalato grandi gioie, a partire da “Un colpo all’Italiana” (1969) giù a scendere fino al primo Kingsman – Secret Service.

Sì, perché il film di Matthew Vaughn, liberamente ispirato al fumetto di Mark Millar e Dave
Gibbons alla sua uscita è stata un piccola sorpresa, niente di trascendentale,
badate bene, però un film che mi ha divertito, anche perché visto che viviamo
in tempi in cui il James Bond titolare, è quello più “tristone” di sempre, che
non fuma (perché al cinema è vietato), non beve (perché fa brutto) e non fa
sesso (perché altrimenti turba i bambini), i Kingsman con il loro sciovinismo inglese e la loro tamarraggine tutta americana si sono fatti carico di quella
componente “Pop” dell’agente 007, per capirci quella più legata ai film del
compianto Roger Moore.

Il secondo
capitolo di Kingsman sembra un film consapevole di aver stupito, ma anche di
uno che non può più contare sul fattore sorpresa, ora ci sono delle
aspettative, bisogna mostrare cos’è successo a… a… Come si chiamava il
protagonista? Due film e ancora non me lo ricordo, insomma all’ex buzzurro che
ha scoperto la classe e le virtù dei Kingsman, che nel primo film è stato allenato
da Harry Hart, ovvero Colin Firth nell’unico film che non piacerà alle signore
appassionate del bell’uomo Inglese Italiano, visto che ha preso la
cittadinanza del nostro strambo Paese a forma di scarpa.


“Cassidy ma perché sei così cattivo con me?”.

Come ovviare a
questo problema? Applicando il suggerimento del sottotitolo del film di “South
Park” (1999), ovvero: più grosso, più lungo & tutto intero! Si vede che a
mia volta ho la classe di un Kingsman?

Le volte in cui
mi sono ritrovato a pensare “E’ come il primo film, ma di più” durante la visione
sono state, 14, 15, 28, oh insomma ho perso il conto, perché di fatto “Kingsman
– Il cerchio d’oro” ripropone le stesse identiche dinamiche del primo film ed
ogni volta che può alza il volume delle radio di un paio di tacche.


“Vai ti copro!” , “Si ok, se dovesse piovere posso stare tranquillo”.

Per assurdo, la
parte meno interessante è l’unica che mostra davvero le conseguenze del primo
film: ricordate la scenetta birbantella con protagonista la principessa svedese
che chiudeva (con non poca voglia di provocare) il primo film? Ecco, l’effetto
collaterale è che ora… Ora… Come si chiama il protagonista di questo film?
Interpretato dal carismaticissimo, ehm… [Cassidy corre a controllare su google] Taron
Egerton! Ecco, lui, ora deve gestire ritorni a casa puntuali e ancora peggio
cene con i genitori di lei che sono complicate per chiunque, figuriamoci se i
suoceri sono i regnanti svedesi!

Siccome Matthew Vaughn è tutto tranne che scemo,
insieme alla sua sceneggiatrice di fiducia Jane Goldman, sa bene che non può
più replicare lo schema del ragazzetto di provincia che diventa un agente
segreto di gran classe, ma sa anche che uno dei punti di forza del suo film
precedente era proprio Colin Firth, che lontano da drammoni e film romantici
sembrava quello più divertito di tutti a giocare a fare l’eroe d’azione nei
panni di Harry. Quindi, bisogna trovare assolutamente il modo di farlo tornare
in pista, non ditemi che è uno spoiler perché tanto la presenza di Firth è
stata super strombazzata fin dal primo trailer.


No, Colin non ha perso l’occhio radendosi se volete saperlo.

Visto che il film
stesso (e la sua locandina) vi ha già raccontati chi torna, io eviterò di
raccontarvi COME torna, anche se vi annuncio che è un “Mambo Jumbo” al limite
del fantascientifico che per una buona porzione di film ci lascia con un Harry
intontito che vede le farfalle nemmeno fosse Roger Rabbit dopo una botta in
testa.

Con un Harry per
buona parte del film è a mezzo servizio, sempre nell’ottica di mettere carisma
intorno a… A… Vabbè, il protagonista di cui non ricordo il nome, fanno il loro
esordio anche gli Statesman! Ovvero la controparte americana dei Kingsman.
Quindi, il film si diverte a mettere su una contrapposizione tra eleganti e
compassati inglesi che coprono le loro attività con la sartoria, opposti ai
Cowboy americani impallinati con il Capitalismo e orgogliosi della loro
produzione di super alcolici. Quindi, se prima da una lato avevamo Galahad e il
Merlino del mitico Mark Strong, adesso abbiamo, Tequila il pistolero di Channing
Tatum e Ginger Ale, una Halle Berry che non fa niente, se non comparire
lasciando al pubblico il tempo di chiedersi «ma quella è Halle Berry?» e poi
sperare di avere futuro nei prossimi seguiti, perché ormai l’attrice manca da
un pezzo dal giro dei film con visibilità.


