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Kiss Kiss Bang Bang (2005): Se vi sembra figo il titolo, aspettate di vedere il film

Vi capita mai di aver voglia di vedere un film, solo perché
ha un titolo particolarmente figo? A me abbastanza spesso, da questo punto di
vista è molto, ma davvero molto complicato riuscire a battere il film
protagonista di oggi della rubrica… Back in Black!

Se vivessimo in un mondo ideale, un autore che a 24 anni ha
ridefinito i canoni del Buddy cop movie, firmato la sceneggiatura di Arma Letale e che, raggiunta la
maturità e la saggezza (a 30 anni), ha pensato bene di alzare ancora un po’
l’asticella, sganciando sul mondo quel capolavoro totale di L’ultimo boy scout, dovrebbe essere
considerato da tutti per il fenomeno che è. Mentre, invece, lo sapete voi come lo
so io, puoi fare tante belle cose nella vita, ma tanto verrai ricordato più che
altro per gli sbagli. Che poi, voglio dire, se tutti gli sbagli del mondo si
chiamassero Last Action Hero, oppure The long kiss goodnight, ci sarebbe da
metterci la firma.

Ma ad Hollywood hai tanti amici quanti bigliettoni verdi con
sopra le facce di altrettanti ex presidenti defunti riesci a portare a casa con
i tuoi film e anche se tutti i titoli qui sopra ora sono di culto, ai tempi ai
botteghini incassarono più con i pop corn venduti che i biglietti staccati.
Passata la sbornia degli anni ’90, all’alba del nuovo
millennio Shane Black è un ragazzo prodigio che ha raggiunto gli ‘anta, con i
quattro milionazzi portati a casa per la sceneggiatura di The long kiss goodnight, si è tolto più di uno sfizio, tipo una
bella villa dove organizzare feste che durano fino al mattino successivo,
roba del tipo «No ragà, stasera un bicchierino veloce e poi a letto presto» e
ti svegli di colpo con la cravatta annodata in fronte, un mal di testa da
guinness dei primati, una bonazza sconosciuta nell’altra metà del letto, solo
che non sai come si chiama, non è nemmeno il tuo letto e non trovi più le
scarpe in mezzo a tutto il casino.

Ecco qui Shane non mi sembra ancora del tutto sobrio, ma tranquilli, sa comunque il fatto suo.

A quarant’anni o poco più Black è l’ex ragazzo meraviglia,
quello che una volta era qualcuno ed ora ha perso la credibilità, perché i
suoi film non incassano, i colleghi un po’ lo schifano perché ha fatto i soldi
e la sua fama di festaiolo lo precede. A questo aggiungete una dipendenza da
tutto quello che potete reperire durante la vostra normale festa ad Hollywood e
la vita di Shane Black, sembrerebbe essere stata scritta da Shane Black.

Sapete cosa c’è di positivo? Che quando hai toccato il fondo
poi puoi solo risalire, quello che fa il nostro Shane che ci dà un taglio con
feste e sbronze e si rimette sotto a scrivere, l’idea è quella di fare qualcosa
di diverso, una commedia romantica, ma in corso d’opera perché non metterci
dentro anche un omicidio? Così, per dare un po’ di movimento alla storia. Ma
Black si prende tutto il tempo che gli serve e nel malloppazzo di pagine
inizia a mettere dentro tutto quello che gli piace, a Shane Black ci sono due
cose che piacciono tanto, tre se contiamo le feste selvagge. La prima è la letteratura
pulp con cui è cresciuto, l’altra è il cinema, il risultato finale è “Kiss Kiss
Bang Bang”, l’equivalente su carta di quando Martin Riggs e Joe Hallenbeck
smettono di fare il filo alle loro brutte abitudini e ripartono alla grande.

Bromance. Una testimonianza fotografica.

Peccato che un grosso blocco di fogli di carta con su
scritto “Written by Shane Black” laggiù nel bosco di Holly sia roba tossica, roba
che nessuno vorrebbe toccare nemmeno con le pinze, ma Black era sul set di
gente come John McTiernan (dove veniva ucciso da Predator), Tony Scott e
il suo grande amico d’infanzia Fred Dekker, quindi è il momento di aggiungere anche “and directed” nel
virgolettato sopra citato.

Per il suo esordio alla regia Black torna dall’uomo che ha
fiutato per primo il suo talento, il produttore Joel Silver si mette una mano
in tasca, una sul cuore e tira su 15 milioni, per me un sacco, per fare un film
che ambisce a spaccare non poi così tanto, tocca un po’ arrangiarsi con il
casting e siccome Black è esperto di Buddy movie con coppie mal assortite di
protagonisti, è a questo punto della storia che entra in scena un altro
disallineato, condotto alla cinta daziaria di Hollywood e rimasto con il culo
per terra: Robert Downey Jr.