“Ci piace il vostro CV, siete assunti entrambi in prova, per ora vi mettiamo a fare le fotocopie”.

Per portare un
po’ di generale carisma, Jeff Bridges nei panni di Champagne che, però, tutti,
ovviamente, chiamano “Champion”, perché Goffredo Ponti è un figo e sta
qui per questo, ma anche per portare a casa un assegno facile e spiegare a
tutti come fare un accento del sud che sia credibile, visto che buona parte
della storia è ambientata in Kentucky.

Anche se per lui, forse White Russian come nome, sarebbe stato più adatto.

Menzione speciale
per “Mister Labbrino”, il baffetto di Narcos
che dopo aver lasciato Giocotrono,
ormai spunta ovunque come il prezzemolo, qui interpreta Whiskey (con le “E” mi
raccomando) il cowboy armato di lazo che pare uscito da un rodeo.

Capito il trucco,
no? Un’agenzia di “Men” per ogni Paese del mondo, tutti caratterizzati al
limite dello stereotipo, ma dannatamente divertenti, soltanto il successo di
questo film e il numero di seguiti che verranno sfornati ci dirà che vedremo
mai i Kingsman giapponesi (Samuraiman? Ninjaman?) i Kingsman eschimesi
(Inuitman?) i Kingsman indiani (Bollywoodman?) e quelli italiani (Scarpaman?),
voi quali nuovi Kingsman vorreste vedere? Parliamone noi commenti, so per certo
che Matthew Vaughn legge regolarmente la Bara Volante, quindi sarà felice di
sentire il vostro parere.
Il resto? Come vi
dicevo, lo stesso identico film, nel primo c’era Sofia Boutella sicaria letale
con le gambe meccaniche? Qui abbiamo lo sgherro numero uno del cattivo di turno
con un braccio meccanico. Il primo film si giocava un attore americano a
recitare paurosamente sopra le righe regalandoci un cattivone con un piano
tanto utopico che avrebbe potuto funzionare anche nella realtà? Qui uguale, via
Samuel L. Jackson vestito da Spike Lee dentro Julianne Moore, narcotrafficante
su scala mondiale impallinata con gli anni ’50 e con gli hamburger fatti con un
tritacarnone gigante degno di Fracchia contro Dracula, per servire ottimi panini fatti con la carne degli sgherri
traditori, ma senza una sola goccia di sangue, siamo PG-13 mica Inglesi.


L’uomo dal braccio d’oro… Ma non era il cerchio?

Menzione speciale
per zia Julianne Moore, ho un debole per questa poliedrica attrice, capace di
passare dal dramma al blockbuster più scemo mantenendo sempre una certa classe,
la sua Poppy Adams è una cattiva, ovviamente sopra le righe, però azzeccata, ho
trovato gustosa la scena in cui irrompendo con un segnale pirata su tutte le tv
del mondo, descrive gli effetti del suo virus, in una scena che mi ha ricordato
quella analoga del Joker di Jack Nicholson nel primo “Batman” (1989)

Se tenete gli
occhi bene aperti, potreste notare anche il cattivone dell’ultimo Boyka, Martyn
Ford nella sprecatissima parte di una delle guardie di sicurezza del festival
di Glastonbury, ok che il ragazzo non è proprio portato per le arti marziali,
ma averlo nel cast e non fargli tirare nemmeno due pugni contro i Kingsman è
uno spreco!


Fai il bravo Pedro, l’ultimo grosso così che hai incontrato ti ha fatto fuori da Giocotrono.

Ma dove
“Kingsman: The Golden Circle” piazza il suo colpo migliore è quando decide di
replicare nuovamente la scena migliore del primo film. Ricordate la fighissima
scena di lotta Colin Firth contro tutti nella chiesa, sulle trascinanti note di
“Free Bird” dei Lynyrd Skynyrd? A mani basse la scena con cui ho per sempre
fatto pace con Colin Firth, ecco, qui lo schema è lo stesso, pezzi famosi su
scene d’azione in cui non si vede una goccia di sangue, però Matthew Vaughn ha
la decenza di riprendere da vicinissimo, mostrandoci bene l’azione e i
movimenti. Quella macchina da presa così vicina agli attori ti porta dentro
l’azione, in certi momenti viene voglia di spostarsi per evitare le pallottole,
quindi bravo Vaughn anche per la scelta musicale.