“Dai non esagerare Cassidy, mi hanno solamente arrestato due o tre volte”.

Oggi, anno di grazia 2018, il nome Robert Downey Jr. provoca
in buona parte delle rappresentanti dell’altra metà del cielo, l’effetto che il
nome “Frau Blucher” provocava sui cavalli, ma nel 2005 era solo una ex promessa
del cinema con tanti trascorsi di arresto in guida di stato di qualunque cosa
e più tempo passato a fare dentro e fuori dalle galere che durante una partita
di Monopoli. Ma Robertino qui è anche appassionato di musica (infatti canta
“Broken” pezzo che si sente sui titoli di coda del film. Storia vera) e, quindi,
a mia volta me la gioco con una citazione musicale per descrivervi cosa gli è
successo: “Bada son ragazzo della strada e me so dato na calmata”, che per
Robert coincide con l’aver conosciuto la segretaria di edizione della Silver
Pictures, Susan Levin, futura produttrice, ma anche futura signora Downey.

Alla ricerca di un attore per la parte del protagonista (la
prima opzione doveva essere Johnny Knoxville. Storia vera) Silver e Black
(adesso ho capito perché vanno d’accordo!) non sanno dove sbattere la testa, la
Levin propone di far leggere qualche passaggio della sceneggiatura al suo
fidanzato che gironzolava sul set, Boom! Robert Downey Jr. è perfetto e proprio
grazie a questo film, Hollywood si ricorda improvvisamente di lui, in linea di
massima, sapete com’è andata a finire.

“Mi scappa ma non riesco a farla con una ragazza morta che mi guarda!”.

Ecco, ora ci vorrebbe un altro attore di peso, per completare
la strana coppia di protagonisti, qualcosa che costi poco, però. Avete detto di
peso? Beh, allora non c’è nessuno che pesa più di Val Kilmer, già
sulla via del girovita extra large e parecchio in là lungo il viale del
tramonto. Piccolo problema: Val Kilmer ha fama di essere un ENORME
rompicoglioni, uno con pretese assurde da divo che, ovviamente, prima accetta la
parte, poi capisce che la sceneggiatura di Black è oro e sale sul carro dei
vincitori, andando a dire in giro che le idee migliori le ha suggerite lui, il
titolo è farina del suo sacco ed un’altra serie di panzane a cui è impossibile
stare dietro. Lo si perdona solo perché la sua prova nei panni
dell’investigatore privato “Gay” Perry von Shrike è ottima e poi
perché noi spettatori non dovevamo sopportarlo tutto il giorno sul set.

“Forse ho qualche pretesa da divo, ma legarmi sul set mi pare un’esagerazione!”.

“Kiss Kiss Bang Bang” è un bellissimo piano inclinato, in
cui quasi tutte le passioni della vita e della carriera di Shane Black vengono
appoggiate sopra solo per scivolare dentro la storia in maniera armoniosa, si
va dai classici momenti alla Shane Black fino ai piccoli dettagli che spesso
sembrano quasi metacinematografici, anzi forse lo sono proprio visto che la
voce narrante, che in puro stile romanzaccio Harboiled è quella del
protagonista Harry Lockhart (Robert Downey Jr.), dialoga con il pubblico,
strizza l’occhio alla realtà e alla carriera di Black e ogni tanto torna,
riavvolge la storia per raccontarci una passaggio importante che si era
dimenticato, un esempio? Ecco che arriva un esempio.

“Stai dando fastidio anche ai lettori della Bara Volante adesso? Tranquilli lo faccio stare zitto io”.

Pochi giorni prima di Natale (ma dai? Un film di Shane Black
ambientato a Natale?) Harry è un ladruncolo da quattro soldi che sta facendo
gli ultimi regali prima della festa, sgraffignandoli da un negozio di
giocattoli, quello che cerca di portare via è un pupazzo di un robot poliziotto
chiamato “Protocop” (ogni riferimento, a fatti, cose, oppure Robocop 3 in cui recitava Shane Black è
puramente voluto). Suona l’allarme e per non farsi beccare Harry in fuga
finisce a fingersi attore durante una lettura, siccome il copione tratta di un
criminale che ha perso l’amico durante un colpo, Harry risulta perfetto per la
parte e viene scelto come protagonista. Se tutto questo vi sembra la storia di Robert
Downey Jr. tranquilli, è solo la prima di tante volte in cui “Kiss Kiss Bang
Bang” riduce volontariamente la distanza tra finzione e realtà.

Ragguardevoli feste di Natale, in puro stile Shane Black.

Harry, quindi, fa il suo esordio ad Hollywood che, come sa
bene Shane Black, vuol dire feste. Proprio ad una di queste il protagonista
ritrova una vecchia amica d’infanzia, come la definisce in una delle tante
righe di dialogo scritte come gli Dei del cinema comandano, Harmony Faith Lane (Michelle
Monaghan) è la tipica ragazza di Hollywood, infatti è nata nell’Indiana ed è
arrivata in California per fare l’attrice, oppure per scappare da un passato
che levati, ma levati proprio.

Ed è proprio qui che Shane Black mena il suo colpo più dur:
la piccola Harmony per sfuggire dalla realtà atroce di un padre violento che
ogni notte passava in camera di sua sorella, ma non per rimboccarle le coperte,
si è sempre rifugiata nelle pagine dei romanzacci pulp da due soldi di Joe
Chester e del suo tostissimo protagonista, il detective Jonny Gossamer, l’eroe
che salva sempre la situazione con un destro sulla mandibola del cattivo, ma
che, purtroppo, non può salvarti dalle sgradite visite notturne di un padre
orribile.
Non ci provo nemmeno a descrivervi i finti romanzi presenti
nel libro, perché tanto non potrei mai fare meglio di quando fatto da Lucius
nel suo ottimo post a tema che vi
consiglio caldamente, quello che posso aggiungere è che i quattri capitoli (più
un epilogo) che suddividono “Kiss Kiss Bang Bang” sono l’ennesimo omaggio di
Black a Raymond Chandler visto che ogni tiolo viene dritto da un suo libro, un
modo magnifico per omaggiare la letteratura con cui Shane è cresciuto, tutti
quei libri che lo hanno fatto innamorare dello scrivere e di cui questo film è
un’ideale continuazione.

Ogni momento è buono per un bel romanzaccio Pulp.

Sì, perché alla fine “Kiss Kiss Bang Bang” è il racconto di
un’indagine che fila, ma non prosegue lungo un percorso canonico, proprio perché
non è per nulla canonico il suo protagonista Harry Lockhart, uno che si
arrangia e s’improvvisa detective, ma anche voce narrante, che spesso alla
confusione controllata di una storia che rimbalza avanti e indietro, ci pensa
pure lui a portare ulteriore casino, dimenticandosi di raccontarci delle parti
importanti della storia.

“Carta, plastica o ragazze uccise nei film di Shane Black? Dove la buttiamo?”.

Un continuo giocare con la struttura cinematografica con cui
Black va a nozze: prima si diverte a smontare tutti i cliché del genere
Hardboiled, ad esempio quando Harry fa il duro alla festa per difendere Harmony
(«Meglio che tu sia il suo dottore») salvo, poi, prendere un fracco di botte
nella scena successiva. Oppure, nel tentativo di fare il matto e spaventare uno
sgherro con il trucco della roulette russa, BANG! Becca l’unico colpo del
tamburo al primo colpo e lascia il tizio morto ammazzato sul selciato. Per non
parlare della mia scena preferita, quando per errore, ehm, piscia sul cadavere
della ragazza lasciato nel suo bagno, in una scena che mi fa morire ad ogni
visione e che, forse, viene battuta solo da quella del dito, una roba che
se non sai scrivere come si deve, ti può scappare di mano in un attimo. Anche se
mi rendo conto che l’espressione “Scappare di mano” non è la più delicata
parlando del dito di Harry.

“Ah ah simpatico. Come narratore faccio schifo ma pure tu, come blogger mica scherzi”.

Anche l’idea di completare la coppia mal assortita di
protagonisti con un tostissimo detective omosessuale è un bello schiaffo in
faccia ai canoni, per vedere qualcosa di simile dobbiamo scomodare il Leonard Pine di Joe R. Lansdale,  ma qui il “Gay” Perry di Val Kilmer è un personaggio
davvero memorabile, cinico, armato di Derringer nelle mutande arma segreta
contro gli omofobici e di battute sarcastiche una meglio dell’altra («Sei
davvero gay?», «no navigo nella figa, ma mi piace come suona il soprannome»), se
ancora ci fosse bisogno di una conferma del talento di Black di scrivere
dialoghi da cineteca.

Tipo questo, che è solo uno dei tanti dialoghi fighi del film.