Sì, perché se nel
fumetto originale, la celebrità rapita era Mark Hamill, qui Vaughn recupera la
stessa idea, ma sempre nell’ottica dello sciovinismo inglese, nella parte di se
stesso troviamo Sir Elton John! Che con non poca autoironia, passa tutto il
tempo del film conciato come un pappagallo ricoperto di piume (di struzzo)
colorate, costretto a suonare i suoi pezzi più famosi per la cattivissima
Poppy (zia 
Julianne Moore).

“Cassidy chiamami un’altra volta zia è ti trasformo in un sottofiletto”.

Se hai Elton John
nel cast? Vuoi non utilizzarlo? Sarebbe un vero crimine non farlo, quindi la
scena di combattimento e sparatoria più grossa del film avviene sulle note di “Saturday
Night’s Alright (For Fighting)” scelta anche ovvia, vero, ma trattandosi della
più azzeccata canzone per uscire di casa e andare a picchiarsi per strada mi
sembra anche buona e giusta!

Matthew Vaughn è bravissimo a capire quando può darci dentro con le trovate sceme, mi
viene da dire in stile “South Park” e quando, invece, il tono deve farsi epico. Vi dico solo questo: in una scena Vaughn arriva addirittura a giocarsi Sir
Elton John in versione (piumato) eroe dell’azione, in una scena talmente scema
e divertente che penso già di amarla!


The last action hero (beh più o meno!).

Ma se il primo
film aveva solo una scena musicale d’azione, qui bisogna fare di più, quindi le
scene diventano tre! Per quanto io vada pazzo per “Words up” dei Cameo, che fa
da sottofondo ad una lunga battaglia tra Kingsman, io per quella scena in
particolare avrei scelto “Whip it” dei DEVO, quando la vedrete capirete il
perché.

Ma dove davvero “Kingsman
– Il cerchio d’oro” raggiunge il suo apice, sia nella ripetizione dello schema che dell’emotività per me è in un’altra scena che vede come assoluto
protagonista Mark Strong.
Già, perché c’è
anche il mitico Marco Forte in questo film, caratterista di extra lusso che mi
piace sempre vedere nei film, che qui canta con la sua stessa voce, una
trascinante e davvero epica versione di “Take Me Home, Country Roads”
confermando la vera tendenza del 2017, ovvero utilizzare pezzi di John Denver
nei film, se non ho perso il conto, siamo arrivati a quattro film, quasi
materia per la rubrica Rock ‘n’ Blog ora che ci penso.


Marco Forte impegnato a rifare la scena del coltello di Mr. Crocodile Dundee.

Non voglio
descrivervi questa scena, già il film di suo tende a ripetersi parecchio, quindi
non voglio togliervi le poche soprese, vi dirò solo che Marco Forte si è
guadagnato un altro paio di punti stima da parte del sottoscritto (per quello
che valgono) e a fine visione per un paio di giorni non ho fatto altro che
canticchiarmi “Take Me Home, Country Roads” in questa versione con cornamuse,
un modo brillante di rendere Inglese anche un pezzo americano al 100%.

Insomma, se avete
apprezzato il primo Kingsman, questo secondo capitolo è una conferma, lo so
stiamo parlando di un film che fa dell’essere in parti uguali una parodia e un
omaggio a James Bond la sua forza, tratto da un fumetto come molti dei film
moderni e con uno spiccato gusto per l’idiozia diffusa, eppure se ne arrivasse
un terzo domani mattina, con i Ninjaman o gli Scarpaman, difficilmente
riuscirebbero ad impedirmi di vederlo. Perché sarà pur vero che i modi
determinano l’uomo, ma le scene d’azione con la musica giusta lo intrattengono
come si deve.
Country roads, take me
home to the place I belong.
West Virginia,
mountain mamma
Take me home
Country roads.
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Film del Giorno

    World Trade Center (2006): su per le scale, dentro il fuoco

    Il cielo stava cadendo e si macchiò di sangue / Ho sentito che mi chiamavi, ma sei scomparso nella polvere. Su per le scale, dentro il fuoco / Su per [...]
    Vai al Migliore del Giorno
    Categorie
    Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
    Chi Scrive sulla Bara?
    @2024 La Bara Volante

    Creato con orrore 💀 da contentI Marketing