Ma, oltre ad amare la letteratura Hardboiled, con “Kiss Kiss
Bang Bang” Black firma un film manifesto della sua idea di cinema, quando Harmony
ed Harry dicono che i finali di Jonny Gossamer erano più solenni, di solito lui
veniva prima torturato e poi faceva fuori sedici cattivi da solo, non stanno
altro che descrivendo il finale di Arma Letale e, per certi versi, anche anticipando quello che succederà allo
stesso Harry, se Riggs si beccava l’elettroshock e Geena Davis la “Ruota della sfortuna” acquatica, al nostro Harry va
pure peggio con gli elettrodi appesi, diciamo alle palline dell’albero di
Natale, per stare in tema con il periodo dell’anno preferito da Shane Black. Anche
perché non bisogna sforzarsi nemmeno molto per ritrovare tutti i marchi di fabbrica
preferiti del nostro Shane, del Natale e della tortura già sapete, ma ci sono
anche ragazze morte male, auto che finiscono in acqua… insomma, ogni fotogramma
di questo film sembra voler dire: “Ciao, mi chiamo Shane Black e ad Hollywood
non faccio solo feste, anzi, di solito faccio cosette fighe come questo film”.

“Il frocetto sono io, lui è lo stronzetto!” , “Guarda che questa è la battuta di un altro film“.

Proprio perché Black è un grande uomo di cinema, come detto,
con “Kiss Kiss Bang Bang” il nostro sfida costantemente i limiti della struttura
cinematografica, come a voler ricordare che sempre di finzione si tratta, il
titolo del film sembra un omaggio (voluto o no, questo non lo so) ad un film
quasi omonimo di Duccio Tessari del 1966, ma anche le battute sugli imitatori
di Billy Bob Thorton Brasiliano o Joe Pesci Indiano, i dialoghi sull’inquadratura
del cuoco di Caccia a Ottobre Rosso
(film in cui sapete chi recitata in un ruolo minore, forse di cuoco? Proprio
Shane Black, storia vera) sembrano messe apposta per svelare il trucco, perché il
cinema è illusione ed Harry da bambino, avrebbe sempre voluto fare il
prestigiatore.

Perché non omaggiare anche a “Il migliore” (1984) visto che abbiamo tempo?

I riferimenti al cinema fanno fare a Black la figura di
quello più intelligente della stanza, tipo il riferimento ai finali multipli de
“Il signore degli anelli” o le scuse per tutte le parolacce ai bravi spettatori
del Midwest, ma sono anche l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, impossibile non pensare quando Harry dice che agli Studios non piacciono
i finali tristi (in questo senso la suoneria del cellulare di “Gay” Perry, sembra
quasi un’ironica anticipazione) è impossibile non pensare a tutte le modifiche
apportare a The long kiss goodnight,
oppure ad Arma Letale 2.

Il problema, anche se non è affatto un problema, di “Kiss
Kiss Bang Bang” è che tutte queste chiavi di lettura si trovano in un film che
si beve come una birra fresca, con un gran ritmo e recitato alla grande da un Robert
Downey Jr. che con questa prova si è riconquistato l’accesso al paradiso e da
una Michelle Monaghan che ha il musetto e le gambe chilometriche giuste per la
parte.

Eh lo so Robertino, quando attacco a scrivere di Shane Black non mi fermo più, tieni duro ho quasi finito.

Per essere uno che qui esordisce alla regia, Shane Black
se la cava anche piuttosto bene con le scene d’azione, quella finale di “Kiss
Kiss Bang Bang” non verrà certo ricordata come la migliore della storia del
cinema action, ma come coreografia e numero di dettagli di cui tenere conto è
davvero micidiale. Si parte su un cavalcavia, si finisce prima appesi e poi sul
tettuccio di un’auto in corsa, il tutto con pistole afferrate al volo e, a ben
guardare, anche una bara volante? Hey, aspetta un momento! Shane omaggia la
letteratura pulp, il cinema e pure questo mio disgraziato blog impegnato a sua
volta ad omaggiare Black! Ok, gente, questo vuol dire essere veramente avanti!

“Non voglio mai più sentir parlare di Bare Volanti finché campo!”.

Insomma, se non lo avete mai visto, vi consiglio caldamente
di recuperare “Kiss Kiss Bang Bang”, perché di figo non ha solo il titolo,
ma anche tutto il resto! Tra vent’anni verrà capito e sarà il film preferito di tutti, per questa rubrica invece, tranquilli, non abbiamo
ancora finito, la vedrete tornare presto, nel frattempo, vi consiglio di
lucidare la vostra armatura Mark I, vi tornerà molto utile. 

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